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Da Veganzetta n° 5 / 2012

salmone - Un proprio personale sentiero
illustrazione di Emy Guerra

Secondo Henry Beston, naturalista e scrittore britannico, dovremmo adottare una concezione “più intuitiva” degli Animali. È chiaro cosa si intende con il termine “intuizione” in questo caso: l’Umano civilizzato guarda il mondo con gli occhi del cittadino, e mai dell’Animale, e conduce lontano dalla natura un’esistenza fatta di oggetti sociali osservando ciò che è altro da sé sotto “la lente livellante” della razionalità e cultura umana. Da questa lente, tutto appare deformato, gli animali non umani diventano pet, se “fortunati”, o prodotti commerciali in potenza, se sfortunati; in ogni caso, anche sull’Animale si applica la trasformazione in oggetto sociale: il corpo martoriato scompare per far posto al levigato oggetto che troveremo al supermercato. Secondo Beston, l’Umano/cittadino tratta gli Animali con condiscendenza: tutto ciò che è altro dall’Umano diviene creatura incompleta – mancante – privo di ciò che lo rende un’entità morale. Misurare gli Animali col metro dell’Umano è privarli di ciò che li rende Animali, farli somigliare al dissimile: modificarne l’ontologia per una brama di conoscenza che poi trascende in violenza.

Antispecismo



“coniglietto” fotografia di Laura Melis Abbiamo bisogno di una diversa concezione, più saggia e forse più mistica, degli animali. Lontano dalla natura universale e vivendo secondo complicati artifici, l’uomo civilizzato…

Animalismo