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Isola di Lipari, 1933: Malaparte, Febo e un bambino.

Una struggente storia di amicizia, di amore e di rispetto tra Curzio Malaparte e il Cane Febo (amico, fratello, giudice e custode della dignità di Malaparte); una delle più terribili denunce contro la vivisezione che siano mai state pubblicate da uno scrittore.

Febo cane metafisico

Avevo riconosciuto quel silenzio. Nell’inverno del 1940, per fuggire la guerra e gli uomini, per guarirmi di quello schifoso male che la guerra fa nascere nel cuore degli uomini, m’ero rifugiato a Pisa, in una casa morta, in fondo a una delle strade più belle e più morte di quella bellissima e morta città. Avevo con me Febo, il mio cane Febo che avevo raccolto morente di fame sulla spiaggia di Marina Corta, nell’isola di Lipari, che avevo curato, allevato, cresciuto, nella mia morta casa di Lipari, e m’era stato unico compagno durante i miei deserti anni d’esilio in quella triste isola , così cara al mio cuore.

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Le citazioni riportate di seguito sono liberamente tratte da una lettera inviata da Paola Re (che ringraziamo pubblicamente) in occasione della strage di Agnelli a causa delle feste pasquali.

Buona lettura.

Il premio Nobel Salvatore Quasimodo, che nelle sue poesie racconta l’orrore della guerra, sa che la sofferenza che essa comporta non si limita agli esseri umani. Ne è prova la sua poesia: “O miei dolci animali”, facente parte della raccolta “Giorno dopo giorno”. Ogni anno, nel periodo antecedente la Pasqua, mi torna in mente un’altra sua poesia della stessa raccolta: “Alle fronde dei salici”. Per indicare il pianto dei bambini nel clima di terrore e di oppressione, Quasimodo scrive “il lamento d’agnello dei fanciulli” e ha ragione perché bambini e agnelli hanno un pianto simile e sono entrambi simbolo di innocenza e sacrificio. Sono cuccioli: gli uni umani, gli altri non umani.

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