Tag: antispecismo politico




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Da Veganzetta n° 6/ 2012

cardellino - Apolitica
illustrazione di Emy Guerra

Alcune parole hanno un significato più complesso di quello che può sembrare a prima vista. Secondo Roland Barthes, ad esempio, si devono considerare due livelli per creare il significato: quello denotativo che è il livello di base, descrittivo e costituisce il significato reale di un termine, e quello connotativo, costituito dai significati associati, che collega il termine a campi diversi della nostra cultura, rimanda cioè ad atteggiamenti o informazioni particolari. In pratica, nel linguaggio comune a ogni parola può essere attribuito sia un significato denotativo, sia uno o più significati connotativi.

Un artificio retorico usato nel mondo animalista per dimostrare il condizionamento profondamente antropocentrico imposto dalla nostra cultura consiste nel dire a un nostro interlocutore “tu sei un Animale”. La sua reazione (spesso si sente offeso) consente di dimostrargli come il significato spregiativo assunto dal termine Animale (livello connotativo) non sia altro che il frutto di un modo di pensarci del tutto innaturale, costruito (e pertanto culturale), che induce a considerarci in modo completamente separato rispetto alle altre individualità che appartengono al regno animale, cui in realtà apparteniamo. L’aspetto descrittivo, ossia il livello denotativo di quella frase, neutro di per sé, non passa semplicemente in secondo piano, ma viene celato dalla nostra cultura, e può essere recuperato solo grazie allo sforzo di un ragionamento ulteriore.  

Animalismo Antispecismo




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antispecismo sessismo - La debolezza dell’antispecismo debole

Fonte: Intersezioni.noblogs.org

Leggevo questo post ed avrei un bel po’ di obiezioni. Secondo Caffo, sarebbe possibile slegare l’antispecismo da tante altre tematiche. Io, invece, credo proprio non sia possibile.

Non è vero che i maiali non fanno la rivoluzione. Gli animali fanno politica eccome. Innanzitutto perché anche gli umani sono animali, e l’antispecismo, mi risulta, è teso all’abbattimento del dominio e della discriminazione basati sulla specie e la categoria sociale di specie; un primo piccolo passo in questa direzione sarebbe riconoscere la nostra stessa animalità, seppur soffocata, taciuta e/o addomesticata, nonché appiattita in un concetto di umano che pretende di omogeneizzare individualità tra loro differenti come il giorno e la notte e spesso materialmente confliggenti

Antispecismo Femminismo antispecista




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antispecismo2 - Tre passi avanti e due indietro. Una risposta a Caffo

Fonte: Asinusnovus

di Marco Maurizi

Sono rimasto molto sorpreso, e negativamente, dall’articolo di Leonardo Caffo intitolato Il terzo antispecismo. Stato dell’arte e proposta teorica, pubblicato sul blog “minima et moralia”. Leggere Caffo è sempre una ventata di novità, si percepisce una ricerca – spesso quasi un’esigenza viscerale – di nuove strade e questo è un’ottima cosa, soprattutto in un ambiente, come quello “animalista”, dove c’è un po’ troppo la tendenza a fossilizzarsi su slogan ripetuti ad nauseam. Lo stile ironico dell’autore, poi, rende la lettura sempre piacevole, il che non guasta. Purtroppo in questo caso l’articolo, nonostante un promettente inizio, cede ad una vis polemica che manca clamorosamente il suo oggetto e rischia di confondere invece che di chiarire la posta in gioco degli attuali dibattiti interni all’antispecismo. Insomma, ciò che manca in questo intervento è proprio un’adeguata ricognizione dello “stato dell’arte”, inadeguatezza che rende anche la “proposta teorica” alquanto dubbia nelle premesse e nelle conseguenze. 

Antispecismo




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Fonte: www.animalstation.it/specismo-antispecismo-classico-e-antispecismo-politico 

Alcune fonti citate non sono più presenti sul web (come del resto lo stesso sito internet che ha pubblicato originariamente l’articolo), per tale motivo alcuni collegamenti sono stati modificati per rendere nuovamente disponibili i testi a cui l’articolo fa riferimento in nota.

Specismo, antispecismo classico e antispecismo politico

giovedì, 31 gennaio 2013

Facciamo un po’ di chiarezza (in breve) su specismo e antispecismo

vitello numero - Specismo, antispecismo classico e antispecismo politico

Cos’è l’antispecismo? Quali sono i suoi obiettivi? Quali i suoi metodi per raggiungerli? Le risposte a queste domande non sono semplici e univoche. Tra gli attivisti per i diritti animali non vi è ancora concordanza su una definizione unanimemente accettabile della teoria e della prassi del movimento antispecista.

In questo articolo vorrei proporre in modo breve ed essenziale gli aspetti centrali della questione, senza pretese di fornire una ricostruzione rigorosa e ineccepibile, considerando anche che non sarebbe neppure possibile viste le diverse e differenti analisi e interpretazioni che spesso vengono proposte. Ma andiamo con ordine e cerchiamo prima di definire cosa sia lo specismo.

Cos’è lo specismo?

Il termine specismo compare per la prima volta nel 1970 in un opuscolo per contestare gli esperimenti su animali scritto dallo psicologo Richard D. Ryder, in cui sosteneva che il tentativo di ottenere benefici per la specie umana attraverso l’abuso di individui di altre specie è «semplicemente specismo e come tale si basa su ragioni morali egoistiche piuttosto che su ragioni razionali» [1]. Un anno più tardi, in un saggio del 1971, Ryder chiarisce ulteriormente il significato di specismo

Antispecismo