Tag: antispecismo e violenza




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noexpo-3

Commento ricevuto in data 1 maggio 2015:

Mi piacerebbe conoscere la vostra posizione circa i fatti accaduti nella giornata odierna (vista la partecipazione di numerosi vegan e antispecisti) e su questa “polemica” riguardo il concetto di violenza:

1. Comunicato Earth Riot
Link a earthriot.altervista.org

2. Risposta al comunicato e successiva controrisposta
Link a informa-azione.info

Grazie

Antispecismo Notizie sull'attivismo




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farfalla
Illustrazione di Emy Guerra per Veganzetta

Da Veganzetta n° 7/ 2013

Da un anno a questa parte l’azione di liberazione a volto scoperto ha assunto un ruolo da protagonista sia nel connotare gli intenti del movimento di liberazione animale, che nella riflessione antispecista, chiamata a interpretare quanto è scaturito dal salvataggio dei Cani il 28 aprile scorso alla Green Hill di Montichiari (BS). Sempre in aprile ci troviamo ad assistere a un evento storico: “la grande giornata di Milano”, come qualcuno ha chiamato il giorno dell’occupazione e liberazione a volto scoperto dello stabulario del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Statale di Milano, che ha segnato un “punto di non ritorno” – come consapevolmente affermato dagli stessi liberatori – che porta l’azione di liberazione animale oltre la misura di ciò che può essere ignorato. 

Animalismo Antispecismo




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Da Veganzetta n° 7/ 2013

ditisco

Illustrazione di Emy Guerra

Il dilemma puntualizzato dal titolo chiama in causa una molteplicità di riflessioni. La prima riguarda la forma stessa in cui il dilemma è posto: si può chiamare “violento” un comportamento estremo basato sull’uso della forza eventualmente compiuto dal movimento antispecista nel perseguimento dei suoi fini?

Talvolta i termini intorno ai quali si apre una discussione hanno una natura fuorviante e facilmente distorcono il ragionamento. È possibile che il dilemma, così come è formulato, porti con sé questo pericolo. Il motivo per il quale si chiama “violenza” ciò che si oppone alla violenza è probabilmente legato all’ambigua espressione “nonviolenza” associata a (e promossa da) soggetti di grande statura morale come per esempio Gandhi e Capitini. I loro metodi di opposizione a comportamenti d’istituzioni aggressive sono detti appunto “nonviolenti” e implicitamente suggeriscono che qualora venissero abbandonati, comporterebbero acquiescenza e remissività o appunto – in alternativa – una risposta violenta. 

Antispecismo




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Da Veganzetta n° 7 / 2013

mosca

illustrazione di Emy Guerra

Essere, o rimanere, fedeli alla linea significa non cambiare, non rinnegare ciò che si è, e continuare con coerenza a seguire un pensiero, senza dogmatismi – certo – ma anche senza cedimenti o deroghe: pericolosi e inaccettabili tanto quanto i primi.
Per essere fedeli a una linea come gruppo, associazione o movimento è necessario ovviamente non solo che essa esista e sia palese, ma anche che sia riconosciuta e condivisa; questo di sicuro è un problema tangibile dell’antispecismo dei nostri tempi. È chiaro che è del tutto naturale che vi siano in seno all’antispecismo visioni, correnti e prospettive diverse che devono essere comprese e rispettate; è altrettanto chiaro che l’esperienza, l’elaborazione teorica e il contesto sociale, influiscono fortemente sull’idea antispecista e la plasmano trasformandola di continuo. A volte smussandone gli angoli, altre creandone di nuovi. Esistono però degli elementi che è quasi impossibile modificare o porre in discussione, o in secondo piano, pena un completo smarrimento identitario, come per esempio la ferma volontà di porre fine alla violenza, allo sfruttamento e all’uccisione degli Animali.

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