Tag: abolizione lavoro



«Nessuno dovrebbe mai lavorare. Il lavoro è la fonte di quasi tutte le miserie del mondo. Quasi tutti i mali che si possono enumerare traggono origine dal lavoro o dal fatto che si vive in un mondo finalizzato al lavoro. Questo non significa che si debba porre fine ad ogni attività produttiva. Ciò vuol dire invece creare un nuovo stile di vita fondato sul gioco; in altre parole, compiere una rivoluzione ludica. Nel termine “gioco” includo anche i concetti di festa, creatività, socialità, convivialità, e forse anche arte» (1).

Tra le miriadi di definizioni (2) che sono state (e continuano ad essere) inventate per differenziare l’Animale Homo sapiens dagli altri Animali, c’è anche quella dell’Umano come animal laborans. Bisogna intendersi, certo, sul lavoro: anche procacciarsi il cibo per metà (o più) della giornata come fanno molti Animali (Umani inclusi) può essere considerato un lavoro nel senso fisico di dispendio di energia e in quanto tale è necessario per la sopravvivenza biologica del vivente. Il lavoro può essere un’attività gratificante, addirittura gioiosa, e anche in questo senso minimo è un elemento indispensabile della vita. Ma che significa farne un elemento strutturale dell’antropologia? «Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto quello che si vuole; ma essi cominciarono a distinguersi dagli animali allorché cominciarono produrre i loro mezzi di sussistenza… 

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