Storia di Pollo caduto dal camion


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Non mangiare carne è un’etica assoluta: per chi sia cosciente di quel che significa allevare-macellare-trafficare carni, e non è disposto ad approvare tutto, e tuttavia non si astenga, non ci sarà perdono.

Guido Ceronetti
La pazienza dell’arrostito, pag. 138

Questa storia è triste, non potrebbe essere altrimenti perché parla di un Animale sfruttato dagli Umani, ma è al contempo una storia che potrebbe avere una chiave di lettura anche positiva.
Questa è la storia di un pollo che la società umana specista definisce “da carne” caduto da un camion della morte, che lo stava conducendo insieme a centinaia di suoi simili al macello. Il camion entrando in una rotatoria si sbilancia verso l’esterno e una delle gabbie che detengono i condannati a morte si apre: Pollo (così lo chiameremo con ben poca fantasia) cade al suolo e rimane fermo, impietrito sul bordo della strada. Il camion si allontana e nessuno si cura di lui; è notte, perché i lager per Uccelli destinati al macello si svuotano solo di notte, in fretta, ammassando questi cuccioli di pochi mesi uno sull’altro in gabbie di plastica caricate, poi, su di un camion.
Pollo non si muove, forse ha subito dei danni a causa della caduta, forse semplicemente le sue zampe non reggono il suo corpo obeso e sformato, reso così ipertrofico per soddisfare le esigenze del mercato e i palati dei suoi divoratori umani.
Qualcuno lo vede (lo vuole vedere al contrario dei molti che non lo vogliono), si ferma, estrae un trasportino dal bagagliaio dell’auto e lo toglie dalla strada. Pollo guarda, è spaesato, emette solo un lamento strozzato: ha paura.
Le sue penne sono completamente imbrattate di feci: è sporchissimo e puzza terribilmente, in questo fetore è vissuto sin dalla nascita.
Il suo viaggio è breve e arriva in una casa in campagna, gli viene offerta dell’acqua e passa la notte al sicuro.
Il mattino seguente Pollo è ancora vivo: è palesemente sofferente, ma è curioso e si guarda in giro.
Per la prima volta nella sua breve e disgraziata esistenza si lava in una bacinella piena d’acqua gonfiando le penne. Finalmente il tremendo odore che gli è sempre stato attaccato addosso scompare.
Le penne si asciugano lentamente al caldo sole estivo: Pollo non lo ha mai visto, in realtà non ha mai visto nemmeno il cielo, le nuvole, le Rondini che sfrecciano, l’erba del prato dove è steso. Non ha mai sentito il verso degli altri Uccelli, i Grilli che cantano, la brezza marina che gli sfiora le piume seccandole. Pollo guarda tutto e rimane in silenzio di fronte a tanta immensità. A volte becca il suolo, o un filo d’erba: tutte cose che non conosce, che non ha mai pensato potessero esistere.
Le ore passano e Pollo non accetta né cibo né acqua: sta morendo. Forse ha subito dei gravi danni interni cadendo, forse un’emorragia, forse stava già morendo quando è stato caricato a forza sul camion dai suoi aguzzini.
Pollo trascorrere le sue ultime ore di vita in mezzo alla natura, solo con i suoi pensieri, ammirando il cielo o godendosi il silenzio della campagna, così diverso dall’inferno di urla del lager dove è “vissuto”. Pollo fa qualche passo e si lascia cadere all’ombra di un cespuglio di lavanda: il sole è troppo caldo per lui, non ci è abituato, il cespuglio è confortevole e profuma di buono; vede anche due Conigli che vivono lì: si guardano curiosi.
All’imbrunire viene risistemato per la notte, beve dell’acqua con una siringa e si adagia dentro un trasportino spazioso su un letto di trucioli di legno e paglia e così riposa fino a quando non si addormenta per non svegliarsi più.

Ora ciò che rimane di lui (o lei?) è in un luogo sicuro e silenzioso.

Questa storia è triste, ma può confortare l’idea che Pollo non sia morto appeso a testa in giù e sgozzato come i suoi compagni di sventura. Può confortare l’idea che Pollo abbia trascorso il suo ultimo giorno di vita pulito e rispettato, in mezzo all’erba godendosi il sole e il vento. Può infine confortare l’idea che il suo povero corpo non sia stato trasformato in una pietanza, destinata a chi è direttamente responsabile di queste vergognose pratiche assassine.

Pollo è stato Uccello per un giorno e una notte e questo forse lo ha aiutato a morire sereno.

Adriano Fragano

Nella foto: Pollo durante il suo ultimo giorno

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/jBj2c

4 Commenti

  1. wilma ha scritto:

    Stessa storia stesso percorso, io a casa con me ho Gigina che per fortuna è sopravvissuta ed è diventata una gallinona in salute, se non fosse per l’obesità e la fame compulsiva che purtroppo si porta dietro dalla selezione e forse anche peggio (sono animali ogm?)…..
    Gigiona ama le coccole, saluta, e quando ci vede mangiare in giardino viene di corsa a prendere qualche bocconcino e qualche carezza.
    Sono esseri bellissimi da scoprire, che vogliono scoprire il mondo attorno a loro possibilmente migliore dell’inferno dell’infinita vergogna umana.

    4 luglio, 2016
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  2. Vic Dalla Rosa ha scritto:

    Invece dei polli,preoccupatevi dei vostri bambini.

    11 luglio, 2016
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    • wilma ha scritto:

      Ritengo che chi non si preoccupa per qualunque essere vivente non sia in grado di preoccuparsi neppure per i propri figli.
      Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere della vita o della morte di nessun altro, per questo non ho figli.
      Del resto gli umani sono più di 7 miliardi, ben oltre quanto questo pianeta possa sopportare, e i risultati purtroppo si vedono !
      Mi preoccupo quindi (per il poco che posso) di alleviare le sofferenze di chi a questo mondo già c’è, suo malgrado, e, dovendo scegliere, scelgo i più reietti.

      19 luglio, 2016
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  3. Vic Dalla Rosa ha scritto:

    Avere figli non significa decidere della Vita o della morte.Significa avere figli.Sul fatto che siamo in troppi,sono d’accordo.Bisognerebbe scremare.

    19 luglio, 2016
    Rispondi

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