Sperimentazione animale in Italia: il punto


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Fonte: Laboratorio Antispecista

Sempre più spesso udiamo cori di giubilo e leggiamo statistiche positive sul numero – dicono – sempre crescente di persone che scelgono di non consumare prodotti di origine animale e si definiscono “vegane” o addirittura “antispeciste“.

La sempre crescente offerta vegana si è ormai allargata alla grande distribuzione ed è origine della soddisfazione dei “bisogni” dei consumatori, certo, ma anche di chi ha visto lungo ed ha investito su quella che è in effetti diventata una grande fetta di mercato ed un’occasione di business.

Ad oggi, il termine “vegan” ha assunto sempre di più un significato connesso alle abitudini alimentari e sempre più lontano dalla sua originaria accezione correlata ad una ferma opposizione allo sfruttamento a 360 gradi.

Quanti, fra i “nuovi vegani”, ad esempio, sono in effetti interessati alle sofferenze a cui sono sottoposti gli animali giorno dopo giorno nel nostro Paese? Quanti utilizzano argomentazioni che non siano legate alla salute o all’alimentazione, quando si parla di veganismo?

Sicuramente è sintomatico il fatto che quasi nessuno abbia parlato degli ultimi dati diffusi il 13 marzo 2018 dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana relativamente alla sperimentazione animale.

Ci sentiamo di ringraziare i pochi che l’hanno fatto e vogliamo diffonderli anche noi in modo che possa essere chiaro a tutti quanto questa realtà sia molto lontana dallo scomparire e quanto le “piccole conquiste” di chi tratta la questione con un approccio riformista, siano nei fatti totalmente inesistenti.

Il confronto è tristemente semplice da fare, fra i dati diffusi nell’aprile 2017 e relativi al 2015 e quelli diffusi a marzo 2018 che fanno riferimento al 2016: si passa da 581.935 a 607.097 animali.

Già col totale, capiamo immediatamente che gli animali utilizzati sono senza dubbio aumentati.

Il documento, come ogni anno, è molto dettagliato e fornisce dati sulle singole specie utilizzate differenziandole in fasce:

  • F0 = animali prelevati in natura e allevati in cattività;
  • F1 = prima generazione allevata in cattività, fuori dall’habitat naturale;
  • F2 o superiore = seconda generazione allevata in cattività, fuori dall’habitat naturale.

Chi vorrà approfondire potrà consultare i due pdf alla fine di questo articolo.

Sicuramente in aumento l’uso di topi (373.483 contro 388.835) e conigli (8.837 contro 14.088), ma non sono da meno polli (30.984 contro 34.658), cavalli (0 contro 19) e pesci zebra (11.275 contro 14.181).

Salta all’occhio come si sia praticamente raddoppiato il dato relativo macachi di Giava, che passa da 224 a 418, in provenienza mista fra cattura in Paesi di origine e allevamenti.

Un’analisi approfondita dei documenti proposti consente di conoscere non solo la diversa provenienza degli animali così come indicato dalle fasce, ma anche la tipologia di sperimentazione per la quale sono stati impiegati differenziandola in:

  • SV1-Non risveglio
  • SV2-Lieve (e fino a lieve)
  • SV3- Moderata
  • SV4-Grave

Queste asettiche sigle comprendono la sofferenza e/o la morte di 2.173 topi che sono stati allevati per la creazione di colonie di esemplari geneticamente modificati a seconda dell’impiego previsto; 1.187 animali utilizzati per “didattica”, nonostante in teoria la legge ne preveda l’uso per studio solo in casi definiti “particolari”; 216.654 animali utilizzati nella ricerca di base e così via.

Crediamo fermamente che – per quanto ai più possa sembrare crudo diffondere dati così dettagliati – sia necessario che questi vengano portati alla conoscenza di tutti e soprattutto siano proprio i “vegani” a ricordare che questo termine non è solo quel che i più oggi dicono che sia.

DATI SPERIMENTAZIONE ANIMALE 2015

DATI SPERIMENTAZIONE ANIMALE 2016

Link diretto alla Gazzetta Ufficiale – relazione completa 2015
www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/04/24/17A02800/sg

Link diretto alla Gazzetta Ufficiale – relazione completa 2018
www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/03/13/18A01711/sg

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/lhs7m

Un commento

  1. Paola Re ha scritto:

    Grazie per questi dati agghiaccianti. Non li ho letti da nessuna parte. Di vegan burgers si legge ovunque.

    21 aprile, 2018
    Rispondi

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