Spagna: una storia allucinante


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Da www.laboratorioantispecista.org/?p=4355

Simone Righi condannato a 4 anni e 6 mesi in Spagna

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L’avventura spagnola di Simone Righi e Jo Fiori è finita nel modo peggiore possibile. Il tribunale di Cadice ha emesso il verdetto condannando Simone Righi a 4 anni e sei mesi di carcere, al pagamento di varie multe per danni e alla metà  delle spese legali sostenute dal Comune di Cadice. Dalla lettura della sentenza si evince chiaramente che le testimonianze a suo favore non sono state prese in considerazione mentre sono state acquisite tutte quelle rilasciate dai testimoni a favore del Sindaco di Cadice Teofila Martinez e dalle forze dell’ordine.
La storia inizia il 13 settembre 2007 quando Simone Righi e Jo Fiori, turisti in Spagna, lasciano i loro tre cani in un dog hotel a pagamento di Puerto Real, cittadina della provincia di Cadice così come concordato con il veterinario della struttura, Roberto Alfredo Parodi.
Dopo tre giorni quando vanno a recuperare i loro cani si trovano davanti una situazione inaspettatata e agghiacciante. I loro tre cani sono stati eliminati per errore, due già  inceneriti e la terza già  uccisa e congelata.
Jo e Simone hanno denunciato i responsabili della struttura per “omicidio volontario continuato” dei tre cani di proprietà  con Passaporto Internazionale e iscrizione all’anagrafe canina, membri della famiglia, per “falsa testimonianza” e “falsa documentazione”. Nonostante le tante denunce fatte precedentemente, il canile lager rimaneva aperto e convenzionato con una quindicina di Comuni per la raccolta dei randagi, soppressi per legge, dopo dieci giorni dall’entrata nel canile. La situazione era quindi già  nota alle autorità  che non erano però mai intervenute.
L’autopsia su Holly rivelò la presenza di un potente paralizzante muscolare, farmaco illegale per l’eutanasia, che provoca all’animale una morte lenta, per soffocamento, cosciente e agonizzante sino all’ultimo respiro. La prova schiacciante che mancava da sempre e permise la chiusura del canile, oltre all’imputazione di cinque persone, chiamate a rispondere nel primo processo per omicidio animale che vede imputato il proprietario di canile privato.
Nei giorni successivi, il 07 ottobre 2007una associazione animalista convocava una manifestazione contro i canili lager e, durante la manifestazione, che coincideva con una ricorrenza religiosa della città  di Cadice, gli oltre 2000 partecipanti si dirigevano verso la cattedrale della città  per ottenere un appoggio dalle autorità  presenti alla chiusura del canile.
Quello che è avvenuto poi è ormai tristemente noto: tafferugli tra manifestanti e i consiglieri comunali, insulti verso i politici che con la loro inadempienza e complicità  avevano per anni accettato i metodi e le illegalità  del canile.
Simone viene identificato come potenziale agressore del Sindaco e arrestato. Dopo tre anni il tribunale ha ritenuto veritiero e dimostrato l’avvenuto tentativo di aggressione da parte dell’accusato Simone Righi nei confronti del Sindaco di Cadice Teofila Martinez, ritenendo non vere e insufficienti tutte le prove e testimonianze apportate dalla difesa che dimostravano l’esatto contrario.

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Il processo concluso la settimana scorsa a Cadice aveva alimentato le speranze di Simone Righi per una sentenza di assoluzione, considerando che tutte le testimonianze rese sia dal Sindaco che dalle forze dell’ordine implicate nell’arresto erano incorse in numerose contraddizioni e “non ricordo” nelle loro risposte alle pressanti domande sia della avvocato della accusa che della difesa.
A poco sono servite le testimonianze dei cittadini testimoni a suo favore, tra cui quella di una giornalista del quotidiano “VOZ DE CADIZ” che per motivi professionali seguiva la manifestazione e quindi da molto vicino e con attenzione i movimenti dei due italiani e che, sotto giuramento e senza tentennamenti, dichiarava di non aver visto in nessun momento un atteggiamento aggressivo da parte di Simone Righi né nei confronti del sindaco di Cadice né contro nessun rappresentante dell’ordine pubblico.
A nulla sono servite le azioni intraprese dalle autorità  diplomatiche italiane e le 10,103 firme raccolte nelle reti sociali in appoggio alla causa di Simone.

La sentenza di condanna nei dettagli:
4 ANNI E SEI MESI DI PRIGIONE COME AUTORE DI UN “DELITTO DI ATTENTATO” E UNA MULTA DI 6 EURO GIORNALIERI PER 6 MESI.
6 MESI DI PRIGIONE PER “RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE”.
4 PENE CON MULTA DI 30 GIORNI A 6 EURO GIORNALIERI CON ARRESTO SOSTITUTIVO IN CASO DI NON PAGAMENTO PER “LESIONI VOLONTARIE”.
INDENNIZZI PER LESIONI VOLONTARIE: 500€ PER L’AGENTE 105.793, 48€ ALL’AGENTE 11.173, 84€ ALL’AGENTE 11.626
PAGAMENTO DELLA META’ DEI COSTI DEL TRIBUNALE, INCLUSI QUELLI DELL’AVVOCATO DELL’ACCUSA.

Il capo di imputazione per “DELITTO DI ATTENTATO” sul vicesindaco Ignacio Romanà­ è stato cassato in quanto si trovava nella traiettoria di Simone Righi quando, secondo il tribunale, cercava di aggredire il Sindaco Teofila Martinez.
Resta sconvolgente l’accanimento del Comune di Cadice, impegnato nel voler distruggere la vita di chi a suo tempo fece la cosa giusta, ovvero schierarsi contro un mattatoio a cielo aperto camuffato da Associazione Animalista, colpevole dell’omicidio dei loro tre cani e migliaia di altri innocenti senza famiglia.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/gegb1

Un commento

  1. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Da: http://www.geapress.org

    Spagna – il potere dell’ingiustizia
    Condannato Simone Righi, il nostro connazionale a cui hanno ucciso i cani.

    di redazione | 03 febbraio 2011

    GEAPRESS – Si è concluso nel peggiore dei modi il processo che il Tribunale di Cadice, in Spagna, ha intentato contro Simone Righi, il nostro connazionale al quale avevano ucciso i cani. I fatti risalgono al 2007 quando Simone Righi e Jo Fiori (vedi articolo GeaPress) si recano in vacanza in Spagna. Pensano di trasferirsi e per questo mettono per alcuni giorni i loro cani a pensione. Li ritroveranno, invece, uccisi da un miorilassante vietato dalla legge. Qual canile funziona anche come canile convenzionato con le pubbliche amministrazioni ed a leggere le cronache dei giornali locali vengono in mente tante ipotesi di inciuci politici imprenditoriali da ricordarci le disgrazie gestionali del randagismo di casa nostra. I cani, in Spagna, dopo alcuni giorni dall’accalappiamento vengono uccisi e forse quelli di Jo e Simone vengono scambiati per randagi.

    Gli animalisti locali non ne possono più e denunciano le strane connivenze che si vociferano esserci anche nel corso di una manifestazione indetta dopo la morte dei tra cagnetti di Simone. Partecipano anche i nostri connazionali. Simone mostra a tutti le foto dei suoi cani e mentre sta gridando la sua rabbia, nel vicolo dove erano stati chiusi dalla Polizia locale, viene gettato a terra e trasportato in prigione. Intanto, distante dal vicolo, vi è anche il Sindaco del paese. Il tutto viene filmato (vedi filmato) e ben documentato dai giornalisti locali.

    Parte la denuncia contro il canile e stranamente parte anche il processo contro Simone. Accusato di che cosa? Dell’inverosimile. Nonostante quanto documentato dal video, Simone viene ora ritenuto colpevole di avere tentato l’aggressione al Sindaco. Poi viene anche accusato di avere resistito ai poliziotti, ed infine di aver loro procurato delle lesioni. Nel processo di primo grado, conclusosi lo scorso 24 gennaio, la Corte accetta l’improbabile tesi che il video è antecedente all’aggressione. Non si capisce però come Simone possa aver successivamente aggredito visto che viene portato via dalla Polizia locale. Il documento è talmente palese che dopo il primo arresto di Simone Righi la nostra rappresentanza diplomatica interviene finanche in una nota trasmissione televisiva condotta da Giancarlo Magalli per prendere le difese di Righi. Così la pensano centinaia di spagnoli presenti nei luoghi che hanno dato manforte alla tesi del nostro connazionale. Dello stesso tenore i racconti dei giornalisti locali che confermano al processo la sua deposizione.

    Il Sindaco, anzi la Sindaca, del paese cosa fa? Prima, al processo, dice di non aver visto il suo aggressore (visto, non riconosciuto) ma poi lo riconosce in Simone Righi. In egual maniera depone la sua guardia del corpo.
    Confermano resistenza e lesioni anche i signori 105.793, 11.173 e 11.626. In Spagna i nomi dei poliziotti non vengono resi noti, neanche al processo. Per i tre …. numeri arriverà  un indennizzo rispettivamente di 500, 48 e 84 euro. Poi c’è la condanna per le lesioni (4 pene con multa di 30 giorni a 6 euro giornalieri con arresto sostitutivo in caso di non pagamento per “lesioni volontarie”), sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale, e quattro anni e sei mesi per la tentata aggressione al Sindaco, più una multa di sei euro al giorno per sei mesi.
    Strano “colpevole” Simone Righi. A differenza di come fanno i veri colpevoli, rifiuta il patteggiamento e va al processo.

    “Per noi anche una condanna a pagare un centesimo di euro sarebbe ingiusto – dice a GeaPress Jo Fiori – e sia chiaro andremo anche in appello al Tribunale Supremo di Madrid e se occorrerà  anche in terzo grado ed alla Corte di Giustizia Europea”.

    A breve dovrebbe iniziare in Spagna l’altro processo quello contro il gestore del canile. “Lì andremo da denuncianti” dice Jo Fiori.
    Uno strano intrecciarsi quello dei due processi, così come stranamente sembrano intrecciarsi i rapporti locali. Anche per questo andare a Madrid, potrebbe essere meglio e Jo e Simone vogliono andarci subito.

    Jo e Simone sono rientrati in Italia da poche ore. Jo l’abbiamo trovata a fare pulizie nel giardino mentre Simone è a lavoro dalle parti di Ivrea. Rientrerà  in serata a Bologna senza alcuna certezza sul futuro, almeno finché penderà  sulla sua testa la spada di Damocle della vicenda spagnola.

    Jo è tranquilla ma anche amareggiata. Tanti amici in Spagna e come già  ci aveva detto nei suoi precedenti interventi su GeaPress invita a non prendersela con gli spagnoli. “Vorrei però – ci dice Jo – che la nostra vicenda fosse nota. Vogliamo dargli risalto, anche in Italia. Non ci siamo sentiti tutelati e la presenza italiana al processo è stata quella, costante e puntuale, del rappresentante del COMITES, il Comitato degli Italiani residenti all’estero.”

    “La comunità  italiana sia di Barcellona che di Madrid – aggiunge Jo Fiori – è stata molto vicina a noi, così come abbiamo sentito il calore di tantissimi spagnoli e dei firmatari della petizione in favore di Simone. Ci sentiamo però colpiti da una seconda ingiustizia. Una sorta di muro di silenzio che è calato sulla vicenda. Se andate all’estero, prima informatevi, chiamate il COMITES. Fuori non siamo tutelati. Non siamo né americani, né come i francesi o gli inglesi”.

    Di sicuro non lo sono stati i loro cani. Messi a pensione e finiti con un medicinale che gli ha bloccato, pienamente coscienti, la respirazione. Poi l’altro soffocamento di un meccanismo evidentemente solido o forse non più. Simone Righi e Jo Fiori potrebbero essere capitati nel bel mezzo della rottura di un equilibrio che qualcuno, però, vorrebbe ricostituire. Non erano solo loro alla manifestazione. Anzi, c’erano parecchie centinaia di abitanti del posto. Ma la colpa era di Simone perché se si stava zitto e continuava la sua vacanza in Spagna, il canile convenzionato (… con gli orrori del luogo) sarebbe ancora aperto. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

    18 Febbraio, 2011
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