Si può essere vegani e mangiare le uova?


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Vi proponiamo un interessante dibattito pubblicato su The Guardian su coloro che si considerano vegani pur mangiando uova: un’assurdità che – come vedremo – sta prendendo sempre più piede.

Si può essere vegani e mangiare le uova?

Un gruppo crescente di vegani ritiene che mangiare uova cruelty-free sia accettabile perché favorisce l’allevamento etico delle galline. Naturalmente, i veri vegani la pensano diversamente. Che il dibattito abbia inizio.

Fonte: http://www.theguardian.com/lifeandstyle/2016/feb/03/can-you-be-vegan-eat-eggs

Come lo chiamate un vegano che mangia le uova? A) non lo chiamate vegano o B) un vegano che è riuscito a conciliare le sue convinzioni etiche con una frittata ogni tanto. Tecnicamente è corretta la prima risposta, in quanto una dieta vegana esclude per definizione ogni alimento di origine animale. Tuttavia sono sempre più numerosi i “veggans” (parola composta da “vegan” e “egg”, uovo in inglese, N.d.T.): persone che si definiscono vegane, ma consumano uova cruelty-free.
Le uova cruelty-free non sono uova qualunque e non vanno confuse con quelle biologiche o con le uova da allevamenti all’aperto: provengono infatti dalle galline considerate troppo vecchie per la produzione industriale e che quindi altrimenti verrebbero uccise a circa 72 settimane di vita. Invece hanno la possibilità di vivere e vagare in tutta libertà. I contadini o i volontari dei santuari si occupano solo di raccogliere e vendere le uova che trovano. Alcuni vegani scelgono di mangiare le uova così prodotte perché secondo loro ciò va a vantaggio delle galline stesse. “La vendita delle uova finanzia in parte il mantenimento del rifugio”, afferma Linda Turvey, a capo del santuario Hen Heaven nel Sussex, Inghilterra meridionale. “Il guadagnato dalla vendita delle uova altro non è che il fondo pensionistico delle galline”, dice Isobel Davies, co-fondatrice di Hen Nation, che vende le sue uova cruelty-free online dallo Yorkshire settentrionale, ancora in Inghilterra.

James, un ballerino dello Yorkshire, è vegano e quando ha ricevuto il suo cartone di uova Hen Nation, per prima cosa si è preparato un tramezzino con frittata, il suo vecchio piatto preferito. “E’ stata una decisione meditata”, afferma. “Sono vegano per ragioni etiche, quindi mi sono informato bene su cosa si intendesse precisamente con cruelty-free e come lavorasse l’organizzazione”.

James continua a comprare le uova di tanto in tanto, ma ha sentimenti contrastanti al riguardo. “Sono combattuto, perché sento che sostenere un’iniziativa che fa del bene sia più utile che non tirarsene semplicemente fuori, ma continuo a credere che non abbiamo bisogno di prodotti animali per nutrirci e forse dovrei fare da esempio”. James non è l’unico vegano che si definisce tale pur facendo un’eccezione per queste uova speciali. “Mi arrivano tantissime email dai vegani sulle nostre uova”, aggiunge Davies. “Una donna ci ha scritto che era talmente emozionata di provarle che non è riuscita a chiudere occhio tutta la notte prima della consegna”. Turvey ha riscontrato lo stesso entusiasmo: “Ci chiamano da tutto il Paese. Le uova vanno praticamente tutte ai vegani o alle loro famiglie e ai loro amici”. Poi racconta di un uomo che da Londra ha preso il treno per Horsham, poi un autobus per Henfield e infine ha camminato per un miglio e mezzo fino al santuario solo per comprare delle uova per la figlia vegana.

Le uova di cui dispone Hen Heaven non bastano a soddisfare la richiesta crescente da parte dei vegani. “Di recente sono stata contattata per un ordine di 80 uova settimanali da parte di una neo vegana che si allena in palestra e vorrebbe usarle per integrare le proteine”, racconta Turvey. Con appena 100 galline, la richiesta oltrepassa di gran lunga la disponibilità del santuario, tra l’altro variabile. “Non faccio nulla per farle deporre, quindi ogni uovo è un dono”, afferma. Infatti il santuario è “come una casa di riposo per anziani… la maggior parte delle galline non depone uova, ma le grandi galline della razza Sussex che abbiamo possono vivere fino ai 15 anni e sono riuscita a far arrivare le piccole galline marroni provenienti dagli allevamenti industriali a 11 anni”.

Un modo per garantire la disponibilità di uova cruelty-free è adottare le proprie galline al British Hen Welfare Trust, che si occupa di trovare una nuova casa per le galline impiegate negli allevamenti industriali, con una media di circa 50.000 galline sistemate all’anno. “Le nostre galline vengono adottate anche da vegani. Alcuni mangiano senza problemi le loro uova perché vedono quanto gli animali siano felici qui; altri preferiscono regalarle ad amici e parenti”, afferma la fondatrice dell’organizzazione Jane Howorth, e poi aggiunge: “Il nostro obiettivo in quanto associazione benefica è che le galline abbiano qualcuno che si prenda cura di loro e un luogo in cui vivere all’aperto e in libertà il resto dei loro giorni”. Con queste parole Howorth sottolinea che l’associazione non è legata a un gruppo in particolare o a degli ideali specifici.

La Vegan Society dichiara di appoggiare la reintegrazione delle galline. “Il salvataggio delle galline di batteria è un meraviglioso atto di compassione, che la Vegan Society sostiene pienamente” afferma il portavoce Jimmy Pierce. Però, com’era prevedibile, non approva il consumo delle loro uova. “Chiediamo alle persone di aiutarci offrendoci il loro tempo oppure delle donazioni, non comprando e mangiando le uova. Non abbiamo nessun diritto di prenderle – le galline non possono dare il loro consenso.”

Molti “veggans” ritengono d’altra parte che se non è possibile abbattere l’industria delle uova, sovvenzionare i produttori di uova cruelty-free comprando i loro prodotti sia sicuramente più utile alla causa piuttosto che non farlo. (Aggiungetelo alla lista dei dilemmi dei vegani, a fianco di “E’ giusto magiare il miele?” “E invece i fichi impollinati dalle vespe?”). Ma se avete delle riserve sull’idea di uova cruelty-free, aspettate di sentire questa: latte cruelty-free. Davies, di Cow Nation, sta cercando un produttore con cui realizzare il suo progetto di fornire anche alle mucche (sia alle vitelle da latte che agli esemplari maschi, altrimenti uccisi alla nascita o destinati a diventare carne di vitello) una “casa di riposo” in cui vivere liberamente la loro esistenza. Come lo chiamate un vegano che mangia uova e beve latte? A questo punto, la risposta sarà probabilmente “vegetariano”.


“Essere un po’ vegani è un ossimoro totale”

di Jill Wooster

Fonte: http://www.theguardian.com/lifeandstyle/2016/feb/03/being-a-little-bit-vegan-is-completely-oxymoronic

Un vegano risponde al nostro articolo sul fenomeno dei “veggans” (vegani che scelgono di mangiare uova cruelty-free, N.d.T.). E’ semplice: i vegani che mangiano uova non sono vegani.

Un altro “Veganuary” (parola composta da “vegan” e “January”, indica la campagna globale che incoraggia le persone umane a mangiare vegan per il mese di gennaio, N.d.T.) è passato. Spero sempre che ispiri le persone a rimanere vegani a vita, ma mi dà sempre più l’impressione di un mese di inutili sperimentazioni in cui le persone vengono prese dall’entusiasmo di diventare vegan, come se fosse una moda, una terapia salutare, un atteggiamento o uno stile di vita. Con l’emergere di concetti irritanti come “vegganism” (veganismo che include però il consumo di uova cruelty-free, N.d.T.) forse è arrivato il momento per una semplice definizione di veganismo.

Un vegano è una persona che non fa uso di prodotti animali. Niente abiti di lana o scarpe in pelle, niente miele nel tè né mozzarella sulla pizza. Un vegano non mangia uova. Un vegano non può mangiare uova. Se un vegano mangia uova, non è vegano. Né tanto meno è un “veggan”. C’è una parola che descrive perfettamente chi non mangia né carne né pesce, ma occasionalmente mangia un uovo: vegetariano. (Se un vegetariano di tanto in tanto mangia pesce è un pescetariano).

Essere vegani è un atteggiamento mentale etico che promuove la non-violenza e in cui gli animali hanno un valore morale. Se gli animali hanno un valore morale non possiamo giustificare il loro sfruttamento in nessuna forma. Non si può essere un po’ vegani. La parola “veggan” mi fa infuriare perché invece è lì a suggerire che si può.

Chi è che beneficia della promozione del “vegganism”? L’industria delle uova. L’immagine del vegano che cerca disperatamente fonti etiche di prodotti animali è un’invenzione creata per suggerire che una vera dieta vegan è inadeguata. Pensate a cosa implica il consumo di uova: una gallina depone un uovo per generare un pulcino; noi prendiamo l’uovo; la gallina ci riprova deponendo altre uova e noi prendiamo anche quelle. E continua così. “Cruelty-free”? Io non credo.

Ma anche se fosse, un vegano non sfrutta gli animali. Io non mangerei la carcassa di un animale investito. E – prima che me lo chiediate – non accetterei un trapianto di organi animali nemmeno se da ciò dipendesse la mia vita.

Volete sapere come considero gli animali? Be’, voi come considerate il vostro animale domestico? E’ il modo migliore che conosco per spiegarlo ai non-vegani. Per me il veganismo è in sostanza il tentativo di trattare tutti gli animali come la maggior parte delle persone tratta il proprio animale domestico. Non come strumenti, merci o fonti di proteine, ma con rispetto e amore.

Cercare di promuovere il veganismo può rivelarsi insidioso. Tendo a non toccare l’argomento se non mi viene chiesto, perché anche solo spiegare le mie ragioni può portare a reazioni estreme. Alcune persone si arrabbiano perché non vogliono sentirsi dire cosa devono e cosa non devono mangiare – e a ragione. Io non voglio imporre alle persona cosa mangiare.

Però se l’argomento esce fuori voglio una discussione franca su ciò che comporta la scelta di consumare prodotti animali e lasciare che gli altri ne traggano le proprie conclusioni. Alcuni si arrabbiano perché sentono che li giudico e li reputo amorali. Ma io credo che sfruttare gli animali sia sbagliato, perciò indovinate un po’? Se sfruttate gli animali, sì, io vi reputo amorali. Proprio come verrebbe considerata amorale una persona che maltratta il proprio cane.

La maggior parte delle persone che sollevano l’argomento è aperta e interessata, ma ci sono diverse reazioni tipiche. Il non-vegano garbato mi parlerà di quando ha mangiato quel piatto vegetariano la settimana scorsa, spesso aggiungendo che forse era addirittura vegano e che era “davvero buono” (detto sempre con un certo grado di sorpresa).

Altri raccontano che mangiano meno carne e si giustificano dicendo che la carne che mangiano proviene da allevamenti biologici all’aperto in cui gli animali hanno “vissuto una vita felice” (giusto per farmi sapere che hanno pensato alla sofferenza degli animali, almeno un pochino, sapete).
La maggior parte dei non-vegani fa le stesse classiche domande:

1) Da dove prenderò le proteine?
2) Non avrò qualche tipo di carenza vitaminica?
3) Cosa faresti se fossi naufragato su un’isola deserta e la tua unica speranza di sopravvivere fosse mangiare un animale?
4) Non era vegetariano anche Hitler?
5) Che fine faranno gli animali se non li mangiamo? (Una delle mie preferite, e tra le più stupide) .

Le risposte?

1) Per nominare giusto qualche fonte: fagioli, legumi, frutta secca, tofu, tempeh, broccoli, cavolo riccio… e sì, lettori del Guardian, la quinoa.
2) C’è il rischio che qualche vegano non assuma una quantità sufficiente di vitamina B12, però molti cibi vegani ne sono arricchiti, quindi si può seguire una dieta vegana equilibrata senza bisogno di integratori.
3) Nell’eventualità molto improbabile, vi rinvio alle considerazioni sul trapianto di organi animali.
4) Fate sul serio?!
5) Vedere punto 4

Lo capisco. Molte persone non vogliono pensare di cambiare le proprie abitudini. In un mondo in cui gli animali non da compagnia sono mera merce, il desiderio di non essere parte del loro sfruttamento di massa richiede uno sforzo, richiede di impegnarsi e eventualmente di prendersi quella pastiglia di vitamine ogni tanto. E’ fin troppo facile in così tanti ambiti della vita lasciarsi corrompere dalla convenienza.

La realtà dell’allevamento animale è orrenda, non c’è da sorprendersi se i più scelgono di non pensarci o si sforzano di trovare giustificazioni per mali leggermente minori, come gli “allevamenti all’aperto”, “biologici”, “cruelty-free” e altre “carni felici”, trovate di marketing molto in voga. Dopo tutto, che differenza potete mai fare?

In realtà, è abbastanza semplice. Non avete bisogno di consumare alcun prodotto che provenga dagli animali per essere sani o felici. L’allevamento animale sta distruggendo il pianeta e la maggior parte degli animali impiegati per il nostro consumo vive e muore in condizioni atroci. Potreste raggiungere tantissimo con qualche piccola rinuncia -uova incluse. In fondo, l’amore per gli animali non è solo per gennaio.

Traduzione a cura di Mascia Martens

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/uz2tJ

105 Commenti

  1. Cori ha scritto:

    grazie Cereal Killer per la risposta, sei stato chiaro e esaustivo soprattutto nello spiegare il concetto di veganesimo etico e altruismo.

    3 marzo, 2016
    Rispondi
  2. LUISA RACINARO ha scritto:

    SONO ABITUATA AD ESSERE SINTETICA.
    SONO VEGANA E DUNQUE NON MANGIO UOVA.
    POTREI MANGIARLE SOLO NEL CASO IN CUI VIVESSI CON UNA GALLINA CHE FOSSE COME IL MIO CANE O I MIEI GATTI (UN ALTRO MIO AMATO ANIMALE DOMESTICO) E LE TROVASSI NEL SUO GIACIGLIO.
    TUTTO IL RESTO NON M’INTERESSA.

    14 marzo, 2016
    Rispondi
  3. cristina ha scritto:

    Ho recuperato la Pulcina Teresa che era sul punto di essere venduta con altri 50, pesava credo 20 grammi. Ora è la Teresa, gallina adulta e felice e condivide una grande voliera in pineta con un piccione senza ala e un canarino che mi è volato dentro casa. Periodicamente Teresa fa l’uovo. Quando ne ho 4, ne metto due nella zuppa della decina di cani che ho e due mi faccio la frittata con le patate. Le potrei buttare via o regalarle: le lasciassi nella sua cestina, marcirebbero. Teresa mangia granaglie e resti di verdura . No, non mi sento in colpa.

    15 marzo, 2016
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Cristina, grazie per il tuo commento.
      Purtroppo non sapremo mai cosa pensa Teresa della tua mancanza di sensi di colpa.

      15 marzo, 2016
      Rispondi
  4. Gianfranco Longo ha scritto:

    Ricordo ancora la gran cazziata che mi presi io anni fa su Forumetici da un veterinario (credo nemmeno fosse vegano) quando affermai che non c’era nulla di male a mangiare uova di galline salvate.

    Ero vegano già da una decina di anni, per me le uova non erano più da tempo cibo e non ne sentivo la mancanza. Ma ero indifferente al fatto che altri potessero mangiare quelle di galline non sfruttate, perché “tanto le fanno”.

    Quello che il veterinario di disse fu che avevo appena affermato una cazzata enorme, perché:

    1) quando togli le uova alle galline procuri loro un grande stress, con la conseguenza che nel lungo termine possono sviluppare malattie del sistema immunitario e ridurre la loro aspettativa di vita;

    2) togliendo loro le uova spingi le stesse galline ad aumentare la produzione, visto che sono indotte a sostituire ciò che è stato loro tolto;

    3) aumentando la produzione di uova aumenta il fabbisogno di calcio, e con esso il rischio di osteopenia e di osteoporosi.

    Si tratta di evidenze cliniche riconosciute in ambito veterinario, quindi nessuno strano vezzo, e nessuna religione.

    A qualche onnivoro tutto questo farà anche ridere, ma chi è vegano in quando sensibile verso gli animali (cioè è vegano, non modaiolo) non può esimersi dal considerare concretamente questi aspetti.

    E soprattutto, non può considerare vegano chi mangia uova di qualsiasi provenienza.

    3 aprile, 2016
    Rispondi
  5. Paola Re ha scritto:

    Ciao Gianfranco. Ricordi il nome del veterinario? Se qualcuno ha riferimenti sitografici in cui siano espresse queste soffrerenze da veterinari, zoologi, etologi, a me interessa. Grazie.

    3 aprile, 2016
    Rispondi
  6. Gianfranco Longo ha scritto:

    Ciao Paola! :-)

    Vado a vedere se attraverso google trovo il link, però mi sembra di ricordare che avesse un nickname.

    In ogni caso questa faccenda mi è stata confermata da diversi veterinari, perché si tratta di un argomento trattato nelle facoltà universitarie, nulla di speciale.

    Fra l’altro con le galline non ci accorgiamo del disagio che subiscono perché sono animali tranquilli, ma se proviamo a portare via le uova alle oche, ben più aggressive, ci corrono dietro!

    3 aprile, 2016
    Rispondi
  7. Paola Re ha scritto:

    Grazie. Se si sapesse anche il suo cognome, sarebbe meglio. Ho visto che gli è stata chiesta qualche notizia in più sullae sue generalità ma non ha risposto. Accontentiamoci.

    3 aprile, 2016
    Rispondi
  8. Irene ha scritto:

    Anche io sarei interessata a capire meglio la questione dello stress delle galline quando vengono loro sottratte le uova. Mi sembra piuttosto rilevante nel decidere se sottrarre le uova alla presunta gallina che vive nell’orticello sia etico o meno, ma non saprei come reperire queste informazioni in modo attendibile. Qualcuno saprebbe darmi qualche indicazione bibliografica al riguardo?

    20 maggio, 2016
    Rispondi
    • Mario ha scritto:

      Forse qualche psicanalista potrebbe aiutarti.

      19 settembre, 2017
      Rispondi
      • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

        Forse questo è il tuo ultimo commento che viene pubblicato qui?

        19 settembre, 2017
        Rispondi
  9. Gianfranco Longo ha scritto:

    Io non le ho, ma si tratta di informazioni di ordine veterinario che fanno parte del ciclo vitale di questi animali. Buona parte dei veterinari ne sono a conoscenza, altri le hanno dimenticate, ma si imparano all’università

    Se non fossero azioni influenti per il loro stato di salute non ci sarebbero problemi per nessuno, almeno con le galline salvate.

    20 maggio, 2016
    Rispondi
  10. Lorenzo Pio Stefano Celi ha scritto:

    Come pensate che possa gestire un’allevatore di galline ovaiole un numero sempre crescente di pulcini da allevare ai quali vanno dati cereali da mangiare in numero sempre maggiore visto che si aumenterebbe in ,animerà esponenziale il numero di esemplari da tutelare da altri animali, parassiti e aggiungo carnivori tanto per…la mia risposta è che ci vorrebbe un sovvertimento dell’uso degli spazi terrestri, creando un’habitat apposta per le galline che dovrebbero diventare specie protette così come i leoni, i cani e i gatti ecc. e, comunque un santo che se ne occupi,

    21 giugno, 2016
    Rispondi
  11. Paolo ha scritto:

    Ciao a tutti. Al di lá del fatto che, per un vegano, mangiare uova cruelty free sia una cosa abbastanza strana, cosi come il trovare e il creare tutte le attenuanti possibili del caso. Mi chiedo: come è possibile conciliare un palato ormai dimentico dei sapori animali con il gusto dell’uovo che a me pare così assurdamente vicino alla carne? Non sentite?

    4 settembre, 2016
    Rispondi
    • Mario ha scritto:

      Questa è la prima volta che la sento.
      Il gusto dell’uovo assurdamente (sic!) vicino alla carne.

      19 settembre, 2017
      Rispondi
  12. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Will,
    Quello degli spostamenti mediante mezzi meccanici è un grande problema. E’ chiaro che essendo immersi in una società ipertecnologica costruita senza tener conto delle esigenze e dei diritti fondamentali degli altri viventi, ci si può ritrovare per esigenze personali a utilizzare mezzi di trasporto capaci di arrecare danni enormi agli altri Animali.
    Le automobili in primis sono quelle che fanno danno maggiori se si pensa che sono mezzi di trasporto per un esiguo numero di soggetti e che sono praticamente ovunque e utilizzate di continuo.
    Un vegano etico dovrebbe cercare sempre di evitare di usare l’automobile o altri mezzi di trasporto capaci di uccidere molti Animali, prediligendo di sicuro i mezzi di spostamento pubblici (un solo mezzo come un bus, un tram o un treno può trasportare molte persone umane in una sola volta), o la bicicletta o gli spostamenti a piedi.
    Le città e le zone abitate in cui viviamo non sono state concepite per mezzi di trasporto non violenti e spesso le distanze da percorrere sono notevoli. Ciò molto spesso non ci permette di poter scegliere soluzioni alternative, in tal caso è sempre bene pensare di ridurre l’utilizzo di tali mezzi al minimo, moderando la velocità facendo molta attenzione a chi ci attraversa la strada, magari condividendo l’auto con altre persone umane. La moderna mobilità è spiccatamente specista, non ci permetterà mai di essere coerenti con le nostre idee, anche in questo campo i cambiamenti da fare sono enormi.
    In conclusione si può affermare che ogni volta usiamo l’auto veniamo meno ai principi antispecisti.

    18 settembre, 2017
    Rispondi
    • Will ha scritto:

      Grazie per la risposta Cereal,condivido il tuo punto di vista

      18 settembre, 2017
      Rispondi
  13. Paola Re ha scritto:

    Non soltanto quando usiamo i mezzi di trasporto, peraltro tutti, non solo le automobili, veniamo meno ai principi antispecisti.
    Ci sono migliaia di oggetti la cui produzione comporta la morte di animali. Secondo me non ci rendiamo conto che vengono sperimentati su animali e li usiamo. E poi quei prodotti minerali che si ricavano massacrando il territorio distruggendo la vita di milioni di animali.
    Pure l’agricoltura che ci fa produrre i vegetali distrugge tante vite.
    E’ un ginepraio da cui non si esce. Bisogna guardare positivo e impegnarsi a uccidere meno possibile, non a non uccidere perché questo secondo caso è impossibile.

    18 settembre, 2017
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ovviamente hai ragione, ma nello specifico si faceva riferimento solo ai trasporti per rispondere alla domanda di Will.

      18 settembre, 2017
      Rispondi
  14. Mario ha scritto:

    Gran bella discussione questa sulle uova.
    Poi Marco sale sulla sua automobile per tornare a casa e fa secchi migliaia di insetti che si spiaccicano sul parabrezza.

    19 settembre, 2017
    Rispondi
  15. matteo ha scritto:

    una volta avevo letto alcuni articoli dove si parlava delle piante, dello stress che hanno quando si entra in una serra con un paio di cesoie o quando si coglie un frutto…. ora la domanda e’, se un giorno si evidenziasse che la sensibilità della piante e’ esattamente come quella degli animali….. che facciamo? cosa dovremmo mangiare per essere eticamente corretti? e un animale vale più di una pianta ? un uovo più di una mela? mmmh non so sono un po perplesso….

    14 aprile, 2018
    Rispondi
  16. Paola Re ha scritto:

    Matteo, solo una persona ignorante può sostenere che le piante non soffrono. Sono esseri viventi quindi stanno bene e male. Le mie piante sul balcone, quando hanno sete e le innaffio, cambiano aspetto. Forse si possono paragonare a un animale che ti ringrazia quando lo nutri o lo accarezzi.
    Tuttavia sono stufa marcia di sentire frasi come “e un animale vale più di una pianta ? un uovo più di una mela? mmmh non so sono un po perplesso….”
    Io non sono perplessa. Un animale vale più di una pianta, fosse anche una pianta secolare. E te lo dico io che nella mia città difendo gli alberi fino allo sfinimento.

    15 aprile, 2018
    Rispondi
  17. matteo ha scritto:

    Paola sono come dire senza parole! un po per il tono con cui rispondi, “sono stufa marcia di sentire… ” o che mi sembra di percepire, se vuoi chiudiamo li , non vorrei stancherei di più con le mie “Perplessità” mi spiace se ho pensato che questo fosse il posto adatto per toglierle!”
    beata te che non sei perplessa e ti e’ cosi chiaro che un animale vale più di una pianta, io ancora rimango nel mio dubbio anche perche sinceramente non vedo il perche dovrei valutarli differentemente…. pero mi spiacerebbe se ti arrabbiassi di più quindi va bene cosi.

    16 aprile, 2018
    Rispondi
  18. Gianfranco Longo ha scritto:

    Ma ancora con questa discussione? Perché non ne apriamo anche una per stabilire quanto fa 1+1?

    La voglio fare semplice:
    — usare animali non è etico;
    — non usare animali comincia a esserlo;
    — mangiare uova e usare animali è la stessa cosa, per le stesse motivazioni che sono state scritte e che non ha senso ripetere fino al 2025.

    Vuoi mangiare uova perché anche le piante soffrono?
    Allora fallo, ma non sei vegano. Se è l’unico prodotto animale che consumi sei vegetariano.

    Non le vuoi mangiare?
    Va bene. Se non assumi altri prodotti animali sei vegano.

    E vegano non vuol dire “individuo perfetto che non ha nessun tipo di impatto sul pianeta”.

    Un vegano è semplicemente un individuo che ha un impatto nettamente inferiore, anche se mangia vegetali che sono esseri viventi anche loro.

    Ma avere un impatto su qualsiasi cosa non vuol dire che non si abbia il diritto di volerlo ridurre.

    Anche perché è un dovere di tutti.

    Invece di infiammare discussioni contro chi sta facendo del proprio meglio, sarebbe bene investire lo stesso tempo per migliorare se stessi, che non è mai troppo tardi.

    16 aprile, 2018
    Rispondi
  19. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Per prima cosa è doveroso chiarire che il veganismo non è solo una questione legata al cibo. Essere persone umane vegane significa cambiare ogni ambito della propria vita, quello riguardante il cibo è chiaramente il più evidente, ma non certo l’unico.
    Quindi per completare la domanda bisognerebbe anche pensare alle piante che si indossano (cotone, lino, canapa), con cui ci si cura, ai mobili etc…
    Il problema – come si può ben vedere – è enorme.
    Porsi il problema delle piante è del tutto legittimo, a patto che si sia già vegan, altrimenti è mera ipocrisia. Chi mangia Animali, mangia pure le piante con cui sono stati nutriti prima di diventare a loro volta cibo in una lunga e crudele catena di smontaggio, e via discorrendo con tutte le altre tipologie di utilizzo. Il veganismo si pone di sicuro il problema delle piante perché senzienti o meno, sono di sicuro esseri viventi. Il punto è che anche noi – proprio perché esseri viventi – continuiamo a esistere grazie alla morte altrui (Animali e/o piante che siano), da questa situazione – che potremmo definire di stallo – non se ne esce. Pertanto al giorno d’oggi l’unica cosa che si può fare è lottare per la liberazione degli Animali e cercare di rispettare il più possibile le piante e la natura tutta. Il veganismo allo stato dei fatti è un modo per “ridurre il più possibile il danno” e va pertanto adottato senza il minimo dubbio. Se in futuro ci saranno altre opzioni percorribili più compassionevoli e meno impattanti, chi si definisce una persona umana vegana (con cognizione di causa e coerenza) le adotterà di sicuro.

    Per approfondimenti si consiglia di leggere i commenti a questo articolo: http://www.veganzetta.org/anticivilizzazione-e-primitivismo-intervista-a-enrico-manicardi/

    16 aprile, 2018
    Rispondi

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