Sara Sechi


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4 minuti

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Sara Sechi è un’artista vegana sarda, attualmente residente a Londra. Dopo gli studi al Liceo Artistico di Iglesias si è laureata in Disegno Industriale all’Università degli Studi di Firenze.
Dal Gennaio 2013 vive a Londra, dove è coinvolta in diverse iniziative di attivismo e dal 2016, dopo aver scoperto Art of Compassion Project, ha deciso di utilizzare le sue capacità artistiche per diffondere il messaggio della liberazione animale, creando disegni che mettono in luce il rapporto conflittuale tra Animali umani e Animali non umani.

Quando sei diventata vegana e perché? C’è stato un evento o una situazione particolare che ti ha portato a cambiare il modo di considerare gli altri Animali?

Sono diventata vegana il 10 Maggio 2012. Il primo evento scatenante è stata la liberazione dei beagle di Green Hill il 28 Aprile 2012; non sapevo che venissero usati Cani per la sperimentazione animale e al tempo ciò mi aveva molto scioccato. Da lì ho cominciato a guardare video sulla vivisezione, a informarmi e a capire pian piano quante cose ci vengono deliberatamente nascoste. Prima di quel momento nemmeno conoscevo la parola vegan e non sapevo che si potesse vivere bene e in salute senza mangiare carne e prodotti animali.

Qual è stato il tuo percorso come artista e come ARTivista?

Sin da piccola ho sempre amato colorare, disegnare e dipingere. Mi divertivo a copiare i personaggi dei miei libri illustrati o cartoni animati preferiti e a creare cartoline e biglietti d’auguri e per tutta la mia carriera scolastica ero “quella che disegna bene”. Spinta dalla crisi economica italiana ho scelto di studiare Design per seguire una carriera più “sicura” come grafico, ma non l’ho mai sentita come un’attività che mi appassionava ed ho sempre disegnato o dipinto come hobby.
Nel Maggio 2016 mi sono imbattuta nell’Art of Compassion Project, un collettivo di artisti vegan che collaborano in progetti d’arte, i cui profitti vengono interamente donati ad associazioni vegan e santuari. Vedendo sul sito di AOC i magnifici lavori di così tanti artisti da tutto il mondo sono stata spinta a cimentarmi nel mio primo disegno che promuove il veganismo. Solo dopo esser stata all’esibizione di Art of Compassion presso il festival VeggieWorld a Parigi nell’Ottobre 2016, e aver visto in prima persona le reazioni positive della persone, vegan e non, davanti ai lavori miei e degli altri artisti, ho preso la decisione di concentrarmi solo sul creare arte per i diritti degli Animali. Mi dà enorme soddisfazione avere la possibilità di unire due passioni: la passione per l’arte e il disegno e la passione per il veganismo e la liberazione animale, e avere l’opportunità con i miei lavori di essere d’impatto e ispirare altri, che sia per aiutare chi non ancora vegan a fare la connessione o per dare motivazione ad altre persone umane vegane ad essere attive e usare le proprie capacità in supporto alla liberazione animale.

Qual è la tua opinione sullo specismo e come questo influenza la tua vita e la tua arte?

Lo specismo è alla radice di ogni discriminazione. E’ la prima discriminazione che ci viene insegnata sin da piccoli, quando ci viene dato uno schiacciamosche per uccidere le “fastidiose e insignificanti” Mosche, o quando ci viene detto di allontanarci dai Piccioni “sporchi e portatori di malattie”. Fin da bambini impariamo che certe vite sono più importanti di altre ed è facile poi trasferire quei pregiudizi anche sulle persone che per qualche motivo consideriamo diverse da noi. Penso che imparando fin dalla prima infanzia che ogni essere vivente, per quanto piccolo e dissimile, ha il diritto alla vita e dev’essere ugualmente rispettato, si potranno eradicare tutte le altre forme di discriminazione e disuguaglianza.
Vedere lo specismo così radicato nella nostra società e nei comportamenti di familiari, amici e conoscenti è quello che mi spinge a fare attivismo e a creare arte per gli Animali, nella speranza che sempre più persone umane possano vedere l’ipocrisia di amare e rispettarne alcuni, ma pagare perché altri vengano mutilati e uccisi per il nostro consumo, la stessa ipocrisia che avevo io nella mia vita e che non ero capace di riconoscere.

Recentemente hai preso parte ad una mostra collettiva alla Strand Gallery di Londra dal titolo “Behind Closed Doors”. La Liberazione Animale riesce finalmente a farsi spazio in luoghi “ufficiali” e fruibili da chiunque, puoi raccontarci come è nato questo progetto e quale è stato il tuo coinvolgimento?

La mostra “Behind Closed Doors” è stata organizzata dall’artista e attivista vegan Aisha Eveleigh e lanciata con una campagna di crowd-funding, è stata aperta al pubblico dal 26 al 28 Maggio 2017 nella centralissima Strand Gallery.
Sono 38 artiste e artisti vegan, provenienti da tutto il mondo, che hanno preso parte alla mostra con le loro opere, compresi pittori, illustratori, grafici, fotografi, scultori, ceramisti e film makers. L’evento di apertura ha anche coinvolto discorsi e performance oratorie.
Io ho contribuito con 4 opere stampate su tela, 3 video che mostravano il processo di creazione dei miei disegni e ho anche tenuto un breve discorso sul mio percorso e su come ho cominciato a fare arte per i diritti animali.
La mostra è stata un successo e rappresenta un modello che evidenzia quanto svariate possono essere le tipologie di attivismo e i mezzi per parlare di veganismo e liberazione animale.

Durante l’inaugurazione della mostra hai tenuto un discorso (https://youtu.be/8I9Mnh7FUwo ), hai già avuto modo di raccogliere pareri e sensazioni o addirittura riscontrare il cambiamento in alcune persone?

E’ stata la prima volta che ho tenuto un discorso in pubblico, sono molto introversa di natura quindi è stata una sfida per me, ma per quanto nervosa fossi in quel momento e per quanto imperfetto possa essere stato il discorso rispetto a quello che mi ero preparata, sono felicissima di averlo fatto. Diverse persone umane mi hanno ringraziato e detto che le mie parole li hanno inspirati a fare di più e ad usare i propri talenti per promuovere la liberazione animale. Tanti non-vegan hanno visto il mio discorso online e anche se non ho conoscenza di qualcuno che ha cambiato abitudini direttamente in seguito ad esso, spero che almeno sia stata in grado di piantare un seme e di spingere a riflettere.

Informazioni:

https://www.facebook.com/sarasechiart/
https://www.facebook.com/The.Art.of.Compassion.Project/

Intervista a cura di Jade Monica Bello

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/fI9vo

2 Commenti

  1. Paola ha scritto:

    Grazie Sara per il tuo impegno, per quello che fai. Le tue creazioni arrivano forte forte al cuore!

    16 agosto, 2017
    Rispondi
  2. Paola Re ha scritto:

    Bravissima Sara. La mostra è perfetta. Complimenti a ogni artista che ha contribuito a renderla tale. Molto interessante la bottiglia di latte con le informazioni. Quando arriveremo a scrivere su ogni “prodotto” ciò che davvero esso è, saremo al giro di boa.

    3 settembre, 2017
    Rispondi

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