Quando un verde va a caccia di Rom


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Forse qualche animalista avrà  notato l’articolo pubblicato sul Manifesto venerdì 6 maggio a firma di Luca Fazio: “Quando un verde va a caccia di Rom”. E gli saranno venuti i capelli dritti. Pare che un certo Stefano Apuzzo, che non conosco, ma che viene descritto come un animalista storico, si sia cimentato su un’iniziativa oggi molto alla moda: la cacciata del Rom. L’articolista fornisce una biografia da brivido di tal signore e descrive come già  in precedenza si fosse distinto in una sgradevole presenza ad Opera (“… si era già  fatto notare mentre sbraitava contro il celebre campo dato alle fiamme”). Un prologo necessario per introdurre la nuova avventura del Nostro che si sarebbe prodigato nella cacciata di un paio di famiglie rom [notare bene: un paio di famiglie] che sopravviveva sotto un ponte presso Rozzano. Proprio di questo comune, l’Apuzzo ricopre la carica di assessore alla pace. L’articolo trasuda di acrimonia a tutto spiano (“42 anni portati napoletanamente”; “il coraggioso Stefano Apuzzo”; “performer casinista”; “assessore con una lista di deleghe lunga così”; “buttafuori razzista”…) e inizia con un colpo ad effetto:

Gli zingari sono animali. Chissà , forse con questa argomentazione, largamente condivisa dai cittadini italiani, si potrebbe convincere il coraggioso Stefano Apuzzo a recedere dalla sua popolarisssima missione: cacciare gli zingari dalla sua bella cittadina alle porte di Milano.

Un passo pesante, non c’è che dire. Che comunque si supera nelle righe successive quando, descrivendo gli interventi di grande [sic] respiro del personaggio, ricorda il suo impegno per la costituzione dell’Ufficio Diritti Animali e l’enfasi francescana con cui ne ha sottolineato l’importanza per portare a maggior rispetto l’atteggiamento umano verso “i nostri piccoli fratelli”. Così, per il cronista, è facile rilevare l’incongruenza tra l’amore per i cuccioli degli animali e l’insensibilità  verso i cuccioli umani di una povera madre, sfrattata dal ponte che le faceva da tetto, che deve allattare “seduta per terra”.

Chissà  qual è la corrispondenza tra l’articolo e la realtà . Può darsi che il comune di Rozzano, saldamente in mano alle sinistre più sinistre, abbia tolto quei disgraziati da sotto il ponte per offrire loro un dignitoso appartamento dotato di tutti i confort. Magari il cronista ha annotato la prima fase e non è stato informato della seconda prendendo così una mirabile cantonata. In questo caso l’Apuzzo, verde, ambientalista e financo animalista avrebbe svolto un’azione esemplare. O forse l’articolo nasconde altri elementi che potrebbero porre la storia e il suo protagonista sotto un’altra luce. Ma anche se così fosse rimane un fatto. Di animalisti che rispondono al ritratto disegnato dal giornalista del Manifesto ce ne sono troppi e francamente non piacciono perché il disprezzo per gli umani più deboli lascia intravvedere un animo gretto, squallido e meschino. L’amore sincero per i non umani, quando è accompagnato dal disconoscimento dei diritti dovuti agli umani, per giunta particolarmente perseguitati, pone di fronte a comportamenti distorti incapaci di costruire qualcosa di buono. Poi viene il sospetto che l’amore dichiarato per gli animali altro non sia che una viscida scala a pioli per salire livelli di carriera politica. Infine tali personaggi gettano il discredito sul movimento per i diritti animali il quale, essendo in sintonia con concezioni antirazziste e progressiste, si vede denigrato nei suoi obiettivi consentendo a tipi come l’articolista di ridurlo a fenomeno ridicolo e perfino deteriore.

Purtroppo spesso si è costretti a registrare situazioni equivoche alimentate da più soggetti. Dagli zoofili, che monopolizzano la scena e danno una visione distorta della concezione dei diritti animali. Dagli animalisti radicali, che non sanno prendere con decisione le distanze dai precedenti e presentare le proprie idee con la forza che occorre. Dai giornalisti, che ignorano consapevolmente i pur flebili segnali lanciati da questi ultimi per dare spazio a figure ambigue e costruire un discredito premeditato su tutti coloro che hanno a cuore la questione animale.

Non a caso l’articolo inizia con una frase scritta per scandalizzare ma paradossale nella sua verità . Certo, gli zingari sono animali. Così come è un animale Luca Fazio. Così come sono animali tutti gli appartenenti alla specie Homo Sapiens che hanno calcato la terra da sempre. Certo! gli umani sono animali e la negazione di questa semplicissima verità , costantemente negata, consente loro di perpetrare una brutalità  primigenia che si riversa sulla specie intossicandola con tutta la violenza e il sadismo di cui è capace. Unico animale in tutto il globo terraqueo che si macchia di colpe ignote nel resto del “regno”, possiede anche la capacità  di “tirarsi fuori” inventando derivazioni divine o coltivando la favola del “culmine evolutivo”.

Asserire con enfasi che gli zingari non sono animali, così come asserire che qualunque gruppo umano non è composto da animali, significa dichiarare sottilmente, quasi in modo impercettibile, che sull'”altro sensibile” può essere concessa qualsiasi violenza. E difatti il giornalismo, mostrandosi alleato di altre potenti lobby, occulta o avalla in modo sistematico i due scandali supremi del nostro tempo: la ricerca scientifica sui sensibili e l’allevamento intensivo. La scoperta tardiva che la violenza originaria sugli animali è la madre di tutte le violenze succedutesi nella storia sarà  l’unica capace di far arretrare l’umanità  dall’abisso verso cui si sta incamminando.

Aldo Sottofattori

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/w3okx

Un commento

  1. Maria ha scritto:

    Chiedo scusa se vado un pò fuori argomento, segnalo questa notizia e sollecito l’azione di quante più persone possibili:

    http://roma.indymedia.org/node/3347

    Fate girare

    12 giugno, 2008
    Rispondi

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