Proposte in pillole


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Da Veganzetta n° 6/ 2012

upupa - Proposte in pillole
illustrazione di Emy Guerra

La Veganzetta, da sempre attenta a cercare un dialogo costruttivo con le proprie lettrici e i propri lettori, propone nel presente numero speciale la pubblicazione integrale di un testo comparso di recente in versione cartacea e virtuale, ma derivante da un lavoro di lunga data: Proposte per un Manifesto Antispecista a cura del sito web manifestoantispecista.org.

Il perché di questa scelta editoriale si base su questa semplice constatazione.

Vi sono numerose persone che percepiscono come ingiusto, intollerabile, sbagliato il trattamento che come Umani riserviamo agli Animali. Forse costoro non sanno ancora giustificare razionalmente il motivo di questo sentire; forse hanno una visione solo parziale e fuorviante di questo fenomeno, e forse ritengono che esso coinvolga solo episodi di violenza, di crudeltà e non pensano minimamente che dietro la mano dei singoli aguzzini si celi, in veste di mandante, l’intero sistema economico, politico e culturale della nostra società.

Al contrario, vi sono molti che hanno già compreso quanto il sistema in cui viviamo – gerarchico, classista e patriarcale – sia continua fonte di sfruttamento, dominio e violenza nei confronti della natura e delle sue singole componenti: individualità perennemente sostituibili prive di un proprio valore, veri e propri beni fungibili, alla mercé di un sistema che le concepisce solo con un’ottica funzionale alla perpetuazione del sistema stesso. Per costoro però il confine della “libertà” coincide con il confine di specie. 

Vi sono infine molti attivisti animalisti che si definiscono antispecisti, i quali però (a volte anche in buona fede) si fregiano di questa etichetta solo perché “di moda”, o solo per rivendicare/ostentare l’assolutismo (e non la radicalità) delle loro scelte e delle loro azioni, ma che poi, alla prova dei fatti, non vanno più in là di un agire confuso, appiattito sulla riduttiva equazione antispecismo = veganismo, e sul rifiuto della politica, tant’è che per molti il concetto di società liberata coincide, sovrapponendosi, esclusivamente con quello di società vegana.

È in primis a tali persone che Proposte per un Manifesto Antispecista si rivolge come utile guida e spunto di riflessione. Certamente criticabile e discutibile (ma la forma aperta che ne è stata data ha appunto lo scopo di accogliere i contributi di tutti), senza alcuna pretesa di rigore accademico e senza voler essere la divisa di alcuno o una divisa per qualcuno, la sua lettura risulta utile per conoscere lo stato dell’arte dell’antispecismo, per comprenderne gli aspetti più comunemente accettati e i punti su cui si deve, ancora e molto, approfondire e discutere. Un tentativo, quindi, di dare un primo contenuto certo, delimitandone al contempo parzialmente i confini, a un concetto troppo spesso oggetto d’interpretazioni talmente late e superficiali da renderlo privo di qualsiasi valore e utilità, tanto da poter essere (e purtroppo da venire) utilizzato strumentalmente da chiunque voglia farne uso.

Sono ormai trascorsi più di quarant’anni da quando lo psicologo inglese Richard Ryder ha introdotto il termine specismo, espressione poi resa popolare da Peter Singer con il suo libro del 1975 Animal Liberation.

In questo lasso di tempo gli studi accademici sulla “questione animale” si sono moltiplicati e diversificati; alla tradizionale interpretazione singeriana dello specismo come pregiudizio si sono affiancate quelle di matrice più politica che ne sottolineano l’aspetto giustificazionista e che invertono, nel rapporto specismo/sfruttamento, l’ordine logico causa/effetto. Infatti, inteso come pregiudizio, lo specismo costituirebbe la causa dello sfruttamento degli altri animali; inteso come teoria giustificazionista esso seguirebbe, logicamente, lo sfruttamento, ne sarebbe il prodotto culturale, costituendo così tutto quel complesso di (false) credenze che ci rende lecito agire nel modo in cui oggi agiamo.

Seguendo tale mutamento di prospettiva, l’attenzione è passata quindi dall’individuo alla società, dalla violenza allo sfruttamento, dalla morale alla politica. E questo passaggio costituisce un punto cruciale. Seppur teoricamente possibile, è tuttavia altamente improbabile che la fine dello sfruttamento degli Animali possa avvenire attraverso il convincimento personale di ogni singolo individuo (ossia attraverso l’adesione a un sistema di valori allargato o diverso da quello attuale). Non si può infatti trascurare il fatto che, per quanto razionale, l’Umano è anche, e soprattutto, un Animale sociale. E la società è un qualcosa di più che la semplice somma delle volontà individuali, ma le trascende, le forgia e le indirizza in funzione dei propri fini che, a loro volta, non solo non coincidono con quelli dei singoli, ma non ne sono neppure una sintesi.

Se tutto ciò è vero, allora significa che la nostra attenzione e le nostre azioni devono essere rivolte nei confronti della società, delle oligarchie che detengono il potere, del sistema di organizzazione sociale ed economica che ci siamo dati, a cui abbiamo dato vita ma che ora vive di vita propria, che da strumento a nostro servizio ci è scivolato dalle mani e ha preso le redini del comando rendendoci meri accessori dell’ingranaggio.

Attenzione e azione, ossia teoria e prassi. La prima ha già cominciato a prendere forma.

L’azione, ossia il nostro modo di fare politica, risulta invece ancora tutta da inventare. Il primo passo da compiere, però, non può che essere quello di convincersi definitivamente che lo specismo è anche, soprattutto, un problema politico e non solamente filosofico. Ciò consentirebbe di capire che mentre un’azione di proselitismo su base morale può essere fatta anche singolarmente o a livello di piccoli gruppi locali (e sicuramente dovrà continuare in tal senso), una lotta politica necessita per forza, pena volersi condannare all’insuccesso senza neppure lottare, di un soggetto più grande, coeso, un movimento che nasce dal basso capace di creare aggregazione se non attorno a un progetto almeno a un’idea condivisa.

Nel film Matrix del 1999 diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski, a un certo punto Morpheus (Laurence Fishburne) dice a Thomas Anderson/Neo (Keanu Reeves):

«Matrix è ovunque. È intorno a noi… È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità».

«Quale verità?».

«Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre.
Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai.
Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordatelo. Niente di più».

 Smettere di pensarci e di agire unicamente come semplici spacciatori di pillole rosse dovrebbe essere il primo passo da compiere. Potrebbe sembrare poca cosa, ma dato lo stato confusionale in cui si trova oggi l’(in)esistente movimento antispecista, sarebbe un passo di non poco conto. Se questo non avverrà, se continueremo a muoverci come abbiamo fatto fino a oggi, il nostro obiettivo, una società liberata, non sarà mai raggiunto; per ogni passo in avanti che faremo esso si allontanerà da noi costantemente, ma inesorabilmente, come l’orizzonte davanti allo stolto che pensa di raggiungerlo.

Proposte per un Manifesto antispecista (scarica, leggi e diffondi)

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/R5Sri

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