Più militanti vegani, meno macellai etici


Tempo di lettura stimato:
3 minuti

macellaio.miniatura - Più militanti vegani, meno macellai etici

Proponiamo un articolo interessante tradotto dal sito ComeDonChisciotte.org:
http://www.laboratorioantispecista.org/piu-militanti-vegani-meno-macellai-etici

L’articolo mette a nudo un problema che troppo spesso è sottovalutato: l’ex di turno, ossia chi abbraccia una scelta di vita radicale e successivamente la ripudia per dedicarsi ad attività  spesso diametralmente e tragicamente opposte. Questa è la volta di un ex vegano divenuto macellaio.
Il testo originario è il seguente: http://dissidentvoice.org/2009/11/more-militant-vegans-less-ethical-butchers/

—————–

Un amico, di recente, ha portato alla mia attenzione un ex-vegan che adesso si è reinventato come “macellaio etico” (titolo che fa il paio con “missili intelligenti” o “autonomia limitata”). Il macellaio scrive: “Dopo 14 anni da vegetariano, alcuni dei quali come ‘militante’ vegano, sono diventato un macellaio. I fattori che hanno concorso a condurmi verso questa posizione sono molti, ma il risultato era, forse, abbastanza prevedibile. Nell’arco di un mese sono diventato un onnivoro a tutto tondo, il che non ha mutato la mia passione per il benessere degli animali. Mediante il mio lavoro come macellaio e chef, ora vedo un modo più diretto per influenzare e lavorare verso il cambiamento nell’industria della carne e per migliorare la qualità  della vita per tutti gli animali di cui ci nutriamo”.
Una tale inversione di rotta a fronte dell’evoluzione della compassione non è in comune. Per esempio, proprio mentre sono sempre più le donne che iniziano a mettere in discussione i ruoli di genere, la cultura patriarcale è contrastata con Howard Stern, Maxim, e Spike TV. Ma divago…

Diventare un macellaio nel nome del benessere animale è come unirsi ai Marine per promuovere la pace. Cosa ci sarà  dopo? Il giustiziere etico con la sua “passione” per il “benessere” dei prigionieri? Di certo, ha scelto proprio “un modo più diretto per influenzare e lavorare verso il cambiamento”, seguendo al guinzaglio la sua congrega di macellai.

In una società  sempre meno capace di pensiero critico ed indipendente, questo carattere pro-carne probabilmente sarà  sempre più elogiato come antidoto ai “militanti” vegani. Sapete, i Nazisti del cibo. Secondo gli standard attuali, potete impacchettare un vitello dentro una cassa da carne o pompare cibo nella gola di un’oca o macinare dei pulcini vivi per fertilizzare i vostri campi, e il tutto senza rischio di essere chiamati dei militanti. Per quel che conta, potete abbattere foreste, far saltare la cima di montagne alla ricerca di carbone, e sganciare fosforo bianco su villaggi pieni di bambini scuri [gioco di parole: “brown” significa “scuro”, ma è anche il verbo “rosolare”, ndt] e conseguire un’attenzione virtualmente nulla… figurarsi l’etichetta di militante.

Mentre l’economia globale sta collassando come un castello di carte, l’80% delle foreste mondiali sono state abbattute, il 90% dei principali pesci oceanici persi, più conflitti militari di quanti se ne possano contare, e i nostri eco-sistemi che rapidamente si avvicinano al punto di non ritorno, non c’è mai stato un momento più urgente per essere un vero militante vegano.

Ad un certo punto, dobbiamo decidere: rispettiamo la vita o no? Se scegliamo la vita al posto della morte, allora dobbiamo vedere la cultura olisticamente. Dividere tematiche come la sofferenza animale, l’eco-distruzione, e i diritti umani, significa cadere nella trappola della Sinistra giurassica. Per esempio, il fondatore di ZNet Michael Albert, che scrive: “Non vedo paragoni di importanza tra il cercare di eliminare le radici e le propaggini del sessismo, e cercare di eliminare le radici e le propaggini della violenza contro gli animali. Non vedo paragone di importanza tra come le galline sono trattate e come le donne o qualsiasi umano viene trattato. Infatti, per me, l’agenda dei diritti animali risuona a malapena, mentre l’agenda dell’anti-sessismo è parte della mia vita”.

Siamo chiari: cercare di separare il sessismo dalla violenza contro gli animali (e tutta la natura) è come cercare di separare il sistema circolatorio umano dal sistema respiratorio. Se tali ovvi collegamenti non sono fatti dalla Sinistra più radicata, devo chiedermi: perché qualcuno sta perdendo anche solo 5 minuti del proprio tempo per tale miopia?

Poiché Michael Albert non sembra capace di smettere di citare Bob Dylan, questo estratto di canzone è per lui, per il Macellaio Etico, e per tutti quelli che cercano di frammentare e oscurare il quadro complessivo:

Non criticate quello che non capite – la vostra vecchia strada sta invecchiando velocemente
Ve ne prego, uscite da quella nuova se non potete dare una mano
Perché i tempi stanno cambiando

Mickey Z. è l’autore di due libri di prossima uscita: “Self Defense for Radicals” (PM Press) e il suo secondo romanzo, “Dear Vito” (The Drill Press). Finchè non cambiano le leggi, o finché il potere non avrà  avuto fine, potete trovarlo su http://www.mickeyz.net

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/71s8t

Commenta per prima/o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *