Oscar al docufilm “The Cove”


Tempo di lettura stimato:
3 minuti

Ha vinto l’Oscar il film-documentario “The Cove” che racconta la strage dei Delfini nella baia di Taiji in Giappone.
Il film è il risultato di interminabili appostamenti da parte degli operatori per poter riprendere una mattanza che avviene ogni anno in gran segreto. Il sindaco della città  che organizza la strage si è limitato a dire che “non è illegale”. Ci risulta che anche i campi di concentramento nazisti ed i gulag stalinisti non fossero considerati illegali da chi li gestiva, forse qualcuno dovrebbe dirglielo.
Un grande plauso va a tutte le persone che si sono impegnate per rendere possibile questo film che finalmente mostra al mondo intero ciò che avviene in quella baia degli orrori.
Il Giappone non potrà  più nascondersi dietro al vergognoso velo di omertà  che lo ha protetto fino ad oggi.
Un film da vedere e da far vedere.

L’articolo su Il Corriere della Sera

Dure reazioni dal giappone alla decisione dell’Academy: «Noi viviamo di quello»
Oscar a «The Cove», il Giappone protesta
Premiato il documentario sulla mattanza dei delfini nella baja di Taiji. Il sindaco della cittadina: non è illegale

MILANO – Ci sono altri vincitori eccellenti che escono dalla notte degli Oscar 2010: i delfini della baja di Taiji, protagonisti del film «The Cove» di Louie Psihovos, Fischer Stevens e Ric O’Barry. La pellicola, che documenta la mattanza che avviene annualmente in Giappone e che è stata realizzata grazie a riprese «rubate» dopo giorni di appostamenti minuziosi e con l’utilizzo di videocamere nascoste, è stata premiata come miglior documentario. Una scelta, quella dell’Academy, che riconosce l’abilità  dei registi nel recuperare immagini impossibili (la zona viene presidiata accuratamente per evitare che di quanto accade tra quei promontori si parli troppo in giro) e il valore documentario del mini-film e così facendo riaccende i riflettori su un tema più volte dibattuto nel mondo. Le reazioni non si sono fatte attendere dal Giappone il sindaco di Taiji, Kazutaka Sangen, ha subito fatto sapere che dal punto di vista delle autorità  locali «dare la caccia ai delfini non è un atto illegale».

LA MATTANZA – La caccia con modalità  di mattanza nelle acque di Taiji, nella prefettura a sud di Tokyo di Wakayama, avviene da secoli. «La caccia – precisa il sindaco – è autorizzata dalla prefettura nel rispetto della legge sulla pesca. Ci dispiace che il film rappresenti cose false e scientificamente infondate come se fossero vere». Sangen contesta in particolare la tesi degli autori secondo cui il consumo di carne di delfino è dannosa per l’uomo a causa dell’alto tasso di mercurio contenuto. «Esistono varie usanze sul cibo in tutto il mondo e anche in Giappone: la cultura alimentare basata sulla lunga tradizione e storia è una situazione importante da rispettare» ha concluso il sindaco.

GLI ABITANTI DI TAIJI – Al primo cittadino hanno fatto eco diversi abitanti di Taiji, cittadina di 3.700 anime, che interpellati dall’agenzia Afp hanno manifestato rabbia per la decisione di premiare con l’Oscar il lavoro di Louie Psihoyos. «Sono dispiaciuto per i pescatori che vivono della caccia ai delfini – ha detto ad esempio Takehisa Kobata -. Quella pellicola è un vero film, non corrisponde davvero alla realtà ». La comunità  locale contesta le affermazioni secondo cui la caccia ai mammiferi avverrebbe di nascosto per evitare che si sparga la voce: «E’ regolarmente autorizzata dalle autorità ». Per l’ultima stagione era stato avallato il prelievo di circa 2.800 esemplari, tra delfini e cetacei: i migliori sarebbero stati rivenduti ai parchi di divertimento nel mondo, gli altri avrebbero preso la via della distribuzione alimentare. Il delfino, così come la balena, sono regolarmente consumati in Giappone. E fino a non troppi decenni fa anche i Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia, non consideravano sbagliato il consumo di carni di delfino.

Han Peter Roth e, alle sue spalle, la baia di Taiji (Afp)
«PUNTARE SUL TURISMO» – Nei giorni scorsi è stato presentato un libro dedicato al film. L’autore, Hans Peter Roth, ha deciso di presentarlo proprio a Taiji, cercando un confronto con la popolazione locale. Non ha però avuto un grande successo. «Mi sarebbe piaciuto poter parlare con loro, ma si sono rifiutati – ha raccontato all’Afp -. Eppure si potrebbe pensare ad una soluzione che aiuti l’economia locale e al tempo stesso salvaguardi i delfini: trasformare la baja in un santuario per la conservazione della specie, che porterebbe in quest’area turisti provenienti da diverse aree del mondo». Una proposta, la sua, che al momento a Taiji non raccoglie consensi.

Al. S.
08 marzo 2010

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/7rews

Commenta per prima/o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *