“Noi Animali – We Animals” di Jo-Anne McArthur: fotografando l’orrore e la speranza


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Jo-Anne McArthur è una fotoreporter e attivista animalista canadese nota, tra coloro si occupano di liberazione animale, per il numero enorme di fotografie scattate in ogni parte del pianeta nel corso di molti anni di attività: l’occhio attento di Jo-Anne ha indagato a fondo – e continua a farlo senza sosta – la terribile condizione animale scaturita da un’errata, ingiusta e crudele concezione che noi Umani abbiamo degli esseri senzienti non facenti parte della nostra specie. I suoi lavori precisi e intensi, rappresentano eloquentemente lo stato di vittime, schiavi e condannati a morte a cui abbiamo costretto gli altri Animali.  
Le immagini di Jo-Anne ci catapultano d’improvviso all’interno del disperato mondo delle vittime dello specismo: allevamenti intensivi, circhi, zoo, rodei, laboratori di sperimentazione, acquari, mercati, macelli; immagini che fissano un istante che da solo è capace di contenere l’intera misera esistenza animale e che ci interrogano sull’oceano di dolore che raffigurano: è davvero ciò che vogliamo? E’ giusto e necessario tutto questo orrore? Come abbiamo potuto arrivare a tanto?
Il risultato di innumerevoli viaggi, di snervanti appostamenti, di incursioni notturne, di visite a luoghi di sofferenza e morte e di migliaia di scatti di McArthur, si condensa in un unico progetto che prende il nome di “We Animals“: un importante e imponente archivio fotografico consultabile online, dal quale numerose associazioni animaliste e antispeciste hanno attinto immagini per poter realizzare campagne informative e di denuncia in favore della liberazione animale.
Anche il progetto Campagne per gli animali ha goduto in passato di questa grande opportunità: di Jo-Anne è infatti la fotografia utilizzata per la campagna antispecista “Latte rosso sangue” pubblicata nel 2012; è stato quindi un vero piacere apprendere che l’archivio d’immagini “We Animals” è divenuto un libro tradotto e pubblicato in italia dall’editore Safarà, prendendo il nome di “Noi Animali – We Animals“.

Il libro contiene più di cento fotografie suddivise in quattro grandi filoni tematici: moda e intrattenimento, cibo, ricerca, compassione; la quasi totalità delle immagini è accompagnata da un testo dell’autrice che, lungi dall’essere un mero contenuto didascalico, le integra e completa restituendo a chi legge – oltre alle emozioni veicolate dal materiale fotografico – anche informazioni, rumori, suoni, odori, sensazioni vissute da Jo-Anne durante il suo lavoro.
Sfogliando l’opera (arricchita da una prefazione dello zooantropologo Roberto Marchesini) viene da pensare a come sia possibile assistere a tanta sofferenza senza provare l’impulso di intervenire, di liberare e salvare quegli Animali torturati. La risposta è la stessa Jo-Anne a fornirla nella sezione dedicata ai suoi appunti di viaggio dai quali si apprende la sofferenza, la frustrazione, la tensione morale e la partecipazione emotiva che ha vissuto. “Noi Animali – We Animals” è un viaggio di immagini e parole cariche si dolore e di lirismo che tutte le persone dovrebbero fare, anche chi si occupa di liberazione animale in modo da non dimenticare mai i motivi della lotta antispecista: possiamo infatti considerare il libro come una vera e propria forma di attivismo svolto attraverso la ricerca di immagini che, mettendo a nudo l’assurda contrapposizione concettuale Umano-Animale, ci permettono di comprendere che il vero progresso morale, può fondarsi solo sul recupero della nostra animalità perduta e sull’abbandono definitivo di tutte le pratiche speciste che poniamo in essere sugli altri senzienti. La stessa autrice nell’introduzione afferma:

Quello che vedrete in queste pagine potrebbe sorprendervi o disturbarvi. Il mio scopo non è quello di farvi allontanare, ma di trascinarvi dentro, portarvi più vicino; rendervi partecipi. Voglio che le mie fotografie siano tanto belle ed evocative quanto veritiere e potenti. Spero che vi prendiate il giusto tempo non solo per guardare ma per vedere, anche solo come gesto di rispetto per i miliardi di animali di cui non notiamo né la vita, né la morte. Guardare questo libro significa offrire la propria testimonianza insieme alla mia, e questo significa anche confrontarsi con la crudeltà e la complicità che questa comporta.

Noi Animali – We Animals”  è un libro sulla disperazione, sulla sofferenza, sulla dignità che gli Animali hanno anche nelle situazioni più drammatiche, ma anche sulla speranza e sulla compassione che emergono dalle immagini dell’ultima parte della pubblicazione suggerendoci l’unica via percorribile verso un futuro finalmente libero da ingiustizia e sofferenza: un futuro dove la vergognosa guerra intrapresa da “noi” contro di “loro” non esisterà più.

Adriano Fragano

Noi Animali – We Animals
Autore: Jo-Anne McArthur
Editore: Safarà Editore
Genere: Saggistica – fotografia
Uscita: maggio 2015
Pagine: 252
Lingua: Italiano
Prezzo: 30,00 €
Isbn: 978-88-6958-001-7
www.safaraeditore.com/noi-animali-we-animals-1351
www.weanimals.org
www.joannemcarthur.com 

Fotografie e descrizioni (esclusa l’ultima) di Jo-Anne McArthur

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Il prossimo ad essere macellato, piccolo mattatoio. Spagna, 2010
Questo mattatoio compra ogni coniglio per 1,35 euro e rivende il corpo per 3,10 euro; un margine di quasi il 250 per cento. Prima di essere macellati intorno al settantesimo giorno di eta, i conigli vengono trasportati in piccole casse imballate l’una sopra l’altra fino al mattatoio, dove spesso vi trascorrono un’intera notte (di solito sono impilate fino a sei), senza ne cibo ne acqua. I conigli nella cassa in cima rimangono puliti; dopo una notte di attesa, i conigli delle casse inferiori diventano sudici. Una dopo l’altra, le teste dei conigli vengono spinte contro piatti di metallo elettrificati allo scopo di stordirli. Vengono poi appesi a testa in giù e le loro gole vengono squarciate con un coltello. Sei o sette persone nella stanza di uccisione possono “processare” quattrocento animali in un’ora in questo piccolo mattatoio, uccidendo e scuoiando un coniglio nel giro di un minuto. Dopo che i conigli sono stati scuoiati, i corpi vengono appesi in larghi frigoriferi perché si dissanguino. Il pavimento del mattatoio puzza di urina e sapone. Dal momento che i conigli non vocalizzano la loro sofferenza, la zona del macello e relativamente tranquilla eccetto che per i colpi delle zampe di centinaia di animali, un segnale dello stato di coercizione dei conigli e del suono del pedale che pressa la testa dei conigli contro i piatti elettrificati.

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Un cervo in città. New York City, USA, 2005
I corpi degli animali sono tutt’attorno a noi, e sotto molte forme. Mi trovavo con alcuni amici a Manhattan quando questa giovane donna mi oltrepasso passeggiando mentre parlava al telefono, tenendo stretta al petto la testa impagliata di un cervo. Ero sbalordita, ma continuai a camminare. Ero forse l’unica in tutta la città a vedere la cosa in quel modo? La mia amica mi disse “Torna indietro e scattale una foto, forza!”. Cosi corsi indietro per raggiungerla. Questa fotografia cattura quanto siamo vicini e allo stesso tempo lontani dagli animali; come, in un modo o nell’altro, li portiamo sempre con noi; persino creature selvatiche, in un momento distratto, nel bel mezzo di una città.

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Apollinaire Ndohoudou e Pikin, Ape Action Africa. Camerun, 2009
Nel Camerun e in altri stati africani, il bracconaggio di primati per il commercio di carne di animali selvatici ha raggiunto proporzioni epidemiche (…). Dal momento che la caccia è indiscriminata e i piccoli non hanno molta carne, molti piccoli di scimmia rimangono orfani e vengono lasciati morire soli nella foresta, oppure portati nelle città e venduti come animali domestici dopo l’uccisione delle loro madri. Quelli che, come Pikin, una gorilla di sei anni, sono stati salvati dal commercio della carne e dalla vendita, devono essere allevati in sicurezza; un effetto collaterale infelice è che i primati si abituano agli umani e non possono più essere liberati nella foresta. Fare questo significherebbe riconsegnarli allo stesso pericolo dal quale erano stati salvati. Per il momento, il rifugio è il meglio che gli esseri umani possano offrire loro. E uno degli esseri umani migliori è Apollinaire. Come Pikin, anche lui e stato costretto ad abbandonare la sua casa. Ha lasciato il Ciad a causa di una sanguinosa guerra civile e ha trovato lavoro in Camerun come guardia di sicurezza presso l’Ape Action Africa. Anche se non e consigliabile, per usare un eufemismo, salire su un veicolo con un gorilla, dal momento che potrebbero essere colti dal panico nelle ristrettezze sconosciute e piene di rimbalzi di un’ automobile in movimento, Pikin era stata sedata e Apollinaire la teneva tra le braccia. In un modo per me preoccupante, Pikin si svegliò prima di quanto avessimo previsto e prese a guardarsi intorno assonnata. Fortunatamente sembrò contenta di trovarsi tra le braccia di Apollinaire e, inclinato il capo per riposare, si assopì nuovamente.

Jo Anne McArthur Orlando high res - "Noi Animali - We Animals" di Jo-Anne McArthur: fotografando l'orrore e la speranza
Jo-Anne McArthur con Orlando, vitello salvato. Farm Sanctuary, Watkins Glen, USA

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/3pi4k

2 Commenti

  1. Dóra Zambó ha scritto:

    Ho conosciuto Jo-Anne e la sua attività artistica attraverso il documentario The Ghosts In Our Machine di Liz Marshall, in cui oltre di visualizzare parecchie sue fotografie, si accenna al suo libro We Animals e come protagonista raccontaanche il suo percorso di trasformazione da carnista a vegana. Avendo voluto approfondire la ricerca, ho seguito su internet anche qualche sua intervista e un paio di discorsi tenuti in occasione di vari convegni. Sono del parere, che lei rappresenti la categoria degli artisti riusciti a collegare e tenere in equilibrio l´etica e la realizzazione personale senza scendere a compromessi sconvenienti.
    Sono sicura che We Animals, prima o poi, si troverà sia tra i mei libri sia come regalo sullo scaffale di alcuni amici.

    31 luglio, 2015
    Rispondi
  2. Roberto Contestabile ha scritto:

    Le fotografie, i filmati e tutti i documentari visivi che raccolgono e testimoniano l’attuale sfruttamento Animale sono tanto “belli” perchè rappresentativi di tanta crudeltà, ma altrettanto struggenti in quanto reali e sanguinari nella loro fattispecie!
    Gli Animali non sono domestici, non sono peluches da compagnia o da salotto, non sono attrezzi da lavoro o cavie da laboratorio, non sono capi d’abbigliamento, non sono comparse ridicole in un circo, zoo o acquario, non sono giocattoli che si comprano per rallegrare o confortare una vita ipocrita ed immorale! Ma soprattutto: non sono cibo! Sono esseri viventi senzienti nati per godere e gioire della propria libertà naturale!
    Come non pensare dunque e credere che il veganismo sia un passo avanti, ovvero una scelta di vita pacifica e contraria ad ogni sfruttamento.
    Il veganismo può e deve essere il futuro, la speranza utile ad una nuova epoca. Chi afferma che ciò è solo estremismo arrogante…ammetta con altrettanta sincerità che il sangue versato non è il risultato di un evoluzione coerente.
    Ogni essere vivente ucciso in nome e per conto di una fame e di un lusso ipocrita resterà per sempre nella memoria Umana. Un folle e psicotico passato sarà monito per le nuove generazioni, quelle che un giorno ricorderanno solo la crudeltà sanguinaria di un loro antenato assassino. L’egoismo Umano che permette ogni sfruttamento è simboleggiato tragicamente in tutte queste immagini.

    31 luglio, 2015
    Rispondi

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