“No. Io non sono un’amante degli animali!”


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Il testo che segue è la traduzione dal francese di un vecchio articolo (risalente addirittura al 1991) comparso sulla rivista “Le pigeon voyageur” (“Il Piccione Viaggiatore”) a firma del gruppo LAIR (gruppo che oggi parrebbe non più attivo) e contiene un’interessante riflessione sull’espressione spesso usata nei confronti di chi è vegano e antispecista definito “amico” o “amante degli Animali”.

Questa espressione, così come è spiegato nell’articolo, è spesso utilizzata per definire molte delle persone  che decidono di non nutrirsi di Animali e che si battono affinché questi non vengano oppressi, sfruttati e torturati dall’Umano, ma è effettivamente molto riduttiva e inadatta a descrivere l’atteggiamento di chi non si limita ad “amare” gli Animali o ad esserne amico, così come il senso comune suggerisce, ma spinge la sua riflessione oltre questo tipo di relazione Umano-Animale, mettendo in pratica scelte che coinvolgono la propria vita come il diventare vegan o addirittura altre che si spingono ancora più in là facendo attivismo per la liberazione animale, nutrendo sentimenti e agendo secondo visioni considerevolmente lontane dalla semplice zoofilia. All’interno del testo si fa riferimento a quest’espressione in modo molto negativo, la si definisce dispregiativa perché accomunerebbe le intenzioni e lo spirito di una persona antispecista a quelle di una persona che nutre tenerezza e affetto verso i cosiddetti Animali da compagnia, ma rifiuta addirittura di voler vedere ciò che avviene all’interno di un macello, limitandosi perciò a un approccio d’“affezione” e che è comune anche a chi nella vita quotidiana invece di Animali si nutre o svolge per lavoro attività che ne prevedano altre forme di sfruttamento, limitando la propria prospettiva “animalista” ai propri Animali come Gatti e Cani.

Traduzione a cura di Ada Carcione

Fonte: Les Cahiers antispécistes n°1 (ottobre 1991)

Sono stanca di sentirmi dire dalle persone che apprendono che sono vegana ed anti-vivisezionista : “Oh! Certamente sei un’amante degli animali!“. Se avessi protestato a proposito dei pakistani che sono picchiati dal Fronte Nazionale, non penso che queste stesse persone mi avrebbero detto con lo stesso tono di compiacenza “Oh! Di certo hai sempre amato i pakistani!”.

Essere contro lo sfruttamento e l’oppressione dei “ non-umani ” non ha niente a che vedere col fatto di essere “amanti degli animali.”

Di “amanti degli animali”, ce ne sono dappertutto. I ristoranti con carne à gogo ne sono pieni. I negozi di pellicce ne sono pieni.

Gli addestratori di circo si rivolgono in modo affettuoso agli animali che hanno addestrato a colpi di scariche elettriche e di pungiglioni.

L’autista del camion che trasporta degli animali verso i macelli lasciandoli per tre giorni senza acqua e senza cibo finché non hanno fatto ricorso al cannibalismo, ritorna ogni giorno a casa dalla sua donna e dal suo gatto.

Il vivisezionista, stanco dopo un pomeriggio di esperimenti su un animale non anestetizzato, ritorna a casa ed accarezza il suo cane…

Se questo è essere “amante degli animali”. No, io non amo gli animali in maniera particolare!

Non sono neppure sicura che l’idea di averne sia una buona idea. Perché il Battersea Dogs Home (S.P.A.) pratica l’eutanasia su cento cani la settimana, cani trovati abbandonati nelle vie – abbandonati sicuramente dagli “amici degli animali”.

Gli amici degli animali dichiarati sono abitualmente delle persone molto impressionabili.

Quando volete mostrar loro delle foto di vivisezione, replicano invariabilmente : “Oh no! Non potrei mai guardare! Mi sconvolgerebbe.” Preferiscono non sapere. Li si sente parlare di un tale che conoscevano che una volta era andato a visitare un macello e non poté dormire per una settimana e non riuscì neppure a mangiare più carne per quindici giorni e perciò diranno: “E’ un’esperienza terribile, ed io preferirei non sapere“.

È possibile visitare un macello. Non esiste però la stessa opportunità di visitare un laboratorio di vivisezione. I vivisettori badano molto a questo. I laboratori di sperimentazione animale sono chiusi per le forze dell’ordine, per i vostri deputati, per i rappresentanti delle leghe di protezione animale, per il pubblico, per gli “amanti degli animali”, sono chiusi per tutti.

Così gli animali possono essere avvelenati, accecati, resi pazzi, fatti a pezzi ancora vivi e coscienti, trapanati, picchiati, schiacciati per la soddisfazione e la curiosità dei vivisettori. Il pubblico non è là per vedere.

Ai miei occhi, “amante degli animali” è un termine dispregiativo, degradante, che sottintende un’inclinazione particolare per un mondo fatto di animaletti delicati ed affettuosi. Ciò fa pensare all’immagine di una bambina che getta delle briciole di pane per nutrire i passeri.

Le persone interessate dal movimento di liberazione animale non devono neppure necessariamente possedere un animale. Non parliamo loro attraverso le sbarre delle gabbie. Non acquistiamo foto di gattini che spuntano fuori da uno stivale.

E noi non dichiariamo mai col sorriso che siamo degli “amici degli animali”, scusandoci con questo per ogni azione messa in atto per combattere lo sciovinismo umano che è universale e senza fine e che fa parte della nostra vita quotidiana.

Gli animali sono l’ultima delle minoranze,

Dei perpetui ebrei in un perpetuo Stato nazista;

Degli eterni neri in un’eterna Africa meridionale;

Delle eterne donne in un’eterna Arabia poligama.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/8Cs6i

4 Commenti

  1. Lucia ha scritto:

    Semplicemente vorrei ringraziarvi, sono vegana da quasi un anno e nei vostri articoli ho trovato non solo la forza di continuare ma anche argomentazioni che rispecchiassero i miei pensieri e la motivazione che mi ha spinto a tale scelta. Siete una fantastica fonte di spunti di riflessione. Grazie ancora.

    11 marzo, 2015
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Lucia,

      Grazie di cuore per queste tue belle parole.
      Confrontarsi, discutere, anche scontrarsi sono esercizi fondamentali per sviluppare una visione critica della società umana così caratterizzata da violenza, ingiustizie e dolore. Il veganismo etico è una delle vie percorribili, di certo non la più facile, ma una delle più coerenti per poter sperare veramente in un futuro antispecista.
      Continua a seguire Veganzetta e a partecipare alle discussioni: ciascuno di noi è importante.

      11 marzo, 2015
      Rispondi
  2. Roberto Contestabile ha scritto:

    Ognuno di noi ha un obbligo. Chi dispone di un empatia tale da capire il vero senso etico della vita non si nutre di altri esseri viventi. Chi ha rispetto e devozione incontrollata, ma ponderata e rigorosa, combatte a spada tratta ogni abuso e maltrattamento, anche e soprattutto se generato dall’essere umano.
    Gli allevamenti intensivi moderni uniti a caccia, pesca, vivisezione ed ogni sfruttamento fisico o psicologico sono la principale causa di morte degli Animali. Ogni anno nel mondo muoiono miliardi di Animali: nati, allevati ed uccisi solo ed esclusivamente per un fine di profitto e svago prettamente umano.
    Si può vivere senza mangiare carne. Si può vivere senza vivisezione. Si può vivere senza abbigliamento sanguinario. Si può vivere senza zoo, circhi ed acquari.
    Questo non è estremismo terrorista, come purtroppo molti scettici e diffamatori vogliono far capire nelle menti assopite delle persone carniste. Questa è presa di coscienza antispecista.
    Si potrebbe discutere a lungo su come e perchè le persone comuni non capiscono e soprattutto non reagiscono di fronte a tanta crudeltà. Sicuramente si sentono nel giusto proprio grazie ad uno stato di normalità legalizzato che considera la morte degli Animali come un naturale e scontato cerchio della vita. Purtroppo non è così e, per quanto ci siano ben altri interessi di profitto dietro ad ogni sfruttamento animale, fino a quando non ci sarà una reale e concreta diffusione informativa antispecista mai nulla potrà cambiare in meglio.

    Come ha detto Gary Yourofsky l’ingiustizia nel mondo non può durare per sempre, in America son serviti 400 anni per convincere la gente bianca che la gente nera non é di sua proprietà.

    Il nostro più grande alleato è il tempo utile per una reale e concreta liberazione animale. Spetta a noi capire quanto ne abbiamo bisogno per comprendere ciò.

    11 marzo, 2015
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  3. Silvia ha scritto:

    Poligamia…..guarda real time tv per -io e le mie mogli-,nella modernissima USA,Las Vegas.
    Il furbacchione ne fa felici a quattro x volta…e che dire di lanterne rosse….
    Il maschio domina.
    Non c’è scampo.

    11 marzo, 2015
    Rispondi

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