Morte di un prigioniero


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harambe
Fonte: cavegan.wordpress.com/2016/05/31/morte-di-un-prigioniero

Harambe è morto e il suo corpo non è più prigioniero dell’uomo, ma la sua mente, i suoi pensieri, la sua persona e la sua personalità, le sue emozioni e i suoi sentimenti non esistono più, sono morti definitivamente assieme al suo corpo e noi non potremo conoscerli mai.
Non essere più prigioniero non equivale però a essere liberato.
Non è stato liberato, è stato “solo” ucciso: la morte come liberazione è un concetto buono solo per un cristiano, per un animale ateo quale sono io e qual era Harambe non ha nessun senso e presenta dei risvolti quantomeno ambigui, perché potrebbe indurci a un falso sentimento consolatorio e a giustificare tutte le esecuzioni pietose (dagli ergastolani agli schiavi di ogni specie animale).
La sua vera liberazione doveva essere una corsa nella prateria, uno sguardo schivo o affettuoso con un suo conspecifico, un tocco leggero sulla terra, una pioggia improvvisa sul suo volto, la possibilità di non essere visto.
La morte, no, non è liberazione. La morte ha permesso che il suo corpo fosse spostato: gli animali in uno zoo sono come le pedine su una scacchiera, vengono posizionati nella loro casella arredata e addobbata, mascherata da “habitat” e possono muoversi solo in un determinato modo, per essere eliminati non appena si trovano nel posto sbagliato. E noi, giocatori di una partita voyeuristica e crudele, possiamo costantemente guardarli. Negli zoo gli animali sono privati non solo della loro libertà, ma anche del loro pudore: sono offerti nudi agli sguardi, costretti a mostrarsi nella loro vulnerabilità, umiliati e infine uccisi. Perché se non li uccide materialmente e praticamente l’uomo, li uccide la noia e l’infinita indicibile tristezza, la nostalgia e la solitudine, la miseria della prigionia.
Harambe è morto, ma gli ultimi minuti della sua vita e la sua morte lo hanno reso immortale perché “l’uomo mortale [] non ha che questo di immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”1. Molti di noi lo ricorderanno e quel bambino, causa innocente e inconsapevole della sua morte, porterà nella sua mente e nel suo cuore l’imperituro ricordo di quell’incontro, di quel breve contatto, di quella enorme mano che lo ha accarezzato e aiutato e, chissà, forse quel ricordo sarà fondamento nel suo cuore per un nuovo approccio verso l’altro non umano.

Tamara Sandrin

Note:

1) Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, Torino 1990, pag. 116.

 

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/3PIbQ

4 Commenti

  1. Roberto Contestabile ha scritto:

    NON doveva essere lì, ma nonostante tutto ha preso per mano il piccolo Umano e lo ha difeso, lo ha guardato negli occhi e si è comportato come un bravo tutore. E non doveva essere lì neanche il bambino! E comunque la vita di un essere vivente (Umano o Animale) non si decide in 10 minuti. Si poteva agire diversamente! Si poteva effettuare un azione diversa…come un potente anestetico. Invece si è scelta la strada più breve e violenta. Il Gorilla è una specie in via d’estinzione (per colpa degli Umani) e va protetto come ogni vita terrestre, non ucciso selvaggiamente come un killer di bambini. I Gorilla sono onnivori anche se prevalentemente vegetariani, quindi si esclude che potesse ucciderlo per cibarsene o altro…e poi sono degli Animali molto intelligenti. Nonostante l’ambiente di cattività in cui si trovava non ha mostrato segni di violenza…anzi! Una brutta storia…e tanta amarezza per la morte di un prigioniero! Il bambino è salvo ed è una gioia…ma il Gorilla NO ed è una tragedia! Qui non si tratta di fare distinzioni…ma il danno che è stato fatto è enorme, sotto ogni punto di vista! Gli zoo ed ogni luogo di detenzione Animale DEVONO essere CHIUSI! Per sempre!

    2 Giu, 2016
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  2. Paola Re ha scritto:

    Secondo il saggio pensiero per cui il miglior modo di ricordare i morti è occuparsi dei vivi, dopo la morte di Harambe, il pensiero è andato a tutti gli Harambe del mondo incarcerati ma anche al bambino salvato a cui Harambe forse avrebbe badato meglio di quanto abbia saputo fare la persona che lo aveva in consegna.
    Mi sono chiesta se davvero quell’esperienza gli farà cambiare la sua vita, magari guardando decine di volte il video che lo ha visto protagonista. Chissà se penserà “Mi sono salvato grazie alla sua morte.” o “Lui è morto a causa della mia caduta.” ? Sono due modi opposti di approcciarsi alla realtà e bisogna vedere che cosa penserà lui. La scelta ragionevole di salvarli entrambi purtroppo non è stata presa: come si può fare una scelta ragionevole in un posto in cui gli animali sono oggetti da esposizione?

    5 Giu, 2016
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  3. Rosaria Colafato ha scritto:

    I genitori non sono in grado di controllare i loro figli e poi di mezzo ci vanno gli animali che vengono uccisi senza pensarci due vole, sicuramente l’animale che non sembrva neanche violento avrebbe potuto essere anestetizzato tempestivamente. Spero solo che i genitori del bimbo oltre ad essere egoisticamente felici per la sorte del loro figlio, si portino sulla coscienza fino alla morte annche la sorte del gorilla . Un consiglio ai genitori: date il buon esempio, non andate agli zoo. Se tutti gli esseri umani del mondo non visitassero di zoo, gli animali sarebbero obbligati ad essere rispediti nei loro habitat nalurale. In gabbia mettiamo solo chi ha fatto del male

    6 Giu, 2016
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  4. Vic Dalla Rosa ha scritto:

    l’imperituro ricordo che un bambino possa mai avere dell’incontro con un gorilla è un incubo notturno e diurno.Meno noce moscata,Ragazzi.

    12 Lug, 2016
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