Meatout – giornata mondiale senza carne


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Segnaliamo questa iniziativa che si tiene ogni anno il 20 marzo dal 1985. Di seguito una descrizione dell’evento proveniente da sito infoconsumatori.it
Certamente l’iniziativa ha chiari intenti divulgativi pertanto punta motlo sugli effetti benefici di una dieta senza carne, un aspetto antropocentrico che non interessa l’antispecismo.
Nonostante ciò si tratta di un evento da considerare e divulgare.
http://www.meatout.org

—-< @ Il 20 marzo vince lo stile di vita vegetariano

Il Meatout è stato lanciato negli USA nel 1985 da consumatori e attivisti per i diritti degli animali allo scopo di offrire un giorno d’informazione e sensibilizzazione sui vantaggi di un’equilibrata dieta vegetariana e sulla necessità  di un’adeguata educazione alimentare.

Dal semplicissimo esordio ad oggi, la giornata senza carne è giunta a contemplare 2000 eventi (dai tavolini informativi alla partecipazione ad importanti programmi televisivi) in cui si chiede di rinunciare almeno per il 20 marzo (inizio della primavera) all’abitudine di mangiare carne ed esplorare così una dieta più salutare e meno violenta.

Ci sono molti tipi di vegetariani e la loro dieta su quattro gruppi di cibo base: frutta, verdura, cereali, e legumi.

Lacto-Ovo Vegetariano: Persone che non consumano carne di alcun genere (manzo, carne di maiale, pollame, pesce o alcun altro tipo di animale o sottoprodotto animale). I prodotti di caseari, uova o miele possono essere consumati.
Lacto Vegetariano: Persone che non consumano carne di alcun genere o uova. Prodotti di caseari o miele possono essere consumati.
Vegetariano puro: Persone che non consumano prodotti di origine animale, incluso carne di alcun genere, uova, latte e formaggi, o miele.
Vegan: Persone che non consumano prodotti di origine animale ed evitano l’uso di prodotti di origine animale (pelliccia, cuoio lana, seta ecc.).

I benefici di una dieta vegetariana sono immediatamente visibili e facili da ottenere.
Oggi, è possibile trovare molti cibi alternativi al tradizionale menù a base di carne anche in un comune supermercato e per gli altri prodotti sono comunemente disponibili nei negozi naturali/bio.

Cucinare facilmente i pasti senza proteine animali sostituendole con questi ingredienti.

Seitan: Fatto da una proteina del grano chiamato glutine. Ha la consistenza della carne, un sapore mite ed è adatto ad essere cucinato in padella come una normale “bistecca”, con le spezie che più vi aggradano o, se macinato, per la preparazione di (ragù) condimenti per la pasta.
Soia: “il manzo” ricavato dalla lavorazione industriale della soia, si sbriciola e può essere usato per la preparazione di polpette, ragù, spezzatino, ecc..
Latte di soia: ricavato dalla cottura della soia macinata, dal sapore forte se preparato al naturale, in commercio si possono trovare prodotti aromatizzati e integrati con vitamine dal gusto molto più mite. E’ buon sostituto del latte vaccino come bevanda o per la preparazione di dolci, se preferiamo un gusto più delicato o più dolce in alternativa possiamo usare il latte di riso, decisamente più delicato, o il latte di mandorla, adatto alla preparazione di dolci.
Tofu: Fatto da latte di soia. Assorbe bene sapori, può essere granuloso o tessitura liscia. Il tofu è estremamente versatile, è una fonte eccellente di proteine, calcio, e le altre vitamine e minerali, si può trovare al naturale o preparato con spezie, mandorle, ecc..
Tempeh: Fatto da fagioli di soia fermentati. Ha un sapore più salato, più intenso che il tofu ed è più proteico. Il Tempeh è buono marinato, cotto ai ferri o rosolato in padella.
Burgers: hamburger vegetali a base di soia verdure e cereali ottimi da cucinare nella maniera classica o da utilizzare per la nostra fantasia culinaria

Il cambio di abitudini alimentari ridurrebbe il rischio di malattie cardiache, infarto, tumore ed altre affezioni degenerative, abbasserebbe il rischio di contrarre alcune malattie infettive, aiuterebbe a conservare i terreni agricoli, l’acqua ed altre fonti di produzione di cibo indispensabili per la sopravvivenza delle prossime generazioni, renderebbe i cereali che ora vengono utilizzati per nutrire gli animali “da carne” e “da latte” disponibili per chi nel mondo soffre la fame, aiuterebbe a conservare le foreste, i prati e altri ambienti naturali e diminuirebbe l’inquinamento delle acque causato da fertilizzanti e pesticidi, risparmierebbe a tanti animali innocenti (35 l’anno e 2700 a testa nel corso di una vita umana di lunghezza media) il destino di essere imprigionati ed ammassati in gabbie, privati di tutto, mutilati, manipolati, trasportati e infine macellati senza (o con insufficiente) considerazione per la loro capacità  di provare dolore e sofferenza.

Meatout – 20 marzo: giornata mondiale senza carne

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/ifmc0

3 Commenti

  1. angela brunetti ha scritto:

    ciao!sono vegetariana.mi sembra assurdo e paradossale che difendere la vita animale sia resa difficile dall’ignoranza da una parte e dalla speculazione dall’altra (per esempio dover pagare cifre vergognose per acquistare i prodotti alimentari vegetali, prodotti per l’igiene e di bellezza non sperimentati sugli animali, indumenti di materiale sintetico…
    ciao

    27 marzo, 2008
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Il criterio del consumo critico si basa anche su presupposti del genere. Consumare con finalità  politiche serve anche ad indirizzare il mercato verso un’ottica diversa di produzione che sia attenta ai diritti dei più deboli.
    In generale sarebbe molto meglio attenersi a principi di sobrietà  per cercare diprendere il più possibile le distanze dalla logica di mercato in cui siamo coinvolti. Ciò che a noi pare assurdo e paradossale, è per il marcato ovvio e logico.

    7 aprile, 2008
    Rispondi
  3. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    terraterra

    Meat out day, verso le proteine etiche
    Marinella Correggia

    In 50 stati americani e in decine di altre nazioni il 20 marzo ricorre, da oltre venti anni, il meatout day (giorno di fuoriuscita dalla carne) , grande campagna di educazione alimentare dal basso e interattiva. Una giornata di eventi, tavolini nelle strade, cene dimostrative, volantinaggi, pressioni sui media, colloqui con familiari, amici e vicini. Si chiede a tutti di non mangiare carne e pesce per quel giorno almeno e si divulgano le buone ragioni – etiche, ambientali, climatiche, salutari, economiche e perfino gustative – che inducono a passare al cibo del futuro, che dovrà  essere il più possibile vegetale e biolocalmente prodotto. Ma la transizione auspicata verso un modello proteico non è affatto iniziata. Si prevede che entro il 2050 il consumo mondiale di carne raddoppierà  e l’aumento sarà  quasi tutto nel Sud del mondo. Già  oggi siamo a oltre 280 milioni di tonnellate all’anno. Fra i cambiamenti necessari per un futuro vivibile, la rivoluzione delle abitudini alimentari è uno dei pochi immediatamente realizzabili a livello individuale: non richiede svolte politiche né la diffusione di tecnologie. E la sua portata sarebbe enorme: Albert Einstein dichiarò che «niente andrà  a beneficio della salute umana e accrescerà  le chance di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana». Certo, da allora le minacce ambientali si sono moltiplicate ed ecco perché l’indiano Rajendra Pachauri, coordinatore dell’Ipcc, il pool di scienziati Onu che si occupa di cambiamenti climatici, non suggerisce solo il cambiamento alimentare ma anche… di andare in bici, e in generale riorientare gli stili di vita verso la sobrietà . Sul lato dei consumi, l’impatto sanitario della dieta con forte componente animale sarà  al centro del meatout day negli Stati uniti. Sul lato dell’offerta, l’impatto della zootecnia intensiva (e per soddisfare simili consumi non può che essere intensiva) è ormai sottolineato in più sedi, anche se c’è chi sostiene che si potrà  riorganizzare la produzione senza ridurla, dunque senza una rivoluzione dei consumi. Terra: buona parte delle superfici agricole disponibili è destinata a coltivare i futuri mangimi per le stalle; intanto a fronte degli oltre 840 milioni di persone sottonutrite, la produzione di alimenti animali è inefficiente: nel passaggio dalle calorie e proteine vegetali molto si perde, fino al 90 per cento del totale (per ottenere 1.000 chilocalorie di carne occorrono 8 metri quadrati di terreno rispetto agli 0,26-0,80 per 1.000 calorie di cereali). Acqua: in tutto il ciclo produttivo zootecnico, dai campi per la mangimistica ai frigoriferi per la refrigerazione, ne occorre moltissima e molta se ne inquina; negli Stati uniti, secondo la governativa Epa (Agenzia per la protezione ambientale), circa i tre quarti delle acque sono inquinati da questo settore produttivo; in tempi di crisi idrica presente e futura, converrebbe orientarsi verso colture vegetali come quelle che secondi i centri di ricerca agricola internazionali (e il rapporto Slow Trade Sound Farming del Wupperthal Institute) sono le più adatte a fornire un minimo di sicurezza alimentare in condizioni climatiche difficili e con poca acqua: miglio, sorgo e orzo, arachidi, legumi nelle tante declinazioni locali. Fuoco e aria: il ciclo produttivo zootecnico richiede grandi quantità  di energia di origine fossile, il che si traduce in emissioni di anidride carbonica, gas climalterante, a cui si aggiungono le emissioni di metano delle deiezioni, e quelle del metabolismo nel caso dei bovini. A ciò va sommata la distruzione delle foreste (e relativa «liberazione» di carbonio) per l’espansione delle colture mangimistiche. Insomma per produrre un chilo di carne bovina le emissioni di gas serra possono essere equivalenti a 36 kg di anidride carbonica. Il meatout day, infine, sottolinea che il tempo è venuto per una svolta etica che non accetti più il trattamento inflitto alle «macchine da carne», stipate in lager, trasportate in tir piombati qua e là  per il mondo, verso i macelli.

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Marzo-2008/art68.html

    7 aprile, 2008
    Rispondi

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