L’Uccellino e la tempesta


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Questa fotografia, scattata nel febbraio del 2019, ha vinto il concorso fotografico del National Geographic nella categoria “Mondo animale”. Il fotografo David Francescangeli ha immortalato un piccolo Verdone che, nel giardino di casa sua, a Terni, resiste al vento che infuria. Un vento carico di neve, frutto di una perturbazione chiamata Burian, un nome che inquieta perché sinonimo di tempesta.
Non sappiamo nulla di questo Uccellino, neppure se è sopravvissuto non tanto al vento quanto alla difficoltà di trovare cibo. La giuria del NG ha così motivato il premio assegnato: “La foto trasmette l’estrema forza della natura e la lotta dell’uccellino per la sopravvivenza in condizioni limite. Contro vento con gli occhi semichiusi che sta lì piantato a terra per non farsi portare via. Chiunque di noi, di fronte alla natura, alla sua forza e alla sua bellezza, è un essere piccolo. Possiamo solo fare di tutto per rispettarla e non essere travolti».
Appunto. Chiunque di noi.
In effetti è molto facile identificarsi in questo piccolo Verdone, nel vedere, nella tempesta che lo travolge, le difficoltà (grandi o piccole che siano agli occhi degli altri) che ci investono costringendoci alla resistenza.

Il National Geographic ha inoltre precisato che questa immagine: “ispira tenerezza, ma al contempo sintetizza alla perfezione la grande resilienza che caratterizza gli animali, anche i più piccoli”. Niente di più vero. Nonostante l’identificazione spontanea che facciamo con questo piccolo Verdone però, non ci preoccupiamo minimamente del fatto che, contemporaneamente, mandiamo a morte miliardi di Animali. La resilienza degli Animali non è comunque solo quella contro gli agenti atmosferici, ma anche quella che, gioco forza, alcuni di loro sono costretti a mettere in atto quando li conduciamo al macello. Essi ci guardano terrorizzati, ma raramente muoiono di spavento. Resistono fino alla fine. Un tentativo che dovrebbe far scaturire in noi almeno una goccia di quella tenerezza che ci ispira questo Uccellino in cui così naturalmente ci identifichiamo. Un tentativo però destinato a fallire. Non c’è posto per la compassione, per la tenerezza e neppure per l’identificazione. Come tempesta, spazziamo via le loro vite senza neppure avere un motivo valido.

Francesco Cortonesi

Fonti:

www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/02/01/foto/concorso_2018_ecco_i_vincitori-4257135/4/

www.umbria24.it/attualita/forza-dignita-nella-foto-piu-bella-national-geographic-italia-scattata-terni

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/rc84c

2 Commenti

  1. Avatar Paola Re ha scritto:

    Se Leopardi fosse ancora vivo, scriverebbe una nuova versione del passero solitario.
    Per quanto sia emozionante questa fotografia, aspetto (poco fiduciosa) che a vincere il concorso del National Geographic sia un animale al mattatoio.

    25 Febbraio, 2019
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  2. Avatar Roberto Contestabile ha scritto:

    “Come tempesta, spazziamo via le loro vite senza neppure avere un motivo valido.”

    Niente di più vero, purtroppo. E giusta riflessione considerare un innocuo e fragile Uccellino come simbolo, o meglio rappresentazione, della forza e coraggio con cui gli Animali (tutti) affrontano le avversità della vita. Non lo sapremo mai, noi Umani presumibilmente evoluti, cosa ha in mente. Eppure quella piccola ma possente creatura ha tanto da dimostrare ed insegnare.
    Gli Animali affrontano con “caparbietà” tutte le crudeltà che gli infliggiamo (gratuitamente), forse perchè la loro innocenza li spinge ad andare avanti in ogni caso.
    Queste sono solo piccole supposizioni, riflessioni sterili senza un fine. L’unica cosa certa è che il dolore e la sofferenza la sentono eccome!

    Paola Re…ogni Animale sacrificato ha già vinto il più grande premio della stupidità Umana, non serve celebrarne un altro ma soprattutto non è utile al profitto opportunista. Ed è per questo che non sarà mai realtà di dominio pubblico.

    Mi piace, a malincuore, pensare che siamo lontano anni luce da provare sensibilità verso il più indifeso e fragile Animale. Fingiamo, noi tutti, di provare compassione e tenerezza. In fin dei conti siamo noi la specie suprema capace di ogni nefandezza. Inutile negarlo, inutile credere di essere salvi.
    Ed è per questo che li mangiamo, e li sfruttiamo, a nostro piacimento senza aver il minimo rimorso.
    Possiamo sì definirci “diversi”, perchè svegli e ravveduti, ma poco o nulla cambia rispetto al genocidio in atto.

    26 Febbraio, 2019
    Rispondi

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