L’ostentazione dell’osceno: in memoria di Marius


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Marius era il nome di un cucciolo di Giraffa di diciotto mesi nato in lager per Animali che viene chiamato zoo a Copenaghen. Marius è stato un Animale particolarmente sfortunato: perché nato in un carcere, e perché considerato “in eccesso” da chi gestiva il carcere, e quindi neppure degno di vivere una vita – seppur triste e indegna – da ergastolano.
Per tale motivo Marius è stato ucciso da un chiodo sparatogli in testa all’aperto e davanti  a un gruppo di cuccioli di Umano, di pochi anni più vecchi di lui. Una volta ucciso è stato fatto a pezzi, sempre sotto gli occhi di bambini in età scolare, e poi dato in pasto a dei Leoni.
Le proteste prima della sua esecuzione sono state numerose e vibranti, ma inutili visto l’epilogo. Inutili anche le numerose offerte di adozione da parte di strutture adeguate: il direttore del carcere per Animali non ha voluto sentire ragioni, Marius era semplicemente superfluo, ma poteva ancora divenire un ottimo spettacolo con la sua morte, e così è stato. Lo strazio di Marius non è un’eccezione per una struttura come uno zoo: quello di Copenaghen ne uccide venti o trenta l’anno; è la norma, la prassi, nulla di eccezionale. Di vittime della violenza umana come Marius, inoltre, ce ne sono miliardi ogni anni in tutto il mondo.
Lo stesso direttore dello zoo si è detto meravigliato per il clamore suscitato dall’assassinio di Marius: per quale motivo scandalizzarsi? Il cuccioloavrebbe potuto imbastardire la linea di sangue delle altre Giraffe dello zoo, non vorremmo mica perdere questo patrimonio genetico?
Ma dalla tragedia personale del piccolo Marius è possibile comprendere qualcosa delle nostre allucinanti azioni quotidiane? Forse si. Per esempio possiamo facilmente comprendere che:

E’ facile ammazzare
Un folto gruppo di bambini ha potuto assistere all’esecuzione di Marius, un cucciolo che non si sarà nemmeno reso conto di cosa stava accadendo, e non avrà opposto alcuna resistenza. In questo modo i macellai della zoo hanno potuto dimostrare quanto sia semplice, freddo e immediato togliere la vita a un essere senziente: uno rumore sordo, un chiodo che esce da uno strumento appositamente costruito e che penetra nel cervello di un Animale, per poi tornare al proprio posto, pronto a essere usato altre mille volte. I piccoli Umani avranno potuto comprendere quanto sia forte e potente la specie animale a cui appartengono, e come sia un diritto decidere della vita e della morte degli altri. E’ molto probabile che questa lezione rimarrà impressa nelle loro menti a futura memoria: un giorno potranno insegnarlo ai loro figli.

Gli Animali si gestiscono
Marius non era un individuo, era un prodotto indesiderato di una catena di controllo e di dominio, forse un errore, in ogni caso un surplus da far fruttare in qualche modo. Non servono emozioni, non servono empatia e compassione, ma solo lucida logica scientifica – diciamo anche una solida concezione eugenetica della vita, in questo caso – e tutto si risolve in modo rapido e indolore.
Forse molti Animali che sono rinchiusi da anni nel carcere di Copenaghen avrebbero addirittura voluto essere al suo posto.
In quanto prodotto Marius è divenuto oggetto nelle mani del suo macellaio, che non ha esitato a smembrarlo con perizia per far vedere ai piccoli spettatori come sono fatte queste strane macchine viventi da dentro: la pelle maculata pareva un tappeto sintetico avvolto attorno al suo povero corpo, sbucciato come un’arancia.

L’Umano è il re della foresta
I piccoli futuri amministratori della società umana hanno potuto capire che siamo e rimaniamo al vertice di una piramide che abbiamo ideato e realizzato a spese degli altri esseri viventi: non siamo parte della Natura (giammai!) ma al di sopra di essa: Marius diviene cibo per Leoni, ex re della foresta detronizzati e schiavizzati da chi è indubbiamente più forte di loro. Nato sul cemento di una prigione del nord Europa, e vissuto pochi mesi senza aver mai visto la savana, diviene pasto per chi probabilmente ha trascorso nelle sue stesse condizioni anni, e che – per volontà dell’Umano-padrone – può finalmente assaggiare un pezzo d’Africa cibandosi di un compagno di prigionia.

Molte persone giustamente si sono scandalizzate, hanno protestato la loro rabbia, hanno pianto la morte di Marius. Ma piangendo per lui non lo si è fatto “solo” per una vittima sacrificale immolata sull’altare dell’antropocentrismo, ma anche per la perdita nostra vera umanità, che dovrebbe essere animalità, ma che è sempre più sfigurata per assomigliare a bramosia di potere e volontà di dominio.  Marius è un altro pezzo di ciò che di bello c’è in noi che se ne va, lasciandoci più ostentatamente osceni e soli.

Adriano Fragano

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/tchBr

9 Commenti

  1. cristina ambrosiano ha scritto:

    Quando stupriamo una donna,quando oltrepassiamo con lo sguardo un uomo che ci tende la mano,quando avveleniamo un fiume,quando insegnamo ad un bambino l’arte della guerra manipolando la sua coscienza,quando conficchiamo nella schiena di un delfino, issato a bordo di una nave,un’asta di ferro perchè muoia dissanguato e, ancora agonizzante, lo decapitiamo,quando picchiamo un vecchio indifeso e lo beffeggiamo,quando soltanto uno o tanti altri mille di questi atti avvengono,allora noi sprofondiamo nell’abisso del nostro egoismo,dell’ignoranza, della barbarie,dell’oscurantismo,della mostruosità. Allora abbiamo perso tutto:la nostra dignità,la nostra coscienza,la nostra umanità,il nostro volto,la nostra anima.Perchè abbiamo perso il senso del rispetto per la vita,della tutela del più debole,dell’amore per tutto e tutti.Dinanzi a questo-come ho scritto in un altro mio commento all’assassinio del cucciolo avvenuto a Copenaghen- Marius è soltanto l’ennesimo esempio di una società malata in cui gli uomini corrono inconsapovoli verso la rovina,la scelleratezza collettiva,la morte delle coscienze,il suicidio degli ideali più belli e nobili che dovrebbero essere innati nei nostri cuori.E questi ultimi vengono immolati sull’altare dell’ottusità, del Dio danaro,del potere,del prestigio personale,della fama(e se poi la notorietà si rivela effimera poco importa).Fra Marius e un albero abbattuto,fra Marius e uno schiavo nero incatenato ai tempi della Tratta,fra Marius e un toro ferito a morte e sacrificato sull’ara dell’ignoranza durante una corrida,fra Marius e -per coloro che hanno un Dio- il Cristo crocefisso,io non vedo alcuna differenza.Marius resta tristemente il simbolo della nostra un’innocenza perduta, della mansuetudine offesa,della vita violata.E noi dinanzi a lui (e a quanti inermi come lui sono stati mortificati,feriti nel corpo e nell’anima,straziati nella loro dignità),mentre crediamo di essere i vincenti restiamo vinti,mentre ci illudiamo di controllare gli altri e l’universo rimaniamo a galleggiare in una disperata solitudine,nella povertà dei nostri cuori nella quale,forse, un giorno annegheremo.

    11 febbraio, 2014
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  2. Cristina Romieri ha scritto:

    Amaramente condivido.

    11 febbraio, 2014
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  3. massimo ha scritto:

    cosa ne penso ? che sono delle grandissime teste di cazzo perchè potevano mandarlo da qualche altra parte e fargli vivere la vita solo che quando ai a che fare con certa gente che è venuta al mondo solo perchè c’era posto è tutto inutile

    11 febbraio, 2014
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  4. Eleonora ha scritto:

    Cristina ambrosiano trovo che il tuo commento riassuma in pieno il sentimento che si dovrebbe provare davanti a queste vicende, con un linguaggio così soave da sembrare una poesia, mi permetto di copiarlo come citazione in uno status sul mio profilo Facebook perché in molti leggano le tue parole.

    11 febbraio, 2014
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  5. Isemen ha scritto:

    Provo nausea. provo ondate di nausea come una febbre. Vorrei vomitare tutto il disgusto che provo per questa umanita’. Non riesco a non odiare questo mondo e questo odio e’ un coltello a due lame, una puntata verso gli altri e una piantata nel mio stomaco.

    12 febbraio, 2014
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  6. Paola Re ha scritto:

    Quando una vicenda del genere diventa notizia di richiamo per i mezzi di informazione, è difficile scrivere qualcosa che non sia ancora stato scritto. Marius ha avuto a che fare con l’essere più crudele e feroce di tutto il creato: l’uomo. Oggi si parla di Marius ma leggendo innumerevoli notizie meno note, ci si addentra in un vero e proprio ginepraio dell’orrore da cui non si esce. Molti si sono comprensibilmente turbati per quelle immagini di “smontaggio” del povero animale ma è giusto ricordare che quella sorte accade quotidianamente, incessantemente, seguendo l’inquietante “disciplina del silenzio”, con gli animali “da laboratorio” per “studi scientifici” in nome di quella falsa scienza che è la vivisezione/sperimentazione animale e con gli animali “da macello” che vengono destinati come “pasto” non ai leoni ma agli umani. Tutto ciò avviene lontano dalle telecamere e di quei disgraziati animali non si vuole sapere nulla. E’ bene ricordare a chi si è turbato ma mangia gli animali che ogni volta che si mangia un animale, il percorso che l’animale fa per passare da CHI (un essere senziente) a CHE COSA (una pietanza) è quello che ha fatto Marius, anzi, spesso molto più doloroso perché l’allevamento è la morte che si sconta vivendo e il macello è l’inferno sulla terra.
    Credo che questa vicenda abbia avuto un’eco doverosa e che qualcosa succederà ai vertici di quello zoo ma il punto è un altro. La commozione per la vita di un cucciolo di giraffa è abbastanza prevedibile e credo che questa vicenda abbia toccato il cuore di molte persone, anche quelle non particolarmente coinvolte dalla questione animale, ma dovrebbe servire ad andare più in profondità e vedere la sofferenza animale tutta. Marius è un simbolo e come tutti i simboli ha catalizzato l’attenzione di tutti noi: un simbolo suscita empatia, partecipazione ma spesso accade che dopo il suo momento di gloria, in questo caso crudele gloria, cada nel dimenticatoio. Bisogna partire da questo genere di vicende per protestare contro l’esistenza di tutte le prigioni in cui sono rinchiusi gli animali: stabulari, circhi, zoo, acquari, delfinari, allevamenti, macelli perché questi sono luoghi in cui gli animali vengono letteralmente fabbricati e schiavizzati per il nostro uso e consumo. Marius non sarebbe morto in quel modo se non fosse stato schiavo dell’umano che, dopo averlo schiavizzato, lo ha ucciso e sfruttato fino all’ultima goccia (di sangue) come mezzo di spettacolarizzazione del dolore.
    E a proposito di spettacolarizzazione, quanto ai bambini presenti alla macellazione e allo smembramento dell’animale, rimando alle parole di psicologi e pedagogisti che sono più competenti di me. Nei macelli è vietato l’ingresso ai bambini ma nei cortili di campagna no e proprio lì da bambina ho visto parecchie macellazioni di animali “da affettare”, che per me erano “da affezione”. Perciò spero che quel macabro spettacolo sia per quei bambini ciò che è stato per me: l’acquisizione della consapevolezza che la visione antropocentrica del mondo è un fallimento per il regno animale e vegetale nel loro insieme.
    Bisogna intraprendere una nuova strada decidendo di non frequentare più spettacoli e strutture che tengono in schiavitù gli animali, di non mangiarli, di non indossarli, di fare una battaglia culturale contro la scienza e le associazioni che spacciano per utili i risultati di atroci esperimenti sugli animali. Ci sono voluti sforzi enormi per abolire schiavitù e razzismo, ritenuti legali per secoli. Credo che ora sia possibile pensare a un mondo senza sfruttamento animale e specismo: certamente gran parte di noi non è ancora preparata a questo cammino ma se non si parte, non si arriva.

    13 febbraio, 2014
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  7. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Paola,
    Grazie per il tuo commento come sempre puntuale ed efficace.
    Il problema dell’esposizione dei bambini al olore e alla violenza è enorme, e in definitiva, è il motivo per cui la nostra società è quella che è. Ci abituiamo sin da piccoli (tutte/i o quasi) a tollerare soglie di dolore, disperazione e violenza sempre più alte, fino a divenire insensibili, fino a non provare nulla se non un distacco asettico da ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi.
    I maggiori colpevoli in questa triste vicenda del povero Marius sono i genitori di quei piccoli mandati ad assistere all’assassinio e al macello di un innocente.

    14 febbraio, 2014
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  8. Franca ha scritto:

    Condivido in pieno il commento di Isemen. Sono anch’io molto disgustata dalla specie umana. Siamo gli esseri più inutili, distruttivi e nocivi, con in premio l’arroganza di chi pretende avere il dominio sugli esseri detti inferiori, come lo riassume perfettamente questa citazione dello scrittore Milan Kundera: “Non esiste nessuna certezza che dio abbia affidato all’uomo il dominio sulle altre creature; è invece più probabile che l’uomo si sia inventato dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo.” Senza parlare di quello che l’uomo è capace di far subire ai suoi simili.

    22 febbraio, 2014
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  9. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Franca,

    Tutti d’accordo sulla frase di Kundera, ma a cosa serve esprimere solo disgusto? Non siamo anche noi che scriviamo in questo sito degli Umani? Eppure la pensiamo in modo diametralmente opposto di chi macella una Giraffa perché non ha posto in un lager. L’antispecismo ha una visione prospettica enorme, mira a un futuro diverso, totalmente diverso per cui si deve lottare continuamente e duramente: se noi per primi non vediamo alcun futuro, a cosa servono tutte queste parole?

    24 febbraio, 2014
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