Lo spettacolo della morte


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viso-maiale.jpgDa più parti sul web si segnalano delle fotografie scattate in un macello italiano.
Le proponiamo mediante il link di seguito: link.
Le immagini crudeli ed estreme non sono certo una novità  per chi si occupa di Animali e della strage quotidiana che gli Umani ne fanno. Colpisce però l’intento “artistico” la ricerca della posa, del momento degli scatti proposti. Come per cogliere la spettacolarità  del gesto estremo, come per indagarne l’estetica (ammesso e non concesso che ve ne sia una), senza alcuna volontà  di denuncia, ma con un piglio asettico e distaccato di chi coglie dalla tragedia ciò che vuole senza nemmeno una condanna morale.

Le foto proposte richiamano alla mente un vecchio lavoro del fotografo Mario Giacomelli (www.mariogiacomelli.it/53_mattatoio.html) che a proposito di una sua visita ad un macello ebbe a dire:

“Serie iniziata e finita in pochi minuti per il grido spaventato, pauroso dei poveri impotenti animali che mi hanno straziato l’anima e mi hanno portato a scappare da quel posto maledetto.

“Al mattatoio volevo capire da vicino come avveniva l’uccisione delle bestie, perchè il solo pensarci mi metteva tristezza. Al maiale io sapevo che tagliavano la gola, ho visto invece che lo colpiscono alla tempia, in fronte, qui, con una rivoltella e allora stramazzavano al suolo; gli tiravano su le gambe con un colpo e poi… tan! Ma non è questo che mi ha messo paura.
Da sopra buttavano giù i maiali, si vede nelle fotografie; dal camioncino che avevano scivolavano giù, così. Li vedevo da dove stavo a fotografare. I maiali, poverini, si mettevano, se questo è il muro, con la testa a ventaglio , così: qui c’era la testa di uno, qui la testa di un altro, come un ventaglio… E gridavano, con una tale forza! Questo fatto mi ha messo un tale male dentro l’anima che ho preso e sono fuggito subito, di corsa.
Mi sembrava che capissero proprio. Capiscono: un uomo con un bastone e una grossa corda non riusciva a tenere ferma una mucca che stavano portando dentro per ucciderla; per fortuna era legata con la corda, perchè se no sarebbe fuggita! Mica ce la facevano a tenerla! Solo dopo è riuscito a darle una legata; c’erano dei pali di ferro, l’ha legata lì. Non ci riusciva perchè lo senti che loro sanno che le uccidono. Gridano proprio, non vogliono. Quello dei maiali era proprio un grido… Sai quando i bambini piccoli tutto ad un tratto si mettono a piangere? Mi ha fatto così male il cuore che ho preso e ho detto: basta, vado via, non voglio saperne più niente.
Potevo ritornare, conoscevo chi ci lavorava, avevo il permesso, ma non sono tornato più, non ne ho più avuto il coraggio.”

(dalla lunga conversazione di Mario Giacomelli con Simona Guerra)

A noi non resta che aggiungere che il fotografo è potuto fuggire da quel posto maledetto, non altrettanto si può dire di chi invece in quel posto è stato ammazzato, e nel mentre privato da una lente fotografica di quel poco di dignità  che ancora aveva.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/phjmz

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