Lo sfruttamento degli Animali non è come l’Olocausto?


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to animals all people are nazis1 - Lo sfruttamento degli Animali non è come l'Olocausto?

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso che la PETA Germania non può esporre le sue pubblicità in cui la strage degli Animali è paragonata all’Olocausto degli ebrei.
La sentenza della Corte pone fine a una diatriba che si trascinava da anni.

All’indirizzo web di seguito un articolo esplicativo sulla vicenda: www.giornalettismo.com/archives/591975/lo-sfruttamento-degli-animali-non-e-paragonabile-allolocausto/

Per quanto ci riguarda riteniamo che non sia scandaloso il paragone, e che nonostante le finalità diverse che contraddistinguono la strage degli Animali e l’annientamento degli ebrei, le due tragedia siano assolutamente collegate.  Il nazismo con la “soluzione finale” (il termine Olocausto potrebbe tranquillamente essere considerato etimologicamente  improprio perché indica l’atto di espiativo di immolare un essere vivente mediante un rogo a una divinità, mentre gli ebrei venivano bruciati per far scomparire i loro corpi) intendeva sterminare fisicamente e culturalmente il popolo ebreo, nel mentre tentava di ricavarne ogni tipo di utilità sfruttando i prigionieri. La strage degli Animali invece avviene non per annientarli, ma per tutti i possibili trarne vantaggi. Le due tragedie però sono legate a doppio filo. A chi la pensa diversamente suggeriamo la lettura del libro “Un’eterna Treblinka. il massacro degli animali e l’olocausto” di Charles Patterson, storico americano, docente alla Columbia University di New York e alla International School for Holocaust Studies di Gerusalemme, in cui si spiega con dovizia di particolari e con ampia documentazione che i metodi usati nei lager nazisti derivavano da metodi ideati e utilizzati nei lager di Animali, e che addirittura molti responsabili di lager nazisti erano allevatori di Animali, o avevano esperienza in zootecnia.
Se quindi i due fenomeni possono parere distanti (a prescindere dall’indubbio antropocentrismo di chi si scandalizza per questo paragone), sono nella realtà uniti se non consequenziali.
La numerazione dei prigionieri ebrei ad esempio, la loro spersonalizzazione, la disumanizzazione mediante la perdita dell’identità, del nome, della storia personale, è un tipico metodo applicato nell’allevamento degli Animali: paragonare la tragedia animale all’Olocausto non è quindi una mancanza di rispetto nei confronti degli ebrei morti nei campi di concentramento, ma il tentativo di un’analisi più ampia del perché e delle origini di questa assoluta violenza di cui l’Umano è stato capace nei confronti dei propri simili, e di cui è ancora capace nei confronti di altre specie animali.
Inoltre lo stesso Patterson in un’intervista afferma:

Steven Simmons descrisse l’atteggiamento dietro lo sfruttamento degli animali come segue: “Gli animali sono vittime innocenti della visione del mondo che asserisce che alcune vite sono più importanti di altre, che i potenti hanno il diritto di sfruttare i deboli e che il deboli deve essere sacrificato per un bene più grande”.”

E’ questo il secondo punto focale che unisce Umani e Animali in un’immensa strage: la strage degli Animali innocenti ma considerati inferiori per trarne un vantaggio, la strage degli ebrei innocenti ma considerati inferiori e dannosi alla purezza della presunta razza ariana.

Tutto ciò a prescindere dagli intenti della PETA che nella sua campagna pubblicitaria ha fatto perno sulla frase «Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali» attribuita ad Theodor Adorno ma non effettivamente documentata. A noi basta pensare che altri autori hanno voluto fare tali collegamenti, come Isaac Bashevis Singer, ebreo e premio Nobel per la letteratura nel 1978 che nel racconto L’uomo che scriveva lettere afferma:

Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno.

O anche come  un altro premio Nobel, lo scrittore sudafricano John M. Coetzee che  nel libroVita degli animali fa dire alla protagonista parlando sulla crudentà umana nei confronti degli Animali che oramai «siamo circondati da un’impresa di degradazione, crudeltà e sterminio che può rivaleggiare con ciò di cui è stato capace il Terzo Reich».

Per i motivi di cui sopra ci rammarichiamo molto della decisione presa dalla Corte Europea per i diritti dell’Uomo, e crediamo che con tale decisione abbia compiuto un errore e una ulteriore grave ingiustizia.

Per chi volesse approfondire consigliamo di leggere:
www.veganzetta.org/?p=1252
www.manifestoantispecista.org/web/lanalogia-oscena-olocausto-e-animali-isaac-singer-e-primo-levi/

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/cYXgw

3 Commenti

  1. Luca Torsello ha scritto:

    Dopo anni di lontananza, sono tornato a Formentera.
    Ho subito controllato se esisteva ancora un mucchietto di sassi che ricordavo aver messo sul corpo di un gattino di un paio di mesi, appena ucciso da un’auto in una stradina secondaria.
    Non avevo voluto che quel piccolo corpo venisse straziato ancor più da altre macchine, coperto di polvere, incrostato dal sale e gonfiato dal caldo, così lo misi all’ombra d’un cespuglio spinoso e lo seppellii con quelle piccole rocce.
    Misi accanto a lui anche una piuma, perché potesse giocare nel viaggio verso il suo paradiso.
    Probabilmente sua madre, una gatta randagia, mi osservava.
    Dopo tanti anni, la piccola tomba era ancora lì, ignorata da tutti, un simbolo senza valore sopra un corpo ritenuto senza valore.
    Appena ho toccato quei sassi ho percepito un fortissimo flash nella mente: tutti facciamo parte d’un “Tutto” destinato a risorgere alla fine dei tempi.
    Persino un filo d’erba, oltre ad avere diritto alla vita come noi, quel filo secco, come il gattino, aspettano di risorgere.
    E ci verrà chiesto conto di come li abbiamo trattati in questa vita….
    I pesci non urlano quando li peschi, le piante non scappano se le bruci, le terra non piange quando l’avveleni, persino i semi dei campi sentono qualcosa quando li schiacciamo. Sono vivi!
    Da sempre ci comportiamo in modo assurdo e spero l’uomo cambi.
    Ma l’uomo non cambia, mentre il mondo lo fa.

    5 luglio, 2017
    Rispondi
  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Caro Luca,
    Grazie per questa tua emozionate testimonianza. Il gesto che hai compiuto nei confronti del povero corpo di quel gattino è stato bellissimo e nobile.
    Spesso sono proprio le strade che percorriamo quotidianamente con molti mezzi diversi a ricordarci lo specismo che ci contraddistingue e la nostra lontananza dagli altri viventi e dalla nostra vera umanità. Per tale motivo il tuo gesto assume ancor più una valenza rilevante: tutte/i dovremmo comportarci così nei confronti degli altri.
    Di sicuro tutte/i facciamo parte di un “tutto” che non vediamo e non capiamo, ciò a prescindere dal fatto che si risorgerà secondo alcuni o si sparirà secondo altri. Se ci piace pensare a una vita ultraterrena perché ciò ci consola facciamolo pure, non è questo su cui dovremmo concentrarci, ma sul nostro comportamento che non è vagliato da nessuno se non dalla nostra coscienza che in tutta evidenza ora dorme. Quel gattino di sicuro si aspettava di vivere e basta, ciò non è stato. Noi forse ci aspettiamo di risorgere perché abbiamo paura di morire e forse di vivere come dovremmo, intanto però rendiamo un inferno la vita degli altri. Ciò ovviamente lo fa anche chi tra di noi non si aspetta affatto di risorgere.
    Nella tua visione concepisci il fatto che un giorno ci verrà chiesto conto del nostro comportamento, molto più semplicemente è possibile dire laicamente che la Natura sta già provvedendo a formulare la sua condanna nei nostri confronti, a causa di ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo al Pianeta, agli altri viventi e a noi stessi.

    5 luglio, 2017
    Rispondi
  3. Luca Torsello ha scritto:

    Sono sicuro che non siamo gli unici esseri viventi con emozioni, speranze… ma qui si va oltre i sentimenti, anche altri hanno sogni come i nostri, presagi fausti e non…magari, da adulti, una vita spirituale come ormai pochi uomini nutrono.
    Perché privare un insetto, durante il suo riposo, della possibilità consapevole di ringraziare “la Natura o il Tutto” che gli dà cibo e riparo, accoppiamento e discendenti?
    Magari lo fa rivolgendo le sue antenne al sole, conscio della brevità della sua vita, quindi della necessità di non sprecarla, come tutti noi invece facciamo in modo sciocco, male educati fin da piccoli, in occidente.
    Ringraziandovi dell’ascolto che mi avete dato, vi regalo poche righe che ho scritto in uno dei miei libri (che nessuno legge).
    In fin dei conti, i rettili sono animali rispettosissimi dell’ecosistema ed ingiustamente, da sempre perseguitati.

    Hai paura?
    Come potresti non averla?
    Sei ormai privo
    degli istinti principali
    da millenni
    di oscura
    ed impropria evoluzione.
    Dovresti retrocedere in sogno,
    homo sapiens,
    e tornare a vivere
    da quel formidabile rettile
    che eri in origine.
    Un rettile vive e muore
    sempre combattendo
    con ogni forza.
    Quando c’è ben altro da fare
    che riflettere sulle proprie paure
    e piangersi addosso.

    Luca

    12 luglio, 2017
    Rispondi

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