Linguaggio e definizioni


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Nota introduttiva:

Il testo che è possibile leggere di seguito intende essere una prima introduzione al progetto che stiamo tentando di portare avanti tramite la Veganzetta di reinterpretazione del linguaggio corrente. Tale attività  avrà  una ricaduta anche sugli articoli pubblicati su questo sito, e gradualmente introdurrà  interventi sempre più radicali a livello linguistico.
Ciò che noi per esempio siamo abituati a chiamare allevamento intensivo, non è altro (dal punto di vista degli Animali) che un campo di concentramento, e noi vogliamo chiamarlo per ciò che è in realtà. PRECISAZIONI SU ALCUNI TERMINI UTILIZZATI:

Animale/i”: si utilizza tale sostantivo per facilitare la leggibilità del testo. Il termine “Animali” in realtà è da intendersi sostitutivo di “Animali non Umani”, o “altri Animali”, o “non Umani”, in sintesi tutte le specie animali diverse da quella umana. Si riconosce a tale termine una valenza assolutamente positiva dell’animalità, e si utilizza l’iniziale maiuscola per sottolineare la dignità pari a quella umana di ogni Animale diverso dall’Umano.

Cane, Maiale, ecc”: si utilizzano tali sostantivi con l’iniziale maiuscola per conferire pari dignità tra le diverse specie animali.

Umano/i”: non s’intende utilizzare il sostantivo maschile “uomo”, in quanto termine carico di significati filosofici e culturali che volutamente pongono l’Umano al di sopra degli altri Animali, e che hanno un preciso riferimento a una visione patriarcale e maschilista della società umana.

DEFINIZIONI FONDAMENTALI

Definizione di veganismo:
Il termine vegan, contrazione del vocabolo veg(etari)an che a sua volta viene fatto derivare dal latino vegetus (vivo), fu coniato in Inghilterra da Donald Watson che, insieme a un gruppo di persone vegan, fondò la Vegan Society a Londra nel 1944. Il termine sta a indicare coloro che cercano di escludere dalla loro vita tutte le forme di sfruttamento e crudeltà sugli Animali. In altre parole, chi è vegan non solo non mangia né carne né pesce, ma neppure latticini, uova e miele; non indossa capi in pelle, lana, seta o pelliccia; non compra o vende Animali, non partecipa ad attività che contribuiscono a sfruttare gli Animali, respinge tutte le pratiche umane che prevedono sfruttamento, tortura, prigionia e/o uccisione di Animali quali zoo, circhi, vivisezione, caccia, pesca, feste e corse con Animali, etc.

Definizione di Antispecismo:
L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del corpo di un essere senziente di un’altra specie. Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici, che non causino sofferenze evitabili alle specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità) che:

1) le capacità di sentire (di provare piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, d’intrattenere rapporti sociali, siano prerogative di tutti gli Animali caratterizzandoli come esseri senzienti con propri interessi da perseguire che devono essere rispettati (in base a questi criteri l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia sensiocentrica e painista);

2) l’esistenza di tali capacità negli Animali comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire persone non umane, o conferendo loro uno status equivalente, qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile, opportuno o condivisibile (in base a ciò l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia individualista);

3) da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e un conseguente cambiamento della società umana per il raggiungimento della liberazione animale (fondamentali per tale trasformazione sono il senso di giustizia, di uguaglianza, il rispetto dell’alterità, la nonviolenza, l’empatia e la compassione).

Fonte: Adriano Fragano, Proposte per un Manifesto antispecista. Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera, NFC Edizioni 2015

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/zvhnl

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