Libri: Donne, ambiente e animali non-umani


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DONNE, AMBIENTE E ANIMALI NON-UMANI
Riflessioni bioetiche al femminile

A cura di Carla Faralli, Matteo Andreozzi e Adele Tiengo
Postfazione di Carol J. Adams

Saggi di: C.J. Adams – M. Andreozzi – G. Gaard – M. Kheel – C. Merchant – P.D. Murphy – V. Plumwood – D. Slicer – K.J. Warren

ISBN 978-88-7916-696-6 – pp. 250
€ 29,00

Il testo integrale è disponibile gratuitamente online in formato pdf al seguente indirizzo web: www.ledonline.it/index.php/Relations/pages/view/irene-3-donne-ambiente

Nonostante il termine ‘ecofemminismo’ (dal francese écoféminisme) sia stato coniato solo nel 1974 da Françoise d’Eaubonne, il movimento ecofemminista si propone sin dagli anni ‘60 del secolo scorso di indagare le connessioni esistenti tra il sessismo e altre due forti espressioni del dominio umano: l’abuso delle risorse naturali e la discriminazione degli animali non-umani. I tre fenomeni sono per certi versi visti come così interconnessi (concettualmente, storicamente, socialmente e politicamente), da non potere essere né adeguatamente compresi se non congiuntamente, né affrontati se non in un unico blocco. Ciò che l’ecofemminismo sottolinea è che, in un mondo caratterizzato dalla supremazia maschile, donne, ambiente e animali non-umani appartengono a categorie profondamente affini, considerate infatti per secoli come ‘proprietà animate’ o ‘beni mobili’ del tutto analoghi. Per affrontare la questione ambientale e quella animale non è dunque sufficiente riposizionare la vita umana in termini naturali e la natura in termini etici. Ciò che occorre è smascherare le premesse stesse dell’oppressione e, una volta superata ogni forma di dualismo gerarchizzante, promuovere una visione relazionale della realtà capace di supportare, anche tramite espedienti tipici della narrativa, un’etica simpatetica da affiancare a quella più tradizionale. È essenzialmente con questo obiettivo che l’etica ecofemminista si mette in dialogo con quella ambientale: portare a compimento l’esigenza, sorta verso la fine del secolo scorso, di elaborare una morale intergenerazionale e interspecifica che non si limiti a gloriarsi del fatto di apparire, seppure utopica, logicamente supportabile, ma che sia effettivamente praticabile, e quindi anche tutt’altro che irraggiungibile.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/j2XBj

5 Commenti

  1. doom ha scritto:

    E’ sempre interessante un punto di vista femminile. Purtroppo ne hanno passate tante anche loro

    25 settembre, 2014
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Il ruolo femminile per la liberazione animale è fondamentale, si spera che anche il femminismo classico se ne renda conto.

    25 settembre, 2014
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  3. Zambó Dóra ha scritto:

    La maggioranza dei “combattenti” nel movimento animalista appartiene al gentile sesso. Si attivano con più entusiasmo, perché nel non lontano passato il medesimo le era stato negato? O sono portatrici più capaci di immedesimazione, antipodi della sempre crescente apatia mondiale?

    26 settembre, 2014
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  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Dóra,

    Di sicuro l’elemento fondamentale dell’animalismo e anche dell’antispecismo è la donna che riesce a provare maggiore empatia e compassione per chi è più debole e e soffre.
    I motivi possono essere molti: perché la donna è sempre stata discriminata in una società umana verticale e maschilista e quindi comprende meglio chi viene discriminato e sfruttato, perché è più vicina alla nostra parte animale e naturale – che noi tentiamo in tutti i modi di allontanare – e quindi sente, percepisce e comprende il dolore e la sofferenza altrui, molto meglio degli uomini che da sempre sono educati – o meglio diseducati – al distacco, all’esercizio del dominio, alla violenza e quindi più lontani dalla nostra vera natura animale.
    O semplicemente perché il femminino umano è più recettivo e connesso con la naturalità del mascolino.

    27 settembre, 2014
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  5. Roberto Contestabile ha scritto:

    Concordo con questa frase: “perché la donna è sempre stata discriminata in una società umana verticale e maschilista e quindi comprende meglio chi viene discriminato e sfruttato, perché è più vicina alla nostra parte animale e naturale – che noi tentiamo in tutti i modi di allontanare…”

    Giustissimo, anche se io credo che la “forza” con cui le donne lottano sui diritti civili sia dettata da una certa “sensibilità” innata prettamente femminile che la maggior parte delle donne ha ma non tutte, come molti uomini hanno ma non vogliono (preconcetti machisti) o non riescono (insicurezze, paure dettate da una educazione deviata al paternalimo) a tirar fuori dal loro animo più profondo.

    Sensibilità nel percepire la vita come sentimento puro e primordiale…credo sia la soluzione di tutti i nostri problemi.

    27 settembre, 2014
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