Lettera a una madre in fuga


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daniza - Lettera a una madre in fuga

In relazione alla vicenda dell’Orsa Daniza, si pubblica la lettera inviata a Veganzetta.

Appare quasi ridicolo che questa lettera scritta da un umano qualsiasi, di come ce ne sono molti, troppi, sia indirizzata a te, giovane madre, giovane ardita, dal momento che mai la leggerai e mai saprai della sua esistenza. In effetti, le parole che scrivo non saranno lette che da altri umani, gentili e mostruose creature, e ciò mi porta a immaginarti nelle foreste a te care, disseminate ora di trappole e pensieri sui quali oscilla la vittoria di una vita che non vuole altro che proseguire un viaggio iniziato 18 anni fa; un viaggio che viene oggi accompagnato dalla leggiadria innocenza e dalla fortunata esistenza dei tuoi figli. Se sapessi, Daniza, se sapessi quanti sospiri sono stati smorzati nel pensarti, e quanti cuori sono immobili dinanzi all’attesa di saperti salva! Ma tu questo non lo sai, e come potresti mai saperlo? Nella tua fuga, nella tua preoccupazione per la sorte dei tuoi cari, non immagini cosa succede fuori dai tuoi boschi, in luoghi e cuori così vicini alle montagne, ma così lontani da ciò che la montagna è realmente. Tu e le altre creature delle foreste, chi mai saprà la pessima reputazione che avrete di noi, ci conoscete come pericoli, come minacce, come mostri; quanta ragione avete, ma come vorrei potervi dire che gli umani non sono tutti figli della maledizione. Non mi credereste, e io non potrei biasimarvi. Eccomi dunque a scrivere una lettera che non potrai leggere, a pregarti in ginocchio di perdonare la nostra arroganza, io stesso ipocrita nel farlo! Non mi sentirei in diritto di chiederti una simile concessione, se non ci fosse almeno uno della nostra specie a chiedere a gran voce la tua liberazione. Si, perché tu non sei libera. Da quando serve una catena per fare un prigioniero? Oh, Daniza, c’è una guerra fuori dai tuoi boschi, e tu ne sei l’inconsapevole causa, ma quanto ancora combatterei se non cambiasse il motivo della sua nascita… una madre che difende i suoi figli. Com’è nobile tutto ciò; che ardire, che fierezza! Eppure, pensa! Al mondo esiste anche chi considera il tuo gesto un atto di intollerabile aggressione, una colpa, un qualcosa per cui devi essere punita. Riderei, se il succedersi degli eventi non fosse così tragico.
Da un’altezza imprecisata, seduti sul nostro trono di ossa corrose dalla consuetudine, abbiamo avuto il vergognoso coraggio di dichiarare nostra l’unica cosa che un terzo non può possedere: la vita altrui, la tua vita. Nella nostra incapacità di comprendere un rapporto, sia esso umano o no, abbiamo commesso l’errore di non vederti come madre, ma come un mostro! Quale abominio! Quale atrocità! Con che diritto ci arrocchiamo nella nostra impunità, quando le nostre mani coperte di sangue insozzano la bellezza del mondo e insultano la consapevolezza della tua innocenza? Come mi vergogno, Daniza… crediamo nostra una qualsiasi foglia secca che cade morta dal suo albero, e nella nostra smania di possedere, possedere, e possedere ancora, non siamo più capaci di godere umilmente di ciò che in realtà non dobbiamo neanche faticare per osservare; la natura è qui, ed è per tutti, è di tutti, e al contempo è di se stessa. Hanno detto che sei un pericolo, ma un pericolo per cosa? Per la loro vita o per il loro orgoglio? Cos’altro aspettarsi da chi si dichiara naturalmente superiore e non perde occasione per ribadire la propria superiorità? Non credo ce ne sia necessità, se tale disparità è puramente naturale. Che in realtà non lo sia? Gli umani non lo ammetteranno mai. Ed è qui che nasce la tua persecuzione, la persecuzione dei tuoi figli: dal nostro orgoglio e dalla nostra becera presunzione di essere ciò che non siamo. Creature ridicole, in effetti, creature pietose. Siamo persino stati capaci di distruggere l’unica nostra fierezza, quella di essere semplicemente vivi, condannando la nostra esistenza al voto verso il dolore, un patto con il male in cambio della nostra vita. Daniza, perdona la nostra disgraziata scelleratezza, perdona la patetica messa in scena di questo misero essere che avrebbe potuto essere grande e fiero se solo avesse avuto il coraggio di accettarsi come né più e né meno degli altri.
La verità è che è colpa nostra. Noi ti abbiamo provocata, noi abbiamo esagerato l’avvenimento, noi abbiamo voluto vederti morta e noi ti abbiamo costretta alla fuga, e dunque fuggi, tu che puoi! Conduci i tuoi figli dove saranno al sicuro dalle nostre mani, e sappi che fuori dalla foresta c’è ancora chi crede nella Liberazione, tua come dei tuoi bambini e di ogni altro schiavo. Non posso illuderti dicendoti che ti salveremo, ma ciò che posso dirti è che non smetteremo di provarci, e ti prometto, noi tutti ti promettiamo, che un giorno vedremo bruciare le catene della prigionia e le gabbie della schiavitù, e che quel giorno, in un modo o nell’altro, tu e i tuoi figli sarete con noi, insieme a tutti coloro che sono caduti per mano della terribile idea che una vita possa avere un valore inferiore a quello di un’altra vita.

Samuele Strati

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/rQ7fW

3 Commenti

  1. Salvatore Messina ha scritto:

    Ciao Samuele, faccio mie i versi, il contenuto della tua lettera che trovo ricca di contenuti che toccano nel più profondo il cuore dell’anima. E’ stupenda!
    p.s. auguro a mamma orsa, unitamente si suoi cuccioli, lunga vita nello splendore del loro habitat, che ho conosciuto quando prestavo servizio nell’Arma dei Carabinieri! Un forte abbraccio, Salvatore.

    20 agosto, 2014
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  2. Letizia Bartolesi ha scritto:

    Ciao Samuele, grazie per queste tue immense e toccanti parole… hai detto tutto ciò che di più vero e giusto si poteva dire. Mi unisco alle tue parole che sento anche mie e alla tua promessa a mamma Daniza.
    Un abbraccio !
    Letizia

    23 agosto, 2014
    Rispondi

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