Le parole e le Cozze


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le-parole-e-le-cozzeLe parole e le cozze. Saggi di critica antispecista
Marco Maurizi
147 pagine
Lulu, 2012
5,36 euro
www.lulu.com/shop/marco-maurizi/le-parole-e-le-cozze-saggi-di-critica-antispecista/paperback/product-21104412.html

Riceviamo e pubblichiamo la notizia della pubblicazione di questo testo e riportiamo una recenzione.

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Un libro contro l’identitarismo animalista
di Serena Contardi

Dice uno dei motivi più in voga tra gli animalisti italiani che «Il più veloce ed efficace metodo per distruggere un “movimento”, è farlo dall’ interno» (Melanie Joy). A dispetto del titolo ironico del libro, Le parole e le cozze di Marco Maurizi (Lulu, 2012) prende molto sul serio ciò che a prima vista sembra tanto ovvio e giusto in questo ritornello, smascherandone la natura ricattatoria, e intimamente falsa. Il vero problema di un movimento frastagliato e diviso come quello antispecista, suggerisce Maurizi, è infatti quello di chiudersi nella sua identità di movimento e volersi conservare come tale: con le sue pratiche standardizzate e le sue formule di riconoscimento, le sue parole d’ordine e i suoi rituali di gruppo. Gli stessi vegani, inglobati nelle dinamiche su scala industriale di produzione e consumo, non si accorgono di promuovere oramai un semplice lifestyle tra i tanti, e si saziano di coltivare la propria (presunta) superiorità morale rintanati nella nicchia privilegiata che il mercato ha costruito su misura per loro. La critica senza sconti della società gerarchica e specista si è fatta così ideologia al servizio del narcisismo individuale e, paradossalmente, il persistente accento sulle scelte del privato consumatore si è mutato progressivamente in integrale de-responsabilizzazione. Riallacciandosi alla distizione tra etica dell’intenzione e etica della responsabilità di Max Weber, Maurizi mosta infatti come l’animalismo odierno, incapace di svincolarsi dalle sue certezze assolute e irrinunciabili, covi in sé una visione tacitamente provvidenzialistica della realtà, per cui la fedeltà al principio astratto prevale sino a svuotarlo di significato sul calcolo politico delle conseguenze dell’azione. Voler intimamente liberare gli animali ed enunciare dinanzi al mondo questo commosso desiderio conta allora più che accettare la sfida di liberarli davvero, se infrangere il proprio aureo auto-isolamento, com’è necessario, significa macchiare la purezza dell’intenzione.
Responsabile di tale sconnessione con le cose è, secondo Maurizi, l’approccio rigidamente moralistico che dai suoi albori ha caratterizzato la teorizzazione antispecista, e che tuttora infarcisce le pagine dei sempre più prevedibili sostenitori dei diritti animali, che senza convinzione ripetono slogan consunti, o attingono da un repertorio di immagini che sa di manierato. Il culto feticistico di personalità prodotte in serie – si pensi al caso Yourofsky o ad altre popstar internazionali del veganismo – e il furore forcaiolo rivolto contro i singoli, capri espiatori di una violenza sistemica che ancora si stenta a comprendere, si rivelano dunque fenomeni tutt’altro che casuali o accessori, ma conseguenze inevitabili di un pensiero che grossolanamente fraintende il rapporto tra società e individui, sovrastimando di continuo il peso di questi ultimi.
Se l’analisi di Maurizi è tanto dura da risultare indigesta, non c’è traccia nelle sue parole di alcun autocompiaciuto disfattismo: la diagnosi impietosa di sé e degli altri sembra infatti configurarsi come il primo necessario passo per uscire dall’impasse, o almeno provarci. Solo l’indagine dello specismo come prodotto primariamente sociale e la messa a punto di strategie di medio e lungo termine che contemplino la scesa in campo con altre forze sociali non immediatamente ricondicibili all’alveo antispecista potranno porre le condizioni perché gli animali vengano liberati anche al di fuori dei molti, troppi bei discorsi edificanti.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/B3kKV

4 Commenti

  1. Simona Fazioli ha scritto:

    Premetto che non avendo letto il saggio di Maurizi, non possiedo gli elementi necessari per una corretta critica ma, leggendo la recensione riportata in questo sito, non posso non cogliere diverse contraddizioni.
    Innanzitutto, se l’antispecismo è un movimento, allora per sua stessa natura non potrà conservarsi immutato nel tempo ma evolverà necessariamente proprio perchè trattasi di un “movimento” e non di un “sistema” (mi sembra che Maurizi confonda le due cose).
    Sembra riduttivo e semplicistico ritenere che le scelte di un vegano promuovano “un semplice lifestyle tra i tanti”, come se l’essere vegano possa esaurirsi unicamente nell’equazione vegano=consumatore.
    Anche se mi sfuggono i meccanismi che sorreggono l’impianto teorico di Maurizi, non posso accettare l’idea generale secondo la quale l’antispecismo è “un pensiero che grossolanamente fraintende il rapporto tra società e individui, sovrastimando di continuo il peso di questi ultimi”.
    L’errore di Maurizi, a mio avviso, consiste nel fraintendimento del rapporto esistente tra individuo e società e nell’incapacità di comprendere come la coscienza individuale, da mero oggetto, sia divenuta soggetto del processo storico.
    Il rapporto tra individuo e società rimane comunque e sempre di natura conflittuale (ed è necessario che sia così).
    Ma questa dialettica, secondo me, volgerà ad una sintesi che vedrà nell’antispecismo la propria soluzione.
    E’ solo una questione di tempo.

    3 Agosto, 2013
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Simona,
    Anche io come te non ho letto il libro e per questo è stato pubblicato un articolo di Serena Contardi inviato da Maurizi.

    Tu scrivi:

    L’errore di Maurizi, a mio avviso, consiste nel fraintendimento del rapporto esistente tra individuo e società e nell’incapacità di comprendere come la coscienza individuale, da mero oggetto, sia divenuta soggetto del processo storico.
    Il rapporto tra individuo e società rimane comunque e sempre di natura conflittuale (ed è necessario che sia così).

    Hai assolutamente colto nel segno. L’antispecismo ha delle peculiarità singolari: è una filosofia che impatta enormemente sull’individuo prima che sulla società, perché senza una rigorosa etica e pratica individuale, nulla potrebbe essere traslato sul pubblico e quindi a livello politico. Inoltre l’antispecismo è una teoria individualistica, e pone al centro dell’analisi il singolo sia esso attivo o passivo. Per tali motivi uno degli strumenti fondamentali dell’antispecismo è il veganismo etico, che non è per nulla uno stile di vita, ma una filosofia di vita e uno strumento di lotta al sistema indispensabile e quindi irrinunciabile.

    5 Agosto, 2013
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  3. Simona Fazioli ha scritto:

    Concordo perfettamente con te ;)
    Ma forse l’intenzione di Maurizi e’ solo provocatoria e magari la recensione ha il solo scopo di creare un dibattito…non resta che acquistare il libro e vedere di che si tratta!
    Grazie e buon lavoro

    5 Agosto, 2013
    Rispondi

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