Le menzogne di “End the Cage Age”


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Il “Diritto d’iniziativa dei cittadini europei” (abbreviato in inglese in ECI, European Citizens’ Initiative) è uno strumento di democrazia partecipativa previsto dall’art. 11, paragrafo 4 del Trattato di Lisbona che consente ai cittadini europei di proporre modifiche legislative concrete relative a qualsiasi settore in cui la Commissione Europea abbia facoltà di proporre un atto legislativo.1

Proprio nell’ambito dell’esercizio di questo diritto, è stata registrata il primo Settembre 2018 la proposta denominata “End the Cage Age” (Stop all’era delle gabbie) con il seguente obiettivo:

“Ogni anno un enorme numero di animali d’allevamento patisce sofferenze per essere tenuto in gabbia, crudelmente e inutilmente, dal momento che esistono sistemi alternativi senza gabbia e più rispettosi del benessere degli animali. Si chiede pertanto alla Commissione di proporre una legislazione che vieti l’uso di:
– gabbie per galline ovaiole, conigli, pollastre, polli da carne riproduttori, galline ovaiole riproduttrici, quaglie, anatre e oche;
– gabbie di gestazione per scrofe;
– gabbie di allattamento per scrofe, laddove non già proibite;
– box individuali per vitelli, laddove non già proibiti.”2

Come prevede il regolamento, qualora venisse raggiunto entro il termine di un anno il milione di firme a sostegno della proposta, l’Unione Europea dovrebbe intervenire pronunciandosi sulla possibilità di modifica delle regole vigenti in materia.
Queste le speranze dei promotori: più di 100 associazioni distribuite in 24 Paesi di cui 16 in Italia.3

Il lancio è avvenuto ufficialmente il 25 Settembre 2018 e si è svolto, come prevedibile, in pompa magna, con i toni entusiastici e trionfalistici tipici di questo genere di iniziativa e con tanto di discorso di rito presso il Parlamento Europeo del Direttore Esecutivo dell’associazione Animal Equality Italia.

Al di là delle considerazioni relative all’uso di uno strumento, l’ECI, dai più salutato come massima espressione della democrazia transnazionale, che potrebbero essere ampie ma sulle quali preferiamo sorvolare in questa sede, quel che ci preme problematizzare è la proposta in se stessa che riteniamo di dover accogliere con toni tutt’altro che entusiastici.

Sicuramente, per comprendere quanto questa prenda le mosse da una visione decisamente lontana da quella di “Liberazione” e miri in effetti all’ennesimo compromesso, potrà essere utile svelare quale sia il suo sponsor ufficiale che l’ha finanziata con una somma pari a 132.000 euro: Compassion in World Farming.
Questo, non bastasse il lungo elenco di realtà fra i promotori anche loro note per la tendenza a sostenere il fenomeno del greenwashing. CIWF, è la stessa associazione nota per iniziative come “Non nel mio piatto”, o per il “Premio Benessere Animale” assegnato in Italia ad aziende come Amadori, ovvero un’associazione che ha come dichiarato obiettivo quello di promuovere pratiche di allevamento “rispettose” del “benessere degli animali” e quindi di “migliorarne” le condizioni di prigionia, senza mettere minimamente in discussione il loro sfruttamento e, al contrario, collaborando attivamente con allevatori e industrie produttrici.
Del resto, anche dal testo di introduzione alla proposta si desume lo stesso tipo di visione: “esistono sistemi alternativi senza gabbia e più rispettosi del benessere degli animali”, recita, e già questo crediamo sia sufficiente per spingerci a voler prendere le distanze dall’ennesimo caso manifesto di una tendenza ormai diffusa alla normalizzazione della schiavitù animale e ovviamente anche dalle associazioni che hanno scelto di sottoscriverlo.

“It’s time to evolve”, leggiamo sul sito di CIWF a proposito di “End the Cage Age”, ed è proprio sul concetto di “evoluzione” così come lo intende la cordata di associazioni promotrici dell’iniziativa, che vorremmo soffermarci.4
Nel corso dell’ultimo decennio, infatti, si è andata sempre più diffondendo l’idea di un consumo sostenibile ed etico dei prodotti animali. Poiché gli Umani consumatori, ormai coscienti delle condizioni inaccettabili in cui questi vengono allevati, sono diventati ogni giorno più critici nei confronti del sistema di allevamento intensivo, è stato necessario, per chi su questo sistema investe e lucra lautamente, contrapporre al vecchio un nuovo sistema basato su altrettanto nuovi standard legati al concetto menzognero di “benessere animale”.
Questo, ovviamente, affinché anche i consumatori più “sensibili” potessero convivere pacificamente con l’idea di consumare prodotti animali, in assenza della responsabilità di una sofferenza manifesta e al fine di salvare una fetta di mercato decisamente e tristemente redditizia.
A questa operazione hanno senza dubbio contribuito iniziative come “End the Cage Age”, che hanno fatto il gioco del sistema capitalista e continuano a farlo, evitando che questo perda proventi e guadagni, contribuendo a ripulire l’immagine delle aziende produttrici e le coscienze dei consumatori e proponendo un nuovo impianto fatto di gabbie più grandi, allevamenti a terra, fattorie didattiche e via discorrendo.
Questa è l’evoluzione che intendono i promotori di “End the Cage Age”.
Una “evoluzione” per noi inaccettabile, che non mette in discussione in alcun modo lo sfruttamento animale, non rifiuta l’idea stessa del loro consumo ma che si prefigge semplicemente di cambiare gli standard applicati agli allevamenti e alle condizioni di detenzione degli Animali, strizzando per l’ennesima volta l’occhio ad allevatori e ad industrie che hanno come priorità quelle di non perdere proventi e mantenere alto il numero dei consumatori.
A nessun Animale andranno mai bene gabbie più grandi.
Questo vale per gli allevamenti così come per gli stabulari, con chiaro richiamo alla proposta “Stop Vivisection” sottoposta alla Commissione europea nel Giugno 2012, anch’essa riformista seppur con intenti abolizionisti.5

La prigionia degli Animali non può che essere combattuta senza ambiguità, senza alcuno sconto e senza ipocrisie, che altro non sono se non una ennesima giustificazione della crudeltà umana e rasentano il grottesco nel loro disegnare uno scenario contraddittorio in cui l’Umano annaspa cercando di trovare una giustificazione o un’attenuante al suo operato nei confronti degli Animali. Sta di fatto che molte associazioni e realtà anche italiane abbiano da tempo deciso di intraprendere una strada decisamente più “popolare” rinunciando a ogni coerenza liberazionista, per averne in cambio visibilità e notorietà.
Chi afferma di parlare in nome degli Animali dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farlo in modo aperto e chiaro, senza omettere la necessaria denuncia di un impianto di sfruttamento che non può semplicemente essere “migliorato” e con il quale è impossibile scendere a compromessi, soprattutto perché a prescindere dalla dimensione o dalla presenza delle gabbie, la sorte di chi viene sfruttato – nello specifico per scopi alimentari – è sempre il mattatoio.
Questo approccio nulla ha a che fare con chi mira teoricamente e concretamente alla Liberazione umana, animale e della terra. Per chiudere con l’era della delle gabbie, è necessario porre prima fine all’era delle menzogne.

Ada Carcione per Veganzetta

Note:

1) http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/basic-facts?lg=it
2) http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open/details/2018/000004
3) https://www.lav.it/news/end-the-cage-age-lancio
4) https://www.ciwf.org.uk/our-campaigns/end-the-cage-age/
5) http://www.stopvivisection.eu/it

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Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/61gfM

38 Commenti

  1. Avatar Cristian ha scritto:

    Ma io non metto il dubbio “il giusto” seppur utopico e “ipocrita” e lo metto tra virgolette, vostro stile di vita o pensiero. Ma lo reputo non fattibile. Ora io non ci vedo nulla di male a usare latte e uova e questo é il più stupido e banale esempio. Questo é come un dono, un qualcosa a cui si debba dire grazie e non porta nessuna sofferenza a nessuno. Anche io ero contro l’uso di animali per test e in fondo lo sono ancora ma mi rendo conto che moglie ubbriaca e botte piena non si puó, il mondo é scorretto e o lo prendi così o lo prendi così. Ho avuto molti animali malati e a quel punto, quando li curavo con tanti sacrifici in termini di costi, tempo ed energie, ad un certo punto mi sono chiesto (anche perché ho varie volte usato farnaci specifici per cani o animali) ma se non ci fossero stati quei poveri animali su cui fare ricerche e test, come potrei adesso curare le mie bestie? E allora ho proprio sviluppato questa mia teoria. Allora cos’é che é giusto in questo mondo? Non c’é niente di giusto, va cosi tutto sbagliato e giusto a seconda dei casi, dei punti di vista o non so cosa ma son sicuro che vada così e non posso farci niente. Oltretutto per me l’assunzione di carne la trovo indispensabile in un’essere che usa a dovere il suo fisico. Quando mangio un pesce o un mammifero cerco di non sprecare nulla e di riciclare quello che io non utilizzo a cani e gatti, cercando di non rendere una morte fine a se stessa e basta. Detto questo posso solo cercare di rendere migliore questa cosa comportandomi così. Voi vedo che siete inflessibili nonostante i se i ma e i peró, non affermo, ripeto, che sia un’idea sbagliata la vostra, ma non fattibile e contronatura. Forse in un mondo migliore. Buone feste.

    16 Dicembre, 2018
    Rispondi
    • Avatar azza ha scritto:

      se la nostra idea non è fattibile, mi spieghi come mai la mettiamo in pratica tutti i giorni?

      sarà una magia…

      17 Dicembre, 2018
      Rispondi
  2. Avatar Paola Re ha scritto:

    Prova a dire “Buone feste” agli animali in questo periodo più mortifero del solito.
    Se credi alle feste imminenti e fai regali di Natale, comincia a farne a te stesso. Regalati qualche libro.

    16 Dicembre, 2018
    Rispondi
  3. Avatar Loredana ha scritto:

    Sono vegana e assolutamente antispecista (da anni non uccido neppure le zanzare) ma credo che per ogni cambiamento ci voglia tempo e, in questo tempo, anche un piccolo passo sia meglio di niente. Campagne come queste mostrano a tutti come vivono quelle creature e creano un po’ di consapevolezza in chi non ce l’ha. Personalmente ho smesso di mangiare carne e ho iniziato il mio cambiamento verso una vita di rispetto, dopo aver visto le immagini di sofferenza di alcuni maiali, se non avessi visto quelle immagini forse sarei ancora onnivora. Quindi concordo che petizioni come queste non siano l’obiettivo finale ma possono essere un obiettivo intermedio e aiutare a raggiungere il nostro scopo.

    25 Febbraio, 2019
    Rispondi
    • Avatar Louise ha scritto:

      Cara Loredana,
      stavo scorrendo i commenti perché volevo scrivere più o meno quello che hai scritto tu. Sono contenta di non essere sola. Anch’io non mangio carne e vorrei che si smettesse di uccidere animali e di farli soffrire, ma (oltre a credere che in fondo, come dice Cristian, pur così “maltrattato”, l’idea di un’umanità tutta vegana o vegetariana non è facilmente perseguibile semplicemente perché in democrazia – purtroppo e per fortuna – anche le idee contrarie al veganesimo devono poter contare) penso che il processo di cambiamento culturale che lo potrebbe permettere sia molto lungo e difficile. Rifiutare nel frattempo qualsiasi iniziativa che permetta agli animali che attualmente soffrono di vivere una vita migliore mi pare egoista (ci sentiamo meglio a essere “duri e puri”?) e ipocrita. E’ come dire, di fronte ai bambini che muoiono di fame in Africa e che potremmo aiutare a stare meglio, “no, grazie – l’aiuto a questi bambini supporta e giustifica lo sfruttamento dei paesi poveri da parte dei paesi più ricchi invece di sovvertirlo”. Quanto importano le questioni di principio e le prospettive di un traguardo più importante futuro ai bambini che ora stanno morendo, e cosa importa il traguardo dell’abolizione degli allevamenti agli animali che oggi soffrono terribili maltrattamenti? Loro non ci saranno più se mai un giorno questo traguardo venisse raggiunto. Perché rifiutarsi di dare una mano ora, con gli strumenti pur parziali che abbiamo e che potrebbero essere efficaci in breve (anche solo per un piccolo miglioramento), in nome dell’idealismo? Le due vie non dovrebbero essere in opposizione ma complementari. Iniziare a sensibilizzare i consumatori senza demonizzarli è la strada migliore per la vittoria – non farlo pur potendolo fare mi pare un comportamento poco responsabile oltre che poco efficace.

      3 Agosto, 2019
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      • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

        Cara Louise,

        Vediamo per sommi capi di analizzare il tuo ragionamento e di fornire delle risposte adeguate.

        1) Tu scrivi “l’idea di un’umanità tutta vegana o vegetariana non è facilmente perseguibile semplicemente perché in democrazia – purtroppo e per fortuna – anche le idee contrarie al veganesimo devono poter contare”.

        La tua posizione che ti fa dire che anche le idee contrarie devono poter contare, ciò sarebbe del tutto legittimo e condivisibile, se tali idee non fossero nella realtà delle idee assassine, come invece sono le posizioni speciste di sfruttamento degli Animali. Se stessimo parlando in linea generale, e se dovessimo per forza rispettare tutte le idee contrarie alle impostazioni culturali e morali veicolate dalla società in cui viviamo, allora anche le idee dei suprematisti bianchi, dei razzisti, degli fanatici religiosi, dei nazisti e via discorrendo dovrebbero essere rispettate, se ciò non accade, è perché NON è assolutamente vero che TUTTE le idee altrui hanno lo stesso diritto di esigere rispetto, a partire proprio da quelle che non contemplano il rispetto degli altri.
        L’idea vegana non danneggia nessuno, non istiga alla violenza, alla diseguaglianza, alla sopraffazione e alla discriminazione di nessuno. Se tale idea va a contrastare l’impostazione di chi invece reputa giusto sfruttare, discriminare e uccidere gli altri solo perché non appartenenti alla nostra specie, ce ne faremo una ragione e agiremo allo stesso modo di come faremmo nei confronti a un’idea discriminatoria che riguarda soggetti, minoranze, etnie ecc… della nostra specie.

        2) Tu scrivi:
        “ci sentiamo meglio a essere “duri e puri”?”

        Non dovremmo certo sentirci né meglio né peggio, dovremmo solo essere coerenti rispetto alle nostre idee. La questione dei “duri e puri” troppo spesso è solo un modo spicciolo per evitare di trarre delle conclusioni che risultano scomode: è preferibile rimanere in un “mondo di mezzo” che non ci obblighi a dover modificare troppo la nostra esistenza, piuttosto che compiere dei cambiamenti radicali e realmente risolutivi.
        Definire “duri e puri” coloro che cercano di vivere e veicolare (con grande fatica) un messaggio di radicalità in una società umana dominata dall’ingiustizia è offensivo, tanto quanto lo potrebbe essere definire coloro che si oppongono alle posizioni radicali di cui sopra con epiteti come “molli e impuri”.

        3) Tu scrivi:

        “E’ come dire, di fronte ai bambini che muoiono di fame in Africa e che potremmo aiutare a stare meglio, “no, grazie – l’aiuto a questi bambini supporta e giustifica lo sfruttamento dei paesi poveri da parte dei paesi più ricchi invece di sovvertirlo””

        Aiutare i bambini di cui parli ad avere una vita dignitosa e a ricevere un nutrimento adeguato è certamente un dovere morale che tutti noi dovremmo sentire, la verità invece è un’altra. Proprio perché esiste chi si prodiga quotidianamente per questi piccoli Umani sfortunati e “tappa” come può le vergognose falle di questo sistema sociale iniquo, soprattutto noi che viviamo nell’agio, nella migliore delle ipotesi ci laviamo la coscienza al massimo elargendo qualche piccola somma per sentirci sollevati da ogni responsabilità.Ciò perché c’è chi si sta occupando del problema al posto nostro.
        Non so quanti anni tu abbia, ma è molto probabile che sin dalla nascita avrai sentito parlare della piaga della “fame nel mondo” e dei bimbi africani che muoiono per la mancanza di cibo: ti pare che il problema si stia risolvendo? E’ forse avvenuto un cambiamento considerevole e tangibile rispetto a 10 o 20 anni fa? Se alcune situazioni tragiche si sono risolte, altre nuove se ne sono aperte in altri luoghi disgraziati del mondo. Ci sarà sempre chi accorrerà per aiutare queste persone umane in pericolo di vita, e ci sarà sempre una enorme massa (noi), pronta a lavarsi la coscienza con qualche piccola donazione o con qualche buona parola, o che semplicemente se ne fregherà.
        Chi lotta contro questa vergognosa situazione, continuerà a impiegare le proprie energie per far fronte alle emergenze e alle contingenze alleviando il dolore altrui, ma in questo modo non si risolverà mai il problema perché così facendo non andremo mai a colpire le vere cause della fame nel mondo.
        Dunque tornando a noi: cosa ti va pensare che utilizzare le nostre poche forze per batterci per il miglioramento delle condizioni di schiavitù degli Animali (facendole diventare più accettabili secondo i canoni dell’opinione pubblica specista) conduca infine alla loro liberazione?
        Con questo non si intende dire che non si debbano aiutare i piccoli Umani denutriti e gli Animali schiavi: ci sono moltissime associazioni che lo fanno. Si intende dire solo che l’antispecismo e il veganismo dovrebbero concentrare gli sforzi nella lotta per eliminare le cause della mancanza di cibo per alcune fette della popolazione umana e della schiavitù degli Animali.

        4) Tu scrivi:

        “Perché rifiutarsi di dare una mano ora, con gli strumenti pur parziali che abbiamo e che potrebbero essere efficaci in breve (anche solo per un piccolo miglioramento), in nome dell’idealismo? Le due vie non dovrebbero essere in opposizione ma complementari.”

        E’ necessario farti notare comei testi riportati nell’articolo evidenzino che le associazioni che hanno promosso l’iniziativa “End the Cage Age”, esprimono posizioni diametralmente opposte al concetto di “fine dell’era delle gabbie” e che quindi già dal titolo dell’iniziativa si tratta di un enorme inganno, dato che parlano di allevamento “rispettoso” e di “benessere degli Animali” negli allevamenti e mai di fine di queste pratiche orribili. Ciò (traslando il discorso sull’esempio che tu hai fornito nel tuo commento riguardante la “fame nel mondo”) equivarrebbe ad affermare che le popolazioni umane africane che soffrono la fame, potrebbero essere aiutate a stare un po’ meglio, ma che non c’è alcuna intenzione di risolvere le cause della loro situazione che rimarrebbe sempre la medesima.
        Quindi non si tratta di “rifiutarsi di dare una mano”, ma di evidenziare le differenze abissali che ci sono tra coloro che si battono realmente per la fine della schiavitù animale, e coloro che invece ne vorrebbero una semplicemente più blanda o “a bassa intensità” e per questo conferiscono anche premi e onorificenze agli schiavisti.

        7 Settembre, 2019
        Rispondi

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