L’Austria amica degli animali mette in galera gli animalisti


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L’Austria amica degli animali mette in galera gli animalisti
Dieci attivisti arrestati a maggio, mai più rilasciati. Proteste in mezzo mondo

L’Austria amica degli animali mette in galera gli animalisti

Gualtiero Crovesio

Aboliti gli allevamenti di animali per produrre pellicce. Vietato l’utilizzo di animali selvatici nei circhi. Bandito l’allevamento in gabbia dei conigli. Vietata la creazione di nuovi allevamenti di galline in batteria. Mai più primati utilizzati per la sperimentazione farmacologica. Sono le conquiste ottenute dal movimento austriaco negli ultimi anni. In Italia, modifiche legali di questa portata sono, ad oggi, impensabili. L’Austria, quindi, è diventata in poco tempo una delle nazioni più avanzate al mondo in tema di protezione animale. Forse, per alcuni, anche troppo.

Per lo meno è il sospetto condiviso dalle migliaia di animalisti che da settimane stanno assediando pacificamente le ambasciate e i consolati d’Austria di mezzo mondo per protestare contro la detenzione dei dieci attivisti arrestati dalla polizia austriaca lo scorso maggio e mai più rilasciati. Sugli eccessi di quella operazione, legittimata dall’articolo 278 del Codice Penale – concepito, sull’onda emotiva degli attacchi alle Torri Gemelle di New York, per contrastare organizzazioni terroristiche e mafiose – si era espressa anche Amnesty International, con un appello al governo austriaco al rispetto dei diritti fondamentali delle persone coinvolte.

Ricostruiamo i fatti. Lo scorso 21 maggio, nel corso della notte, la polizia austriaca aveva eseguito una vasta operazione contro le maggiori organizzazioni austriache per i diritti animali, che contano migliaia di iscritti tra le proprie fila. Tra gli arrestati figuravano alcuni dei protagonisti delle conquiste legali di questi anni: il presidente della sezione austriaca della “Vegan Society”, Felix Hnat, il direttore delle campagne del gruppo protezionista “Four Paws” che ha uffici in sei Stati diversi e Martin Balluch, presidente dell’Associazione contro gli allevamenti di animali.

Dieci delle 25 persone inizialmente fermate si trovano ancora in cella, pur non sussistendo prove che confermino i sospetti della polizia, secondo la quale gli accusati avrebbero formato una «organizzazione criminale con una struttura gerarchica, simile a quella di un’azienda, finalizzata a produrre attacchi e danneggiamenti, a partire dal 2006, a danno di industrie dell’abbigliamento, alimentari e farmaceutiche, accompagnati da minacce anonime contro alcuni dirigenti e funzionari di compagnie operanti in questi settori economici». Tutti i detenuti hanno rigettato ogni accusa, sostenendo che la polizia non ha alcuna prova di un loro coinvolgimento. Alcuni di loro non si sarebbero neppure mai conosciuti.

Lunedì 7 luglio, dopo oltre un mese e mezzo di detenzione cautelare, la Corte Distrettuale del Wiener Neustadt ha esteso i termini della custodia cautelare per i 10 animalisti di altri 2 mesi, con la motivazione del rischio di «distruzione delle prove» e di «possibile reiterazione dei reati». Tutto questo nonostante molte delle accuse formulate in un primo momento siano state ritirate dal Pm. In un comunicato delle associazioni colpite si legge che «i sospettati hanno rifiutato la proposta di scarcerazione in cambio di una rinuncia alla loro attività  animalista». Rigettando l’offerta di questa specie di abiura galileiana continueranno a scaldare le coperte della cella per almeno altri due mesi.

Stefan Traxler, consulente legale di quattro dei detenuti, ha commentato: «L’estensione della custodia cautelare è scandalosa e del tutto eccessiva. Non solo non c’è alcuna prova sostanziale di reati commessi, ma, di nuovo, nell’udienza è stato fatto riferimento a documenti che la difesa non ha nemmeno avuto la possibilità  di esaminare».

Mercoledì 9 luglio, a Graz, seconda città  austriaca – sede, in questi giorni, di un seminario europeo per la formazione di insegnanti che porteranno nelle scuole di vari Paesi l´Educazione alla nonviolenza e al rispetto degli animali – si è tenuta una manifestazione internazionale per chiedere la liberazione dei detenuti, in vista della sentenza della Corte d’Appello Regionale, attesa per i prossimi giorni. Un centinaio i partecipanti da tutto il continente, Italia compresa.

Franz, ragazzo austriaco di 25 anni presente alla manifestazione, ci ha raccontato di essere «molto preoccupato in particolare per la sorte del dottor Martin Balluch, in condizioni di salute precarie dopo 40 giorni di sciopero della fame in carcere». E cosi Helena, attivista croata trentenne: «Occorre che persone di ogni Paese continuino ad inondare di e-mail gli indirizzi del governo austriaco, perché questo abuso di potere abbia fine prima che sia tardi».

Francesco, veneziano, anche lui in Austria per la manifestazione: «Ciò che sta avvenendo non colpisce solo il mondo animalista, ma crea un precedente legale molto pericoloso per ciascun cittadino della moderna Europa. L’utilizzo disinvolto di leggi speciali da parte della polizia contro associazioni di base mina le fondamenta dello stato di diritto». Sino ad ora, a parte un importante articolo apparso sul Guardian a fine maggio, questa vicenda non ha avuto grossa eco sui media internazionali, ed è rimasta principalmente relegata al susseguirsi di informazioni rimbalzate sui siti Internet animalisti di tutto il mondo.

Liberazione 13/07/2008

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/7jitp

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