Lares: una recensione


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lares.gifDi seguito una recensione della pubblicazione monografica Lares Anno LXXIV n° 1 – Gennaio-Aprile 2008
http://www.olschki.it/riviste/lares/indici.htm

Ringraziamo la casa Editrice Leo S. Olschki per averci fornito alcune copie della rivista in visione gratuita.

la Redazione

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Lares: una recensione

“Qui non ci occupiamo di ‘diritti animali’. Cerchiamo di descrivere – non prescrivere – e interpretare le interazioni, le relazioni, i rapporti che gli esseri umani e le società  umane hanno con gli animali e viceversa, relazioni che non si basano su quello che è giusto fare. Entrano in gioco i costumi, le tradizioni, le abitudini, le mentalità , le trasformazioni sociali, le classi e i gruppi sociali, la storia quotidiana e quella sociale, i sentimenti, le retoriche, la differenza di genere. Definiamo ‘questione animale’ l’insieme di queste tematiche”.
àˆ con queste parole che Anna Mannucci introduce una raccolta di saggi pubblicati dalla rivista di studi demoetnoantropologici “LARES” (n. 1/2008), saggi che affrontano la “questione animale” con un approccio diverso, spesso trascurato o ignorato dai c.d. animalisti, più propensi ad analizzare il problema da un punto di vista etico o politico. In questi scritti le questioni etiche e politiche passano in secondo piano, non tanto perché non se ne riconosca la loro importanza fondamentale ma perché se ci si limitasse a questo non si riuscirebbe a comprendere “tutti gli aspetti dei rapporti con gli animali”.
Scrive il direttore Pietro Clemente nel suo Editoriale di apertura intitolato Per un Rinascimento dei Viventi, “questo volume non si schiera per una cosa o per un’altra, non afferma una ideologia e un assoluto”; e questa neutralità  costituisce un duro banco di prova per ogni lettore antispecista.
Ma in questo caso, come abbiamo detto, non si tratta di prendere posizione (contraria ovviamente) circa l’ammissibilità  morale della pratica della fabbricazione di Uccelli da bellezza, della caccia, del Palio di Siena, della macellazione rituale o no, bensì di analizzare quali sono, da un punto di vista culturale, le diverse condizioni che hanno portato allo sviluppo non tanto – o non solo – di pensieri o culture, quanto di azioni e comportamenti, quegli atti cioè che rivelano, in modo concreto, le interazioni tra Umano e Animale.
Come Redazione riteniamo che l’antropologia debba iniziare a ripensare i rapporti interspecifici abbandonando quella visione tipicamente antropocentrica che pur sottolineando la ricca presenza nella nostra cultura di riferimenti animali continua, da un lato, a considerare gli stessi come mere risorse materiali e, dall’altro, a vedere l’Animale come referente negativo utile a determinare, per converso, la natura umana nonché la relativa cultura.
Iniziare un nuovo percorso in cui la relazione Umano-Animale sia liberata dai citati pregiudizi significa poter comprendere appieno l’importanza che la stessa ha svolto nello svilupparsi delle diverse culture consentendo così di rivedere lo stesso discorso sull’Umano.
Questa nuova apertura, questo rendersi conto di come non sia più possibile ignorare le relazioni interspecifiche se si vogliono davvero capire quei comportamenti sociali che generano, formano e modificano le nostre identità  culturali, deve essere considerato un fatto positivo e un nuovo strumento di conoscenza a disposizione anche di chi, come noi, si trova a “combattere” contro un avversario che ha nelle tradizioni, negli usi consolidati nel tempo, nelle culture locali, dei potentissimi alleati.
Conoscere tutto questo è un primo passo obbligatoriamente da compiersi per poter elaborare una strategia di contrasto vincente.
Ma anche conoscere noi stessi, noi come movimento, sapere chi siamo anche in rapporto ad altri movimenti di liberazione, come ci comportiamo nella vita quotidiana di ogni giorno, come ci identifichiamo nei vari gruppi di cui spesso facciamo parte e che trovano, a loro volta, la loro ragion d’essere nei gruppi di interessi da combattere (cacciatori, vivisettori o pellicciai che siano); dovrebbe essere questa l’analisi parallela da compiere per poter finalmente giungere a muovere quei primi passi verso una possibile (o quanto meno auspicabile) aggregazione delle varie “anime” in cui ci siamo divisi.
Gli otto saggi che compongono la Rivista (a cui si devono aggiungere due contributi di Alessandro Olschki e Vincenzo Padiglione) e che analizzano altrettanti aspetti particolari di quel più vasto universo costituito appunto dal rapporto tra Umani e Animali costituiscono perciò solo un primo passo in questa direzione. In particolare, Luisella Battaglia (Femminismo e animalismo: una nuova alleanza) affronta le connessioni tra il movimento femminista e quello di liberazione animale; Sophie Bobbé (La fabbrica dell’uccellino ‘top model’. Un gioco sulla norma) descrive le pratiche di “fabbricazione” degli Uccelli di bellezza; Sergio Dalla Bernardina (Voglia di immortalare. Polisemia del trofeo) affronta nel suo saggio il rapporto tra cacciatori e relativi trofei; Catherine-Marie Dubreuil (Essere militante antispecista nel quotidiano: analisi di un fardello) analizza la vita quotidiana degli antispecisti francesi; Cristiana Franco (Animali e identità  sociali. Il Palio di Siena e il “totemismo” delle contrade) ci mostra come da una tradizione urbana legata ai Cavalli sia nata una definizione identitaria dell’intera popolazione senese; Anna Mannucci (Animalismi) ripercorre la storia del movimento animalista in Italia a partire dal 1871; Pietro Paolo Onida (Macellazione rituale e status giuridico dell’animale non umano) esamina da un punto di vista giuridico il contrasto tra libertà  religiosa e benessere animale; infine, Andrea Rutigliano (Due scene di caccia) descrive i rapporti tra bracconieri e gruppi di animalisti che nelle valli bresciane costituiscono la propria identità  proprio grazie all’esistenza reciproca.

In conclusione la monografia proposta da Lares risulta interessante a patto che venga considerata un punto di partenza per un nuovo paradigma proprio perché a nostro avviso è giunto davvero il momento di abbandonare ogni neutralità  che rischia di divenire puro accademismo a favore della costruzione di un nuovo rapporto tra società  animali.

Luca Carli

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/revs4

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