L’apartheid non è vegano


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Fonte: www.collectivelyfree.org/renouncing-vegan-birthright

Il nuovo programma Vegan Birthright, sponsorizzato da Jewish Veg e Mayanot Birthright, esemplifica il modo in cui i sionisti molto spesso sfruttano la lotta per i diritti degli Animali per porla al servizio del colonialismo. Dal 1999 ad oggi Birthright Israel ha regalato a 500.000 giovani ebrei di tutto il mondo un viaggio in Israele, un viaggio solo apparentemente gratuito, in quanto costato l’esproprio di milioni di Palestinesi dalla loro terra.
Come vegani e come ebrei, abbiamo il dovere morale di rifiutare questo programma che sostiene sia la continua colonizzazione della Palestina da parte di Israele, sia la sua politica di apartheid. Oltre 5 milioni di rifugiati palestinesi sono oggi esclusi dalla loro terra, mentre ogni ebreo nato e cresciuto negli Stati Uniti è incoraggiato a rivendicare il suo “diritto di nascita” verso Israele. La retorica della compassione sostenuta da Jewish Veg, e la sua proclamata intenzione di “aggiustare il mondo”, è in realtà avvolta da una profonda ipocrisia. Vegan Birthright pubblicizza la possibilità di incontrare alcuni “leader mondiali” all’interno della comunità ebraica vegana in una “città leader mondiale del veganismo”, ma in realtà questa narrativa fa parte di una strategia di propaganda, già utilizzata in precedenza con i queer, che vuole presentare Israele come uno stato liberale ed usare tale presunto status per oscurare la violenza brutale dell’occupazione.
Approvare Birthright significa sostenere l’apartheid israeliano, negando a milioni di innocenti Palestinesi l’accesso a diritti umani fondamentali come l’acqua pulita, l’elettricità, l’istruzione, la libertà di circolazione e di assistenza medica. Questa incommensurabile violenza è fondamentalmente incompatibile con l’ethos nonviolento del veganismo. Jewish Veg deve mostrarci da che parte sta; supporta la pulizia etnica e il colonialismo o sostiene la solidarietà con tutti gli esseri senzienti, inclusi i Palestinesi? Chiediamo a Jewish Veg, se veramente condivide i nostri valori di vegani ebrei, di fermare il programma Vegan Birthright e di rinunciare all’ideologia razzista del sionismo. §Il movimento per i diritti degli Animali che Vegan Birthright venera non è solo complice, ma incoraggia direttamente la pulizia etnica attraverso il “veganwashing” dell’occupazione. Un anno sì e uno no, circolano articoli su come le forze armate israeliane forniscano cibo e stivali vegani ai soldati, sostenendo l’assurdo mito dell’IDF come “l’esercito più morale del mondo”. Gli attivisti dei diritti degli Animali palestinesi hanno definito questa narrazione dell’eccezionalismo vegan israeliano “veganwashing”. Il veganwashing opera opponendo i “vegani israeliani illuminati” ai Palestinesi “arretrati” e creando una forma di veganismo militarizzato che poco ha a che fare con la visione radicale non violenta della liberazione animale. Il veganismo israeliano mainstream è in linea con questa strategia.
Il principale gruppo israeliano per i diritti degli Animali, 269Life, attira l’attenzione per le sue violente manifestazioni che perpetuano il razzismo e il sessismo, ma pari attenzione non viene suscitata dalla sua posizione “non-humans first” che definisce inequivocabilmente le oppressioni umane, come il razzismo, il sessismo, il capitalismo, l’omofobia, la transfobia, ecc., come irrilevanti nella lotta per i diritti degli Animali. I leader del gruppo, come Santiago Gomez, sostengono l’occupazione sionista usando la logica del “veganwashing” ovvero ritenendola legittima per “come gli arabi trattano gli animali”. Gomez è arrivato a sostenere l’uccisione di pescatori palestinesi, le cui vite ritiene aver un valore molto inferiore a quelle dei pesci. Il famoso e acclamato “messia” di Vegan Jews, Gary Yourofsky, è apertamente razzista nei confronti dei Palestinesi, arrivando a definirli “il popolo più folle del mondo” ed ha persino parlato all’Ariel Settlement, dove coloni illegali sono stati colti nell’atto di torturare bambini palestinesi. Al suo punto più alto, la liberazione animale scuote le fondamenta del nostro ordine sociale rigettando il dominio umano sulla natura e su tutti i suoi abitanti. Il razzismo radicato del nostro movimento oscura come sia fondamentalmente rivoluzionaria la semplice idea che tutti gli esseri senzienti detengano diritti innati per la vita e la libertà ed esistano per il loro stesso interesse.
Se noi rifiutiamo l’idea che gli Umani abbiano il “diritto” ai corpi e alle vite degli Animali, dobbiamo allora respingere anche il progetto coloniale molto più ampio che si basa sulla stessa ideologia. Dobbiamo respingere il “veganwashing”e seguire invece l’esempio di vegani anti-sionisti come i membri di Palestinian Animal League o di Anarchists Against the Wall, nate come organizzazioni pro-intersezionali per i diritti umani e degli Animali. Dobbiamo seguire l’esempio di vegani come Haggai Matar*, che ha trascorso due anni in prigione per aver rifiutato la bozza del 2002. Le organizzazioni come 269Life e PETA pensano di attirare le persone al veganismo attraverso il razzismo e il sessismo, ma non ci sono scorciatoie per la liberazione, specialmente quando danneggiano altre comunità oppresse.
Decolonizzare il veganismo è l’unico modo per liberare gli Animali non umani, perché la storia ci insegna che la solidarietà è l’arma più forte di fronte all’ingiustizia. I vegani della nostra comunità devono scegliere se continuare a dare il proprio supporto alla violenza coloniale e alla supremazia bianca, o difendere la vita e la libertà di tutti gli esseri senzienti.

Di seguito un articolo che parla del Vegan Birthright trip e della fondazione che se ne occupa

http://www.jpost.com/Diaspora/Birthright-launches-vegan-themed-tripYes-to-hummus-no-to-shwarma-502985

https://birthrightisrael.foundation/

Birthright Foundation collabora per l’organizzazione con il Mayanot Institute of Jewish Studies

Note:

* Haggai Matar, è un giornalista vegano, executive director di “972 – Advancement of Citizen Journalism”, l’organizzazione non profit che pubblica +972, un web magazine di sinistra che si occupa di Israele e Palestina. Ha trascorso due anni in prigione per aver rifiutato, come obiettore di coscienza, di prestare servizio militare. Ha dichiarato: “È assurdo che i soldati possano sentirsi molto male nel ferire gli animali, ma non abbiano alcun problema a sganciare bombe su Gaza e uccidere centinaia di persone”.

Traduzione e adattamento a cura di Grazia Parolari

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/uhfC4

2 Commenti

  1. Andrea ha scritto:

    Peccato che le persone su cui sganciano bombe, ammazzano, torturano, impongono credi, sono omofobici e misogini, gli animali queste cose non le fanno. Andate a vedere come vive un omosessuale in palestina, quella coi palestinesi, non Israele, dove malgrado l’ottuso credo religioso fa ciò che vuole. Sono ateo e vedo che la religione porta oscurità e scontri ovunque, ma lunga vita a Israele che è avanti millenni al contrario degli altri paesi, dove i popoli musulmani, come quello palestinese, ci fanno sorridere perchè forse le donne potranno prendere la patente, oppure ogni settembre sgozzano animali a cielo aperto, compreso qui in Italia, dove bisogna rispettare il loro credo, altrimenti sei un razzista, tanto si intergano. Il popolo palestinese che è riuscito a farsi cacciare persino dai suoi fratellini di religione, gode di una protezione sconvolgente, altrimenti sarebbe come gli altri, dategli una casa e ve ne accorgerete. Se Yourofsky ha detto cose simili avrà avuto le sue ragioni, come sempre.

    10 aprile, 2018
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Se proprio vogliamo confrontarci con gli altri Animali si potrebbe tranquillamente dire che non è nemmeno loro abitudine sganciare bombe. Del resto ammesso e non concesso che tutto quello che dici sui palestinesi corrisponda a verità, consideri che la soluzione sia sganciar loro addosso bombe? Questo sarebbe un altro tentativo di “esportare la democrazia” come fanno da molti anni gli USA?
      Sulla questione che la religione porti oscurità ovunque hai ragione da vendere. Bisogna però far notare che Israele è stato definito per legge “stato-nazione” del popolo ebraico, ossia è uno stato contraddistinto dall’identità culturale e religiosa ebraica, la qual cosa fa il pari con altri Stati simili come quello iraniano per esempio. Insomma non è ancora una teocrazia ma non ne sono lontanissimi.
      Pertanto la religione anche nel moderno stato israeliano c’entra eccome.
      Per la questione dell’arretratezza dei palestinesi su molte questioni riguardanti i diritti civili e sui diritti animali che indubbiamente esistono, si consiglia però la lettura di un articolo pubblicato tempo fa su Veganzetta, magari può servire a riflettere per non fare di tutta l’erba un fascio: http://www.veganzetta.org/essere-animalisti-nella-palestina-occupata-pal-in-italia/
      Per comprendere poi quanto tollerante ed evoluta sia la cultura imperante in Israele si può anche dare un’occhiata a questo articolo: http://www.veganzetta.org/i-palestinesi-sono-animali/
      Infine Yourofsky è la prova vivente che essere vegan non significa automaticamente essere intelligente.

      11 aprile, 2018
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