La Table Suisse: il ristorante svizzero dove si mangiano i Gatti


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table suisse - La Table Suisse: il ristorante svizzero dove si mangiano i Gatti

Fonte: Campagne per gli animali

Un video di recente è divenuto – come si suol dire – virale sul web: si tratta della pubblicità de La Table Suisse: un ristorante svizzero in cui pare lo chef Moritz Brunner cucini pietanze a base di carne di Gatto. Le polemiche sono immediatamente scoppiate su social network e giornali elvetici.
La notizia è vera? Esiste realmente un ristorante simile?
Vi raccontiamo le sensazioni che scaturiscono dal video e sveliamo il mistero di questa vicenda mediatica.

La Table Suisse, das ist authentische Schweizer Küche auf höchstem Niveau: regional, saisonal, mit handverlesenen Zutaten1

Una calda atmosfera si respira, nell’immagine che ci accoglie virtualmente – un’immagine, appunto… lo chef ci saluta, welcome!
Sagome di Gatti appena visibili dietro un vetro scuro, come fossero ombre o presagi, rimembranze grottesche di ciò che – si dice – sarà tangibile e ben guarnito nel piatto di chi vorrà degustare. Cucina tradizionale, amore per la natura, così romanticamente raccontato. Gesti quotidiani e atmosfere trasmesse con cura agli occhi di chi guarda.
Il primo gesto violento passa quasi inosservato, giunge inaspettato e qualcosa improvvisamente stride nell’idillio del bosco, ma lo digeriamo tutto sommato, non è grave, è arte, forse. Di quel muschio, reciso con tanto pathos da ricondurre a più macabri ricordi, forse resta solo una sensazione sottopelle e sfugge. Quel frammento vivo di bosco può certamente mutarsi in grazia decorativa, se chi opera è mosso da passione, e così è. E ci viene raccontato. Prima ancora che con parole, con la forte voce delle immagini, delle sensazioni. Con maestria e candore queste immagini ci parlano della dedizione con cui lo chef sta lavorando a qualcosa che assume indubitabile importanza e che – qualunque cosa sia – così confezionata reggerà il colpo di ogni impulsivo moto emotivo, irrazionale e scomposta critica, gridolino infantile e stridulo di femminea sensibilità.

Ci sono alcune parole che non sono negoziabili. Che si sono guadagnate un posto di indiscutibile autorità e giustizia sociale e che, se usate con buon ritmo, aprono vie dritte e sicure nel buon senso generale.

Tradizione, famiglia, amore, natura e libertà, casa e radici, la “propria” terra.
Se si osserva bene, c’è anche una parola non detta, suggerita da un gesto, il rimando a un senso fortemente legato alla natura di ciò che forse eravamo. L’annusare, il profumo, ciò che di più profondo attraversa l’animo umano, privo di spigoli, raggiunge le nostre profondità.

Solo un’altra parola stride, molto più del muschio questa volta, perché anch’essa possiede un posto d’onore, in qualche modo, certo in un diverso scomparto, ma sempre al di sopra, o al di là di un ben tracciato confine. Parola familiare non più di molte altre, ma da queste così saldamente distinta.
E così quella parola, “Gatto”, proprio non può comparire nel menù di un ristorante, non può essere così dolcemente usata nel racconto suadente di ciò che allieterà le nostre cene. Quella parola irrompe e scandalizza, si fissa nella mente, non riesce a fluire assieme alle altre, mentre davanti ai nostri occhi scorrono immagini già viste innumerevoli volte. Solo lei, solo quella parola muta così violentemente l’acquolina in grido d’odio e di sdegno.

Una parola in grado di penetrare la giusta zona d’emotività ben circoscritta, oasi d’un paesaggio arido a perdita d’occhio. Reso arido, e sterile. Punteggiato di uscite di sicurezza, valvole di sfogo necessarie per liberare la pressione in eccesso.

E sono proprio queste le valvole di sfogo che il contenuto del filmato è andato ad azionare, reazioni riflesse, prive dell’intervento della ragione, prive di ogni filtro. La debole sagoma del Gatto, appena percepibile dietro al vetro non è distante dall’impalpabile evanescenza dell’Animale da reddito che non riusciamo più a scorgere nel pezzo di carne che ci ritroviamo nel piatto. L’appropriarsi di vite altrui è lo svuotamento necessario di queste ultime. Così il frammento di muschio strappato al bosco diviene “arte” decorativa, perde la sua essenza per divenire quella falsa apparenza di cui noi lo rivestiamo, pretendendo si tratti di nobilitazione. Lo stesso inganno e svuotamento – simbolico ed effettivo – subiscono i corpi di chi era vivo per divenire tutt’altro. Prima ancora che cibo, falsa necessità, falsa normalità e falsa legge di natura. E se la tavola è ben imbandita, altre cose ancora divengono, prima che mero cibo: tradizione, famiglia, casa, radici, fino a noi stessi.

Molti i riferimenti presenti, come quelli che vanno a sottolineare che alcune parole diventano indecenza solo per accostamento ad altre (adozione/macellazione, Gatto/Carne), mentre altre sono talmente svuotate da non reggersi quasi in piedi, fragili collages di brandelli a cui il nostro senso comune si aggrappa con forza, per poter sostenere i nostri stessi brandelli di decenza. Così crediamo a fantasie quali lo sfruttamento etico, l’allevamento compassionevole e la “macellazione conforme all’ordinanza di protezione dell’animale”.2
Crediamo a tutto questo senza osservare, crediamo in ciò che è “normale”, in ciò che è così solidamente normato.

Gli autori di questo filmato, che ha fatto la sua comparsa in rete fingendosi ciò che non era e destando in questo modo ancor più curiosità, si sono poi rivelati non molte ore fa: Beyond Carnism , VEBU e Swissveg.
Con toni piuttosto diretti, ci stanno dicendo che il modo in cui vediamo il mondo non è affatto oggettivo né logico. La società ci inizia a questa visione, che alcuni hanno cominciato a chiamare “carnismo”, e se il lavoro è ben fatto e il soggetto sufficientemente “adatto”, non occorreranno grandi sforzi futuri. Ogni ingranaggio è programmato, la macchina procede da sé con enormi capacità d’inerzia. E’ proprio questo che occorre interrompere, e lo stridere di questo filmato che arriva a graffiare la superficie del senso comune, muove in quella direzione.

www.latablesuisse.com

The Piper

Note:
1) La Table Suisse, l’autentica cucina svizzera al più alto livello: ingredienti raccolti a mano, regionali di stagione
2) Ordinanza dell’USAV concernente la “protezione” degli Animali nella macellazione (OPAnMac)
Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV)
del 12 agosto 2010 (Stato 1° dicembre 2010)
www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20080808/index.html

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/Z7xSw

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