La storia di Nino


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La storia di Nino… che alla fine poi, lo sappiamo, la passione per il raccontare storie è anche la passione per l’invisibile. E probabilmente una delle difficoltà maggiori in cui mi sono imbattuto nel provare a raccontare un certo tipo di storie è di riuscire a tradurre in qualche modo il visibile invisibile. Del resto, per quanto possa sembrare banale è esattamente questa la complicazione che riscontra chiunque decida di fare qualcosa per puntare almeno una lucina in quella stanza buia che accoglie le infinite vittime visibili invisibili di una società pensata per rendere legale, accettabile e anzi sacrosanta, la tanto, a parole, ampiamente stigmatizzata “legge del più forte”.
Comunque, all’interno di questa specie di Città dei Divertimenti, lo zoo sembra perfettamente pensato per amalgamarsi con il paesaggio e l’impressione è che nessuna delle persone qui accanto a noi riesca realmente a distinguere la differenza tra un vero accampamento indiano e questi tepee colorati fabbricati a Fregene, tra un “vero” bosco delle streghe e questi cinquanta alberi piantati uno accanto all’altro in questo lembo della collina. Vera o falsa che sia questa impressione, di certo è qui che incontriamo un visibile invisibile. Il suo nome è Giovannino, detto Nino. Probabilmente non c’è nessuna intenzione malevola in tutta questa situazione. Il cartello, ormai vecchio e consumato, dedica all’invisibile visibile qualche riga di giustificazione: “Nino abbandonato dalla madre è stato allevato con il biberon e ora si cerca per lui una giovane compagna“.
Per alleggerire poi questo commovente pensiero, chi ha scritto il testo si è sentito subito in dovere di puntualizzare su come stanno davvero le cose: “il cinghiale ha rappresentato per l’uomo una fonte primaria di cibo…“.
Nino ci viene immediatamente incontro e si lascia accarezzare attraverso le maglie della gabbia. In questo angolo sperduto della Città dei Divertimenti sembra ancora più emarginato di quanto possa essere emarginato un essere vivente costretto a trascorrere i suoi giorni in un recinto. Nino, naturalmente non ha nulla a che fare con il divertimento, eppure evidentemente qualcuno deve aver pensato che questo è il posto giusto per lui. Scattare questa fotografia non è stato immediato. Nino non ci ha mai lasciato un secondo dopo la prima carezza e io qui sono nascosto dietro al muretto della gabbia mentre Nino mi cerca per giocare. Questa cosa ci ha stretto il cuore e quando ce ne siamo andati ci siamo sentiti profondamente in colpa. Ci siamo chiesti se le carezze erano servite a qualcosa o se non avevamo che peggiorato la situazione, dando a Nino l’illusione che finalmente fosse arrivato qualcuno.
Che poi è l’illusione che, in modo più o meno consapevole, si fa ogni visibile invisibile di questo mondo.

Francesco Cortonesi

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6 Commenti

  1. Paola Re ha scritto:

    Che infinita tristezza…
    “Ci siamo chiesti se le carezze erano servite a qualcosa o se non avevamo che peggiorato la situazione, dando a Nino l’illusione che finalmente fosse arrivato qualcuno. ”
    E’ proprio così. Secondo me capita ogni volta che gli animali incarcerati vedono qualcuno avvicinarsi. Pensano che sia la volta buona che siano aperte le loro gabbie.

    10 settembre, 2017
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      E’ questa loro speranza che non dobbiamo tradire, forse una carezza non è nulla per noi, ma per loro è qualcosa a cui aggrapparsi e al contempo un motivo per noi per agire direttamente e per porre fine a queste insensate sofferenze.

      10 settembre, 2017
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  2. Franca ha scritto:

    Ma non si può fare qualcosa per questa povera creatura? Spostarlo in una struttura dove le sue condizioni di vita siano consone alla sua natura.
    Dove si trova questo povero essere vivente?

    15 settembre, 2017
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Franca, c’è già chi sta lavorando per trovare a Nino una sistemazione migliore. Speriamo che presto ci siano novità positive.

      16 settembre, 2017
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      • Franca ha scritto:

        Speriamo di avere quanto prima buone notizie…

        16 settembre, 2017
        Rispondi

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