La storia dell’Elefante in fuga per un tuffo al mare


Tempo di lettura stimato:
1 minuto

A quanto pare abbiamo bisogno di storie di ribellione.

Prigionieri di una società che ci opprime, pur lasciandoci apparentemente liberi, ci esaltiamo per i gesti di chi decide di rompere le catene e riprendersi la libertà. In effetti, la storia di questo elefantino che sarebbe scappato da un circo per farsi un tuffo nel mare di Calabria è diventata in breve la “storia del giorno”.

Ma davvero si tratta di un prigioniero in fuga?

Non lo sappiamo. Anche se, molto probabilmente, le cose non sono andate come credevamo.
A quanto pare sarebbero stati i circensi a inventarsi un po’ di marketing, accompagnando l’elefantino a farsi un bagno.
In pratica un modo per attirare il pubblico.
In pratica un modo per far soldi.
Così se prima la storia metteva tristezza, ora disgusta.

Fuggito o accompagnato che sia, la sua storia ha commosso migliaia di persone umane.

Eppure nonostante gli inni alla ribellione, alla rivolta e alla libertà, ancora oggi quasi dieci milioni di italiani visitano gli zoo ogni anno e miliardi di Animali vivono segregati negli allevamenti per poi essere mandati al macello.

Forse non c’è nessuna rivolta che cerchiamo.
Forse, noi amiamo le catene…

Francesco Cortonesi

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/FF9oc

5 Commenti

  1. Luisa Barbara Avetta ha scritto:

    Ha ragione Francesco: che si tratti di una “probabile”messinscena promozionale dei circensi si evince con scarso margine di dubbio dai filmati.
    Sì, continuiamo a stupirci davanti allo slancio commosso di tante persone che non solo magari frequentano gli zoo travestiti da bioparchi, ma che hanno picchi di partecipazione a mail bombing pro elefantino ….masticando il maialino. Andando oltre perplessa mi chiedo : perché il pachiderma riesce a muovere la loro empatia e nulla scalfisce la loro indifferenza davanti allo sterminio di miliardi di parenti del suino, bovino, ovino, polletto che stanno digerendo? Solo indifferenza per lui che, per un bisogno inesistente, ha sofferto dal primo all’ultimo giorno della sua breve vita. Ma forse il perché è semplice: per liberare pachidermi non devono mettere in discussione né le loro credenze,né il loro stile di vita, né tutto il mondo che li circonda. Per “liberare” tutti gli animali che oggi masticano invece …. sì. Luisa Avetta

    6 settembre, 2018
    Rispondi
  2. Paola Re ha scritto:

    Gli animali selvatici, se da una parte sono disgraziatamente perseguitati da cacciatori e bracconieri, dall’altra godono dell’empatia di tanta gente che invece non ne mostra affatto per gli animali-cibo.
    Gli animali domestici sono considerati al pari di membri della famiglia da chi li possiede che mangia gli animali-cibo.
    Ogni tanto qualche coscienza si sveglia ma il quadro resta catastrofico.
    Questo elefantino ha suscitato tanta tenerezza ma vorrei sapere se qualcuno dopo che lo ha visto ha cambiato di un soffio la sua vita. Dopo averlo visto, tutti sotto l’ombrellone a mangiare pane e salame.

    6 settembre, 2018
    Rispondi
  3. cristina ha scritto:

    Siamo (perché anch’io lo ero) accecati dalle consuetudini e la vita degli animali, nonostante se ne parli sempre di più, continua ad essere vista subordinata all’uomo, anzi talvolta non è proprio vista specialmente quando diventa cibo. Perché tutta questa resistenza da parte di chi in alcune situazioni (come questa dell’articolo o per coloro che si prendono cura di un animale domestico) nel non voler fare il semplice collegamento? Forse non esiste un motivo o spiegazione valida per tutti ed è quindi difficile trovare il giusto approccio che possa far leva sulle coscienze.

    7 settembre, 2018
    Rispondi
  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Probabilmente il collegamento mancante, l’assenza di empatia per determinati Animali, la devastante incoerenza dei nostri comportamenti a seconda delle situazioni, sono dovuto realmente al fatto che esiste un sottofondo importante di ipocrisia. Tutte/ i o quasi siamo in grado di constatare le sofferenze altrui, poche/i però trovano la forza e la determinazione di rinunciare alla propria comoda posizione di dominio. Forse un tenero elefantino avrebbe qualche probabilità di smuovere gli animi e trovare finalmente la libertà, ma una Gallina, o un Maiale sono necessari a mantenere il nostro modello di vita, senza la loro sofferenza non potremmo continuare a mantenerlo, è necessario quindi dimenticarli.

    8 settembre, 2018
    Rispondi
  5. CCORI ha scritto:

    “Forse non c’è nessuna rivolta che cerchiamo.
    Forse, noi amiamo le catene…”

    Si secondo me è proprio questo, le catene rassicurano, sono un punto di riferimento, c’è qualcun altro che ci pensa, le responsabilità personali sono quasi inesistenti… se questo non è comodo come possiamo chiamarlo?
    Se non fosse così altrimenti non mi spiego come mai proprio in questi giorno c’è una ragazza svedese Greta Thunberg in sciopero, protesta per il pianeta e il clima.
    Ciò che mi sconcerta (in primis di me stessa) che è lì da sola… completamente da sola mentre dovrebbero esserci a sostegno lì con lei tutti noi, ognuno per una causa che è di tutti.
    Che resta da dire che le notizie ormai non fanno più notizia, sono quasi sempre distorte, servono a depistare a gettare fumo negli occhi dei bravi consumatori.
    Di liberazione alla maggioranza non gliene potrebbe fregare una beata fava… perché essere liberi chiede in cambio fatica, cambiamento e rinuncia di gran parte delle comodità di cui oggi giorno la persona media non riesce più a fare di meno, siamo totalmente dipendenti e chi crede di non esserlo ha un problema.
    Lo schiavo più della libertà anela alla comodità per continuare a dormire sonni tranquilli.

    10 settembre, 2018
    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *