La storia della chiusura dello zoo di Rafah

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Ci sono storie che sono più difficili da raccontare di altre.
Sono le storie che, pur avendo un finale positivo come in questo caso, tuttavia ci tolgono un po’ di speranza in un reale cambiamento.
Questa è una storia (tanto per cambiare) di oppressori e oppressi.
Ma purtroppo anche di oppressi che diventano oppressori.
Questa è la storia della chiusura dello zoo di Rafah.

Aperto clandestinamente nel 1999, situato nella Striscia di Gaza, al confine con l’Egitto, lo zoo di Rafah è stato quasi da subito investito dalle critiche degli attivisti che si battono per i diritti degli Animali. Del resto, come inequivocabilmente mostrano le numerose fotografie, i gestori dello zoo, recludendo gli Animali in alcuni vecchi gabbioni trovati chissà dove, li hanno costretti a vivere sin da subito in condizioni terribili, spesso portandoli alla morte. Gli Animali, trafugati dall’Egitto dove erano stati acquistati da alcuni trafficanti, non avevano, all’interno dello zoo, praticamente alcuno spazio di movimento. Vivevano ammassati nelle gabbie. E di conseguenza numerose infezioni e patologie si sono presto diffuse, rivelandosi letali. Nonostante questo, lo zoo è stato a lungo discretamente frequentato da molti residenti della zona, ed è solo dopo che, nel gennaio del 2019, sono state pubblicate le foto di quattro leoncini morti di freddo (a causa della negligenza dei gestori) che lo zoo di Rafah è salito agli “onori” della cronaca internazionale. Come se non bastasse, il mese successivo alla morte dei leoncini, una Leonessa di 14 mesi, chiamata Falestina, è stata privata degli artigli per permettere ai bambini di giocare con lei. I suoi artigli sono stati rimossi chirurgicamente dal veterinario dello zoo senza alcun tipo di accorgimento o anestesia, esponendo la Leonessa anche ad una infezione, oltre all’evidente spiazzamento che ha provato, una volta terminata l’operazione, avvenuta peraltro tra grandi festeggiamenti davanti a giornalisti e pubblico pagante. «Sto cercando di ridurre l’aggressività della leonessa in modo che possa essere amichevole con i visitatori», ha poi dichiarato il proprietario dello zoo, Mohammed Jumaa ai giornalisti. «Gli artigli sono stati tagliati per permettere ai visitatori di giocare con lei», ha dichiarato candidamente il veterinario, Fayez al-Haddad: «Vogliamo portare sorrisi e felicità ai bambini, aumentando il numero di visitatori del parco, che soffre di spese elevate», come se la mutilazione di un essere senziente indifeso potesse davvero rappresentare qualcosa di positivo per qualcuno.

D’altra parte, come sappiamo (o dovremmo sapere) Israele e Egitto hanno imposto un blocco a Gaza per ragioni di sicurezza dopo che il gruppo islamista Hamas ha preso il controllo del territorio nel 2007 e questo ha fatto precipitare le condizioni economiche del Paese (Israele detiene il controllo dei confini, dello spazio aereo e del mare). Basti pensare che la Banca Mondiale afferma oggi che il blocco ha ridotto il territorio, che ospita quasi 2 milioni di palestinesi, a uno stato di vero e proprio collasso economico. Naturalmente ciò non significa assolvere i gestori dello zoo che in quanto tali hanno ovviamente sfruttato gli Animali, se non per arricchirsi (difficile pensare che uno zoo nella Striscia di Gaza sia un’attività particolarmente remunerativa), di certo per cercare di creare un luogo di divertimento per gli Umani, dimenticando però che gli oppressi non dovrebbero comunque mai trasformarsi in oppressori. Inutile aggiungere che gli Animali dello zoo di Rafah non sono altro che l’ultima ruota del carro di una catena di oppressioni che parte da lontano.

Solo di recente e in pochi giorni gli attivisti dell’associazione Four Paws sono riusciti a far evacuare dallo zoo di Rafah 47 Animali prigionieri, tra cui Leoni, Scimmie, Porcospini e Pavoni, sotto lo sguardo triste di parte della popolazione che purtroppo ancora evidentemente fatica a entrare nella logica dei diritti degli Animali e li considera esclusivamente come forma di distrazione. «Erano in condizioni davvero terribili nella Striscia di Gaza e ora sono al sicuro in una riserva in Giordania», hanno annunciato gli attivisti di Four Paws. «Abbiamo realizzato l’impossibile e siamo riusciti a portare via dallo zoo di Rafah 47 animali. Le gabbie sono vuote. Ora siamo pronti per il viaggio verso la loro nuova casa. Grazie a tutti quelli che hanno sostenuto la nostra missione» hanno scritto su Twitter i membri dell’organizzazione, con l’hastag #SaveGazaAnimals. Per poter procedere alla delicata operazione che prevedeva un viaggio di 300 chilometri, gli Animali sono stati ovviamente sedati.

Come diceva Friedrich Nietzsche: «Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro».

Francesco Cortonesi

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Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/LMEkr

Un commento

  1. Avatar Andy87 ha scritto:

    I nostri amici palestinesi non deludono mai…………….

    25 Aprile, 2019
    Rispondi

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