La storia del Beluga “spia” dei russi


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Sicuramente molti di voi riconosceranno questo fotogramma. È tratto dal video che nei giorni scorsi ha fatto il giro della Rete. Giovedì 26 aprile, nel mare tra le isole Rolvsøya e Ingøya nel nord della Norvegia, tre pescatori hanno individuato e filmato un giovane Beluga che indossava una strana imbracatura: dopo aver avvisato le autorità e aver ricevuto l’aiuto di un biologo marino, l’Animale è stato liberato e si è infine allontanato. L’operazione, al contrario di quanto alcuni giornali hanno lasciato intendere, semplificando, non è stata immediata. I pescatori infatti hanno prima inviato il i video del Beluga al biologo marino e docente dell’Università di Tromsø, Audun Rikardsen. A sua volta Rikardesn le ha dovute mandate al Fiskeridirektoratet, l’agenzia governativa norvegese che si occupa delle attività che riguardano la pesca e della liberazione dei Mammiferi marini che restano impigliati nelle reti: l’agenzia solo il giorno dopo è riuscita ha mandare il biologo Jørgen Wiig ad aiutare i pescatori. Nel frattempo il Beluga era rimasto ancora vicino al peschereccio.

Wiig e un suo collaboratore hanno provato a slacciare l’imbracatura che indossava il Beluga e che, secondo Wiig, stava chiaramente «chiedendo aiuto». I tentativi però sono tutti falliti perché Il Beluga si allontanava appena i biologi cercavano di liberarlo. Alla fine Wiig ha quindi deciso di indossare una muta e immergersi per togliere l’imbracatura all’Animale. L’imbracatura, consegnata ai pescatori, è stata poi mostrata alle telecamere.

Nella parte superiore si nota chiaramente un sistema per attaccare una piccola telecamera subacquea e un marchio in metallo che recita “attrezzatura di San Pietroburgo”. Immediatamente è stata avanzata l’ipotesi che l’Animale facesse parte di un programma di addestramento della marina russa e che probabilmente fosse “in missione” quando si è perso. Più precisamente, hanno sostenuto alcuni scienziati norvegesi, il Beluga proveniva dalla base di Murmansk, nel nord-ovest della Russia. In realtà la cosa è molto poco probabile. Difficilmente infatti la Marina Russa (o qualsiasi altra marina) userebbe degli Animali “spia” con delle imbracature “firmate”, anche fosse solo per addestramento. Inoltre il colonnello russo Viktor Baranets ha dichiarato alla BBC: «Se stessimo usando questo animale per spionaggio pensate davvero che avremmo allegato un numero di telefono cellulare con il messaggio si prega di chiamare questo numero? Abbiamo delfini militari per i ruoli di combattimento, non lo nascondiamo». Ma allora a chi appartiene l’attrezzatura e quale era lo scopo? Ad oggi non c’è stata ancora alcuna spiegazione definitiva e nessuno ha personalmente reclamato il “possesso” del Beluga che quasi sicuramente si aggira ancora nella zona.

D’altra parte è ampiamente dimostrato che questi Animali vengono utilizzati da alcuni governi per scopi bellici. Nel 2016. ad esempio. la TV di Stato Russa ha pubblicato un annuncio del Ministero della Difesa per l’acquisto di cinque Delfini per un programma di addestramento: l’annuncio non diceva quale fosse il fine del programma ma diceva che i Delfini dovevano avere denti in salute. L’anno dopo è poi stata riportata la notizia che la Marina Militare stava sperimentando l’utilizzo di Beluga, Delfini e Foche per fare la guardia alle basi navali, assistere i subacquei e eventualmente uccidere gli estranei che entravano nel loro territorio. I Beluga, tuttavia, ha precisato qualche giorno dopo la TV di Stato, sono stati esclusi dal programma quando è diventato chiaro che nuotare troppo a lungo nelle gelide acque polari li faceva ammalare. C’è poi un’altra storia, mai dimostrata ma sempre confermata dal governo di Mosca: l’invasione della Crimea nel 2014 ha fatto scoprire ai russi un’unità militare ucraina interamente composta da Delfini armati di bombe che erano inserite in imbracature, probabilmente simili a quella del Beluga “norvegese”. Che fine abbiamo poi fatto quei Delfini resta un mistero.

Va detto comunque che l’utilizzo dei Mammiferi marini a scopi militari non è né una prerogativa russa né una novità. Lo ha fatto e continua a farlo Israele che nel 2015 ha usato i Delfini per spiare le coste palestinesi. Gli statunitensi invece hanno un programma simile a quello russo sin dagli anni ’60 e attualmente è certo che a San Diego, in California esiste una base di addestramento per Delfini “da guerra”. I Delfini sono addestrati a trovare e recuperare l’equipaggiamento smarrito in mare, nella ricerca di mine ovunque si trovino, sotto la sabbia o appese a boe galleggianti. Inoltre, alcuni di loro furono usati nel golfo Persico durante la prima e la seconda guerra del Golfo.

La storia degli Animali usati dagli eserciti di tutto il mondo è una storia nota. Cani, Cavalli, Picconi, Elefanti, Muli, Mucche, Orsi e perfino Pipistrelli, Api e Zanzare (sì, Zanzare!) sono stati, nel corso della storia, trasformati in spie o armi. Raccontare le loro storie richiederebbe una trattazione apposita, ne abbiamo già parlato e sicuramente in futuro ne parleremo ancora. Ovviamente i Mammiferi marini, vista la loro straordinaria intelligenza, non potevano certo sfuggire alla prepotenza segregatrice e sfruttatrice dell’Umano. Persino Hollywood ne ha parlato: il film del 1973 “Il giorno del delfino” racconta infatti la storia di un gruppo terroristico che si impadronisce di due Cetacei addestrati con l’intenzione di servirsene per piazzare delle cariche esplosive sotto lo yacht del Presidente degli Stati Uniti.

Tornando al Beluga, che ancora probabilmente si aggira nei mari norvegesi (a meno che non sia rientrato alla “base” da cui proveniva), è chiaro che ancora non ne sappiamo abbastanza. Curiosamente il 6 maggio, un Beluga non lontano dalla città di Hammerfest, in Norvegia è stato filmato mentre riportava uno smartphone caduto in acqua a una ragazza che stava partecipando a una gita in barca con gli amici. È possibile che si tratti dello stesso Beluga? Naturalmente sì. È possibile. A questo punto non resta che attendere eventuali nuovi avvistamenti, nella speranza che il Beluga sia in grado di sopravvivere da solo dopo aver subito un imprinting umano di livello elevato. Sono possibili ulteriori sviluppi.

Francesco Cortonesi

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