La rinascita etica de “La Rinascente”


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v1_volpina.jpgL’11 Maggio 2007 la società  “Rinascente srl” ha ufficialmente rinunciato alla vendita di inserti di pelliccia di Animali scuoiati, dopo una campagna di proteste condotta da attivisti della campagna Aip (Attacca l’Industria della Pelliccia – www.campagnaaip.net), le cui attività  di protesta contro La Rinascente sono durate circa tre anni e si sono sviluppate attraverso sit-in, proteste presso le sedi locali, volantinaggi e vari altri metodi di pressione. Sebbene la notizia non abbia avuto il meritato risalto sulla stampa nazionale e presso i siti web delle più note associazioni animaliste, l’evento ha un’importanza fondamentale e si potrebbe osare dire storica nel contesto del progresso, dell’evoluzione della società  italiana: una grande azienda rinuncia volontariamente (ma su evidente stimolazione) a parte dei suoi profitti ritenendo giuste e condivisibili le motivazioni etiche di chi non tollera che gli Animali vengano uccisi o sfruttati per soddisfare degli interessi economici.

Molti infatti sono i settori economici che prosperano grazie alla uccisione di Animali per utilizzarne la pelliccia: le società  che imprigionano ed attuano la loro riproduzione forzata ed eugenetica, i cacciatori, gli artigiani pellicciai (e pellettieri), molti designer e atelier di moda, le pelliccerie ed altri esercizi commerciali, i veterinari che assistono gli Animali imprigionati, modelle e modelli che sfilano con tali indumenti, stilisti di moda che propongono di continuo collezioni con capi in pelle o pelliccia, le aziende che producono gabbie, farmaci e mangimi specifici. La maggior parte dei centri di riproduzione forzata sono in Europa del Nord (64%, Danimarca, Olanda, Norvegia e Svezia per lo più) , 11% sono in Nord America, e il restante 25% sparsi in varie parti del mondo (fonte: “Fur Farming,” International Fur Trade Federation, 2000), ma vi sono anche dei paesi che hanno vietato questa pratica, come l’Austria. Tale eccidio coinvolge un numero impressionante di Animali (si stima circa 30-50 milioni di Animali uccisi ogni anno), per lo più imprigionati in centri di riproduzione forzata (circa 85% – fonte: “Facts on Furs,” International Fur Trade Federation, 2000) ma anche cacciati e uccisi nel loro ambiente naturale (come le Foche ad esempio). La prigionia di tali Animali avviene in luoghi in cui la sofferenza è continua (si verificano atti di cannibalismo e automutilazione, lesioni continue, malattie legate alla permanente esposizione alle intemperie ed ai parassiti, problemi mentali legati alla claustrofobia) e che si conclude con l’uccisione, secondo metodi che mirano solo a preservare la pelliccia, eccone alcuni: “Gli animali piccoli possono essere stipati in scatole e avvelenati col lo scarico caldo e non filtrato del motore di un camion. Il gas di scarico del motore non è sempre letale, e alcuni animali si risvegliano mentre vengono scuoiati. Agli animali più grandi viene applicato un morsetto o un’asta nelle loro bocche mentre un bastoncino è inserito nell’ano, vengono dolorosamente fulminati.” (fonte: Peta / Organizzazione Internazionale Protezione Animali). Nel corso degli anni l’accresciuta sensibilità  dei consumatori ha ridotto di molto la domanda per le cosiddette “pellicce” ed affini, ma l’industria è corsa ai ripari promuovendo tale prodotto in forme meno direttamente riconducibili alla reale provenienza dello stesso: ad esempio gli inserti in pelliccia e le pellicce tinte con colori artificiali, prodotti questi che il pubblico fa più fatica a riconoscere come “eticamente riprovevoli” (come avviene oggi in linea di massima con un abito fatto con la pelliccia di cuccioli di Foca scuoiati). Il caso de La Rinascente rientra appunto in tale ambito, ed ha dimostrato che anche questa strategia industriale e di promozione può essere efficacemente contrastata: l’industria basata sulla vendita delle pellicce degli Animali è sostanzialmente un’isola (per quanto grande) nel mare dello sfruttamento degli Animali, industria i cui interessi non sono vitali per il sistema economico globale e che pertanto è più facile far scomparire del tutto contribuendo alla flessione della domanda (ogni persona può contribuire con le sue scelte di acquisto), agendo sui costi di produzione e sulla legislazione.

Andrea Furlan

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/vagza

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