La pubblicità vegan (??) che spacca gli Stati Uniti


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Fonte: Ecoblog.it

La pubblicità vegan che spacca gli Stati Uniti

Lo spot “The Scarecrow” della catena di ristoranti messicani Chipotle scatena un dibattito per l’utilizzo del vegetarianismo per veicolare un brand che annovera nei propri menu anche la carne

In poco più di un mese la pubblicità in computer animation The Scarecrow della catena messicana di ristoranti Chipotle ha spaccato in due l’opinione pubblica. La storia è quella di uno spaventapasseri che lavora per la Crowd Food Incorporated, in una città distopica governata da grandi corvi meccanici. Lo spaventapasseri rappresenta il proletariato rurale che arriva nella città per lavorare. Il video di 3’22” è un viaggio nella coscienza dello spaventapasseri che prende atto della crudeltà degli allevamenti intensivi di mucche e di polli. 

Nella seconda parte lo spaventapasseri torna a casa affranto e inizia a cogliere i frutti della terra, a partire dal peperoncino che è il simbolo della nota catena messicana. E così decide di aprire un piccolo banco di cibi vegetariani campeggiato dalla scritta “Cultivate a better world”.

In poco più di un mese la pubblicità è diventata un vero e proprio caso mediatico, totalizzando oltre 7 milioni di visualizzazioni, una cifra davvero altissima per una pubblicità. Sulla stampa americana si è aperto il dibattito. Se la morale vegana ha fatto breccia nel cuore degli spettatori più superficiali, non sono mancate le critiche di chi ha sottolineato come nei ristoranti Chipotle vengano serviti anche piatti di carne.

Negli Stati Uniti i consumatori di carne rappresentano il 93% della popolazione. A differenza della dieta mediterranea, in cui la carne rappresenta una parte minoritaria della bilancia alimentare rispetto a cereali lavorati, frutta e verdura, negli Stati Uniti la carne è la base dell’alimentazione. I vegetariani e i vegani – fra cui va annoverata la cantante Fiona Apple che presta la voce a “Pure Immagination”, colonna sonora dello spot – sono appena il 7% della popolazione statunitense.

E allora ecco alzarsi una levata di scudi contro lo spaventapasseri. Su Salon David Sirota ha criticato Chipotle che utilizza un’immagine vegetariana per vendere (anche) i suoi famosi burritos. Il sito Funny or Die ha ironizzato sulla logica mercantile perfettamente confezionata dalla catena di ristoranti messicani con una video-parodia. Ancor più ironico è l’attacco di Alexandra Petri su Washington Post“Questa (pubblicità, ndr) non mi fa venire voglia di magiare da Chipotle. Mi fa venire voglia di rannicchiarmi in un coma vegano e non mangiare mai più”.

La critica a colossi come Mc Donald’s e Burger King è feroce, il prodotto – come dicevamo – è confezionato molto bene, con un’animazione strappalacrime e un fulcro del racconto più che nobile, peccato che per smascherare il trucco e una certa goffaggine del marketing, basti consultare il menu di un qualsiasi punto vendita Chipotle. Anche se dalla casa madre fanno sapere che la carne utilizzata nella catena è allevata secondo criteri di eticità e sostenibilità. Ma il messaggio che passa nel cartoon è che dallo spaventapasseri la carne non si mangia e ci sono solo colorate verdure. È il marketing, bellezza!

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/31TI2

11 Commenti

  1. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Campagne per gli animali scrive:

    Brevemente:

    1) La catena Chipotle si fa pubblicità sfruttando l’etica vegana per vendere i propri prodotti
    2) Paradossalmente molti prodotti della catena Chipotle non sono vegani e nemmeno vegetariani
    3) Nella pubblicità animata non ci sono Umani, il “buono” ha l’aspetto di un Umano, ma è uno spaventapasseri, i “cattivi” sono dei Corvi meccanici, come sempre l’Animale rappresenta la vittima e in carnefice
    4) Lo spaventapasseri si autoproduce le proprie verdure e le vende direttamente, tutto il contrario di ciò che fa la catena Chipotle che ha commissionato la pubblicità sfruttando il concetto di autoproduzione per veicolare i propri prodotti industriali
    5) La cantante Fiona Apple che presta la sua voce allo spot pubblicitario è vegana, ma evidentemente non ha ben capito il messaggio pubblicitario (o lo ha capito?)
    6) Il fatto che il video è stato visualizzato più di 7 milioni di volte la dice lunga sulla capacità critica del pubblico, ma al contempo è un segnale di grande interesse verso le tematiche vegane, e questo gli uffici marketing delle grandi aziende (è evidente) lo sanno bene

    Se volete aggiungete voi altri punti…

    22 ottobre, 2013
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  2. Simona Fazioli ha scritto:

    Considerando che il 93% della popolazione statunitense consuma abitualmente carne, per una volta sorvolerei sulla questione relativa alla strumentalizzazione dell’etica vegana.
    Trovo, anzi, queste iniziative fondamentali per l’educazione soprattutto dei più piccoli.
    Mi piace anche la scelta di sostituire gli Umani con degli stereotipi facilmente riconoscibili: il corvo e lo spaventapasseri.
    I corvi meccanici delineano perfettamente le caratteristiche peculiari di ogni sfruttatore: assenza totale di sentimenti e logica del profitto.
    Lo spaventapasseri metaforicamente rappresenta l’uomo consapevole ma ancora asservito al sistema e alle sue leggi. Dunque l’uomo non è più uomo.
    Approvo la scelta di dare una possibilità all’umanità a partire dalle nuove generazioni.
    Solo i bambini sono umani poiché ancora innocenti. Essi rappresentano il futuro, la possibilità di un cambiamento radicale della società.

    23 ottobre, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Simona,

      C’è assolutamente da dire che la pubblicità è stata creata per far vendere prodotti a una catena di ristoranti che vende cibo anche non vegano, quindi la strumentalizzazione, e la pubblicità ingannevole, ci sono tutte.
      Sarebbe come fare una pubblicità con un pacifista non violento che invita a comprare prodotti in armeria.
      Non si capisce perché poi devono sempre e solo essere gli Animali a rappresentare degli stereotipi: la logica del profitto e l’assenza di sentimenti sono caratteristiche del tutto umane, meglio sarebbe stato far vedere chi è il reale responsabile di tutto e non usare l’effigie di un Animale
      per rappresentare delle manchevolezze e colpe del tutto umane.
      La metafora dello spaventapasseri ci può anche stare.
      Sarebbe bello se il messaggio fosse quello che indichi tu, ma lo spot invita i bambini a rivolgersi a uno spaventapasseri che rappresenta un’azienda che nulla ha a che fare con un futuro diverso dal presente che ben conosciamo.

      23 ottobre, 2013
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  3. Simona Fazioli ha scritto:

    Certo, la strumentalizzazione è evidente .
    Ma, secondo il mio punto di vista, è preferibile una catena di ristoranti che vende anche prodotti vegan e che sensibilizza i consumatori, seppur per fini quasi esclusivamente commerciali, verso tematiche antispeciste.
    Non si può paragonare un corvo meccanico ad un animale e nemmeno affermare che la logica del profitto e l’assenza di sentimenti siano caratteristiche del tutto umane poiché, a mio avviso, sono piuttosto il risultato di una mercificazione culturale senza precedenti.
    Spesso dimentichiamo che la maggior parte di noi non nasce vegan ma lo diventa attraverso lunghi e tortuosi percorsi.
    Magari se all’età di 13 anni avessi visto uno spot simile in tv forse mi sarei posta certe domande con qualche anno di anticipo.
    Tutto qui.

    23 ottobre, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      O forse avresti convinto i tuoi genitori a portarti a mangiare in quella catena di ristoranti :=)
      La mercificazione culturale è pur sempre un prodotto della nostra società, una società umana, per l’appunto.

      23 ottobre, 2013
      Rispondi
  4. Simona Fazioli ha scritto:

    Lo escludo categoricamente.
    Non conosco la tua storia personale ma, per quanto mi riguarda, il mio percorso di crescita, spirituale e intellettuale, è stato segnato da una costante lotta contro il sistema attraverso certe letture ma soprattutto attraverso un certo tipo di musica.
    Anche io vivo in questa società ma non mi sento un suo prodotto e non ne condivido logiche e leggi.
    Sono convinta, pertanto, che una società diversa sia possibile.

    23 ottobre, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Non per contraddirti, ma se non condividi per davvero le logiche di una società capitalistica e consumistica come quella in cui tutte/i viviamo, non dovresti in egual modo vedere qualcosa di positivo in una catena di ristoranti che si fa pubblicità a fini commerciali sfruttando la voglia di cambiamento e l’etica vegana mediante uno spot pubblicitario.
      Siamo tutte/i convinti che una società diversa sia possibile, per questo esistono siti come veganzetta, e molte altre iniziative, ma per farlo è necessario andare alla radice di ogni problema e analizzarne le caratteristiche e le implicazioni sociali, politiche e culturali, solo così si potrà sviluppare un senso critico e antagonista al sistema dominante e proporre soluzioni sostitutive.

      23 ottobre, 2013
      Rispondi
  5. Simona Fazioli ha scritto:

    Sembra che tu non voglia proprio capire.
    Io non vedo positivamente l’iniziativa di per se ma nel contesto entro la quale tale iniziativa si è sviluppata.
    Ripeto, tale spot nasce in un paese come gli USA in cui il 93% della popolazione consuma prevalentemente carne e mangia nei fast-food.
    Non credi sia positivo che si comincino ad offrire ai clienti anche cibi vegan?
    Non credi che, pur non condividendone i mezzi, tale scelta potrebbe comunque portare a un risultato importante risparmiando centinaia di migliaia di vite innocenti?
    Io capisco perfettamente la tua posizione e la condivido ma bisogna anche tener presente la stratificazione sociale di ogni paese.
    Dove vivo io non ci sono negozi vegan. Acquisto i miei prodotti presso catene di supermercati che hanno, al loro interno, oltre ai reparti vegan, sfortunatamente, anche formaggi e salumi.
    Dunque cosa dovrei fare?
    E poi, chi mi garantisce che dietro i marchi vegan non ci siano multinazionali che controllano e gestiscono anche il mercato della carne?
    Io credo che non sia intelligente cristallizzarsi in posizioni troppo rigide soprattutto perché questa lotta non è per noi.
    Detto questo ti saluto e ti auguro una buona giornata ;)
    A presto

    24 ottobre, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Simona,

      Il punto non è quello che sottolinei tu – e che è legittimo visto che tutte/i dobbiamo mangiare – ma lo spot e il messaggio che veicola. Il mondo migliore che lo spot suggerisce è quello in cui la gente va a mangiare presso la catena in questione, il tutto facendolo apparire come un gesto etico e consapevole che si concretizza nell’autoproduzione dello spaventapasseri.
      Non ti pare scorretto e pericoloso tutto questo?
      L’idea che sottende alla pubblicità è la stessa che le marche di sigarette veicolavano vent’anni fa: a persona libera e indipendente fuma sigarette e gode appieno della vita… Fumare era di moda ed era sinonimo di libertà e indipendenza, dietro c’erano le multinazionali del tabacco, esattamente come ora.
      Ciò che tu dici è sicuramente utile, ma lo stravolgimento di un’etica e di un pensiero a fini commerciali è qualcosa di estremamente pericoloso da cui prendere le distanze.
      Buona giornata pure a te!

      24 ottobre, 2013
      Rispondi
  6. Serena Nascimben ha scritto:

    La strumentalizzazione, dell’animalismo e del vegetarismo, da parte della catena di ristoranti mostra la presenza di tali ideali nell’immaginario collettivo e questo è un buon segno. Lo spot non è da demonizzare, ma da analizzare. La città è distopica: questo consente anche allo spettatore che si alimenta di cane, di rapportarsi alla realtà scomoda della crudeltà delle filiere zootecniche, accompagnando il protagonista nella sua storia a lieto fine. E’ giusto sottolineare l’incoerenza dei menù e l’inutilità dei vari dibattiti mediatici, ma l’essenziale è non far prevalere il cinismo e saper cogliere l’occasione. Serena Nascimben

    25 ottobre, 2013
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Serena,

      Il tuo ragionamento è corretto, ma nessuno demonizza lo spot, è l’uso degli ideali vegani che viene strumentalizzato e piegato a fini commerciali, e per di più per propagandare le attività di un’azienda che rappresenta quel settore dell’alimentare che il veganismo attacca con più forza.
      Un futuro distopico la cui alternativa è un veganismo di facciata piegato ai voleri commerciali e di marketing di grandi catene di ristorazione, rappresenta un fallimento sonoro per l’ideale vegano. Chiaramente si parla del veganismo etico e non del veganismo “superficiale” di chi vorrebbe gli scaffali dei supermercati e i fast food pieni di prodotti vegani. Questa è l’analisi che facciamo, e non per nulla lo spot ha diviso profondamente le persone negli USA, se fosse stato innocuo non sarebbe accaduto.
      E’ sempre necessario porsi delle domande, e pensare a ciò che ci viene proposto. Questo spot si aggiunge alla lunga serie di spot che sfruttano bellamente aspirazioni umane, idee progressiste, libertarie e utopiche per vendere prodotti. Un esempio classico è lo spot di una nota banca che utilizza le immagini di repertorio dei grandi raduni musicali degli anni sessanta per pubblicizzare i suoi servizi. Si potrebbe dire che si tratta di un plagio bello e buono, così come accade per lo spot dello spaventapasseri, che non è il nuovo, il futuro più giusto e compassionevole, ma è l’emissario di aziende ipercapitalistiche che vogliono fortissimamente cucirsi addosso una patina etica per sembrare meno dannose.

      Grazie a te e a Simona per i vostri contributi.

      25 ottobre, 2013
      Rispondi

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