La Gatta Camilla e le Colombe


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Camilla appollaiata dentro al vaso del Gelsomino osserva serafica le Colombe che mangiano. Le Colombe becchettano il suolo raccogliendo con cura e precisione chirurgica i semi che ho sparso e ricambiano quiete lo sguardo di Camilla. Questa scena si ripete da molto tempo e soprattutto quando c’è un bel sole che scalda il giardino, trasmette pace e serenità.
La pace e la serenità sono proprio ciò che molto probabilmente prova Camilla mentre segue con i suoi occhi, che paiono pozze d’acqua scura e profondissima, i gesti ritmici delle Colombe. Non si sognerebbe mai di aggredirle, non ci ha mai nemmeno provato. Anzi più di una volta ha dato dimostrazione di una precisa volontà di difenderle, magari dalle aggressioni scherzose di Smilla, la sua amica canina. Le Colombe conoscono bene Camilla, e sanno che vicino a lei sono al sicuro e dimostrano con lei una confidenza assolutamente fuori dal comune.
Condivido con chi legge questa bella scena perché grazie ad essa si possono fare delle considerazioni su come noi Umani vediamo gli altri Animali. Siamo abituati a considerare le altre specie animali come un corpo unico, una massa enorme e indistinta di vita da trattare (nel bene o nel male) in un solo modo, senza curarci del fatto che stiamo parlando di individui, di persone non umane con una propria volontà, con una storia, un carattere, emozioni e sentimenti. Si tratta di milioni di specie, formate da miliardi di individui: le diversità che sussistono tra le specie animali sono così vaste che è impossibile comprenderle pienamente. Tra una Zanzara e un Delfino le differenze appaiono stratosferiche, ma tra loro di sicuro c’è in comune una caratteristica: vogliono vivere pienamente la propria vita a proprio modo e questo può significare davvero molte cose. Oltre a considerare un magma non ben definito il mondo degli Animali, siamo portati (perché in fin dei conti figli di un’educazione specista) a pensare che agiscano seguendo supinamente propri istinti primordiali, mentre noi filtriamo l’esistente attraverso la lente della ragione. Ma allora perché la Gatta Camilla, felina e predatrice per natura e per istinto, si bea della vista delle Colombe che mangiano vicinissime ai suoi artigli che non sfodererebbe mai per aggredirle? Possiamo affermare che Camilla e le Colombe siano amiche? L’unica spiegazione parrebbe essere questa, del resto loro si fidano di Camilla, ma non certo degli altri Gatti che vivono nella stessa zona. Che Camilla sia un essere dotato di grande spiritualità e fuor di dubbio, ma basta questa sua eccezionalità per renderla amica di Animali che in Natura potrebbero essere sue prede?
Probabilmente (ed è questo che alla fine interessa) la spiegazione di tale comportamento risiede nel fatto che Camilla è un Animale in pace con il mondo in cui vive, infatti non farebbe del male (letteralmente) nemmeno a una Mosca, questo le Colombe lo hanno capito bene, abbassando di conseguenza il muro di diffidenza che in quanto potenziali prede hanno nei suoi confronti: loro in lei non vedono più un Gatto, vedono Camilla, un individuo unico. Considerano la sua soggettività, hanno imparato a conoscere le sue caratteristiche. La ragione ha prevalso sull’istinto?

Camilla guarda le Colombe, si gode il sole d’autunno ed è felice, le Colombe mangiano beate i semi fidandosi completamente di uno strano felino accucciato tra le loro due ciotole dell’acqua. Sia Camilla, sia le Colombe pensano, ragionano, provano emozioni, che diventano attraverso la loro elaborazione mentale e il loro vissuto dei sentimenti e agiscono di conseguenza: forse nasce un’amicizia, sicuramente un’intesa. Ciò accade nonostante quel che crediamo avvenga tra gli altri Animali, nonostante le presunte barriere di specie e i comportamenti stereotipati o stimoli incondizionati o tutto ciò che di solito attribuiamo all’istintualità animale.

La lezione di Camilla e delle Colombe è semplice: quando pensiamo agli altri Animali, dobbiamo farlo pensando a una moltitudine infinita di individui singoli, ciascuno con proprie caratteristiche e peculiarità, ciò rende il tutto di una complessità inedita e straordinaria. Se davvero vogliamo liberare gli altri Animali dalla schiavitù dell’Umano, dobbiamo finalmente considerarli come singoli soggetti degni di rispetto e l’unico modo per farlo è imparando a conoscerli, in caso contrario il nostro rapporto con loro rimarrà incompleto.
Sin dal principio ho parlato di Camilla e delle Colombe, ciò perché non conosco queste ultime a sufficienza per individuarne i caratteri soggettivi come ho avuto modo di fare con Camilla, anche questa storia pertanto parla di un rapporto incompleto.

Adriano Fragano

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