La fine dell’ippica?


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Nella speranza che questa crisi spazzi via completamente e definitivamente ciò che resta di un mondo fatto di privazioni e sofferenze per gli Animali, vi proponiamo un articolo sull’attuale situazione dell’ippica italiana.

palio - La fine dell'ippica?

Fonte: http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/440534/

L’ippica in crisi perde i suoi eroi
Giallo sulla sorte di 3 mila cavalli

Venduti all’estero, regalati o messi a riposo: ma di molti si sono perse le tracce

GIORGIO VIBERTI
torino

Non si uccidono così anche i cavalli? Il titolo del film che Sydney Pollack realizzò negli Anni Sessanta sembra una cinica sintesi della grave crisi dell’ippica italiana, bloccata dall’inizio del 2012 e a rischio di non riprendere più l’attività. Dopo le tre grandi manifestazioni di protesta delle ultime settimane davanti a Montecitorio, oggi il Senato esaminerà finalmente il cosiddetto «decreto salvaippica», quindi domani i rappresentanti delle diverse categorie – fantini, guidatori, allevatori, allenatori, proprietari, artieri, addetti agli ippodromi – incontreranno il presidente dell’Unire (l’ente che gestisce le corse in Italia) e il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania.E’ l’ultima disperata chance per cercare quantomeno di arginare una crisi diventata gravissima, che rischia di gettare sul lastrico almeno trentamila persone. Ma parte del dramma sembra ormai essersi compiuto. Nell’ultimo mese centinaia di addetti ai lavori hanno già cambiato mestiere (meglio, sono alla ricerca di un’altra occupazione) e migliaia di cavalli – sarebbero circa tremila – sono usciti per sempre dai centri di allenamento e dal mondo delle corse. In questi giorni il Governo sta soltanto cercando di chiudere le stalle quando però sono già scappati i cavalli, molti dei quali tra l’altro rischiano di fare davvero una brutta fine.

Per motivi diversi, causati soprattutto dall’insipienza politica di chi per troppo tempo ha gestito in modo criminale l’ippica nazionale, il mondo dei cavalli in Italia – fra i più qualitativi al mondo – ha subìto negli ultimi 10 anni una progressiva involuzione che ha contribuito a dimezzare il montepremi totale delle corse – l’unica risorsa del settore – nei 45 ippodromi della Penisola.

Sembrano passati secoli ormai dai trionfi del grande Varenne, secondo molti il più forte trottatore di tutti i tempi, che anche da stallone, nel ruolo di papà, sta confermando il blasone di star delle piste di tutto il mondo (62 vittorie su 73 corse dal 1998 al 2002). E pare quasi incredibile che il più forte fantino in campo internazionale sia ancora, malgrado i suoi 41 anni suonati, l’italiano Lanfranco «Frankie» Dettori, figlio d’arte e milanese di nascita anche se costretto poi a emigrare in Inghilterra per diventare famoso.

«Se non si interviene subito, l’ippica italiana morirà». La drastica sentenza è di Roberto Brischetto, 57 anni, titolare dell’Allevamento Il Grifone di Vigone, vicino a Torino, dove «funziona» (nell’ippica si dice così) come stallone Varenne. Brischetto è un numero uno dell’ippica italiana. Nel 2011, come allevatore e proprietario di cavalli, ha vinto la classifica nazionale per somme vinte e numero di successi nelle corse al trotto. Eppure anche lui, come migliaia e migliaia di operatori ippici, rischia la bancarotta: nel suo bilancio di imprenditore un mese di stop delle corse ha significato un disavanzo di circa un milione di euro, tra spese e mancati guadagni. «Ma non siamo solo noi addetti ai lavori a rischiare il tracollo, è in grave pericolo anche la vita dei cavalli».

In Italia sono circa 15 mila i trottatori o purosangue in attività e ogni anno ne nascono altri 5 mila. Un numero enorme che testimonia della cultura e della tradizione ippica in Italia, ma che potrebbe portare – se non si troverà rapidamente una soluzione alla crisi – a una raccapricciante carneficina. «Anche se il Governo deciderà di intervenire per salvare il mondo delle corse, molti cavalli, almeno 6-7 mila, non potranno mai più scendere in pista». Anche un’eventuale e auspicata ristrutturazione dell’ippica italiana porterebbe infatti a un drastico taglio nel numero degli ippodromi (45 sono troppi anche per un Paese «ippofilo» come il nostro), degli operatori del settore e quindi anche dei cavalli.

Ma che fine faranno gli animali in esubero? «Una parte potrebbe essere destinata, a titolo pressoché gratuito, all’ippoterapia», attività che da qualche anno contribuisce al recupero di alcune forme di disabilità. Altri cavalli sarebbero forse assorbiti dal cinema, dai circhi o da altre forme di spettacolo. «C’è poi il cosiddetto “cavallo da compagnia” per chi ama il trekking in sella, un hobby tuttavia ridottosi sensibilmente dopo che il redditometro ha considerato un lusso possedere un cavallo». Purtroppo però il rischio maggiore è che molti animali allo sbando finiscano per favorire il business di attività illecite. «Non si può negare che, soprattutto nel Sud dell’Italia, le corse ippiche clandestine sono ancora una triste realtà» sottolinea Brischetto. Che invece, da appassionato allevatore e proprietario di trottatori, non vuole nemmeno considerare l’esito più triste e inquietante: la macellazione.

Inutile nascondersi dietro a uno zoccolo. Persino in Irlanda, patria e tempio del galoppo mondiale, la grave crisi ippica di qualche anno fa portò a un sensibile incremento nel consumo della carne equina. In Italia i cavalli da corsa, conclusa la carriera agonistica (a 10 anni i maschi, a 7 le femmine), non possono essere destinati alla macellazione perché solitamente non vengono sottoposti negli anni ai controlli veterinari previsti dalla legge. Ma la realtà, soprattutto in questo periodo di crisi economica, è ben diversa. Ed è logico pensare che proprietari e macellai spregiudicati abbiano buon gioco anche per la mancanza di una rigorosa anagrafe equina.

«Preferisco pensare ai nostri cavalli che stanno trovando spazio e vittorie negli ippodromi stranieri» aggiunge Brischetto. E’ soprattutto la Francia, per vicinanza geografica e allettante offerta economica in termini di montepremi, a offrire le chances migliori ai nostri destrieri. Ma si tratta di corse per una ristretta élite, della punta dell’iceberg, così come rappresentano un’esigua minoranza i fantini, driver o allenatori italiani che riescono a distinguersi anche fuori dall’Italia. «Tutti gli altri, se non si interviene in fretta, scompariranno dalla scena». E’ l’ultimo grido d’allarme di Brischetto. Non si uccidono così anche i cavalli?

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/wL8AN

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