L’ alleanza tradita tra l’ uomo e gli animali


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La Repubblica
L’ alleanza tradita tra l’ uomo e gli animali – 19 dic 07
Un articolo di Pietro Citati.

Secondo il racconto della Genesi, il quinto giorno della creazione Jahve Elohim fece brulicare le acque di grandi serpenti acquatici, mentre grandi volatili battevano le ali nel firmamento dei cieli. Il sesto giorno, Egli fece uscire dalla terra gli animali selvaggi e domestici, e i rettili. Quindi creò l’ uomo: sia a propria immagine e somiglianza sia colla polvere del suolo; e condusse fino a lui tutti gli animali dei campi e i volatili del cielo e i serpenti acquatici. In quel momento, commise un errore imperdonabile. Non nominò egli stesso gli animali, sebbene sapesse immaginare nomi bellissimi, come Behemot e Leviatan.

Ordinò all’ uomo di inventare i nomi delle creature viventi, sia che volassero, nuotassero, strisciassero o camminassero sulla superficie della terra. Fu un segno terribile. Col dono dei nomi, Dio volle che il mondo animale appartenesse per sempre all’ uomo, come suo possesso esclusivo. Tutti, o quasi tutti i disastri della storia umana, dipesero dall’ incauto dono dei nomi. L’ uomo immaginò di essere il centro e il culmine della creazione, come se i coleotteri, gli usignoli, i passeri, i leoni, i gatti, gli storioni, i bradipi dovessero guardare soltanto verso di lui. Immaginò di essere l’ unico a possedere l’ anima, la bellezza, la sensibilità  e l’ intelligenza. Dimenticò che i pini e le querce hanno una bellezza alla quale egli non può nemmeno aspirare: dimenticò che i cani e i gatti posseggono un’ intelligenza e una sensibilità , che molto spesso egli ignora. E cominciò ad esercitare il suo potere. Siccome era il signore della creazione, schiacciò gli animali sotto il suo piede. Abbatté gli alberi, uccise le tigri e i leoni, divorò i buoi e i pesci, salì sulla schiena dei cavalli per combattere altri uomini, si divertì a cacciare gli uccelli. Nulla sfuggì al suo preciso e malvagio occhio di predatore. A differenza dei Greci, la Bibbia ignora l’ età  dell’ oro: il momento prima del tempo, in cui gli uomini vivono pacificamente accanto agli animali, la terra genera spontaneamente ogni frutto, le querce stillano miele, il lupo e l’ agnello bevono l’ acqua allo stesso ruscello, nessuno ara i campi, nessuno coltiva la vite. Solo muovendo da questa grandiosa utopia, l’ uomo può immaginare la giusta vita insieme agli animali. Invece la Bibbia conosce soltanto il processo catastrofico della storia: Jahve caccia l’ uomo dall’ Eden, i cherubini ne difendono l’ accesso con la “fiamma della spada guizzante”, Caino uccide Abele e costruisce la prima città , Tubal Qain insegna a foggiare il rame ed il ferro, le acque del Diluvio salgono sopra le montagne, Noè si chiude nell’ Arca, un effimero arcobaleno tenta di stringere in un patto Dio, gli uomini e gli animali, viene costruita la Torre di Babele, Dio confonde le lingue e disperde gli uomini sulla superficie della terra… * * * Col passare dei secoli, l’ uomo ha esteso il possesso e la tortura agli animali fino a un punto intollerabile. Il massacro dei bisonti nelle grandi pianure americane, avvenuto nei secoli scorsi, sembra oggi un episodio idilliaco, una favola per bambini. Con una passione apocalittica e un giusto odio verso gli esseri umani, Margherita d’ Amico ha appena scritto un libro tremendo (La pelle dell’ orso, Mondadori, p. 136, euro 14) sul rapporto odierno tra uomini e animali. Qualche volta, leggendo il suo libro, non si osa credere ai propri occhi. Milioni di foche uccise a randellate nel Canada: mucche rinchiuse in capanni, dove non possono muoversi, col muso rivolto alla mangiatoia dove vengono di continuo rovesciati mangimi stimolanti: mucche che muoiono a tre anni, sfinite dall’ allattamento, mentre potrebbero viverne quaranta: vitelli attaccati a poppatoi artificiali, e ingrassati a forza: mucche che muoiono dal dolore con le mammelle che scoppiano per la mancata mungitura: vitelli atrofizzati, che a quattordici mesi non possono camminare: polli che non conoscono né sole né notte, ma ventiquattro ore di luce artificiale, e raggiungono il peso giusto a trentacinque giorni dalla nascita, quando vengono uccisi: galline ovaiole col becco tagliato da una lama rovente: trentacinque milioni di pulcini maschi uccisi, ogni anno, in Gran Bretagna: orsi torturati, per estrarne la bile, così da produrre una pomata contro le emorroidi; cani e gatti cinesi bolliti vivi perché le sofferenze rendono (così si crede) più appetitose le carni… Nessuno ricorda mai che foche, vitelli, galline, mucche, cani, gatti sono creature vive come gli esseri umani che si cibano di loro, fino a gonfiarsi come polli sovralimentati. * * * In un passo dell’ Epistola ai Romani, Paolo scrisse che tutta la creazione – non solo noi ma gli alberi, i cavalli, i pesci, i serpenti, gli uccelli – era stata condannata alla corruzione per colpa del peccato di Adamo. Nei suoi tempi – egli aggiungeva – la creazione viveva “nel gemito e nella sofferenza” aspettando la liberazione, come una donna aspetta il parto, mentre lo Spirito Santo intercedeva per tutti, uomini ed animali, con “gemiti senza parole”. Egli pensava che la liberazione definitiva fosse prossima: tutti sarebbero stati liberati per sempre dalla colpa, diventando figli di Dio – tutti, gli uomini, gli alberi, i cavalli, i pesci, i serpenti, gli uccelli -; egli ne era certo, come era certo del gemito senza parole, con il quale lo Spirito Santo aiutava la redenzione. Quell’ oscuro gemito divino – quella grandiosa e dolorosa parola senza parole che noi, oggi, non riusciamo nemmeno a immaginare, e che pure risuonò e fu ascoltata da Paolo – era la garanzia della salvezza; perché Dio non poteva permettere che la natura innocente gridasse invano la propria sventura. Ma la liberazione, sebbene prossima, non era ancora avvenuta. Noi, ripeteva Paolo, siamo salvi soltanto nella speranza, e dobbiamo attendere il giorno di Cristo. Quando leggiamo le storie delle torture agli animali, che Margherita d’ Amico racconta con tanta passione, ci chiediamo se la liberazione definitiva del mondo sia davvero compiuta: se l’ alleanza, che gli uomini hanno infinitamente violato, tra Dio, gli uomini e gli animali, sia stata veramente ristabilita, come dopo il Diluvio, quando l’ arcobaleno apparve tra le nuvole. O invece la redenzione è rimasta incompiuta? E noi, e con noi gli animali, viviamo ancora “nel gemito e nella sofferenza”, proprio perché facciamo gemere e soffrire terribilmente gli animali, ai quali abbiamo dato il nome? E Cristo deve scendere di nuovo nel mondo, chissà  quando, chissà  dove, compiendo la salvezza incompiuta della creazione?

Pietro Citati

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/si3h6

6 Commenti

  1. Violet ha scritto:

    Non credo nel “giorno di Cristo” da attendere di cui parla Paolo nell’articolo di Citati.Penso e credo che “il giorno di Cristo” siamo noi, ogni singolo umano di questo pianeta, con i suoi pensieri, emozioni, parole ed atti.Il giorno di Cristo è ora, oggi ed ogni giorno, sempre. E non c’è nulla da aspettare ANZI c’è da ESSERE, subito, e da pensare, provare, parlare ed AGIRE.

    28 dicembre, 2007
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  2. tiziana ha scritto:

    Attendere cosa. Che l’umanità  si accorga della sofferenza che la circonda. della sofferenza che provoca. delle forme di vita umane. animali e vegetali che lentamente si estinguono a causa di un’etica che segue solo gli interessi di un’economia cieca e di parte. Non ci sto’ ad asppettare l’arrivo di una qualche divinità  che mi liberi dal senso di colpa, quotidianamente affronto un mondo a maggioranza carnivoro ed indiferente, rispondo con l’unico mezzo che ho la comunicazione. Decisi fin dall’inizio che il mio stile di vita sarebbe potuto essere anche un esempio, che avrei dovuto farne un motivo di scambio di idee, esperienze. Di certo non l’appartenenza ad un gruppo specifico , non un modo per liberarmi dal senso di colpa.

    29 dicembre, 2007
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  3. Andrea ha scritto:

    Innanzitutto volevo ringraziare il preziosissimo G. Draghi per averci segnalato questo interessante articolo.

    Riguardo all’articolo vorrei invitare a collocarlo nell’ambito cui appartiene: si tratta di un testo pubblicato su un grande quotidiano nazionale, rivolto al più vasto pubblico.
    E’ evidente che per “noi” si tratta di tematiche “trite e ritrite”, che comunque fa molto piacere leggere in tale magistrale forma, ma collocando appunto il contenuto di tale articolo nel suo ambiente (il vasto pubblico nazionale, il mondo dei media “istituzionali”) direi che si tratta di un vero e proprio articolo “di rottura” rispetto al solito retroterra culturale specista ed antropocentrico su cui si basa la cultura “di massa” attuale.

    Inoltre l’aver legato il tema del rapporto Umani-Animali alla religione cristiana, mi pare una scelta ottima (oltre che suggestiva per come è stata trattata) visto appunto il pubblico di riferimento. Non voglio qui dire che si tratti di una cinica manipolazione, ma anzi di un’ottima e giusta scelta.
    Per quanto io sia profondamente convinto che la salvezza degli Animali (Umani compresi) non debba assolutamente avere a che fare con le religioni, ne tantomeno debbano averci a che fare la morale o l’etica, riconosco però la valenza fondamentale che ha il tema religioso nel toccare la sensibilità  delle persone.
    Questo perché la “religione” mi appare (con tutto il rispetto per coloro che sono animati da una sincera fede, fede che esula per sua stessa natura da qualsiasi argomentazione) solo come un aspetto minore, riduttivo, di un qualcosa di molto più vasto ed universale, ovvero la cultura dei simboli, delle figure idealizzate, degli archetipi cui ogni essere umano è sensibile.
    Cristo è un simbolo di compassione, di dedizione ai deboli, così percepito dall’umanità , al di là  di teologie e catechismi.
    Anche per questo ed in questo senso la domanda finale dell’articolo del Citati mi ha sempre affascinato: “E Cristo deve scendere di nuovo nel mondo, chissà  quando, chissà  dove, compiendo la salvezza incompiuta della creazione?”
    Nei miei pensieri il novello Cristo è una Scimmia crocefissa su un tavolo di uno sconosciuto laboratorio che piange ed urla il dolore di tutti noi viventi. Inascoltata.

    Andrea Furlan

    3 gennaio, 2008
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  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Solo per dire che mi trovo d’accordo con Andrea su quanto dice, ad eccezione del fatto che ritengo invece la morale e l’etica (conseguenza della prima) fondamentali per la costruzione di un nuovo rapporto tra Umani e Animali, senza di esse non sarebbe oggettivamente possibile nemmeno elaborare concetti come i diritti Animali.

    3 gennaio, 2008
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  5. Andrea ha scritto:

    Scusate un passaggio del mio primo post non era chiaro:

    “Per quanto io sia profondamente convinto che la salvezza degli Animali (Umani compresi) non debba assolutamente avere a che fare con le religioni, ne tantomeno debbano averci a che fare la morale o l’etica, riconosco però la valenza fondamentale che ha il tema religioso nel toccare la sensibilità  delle persone.”

    Intendevo dire che nè la salvezza degli Animali, nè la morale, nè l’etica dovrebbero, nella mia opinione, avere a che fare con la religione.
    Precisato questo, so0no dunque perfettamente d’accordo con Cereal Killer.

    3 gennaio, 2008
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  6. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Tiziana,

    Il tuo stato d’animo è perfettamente condivisibile, la comunicazione (come tu ben dici) è una delle nostre “armi”, l’orgoglio della nostra scelta di vita e la tenacia nel perseverare sono gli altri elementi pozitivi che ciascuno di noi ha. Forse a volte soffriamo un profondo senso di impotenza, ma il senso di colpa è una cosa che non ci deve appartenere, quello lasciamolo pure a chi continua ad ergersi su montagne di cadaveri.

    4 gennaio, 2008
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