Il Lupo e il bracconiere


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lupo grigio e1451819002409 - Il Lupo e il bracconiere

Cominciamo il nuovo anno con una canzone di Ivan Graziani dal titolo “Il lupo e il bracconiere” con l’augurio che ogni Animale possa essere finalmente libero dal giogo umano.
Buon ascolto.

ti racconterò
uomo del futuro
di una montagna e di una grande magia

ti racconterò
forse anche tu
la racconterai

il picco era un gigante
arrivava fino al cielo
e questa storia si dice sia vera

più del vero
c’era un grosso lupo
di pelo grigio il manto

ma venne il bracconiere
venne sotto vento
così quell’uomo seguì le sue tracce

lassù fino al bosco
respirando la neve nel vento
che soffiava di là

poi vide i cuccioli vicino alla tana
fra di loro giocare
sicuramente è il suo territorio

ed io l’aspetterò
questo lui pensò
questo lui pensò

ti racconterò

forse anche tu

lo racconterai
curiosi aveva gli occhi il lupo
mentre lo guardava

l’uomo puntò invece il fucile
pietà non provava
sparò una volta sola

sparò per ammazzare
svanì nel nulla il lupo
davanti al bracconiere

amico mio tu lo sai che i bambini
sanno credere a tutto
così una piccola storia magia

diventerà
quella nuvola grigia sul picco
tu la vedi volare

è la pelle del lupo che nessuno
mai catturerà
è la mia libertà
libertà

è la mia libertà
è la mia libertà

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/VKzD0

5 Commenti

  1. Paola Re ha scritto:

    Questa canzone vale doppio perché è anche un omaggio a lui. Il 1 Gennaio è stato il 19° anniversario della sua morte. Mi manca tanto il mio chitarrista preferito.

    3 gennaio, 2016
    Rispondi
  2. Walter ha scritto:

    Pochi giorni fa ne ho scoperta un’altra:
    Un capretto – Herbert Pagani – 1966

    https://www.youtube.com/watch?v=LJE-Zoefb9I

    “Un capretto su un carretto
    va al macello del giovedì
    non s´è ancora rassegnato
    a finire proprio così
    chiede ad una rondine
    – salvami se puoi –
    lei lo guarda un attimo
    fa un bel giro in cielo e poi risponde
    – Siete tutti nati apposta
    io non c’entro credi a me
    c’è chi paga in ogni festa
    questa volta tocca a te -.

    Un bambino su un vagone
    va al macello del giovedì
    non s´è ancora rassegnato
    a morire proprio così
    chiede ad un soldato
    – salvami se puoi –
    e lui con la mano
    lo rimette in fila e poi risponde
    – Siete in tanti sulla terra
    io non c’entro credi a me
    c’è chi paga in ogni guerra
    e questa volta tocca a te -.

    Ora dormi caro figlio
    sta tranquillo che resto qui
    non è detto che la storia
    debba sempre finire così
    il mio bel capretto
    è nato in libertà
    finché sono in vita
    mai nessuno lo toccherà
    la storia te l’ho raccontata
    apposta perché un giorno pure tu
    dovrai fare l’impossibile
    perché non succeda più
    Siamo madri e siamo figli
    tutti nati in libertà
    ma saremo i responsabili
    se uno solo pagherà.
    Ora dormi”.

    Notevole… anche se gliene manca un pezzo (la conclusione che tira riguarda il Suo bambino – del futuro dei capretti non si sa) …

    Walter

    8 gennaio, 2016
    Rispondi
    • Martina ha scritto:

      Agghiacciante e stupenda

      9 gennaio, 2016
      Rispondi
    • Paola Re ha scritto:

      Sì, la conoscevo. Alle scuole medie l’ho imparata con un altro testo:
      “Sopra un carro, ben legato,
      un capretto al macello va.
      Alto in cielo, sopra i tetti,
      vola un passero in libertà.
      eccetera”

      Non era la versione di Herbert Pagani. Ce ne sono tante, come accade per le canzoni che non sono di nessuno.
      Qui c’è un po’ di storia della canzone
      http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5848&lang=it
      Qui la canta Moni Ovadia nella versione originale ebraica dove il capretto è un vitellino. Comunque in ogni traduzione italiana, si trova sempre il capretto.
      https://www.youtube.com/watch?v=M48nDgU_uIw

      Visto che hai citato Herbert Pagani che a me piace tanto, ascolta anche la sua “Concerto per un cane”
      https://www.youtube.com/watch?v=l75BickAc90

      Qui c’è il testo:

      http://lyricstranslate.com/it/herbert-pagani-concerto-un-cane-lyrics.html#ixzz3wveLMnSC

      Concerto per un cane

      Era stata una giornata tutta no
      E una notte da buttarsi giù da un ponte
      Solo che più solo non si può
      E un’idea mi scavava un tunnel nella fronte…

      Nell’alba verde un sole in avaria
      Seguiva l’auto in corsa lungo un prato
      Fuori porta
      Dopo i due cavalcavia
      Vedo il posto di cui m’avevano parlato

      Una strada in abbandono
      Una villa da film giallo
      Fermo l’auto
      Siamo in ballo
      Suono…

      Bisogna avere dei nervi d’acciaio
      Essere killer o sordi o dementi
      Bisogna aver vissuto a Dachau
      Per non crepare quando li senti
      Eran mille
      Schiumanti di rabbia
      In un inferno di ferro e fetore
      E ognuno urlava incollato alla gabbia:
      “Prendi me!
      No, prendi me!
      No, prendi me!
      Me! Me!”

      “Scusi, quello là nero, con tutto quel pelo
      Quanto costa?”

      “Stesso prezzo per tutti:
      cinquemila più le tasse”

      “E’ maschio o femmina?”

      “Maschio
      Sono cinquemila più le tasse!
      Non lascia niente per gli orfanelli del canile?”

      “Tenga”

      “Grazie, grazie
      A nome di tutti i nostri amici a quattrozampe
      Portate fuori il 4.723!”

      Ed eccoci di fuori
      In mezzo al vento
      Sei sporco e puzzi peggio d’un forzato
      Ma c’hai negli occhi tanto cioccolato
      Che di colpo mi passa tutto e son contento
      Alla prima curva mi metti una zampa sulla mano
      Già sei co-pilota
      Un giorno di porto in aeroplano!
      Sei un vero artista
      Se spingo sul clacson tu abbai
      Un pastore pop
      Ma chi l’avrebbe detto mai?

      I tuoi boschi son fondali di cartone
      Negli alberghi e nei teatri detti legge
      Fai filare i macchinisti come un gregge
      Ma le meglio pipì le fai in televisione
      T’ho comprato una compagna
      Un anno fa
      La sopporti e le fai fare dei bambini
      Ma il tuo veo amore sono i miei calzini
      Questa sì che la chiamo alta fedeltà!

      Tu che hai fame
      D’uno sguardo
      E non osi chieder fuoco
      Vatti a prendere un bastardo:
      Tiene caldo
      E costa poco [x5]

      11 gennaio, 2016
      Rispondi

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