Il diritto di uccidere


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Subito all’inizio della Genesi è scritto che dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali. Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo e non da un cavallo. Non esiste alcuna certezza che dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È invece più probabile che l’uomo si sia inventato dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo. Sì, il diritto di uccidere un cervo od una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose.
Questo diritto ci appare evidente perché in cima alla gerarchia troviamo noi stessi. Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui Dio gli abbia detto: “Regnerai sulle creature di tutte le altre stelle!”, e tutta l’evidenza della Genesi diventerebbe di colpo problematica. Un uomo attaccato a un carro da un marziano, o magari fatto arrosto da un abitante della Via Lattea, si ricorderà forse della cotoletta di vitello che era solito tagliare nel suo piatto e chiederà scusa (in ritardo!) alla mucca.
 
Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/jYyYT

11 Commenti

  1. Marina Tugnoli ha scritto:

    Approfittare di un essere ingenuo perchè più primitivo, che non può quindi difendersi alla pari, è una cosa ripugnante, di cui un essere umano dovrebbe vergognarsi. La considero identica al pedofilo che approfitta di un bambino, o di chi approfitta di un qualunque umano a lui inferiore per forza fisica, forza sociale, inferiorità mentale o altro. Si potrebbe dire che molti animali si uccidono uno con l’altro per nutrirsi, ma allora a cosa serve la nostra mente evoluta? Definiamoci animali.

    25 aprile, 2017
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    • azza ha scritto:

      gli animali che si uccidono l’un l’altro per nutrirsi sono predatori, onnivori o carnivori, e lo fanno per sopravvivere. noi per sopravvivere non ne abbiamo bisogno, lo facciamo lo stesso su scala industriale. questa è la differenza secondo me, non una supposta superiorità morale dell’uomo… se fossi un gatto, non mi farei certo problemi ad azzannare un topo.

      26 aprile, 2017
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      • Marina Tugnoli ha scritto:

        parlando della nostra “mente evoluta” non parlavo di “superiorità morale” dell’uomo! Tutt’altro direi! Al contrario, dato che la nostra mente è evoluta rispetto alla mente di un animale, proprio per questo dovrebbe avere più coscienza morale. Purtroppo non è così.

        27 aprile, 2017
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  2. Roberto Contestabile ha scritto:

    Religione e capitalismo, in questo preciso momento storico, come non mai vanno a braccetto verso il genocidio animale.

    25 aprile, 2017
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      La religione come l’abbiamo concepita ha molto a che fare con il dominio.

      27 aprile, 2017
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  3. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Marina,

    Il concetto di “mente evoluta” è squisitamente umano. Cosa si intende per evoluzione? E cosa per superiorità di un individuo o una specie rispetto ad un’altra? Tutto dipende dal punto di vista che si considera. Una specie che palesemente è distruttiva e autodistruttiva, difficilmente ad un occhio obiettivo risulterebbe evoluta. In ogni caso sarebbe meglio parlare di potenza: indubbiamente noi Umani siamo più potenti (abbiamo più potere) degli altri esseri viventi, e questa situazione la sfruttiamo in ogni modo per continuare ad esercitare il nostro potere sugli altri. Ciò che scrive Kundera è proprio questo: “Questo diritto ci appare evidente perché in cima alla gerarchia troviamo noi stessi”.

    27 aprile, 2017
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    • azza ha scritto:

      straquoto.
      ogni specie si evolve per soddisfare i requisiti che le permettono di sopravvivere e prosperare nel suo ambiente. uno squalo che percepisce i campi elettrici dei movimenti muscolari delle prede è più o meno evoluto di un’anatra che vola lungo il campo magnetico terrestre, o di un’ape che indica distanza e direzione delle fonti di cibo, o di un lombrico che semplicemente si fa i fatti suoi digerendo la nuda terra, o di un cactus che regge anni di siccità ed escursioni termiche folli? l’unica risposta possibile è: dipende. ad uno squalo non servirebbe a nulla avere le abilità del cactus, l’anatra non mangia terra, il cactus non migra, ecc: ciascuno è il più evoluto dal proprio punto di vista.

      un’etica ci serve perchè non viviamo più nel nostro habitat – per cui ci siamo evoluti e che gestiamo in modo innato – ma all’interno della tecnica per cui non abbiamo strutture innate di gestione – e che quindi va necessariamente mediata dall’etica, dalla responsabilità. se vi interessa l’argomento, psiche e techne di galimberti è un buon inizio.

      27 aprile, 2017
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  4. Marina Tugnoli ha scritto:

    vorrei specificare nuovamente che per “evoluta” non intendo fare nessun complimento alla nostra mente. Ma si sa che abbiamo perfezionato nei millenni di millenni il nostro cervello per fare cose più complicate a nostro vantaggio. Ma la morale non ci entra proprio, infatti siamo anche assassini, stupratori, ladri, bugiardi, vigliacchi ecc (e tutto ciò lo facciamo non per sopravvivere come fanno gli animali). Io credo che anche gli animali subiranno questa evoluzione e tra miliardi di anni prenderanno il nostro posto dato che hanno una maggiore forza fisica. (beh..scusate..voi siete molto seriosi, a me piace scherzare)

    27 aprile, 2017
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    • azza ha scritto:

      si si Marina, più che altro ci tenevo a precisare perchè chi legge spesso non è di questa idea e travisa anche volentieri… e poi sono una rompina di professione :-P

      28 aprile, 2017
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  5. Marina Tugnoli ha scritto:

    I vostri commenti sono molto interessanti, mai banali.

    28 aprile, 2017
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  6. Paola Re ha scritto:

    E’ una riflessione molto significativa, di un libro che amo molto. E’ nella parte settima “Il sorriso di Karenin”, paragrafo 2. Ci sono tanti spunti interessanti nel libro e nello stesso paragrafo Kundera prosegue con una riflessione sulle disgraziate mucche “l’umanità sfrutta le mucche come il verme solitario sfrutta l’uomo: si è attaccata alle loro mammelle come una sanguisuga. L’uomo è un parassita della mucca; questa è probabilmente una definizione che un non-uomo darebbe dell’uomo nella sua zoologia”

    1 maggio, 2017
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