I massacri degli “sport” domenicali


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Si riceve e si pubblica.

Ho chiesto al mio caro amico Pierangelo di mettere per iscritto quella che a tutti gli effetti può essere definita “un’esperienza da incubo”. Naturalmente per una persona sensibile come lui, non certo per la corposa fauna umana protagonista che sembra uscire da un racconto del terrore. Quel che porta alla disperazione sono le modalità di trasmissione culturale tra generazioni che sembrano spingere ineluttabilmente a eterne rivisitazioni di un dolore ingiustificato. Lunga sarà la strada che il movimento antispecista dovrà percorrere…

Aldo Sottofattori

Il caldo è afoso e la duecavalli smaltisce i chilometri, ad andamento lento, sul percorso che mi porterà in Val Pellice. Come per ogni luogo, in cui non sono mai stato, mi gusto le novità del paesaggio e mi godo il gradevole vortice di aria che si crea nell’abitacolo, a cappotta completamente abbassata. La meta è il paesino di Bobbio Pellice, 730 m. di altitudine a ridosso delle Alpi, e ciò che mi spinge nella sua direzione è l’intento di partecipare a un raduno di queste piccole Citroen che sfidano il tempo con sorprendente freschezza. La duecavalli è uno degli antidoti alla vecchiaia e io la uso spudoratamente per preservare il mio spirito ludico. A destinazione, mi reco al punto previsto per il ritrovo. Per quanto non manchi di qualche connotazione leggermente kitsch, lo spazio è ben distribuito tra chioschi per il ristoro e aree deputate ad accogliere le nostre tende da campeggio e le vetture. Inoltre gli alberi, in un intreccio di chiome, regalano l’ombra provvidenziale per il nostro relax. Al centro dell’area c’è un laghetto artificiale e, al suo interno, sotto il pelo trasparente dell’acqua, sguazzano le trote. Sulle rive del laghetto, quasi a complemento del quadro, ancheggiano splendide oche bianche. Tutto sembra procedere idillicamente, con tanto di conversazioni divertenti con gli amici, finché i due giorni del raduno non scivolano verso l’epilogo domenicale quando, nel pomeriggio, sopraggiungono famigliole di gitanti.

A quel punto mi accorgo che le trote, lì a bagno, non sono elementi decorativi del paesaggio, come ingenuamente avevo pensato, ma prede ambite per la cena. Faccio in tempo a osservare la scritta di un cartello, che invita a uccidere subito le trote senza lasciarle agonizzare nell’aria, che la pesca, questo “sport” ingannevolmente ammantato di visioni naturalistiche a sfondo di panorami lacustri e silenti, si rivela nella sua realtà più demistificata. Le canne da pesca vengono passate dai genitori ai bambini, in alcuni casi poco più alti delle bianche oche all’intorno e, in un crescendo di eccitazione collettiva, l’amo sibila verso l’acqua pronto all’abbocco. Le trote, volontariamente affamate dai gestori del laghetto e dai divieti al pubblico di dar loro del cibo, perché non si presentino incerte all’appuntamento con l’amo, si lanciano all’assalto del bocconcino fatale. A quel punto una, due, dieci canne da pesca si tendono, i bambini starnazzano più delle oche, i genitori preparano le digitali per immortalare l’attimo in cui il pesce disegnerà un piccolo arco guizzante nell’aria prima di atterrare tra i piedi dei presenti. Quando questo avviene grida e gridolini raggiungono il culmine, i bambini battono le mani, i genitori fieramente strabiliano per l’impresa riuscita del loro piccolo campione. Ma non è finita perché adesso il pesce deve essere ucciso senza prolungarne l’agonia. Noto allora che il papà anzi i papà consegnano ai loro piccoli un bastone squadrato, evidentemente messo a disposizione dai gestori dell’ameno bacino artificiale, di una lunghezza di circa 50 centimetri. A quel punto i bambini, con la trota esausta in una mano e il bastone nell’altra, si ingegnano nel tentativo di stramazzare definitivamente il pesce colpendolo, istruiti dai grandi, a colpi di bastone sul muso. Ma l’eccitazione è alle stelle e la piccola mano è insicura e colpisce a casaccio cosicché la trota non vuole morire e il suo sangue schizza all’intorno e i colpi si ripetono con maggiore precisione e violenza. Alla fine, quando la trota si fissa nell’immobilità della morte, un’ovazione genitoriale saluta l’impresa. I bambini guardano divertiti, e qualche genitore si affretta a pulirne le mani ancora rosse di sangue. Questo spettacolo di natura indigesta, almeno per i miei gusti, va avanti per tutto il pomeriggio, confermando la sensazione di quanto sia ormai reificata la nostra realtà. Le trote, nella convinzione generale, non sono altro che yo-yo saltellanti. Bambini, sollecitati da genitori inconsapevoli, schiamazzano nell’ebbrezza di un nuovo gioco in cui dimostrare le loro capacità. La trota è un oggetto che non si capisce come mai si muova da sé. Alle mie risentite osservazioni sono emersi questi commenti:

“Nessuna pesca in genere prevede pietose eutanasie del pescato. Anche i pescatori esperti, senza ricorrere al bastone, sfracellano il pesce sulle pietre. Ai bambini bisogna insegnare che le trote non nascono sui banchi del supermercato. Gli ideali animalisti delle anime belle sono conditi di ipocrisia. Il mondo va così da millenni e così finirà. L’uomo è onnivoro. La pesca nel laghetto ti dà fastidio mentre quella lontana dagli occhi, che è la stessa cosa, non ti turba perché non la vedi. I pesci del laghetto artificiale sono fortunati perché, mediamente, vivono anche qualche giorno in più del pesce che viene industrialmente macellato”.

Una voce fuori dal coro, assurda per altri versi e piuttosto indicativa per confermare l’universale insensibilità, ha invece ricordato che pescare e mangiare le trote di un laghetto artificiale è deleterio per la salute in quanto le trote sono imbottite di antibiotici perché non si ammalino, cosa che comprometterebbe l’allevamento.

E così, con queste immagini negli occhi di bambini scatenati che rompono il muso alle trote, me ne torno a casa sulla mia duecavalli un po’ meno felice di quando sono arrivato.

Per quel che mi riguarda, credo che non mi avvicinerò più a posti del genere, dove atteggiamenti selvaggi vengono giustificati come espedienti di lucro o di “sportivo” divertimento all’aria aperta.

In definitiva laghetti artificiali ospitano allevamenti di trote nutrite e gestite artificialmente che poi verranno pescate e cucinate “per una cena che non farà bene alla salute”. Mi pare chiaro che l’uomo, artefice di tutto questo, stia abdicando alla sua natura migliore ormai declassata a mero artificio.

Pierangelo Scala

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/7qUd1

17 Commenti

  1. Ilaria ha scritto:

    Sconcertante ma diffusissimo e poi diciamo che la società è deleteria. Siamo noi la società, non cerchiamo di colpevolizzare sempre qualcun’altro. Stiamo insegnando ai mostri figli come ucciderci da grandi, quando non ci supporteranno più. Non sono estremista, sono realista. È ormai provato ed inserito nella psicologia: chi fa del male agli animali lo farà alle persone.

    15 luglio, 2017
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  2. Paola Re ha scritto:

    E’ un racconto dell’orrore. Sono cresciuta in un paese di campagna, lungo un torrente, e ho visto centinaia di bambini pescare. Mentre certi genitori sono refrattari nel mandare i figli a caccia, forse per paura dell’arma da fuoco, a pesca li mandano volentieri: è uno sport in mezzo alla natura, dove non si fanno male, è tranquillo eccetera…
    Ho sentito una mamma dire che suo figlio a pesca col nonno “si calma e impara a essere paziente perché deve aspettare il pesce”.
    La pesca è la caccia in acqua; il concetto non cambia ma è dura farlo entrare.
    Inoltre, i mass media contribuiscono a rendere ancora più edulcorato e mistificatorio il quadro dell’orrore con lo spot del mitico Capitan Findus attorniato da bambini e con quello del “tonno pescato a canna che rispetta la vita” con Alessandro Gassmann attorniato da due bambini sorridenti ben contenti di mangiarlo.
    I bambini non mancano mai in questi siparietti, alla faccia del Garante per l’Infanzia.
    L’espressione “pesca sostenibile” va alla grande mentre sulla “caccia sostenibile” i mass media non si sbilanciano. Non esiste pubblicità della caccia.
    Se sulla caccia la lotta è dura, sulla pesca ancora di più.

    16 luglio, 2017
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  3. antonella ha scritto:

    purtroppo la gente è anticaccia (giustamente) ma per i pesci che non parlano non si esprimono e provano dolore insopportabile nessuna pietà…se pensiamo che in spagna i bambini felici durante la corrida gridano ammazza il toro ti fa capire che alcuni bambini nascono gia predisposti a far del male quando ero piccola io mi faceva pena tutto anche le aragoste che ancor oggi lasciano vive in mostra su un letto di ghiaccioe nonostante le lamentele continuano a star li. Se pensate al mobbing che si verifica nei vari posti di lavoro queste cose non dovrebbero stupire perche c’è gente che prova gusto a far del male. E’ terribile

    16 luglio, 2017
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  4. Wegan ha scritto:

    Concordo su quanto scritto da Ilaria e Paola.
    La pesca è proprio una caccia sott’acqua contro esseri che non possono neppure urlare la loro disperazione o il loro dolore. E purtroppo gli “adulti” desensibilizzano i bambini (futuri probabili “adulti”), che per loro natura sarebbero portati (almeno per la maggior parte) ad osservare la Natura, ad aiutare ed amare le altre creature…questa è un’azione nefanda, delittuosa, malvagia… altro che sport (= diporto, divertimento!!!) che induce rilassamento!
    Inoltre, che anche Gassmann e De Sica figli si diano alla pubblicità (sono messi finanziariamente così male?) e per di più di cadaveri…beh, come sono caduti in basso! Ma tanto si sa che sono tutti uguali difronte al dio soldo…che tristezza …e che schifezza! Se ne andassero per un po’ in qualche macello, obbligati a vedere, a sentire e ad annusare; oppure che provassero l’esperienza di un amo in gola che ti strappa la carne e la vita, che provassero a contorcersi per la mancanza del vitale ossigeno o, nella più felice delle ipotesi, a finire la vita sotto un colpo ben (è da sperare a questo punto!) assestato! Quel sorrisino ebete scomparirebbe immediatamente…il mondo è ormai regno di demoni malvagi!

    16 luglio, 2017
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  5. Paola Re ha scritto:

    A proposito di De Sica figlio, lo scorso anno o forse due anni fa segnalai allo I.A.P. (Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria) lo spot in cui lui si presentava con l’impermeabile in un parco e lo apriva davanti a una donna mostrando la carne (Simmenthal) che aveva dentro. Anche un demente capirebbe il significato sessista, neppure tanto velato, che lo spot presentava. Ovviamente quel gran baraccone che è lo I.A.P. non mi ha risposto. Mi chiedo che cosa ci stiano a fare certi istituti con nobili finalità se poi non fanno un tubo.

    17 luglio, 2017
    Rispondi
    • Wegan ha scritto:

      Istituti, associazioni, squadre, partiti, religioni… gente, abbiate fede! (= è tutto un baraccone!) Non hai capito comunque che taluni individui che fanno parte della grande cricca sono intoccabili?

      19 luglio, 2017
      Rispondi
  6. Filippo ha scritto:

    Scrivo da pescatore,
    la pesca non è necessariamente massacro, al giorno d’oggi si può pescare rispettando la natura ed il pesce. Personalmente non pesco in acque commerciali, i cosiddetti “laghetti”, ma solo in acque libere (fiumi, laghi, mare). Pratico pesca no-kill: rilascio immediatamente il pescato, uso ami senza ardiglione, materassini bagnati per slamare il pesce (oppure slamo in acqua) e guadini con rete di gomma, rispetto i periodi di frega delle diverse specie non pescandole nei mesi riproduttivi. Studi scientifici dimostrano come una pesca no-kill correttamente eseguita permette a quasi il 100% del pesce rilasciato di sopravvivere senza danni. Siamo davvero in tanti che peschiamo in modo sostenibile e che siamo diametralmente contro a questi lager noti come “laghetti”.
    La pesca non è la “caccia in acqua” ma permette al pescatore coscienzioso di liberare la propria cattura.
    Su un altro fronte, lo sapete che una legge governativa impone ai pescatori di UCCIDERE tutti i pesci non autoctoni pescati, fate voi che in molti bacini in Italia ormai ci sono solo specie non autoctone. In questo caso è lo Stato, che promette multe salate ai trasgressori, ad imporre l’uccisione di animali.

    28 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      La pesca è un’attività di sfruttamento di esseri viventi senzienti, può essere industriale ed è direttamente e semplicemente un massacro, su questo nessuno può affermare il contrario, può altresì essere “amatoriale” – come quella che pratichi tu Filippo – ed è un’attività immorale e crudele. Immorale perché la si pratica senza necessità alcuna, per puro divertimenti e non esiste nemmeno la scusa (non l’attenuante si badi bene) del doversi nutrire; cruenta perché è possibile porre in atto tutte le precauzioni possibili, ma rimane una pratica che causa sicuramente terribili traumi ai Pesci che ne sono vittime e spesso la loro morte. C’è da dire che la maggior parte di chi pratica la pesca amatoriale (definirla sportiva sarebbe un’offesa al concetto di sport) non attua nemmeno le precauzioni di cui tu parli e uccide i Pesci o li lascia morire soffocati dopo una lunga agonia. Anche se si arrivasse al 100% di sopravvivenza dei Pesci rilasciati dopo una cattura, si potrebbe parlare di pratica crudele e insensata che causa sofferenza, traumi e paura ad un essere senziente, per il puro divertimento di catturarlo e sottrarlo dal suo ambiente naturale. Il fatto che non si arrivi nella realtà al 100% di sopravvivenza dei Pesci, evidenzia un altro argomento: la pesca “no-kill” semplicemente dal punto di vista statistico NON ESISTE, pertanto è una delle tante menzogne che si raccontano per tacitare la coscienza di chi la pratica e dell’opinione pubblica.
      I lager dei laghetti di cui tu giustamente parli, purtroppo esistono perché esiste una domanda da parte dei pescatori, se questi ultimi non ci fossero, sparirebbero anche i laghetti. Lo Stato obbliga i pescatori a uccidere i Pesci alloctoni semplicemente perché è specista e perché in passato dei pescatori hanno rilasciato nei nostri ambienti naturali, Pesci provenienti da altre zone del mondo per poi pescarli. Un esempio tra tutti: il Siluro che ora vive e prospera nel fiume Po.
      Il pescatore “coscienzioso” non esiste, perché se davvero avesse una coscienza a cui rispondere e valutasse obiettivamente ciò che fa, i danni e le sofferenze che arreca per divertimento ad altri senzienti, smetterebbe di pescare.
      La pesca è un’interpretazione deviata e crudele del nostro rapporto con la Natura, molti pescatori dicono di amarla e rispettarla, ma semplicemente la sfruttano. Forse per chi pesca l’attimo della cattura può essere inebriante, per i Pesci è semplicemente un terribile supplizio che subiscono in silenzio. Tutto ciò è quanto di più lontano ci sia dal rispetto e dall’amore.

      30 agosto, 2018
      Rispondi
  7. Paola Re ha scritto:

    Filippo, hai scritto cose agghiaccianti.
    Il consiglio che ti do è di leggere, sentire musica, cantare, suonare, ballare, dipingere, camminare, fare sport, fare l’amore. Ci sono tante cose meravigliose da fare piuttosto che praticare le atrocità che pratichi.
    Quanto godi nel catturare un animale?
    Quanto pensi che lui goda nell’essere catturato?
    Facciamo un gioco macabro? Sei disposto a fare il pesce oggetto della pesca no-kill?
    Vogliamo provare se è sostenibile anche per te?

    28 agosto, 2018
    Rispondi
    • Filippo ha scritto:

      Grazie delle vostre risposte,
      cara Paola, non buttiamo la cosa sul personale, chi Le dice che tutte le cose che ha elencato io non le faccia già?
      La pesca correttamente praticata permette, secondo me, di avere un contatto unico con la Natura, e da attività di rapina, molti giovani come me la stanno trasformando in un attività sostenibile. Io non ho preconcetti verso i vegani, non capisco da parte vostra l’atteggiamento intransigente e dogmatico verso la “mia” categoria; non avrete mai un mondo senza pesca, per lo meno apprezzate chi la pratica ad impatto quasi zero. Inoltre, chi chiama i Carabinieri quando ci sono i bracconieri sul fiume? chi taglia e rimuove le reti di frodo? chi reintroduce specie di pesce ormai quasi estinte a causa di un’alterazione ambientale ed inquinamento indiscriminati? chi crea letti di frega per permettere a queste specie di riprodursi e tornare nelle nostre acque? chi raccoglie la spazzatura lasciata dai bagnanti? chi vigila sugli altri pescatori che magari non sono così virtuosi? chi avvisa le autorità in caso di inquinamento e morie di pesce? “Criminali ed assassini” come me, che amano e rispettano il fiume, poichè i cosiddetti “animalisti” sono troppo occupati a strillare nelle fiere agricole o nelle boutique dell pelle dipinti di vernice rossa. Scommettiamo che molte di queste persone, “reintrodotte” nella Natura non saprebbero distinguere una biscia da un biacco, un gobione da un barbo, un tordo da un merlo, come chi la Natura quella vera la vive, la conosce e la rispetta fin da bambino. Non c’è amore senza rispetto e non c’è rispetto senza conoscenza, e nessuno conosce, rispetta ed ama le nostre acqua più di chi pratica una pesca virtuosa. Forse potremmo imparare gli uni dagli altri se per un attimo si allentasse questo dogmatismo che vi contraddistingue.

      Grazie per lo spazio concessomi,

      2 settembre, 2018
      Rispondi
  8. Paola Re ha scritto:

    Filippo, se si va sul personale, ti lamenti che si va sul personale; se si addita la categoria, ti lamenti che si fa di tutta l’erba un fascio. Comunque si fa, si sbaglia.
    Scrivi: «Io non ho preconcetti verso i vegani, non capisco da parte vostra l’atteggiamento intransigente e dogmatico verso la “mia” categoria;»
    Ci mancherebbe ancora avere preconcetti verso chi difende i deboli! La “tua” categoria li perseguita e li uccide e dovrei restare a guardare zitta e buona? Non c’è alcun atteggiamento dogmatico: al contrario, è tutto provato e ben visibile. Caccia e pesca (e molte altre nefandezze) sono una crudeltà.
    Poiché scrivi: «Forse potremmo imparare gli uni dagli altri se per un attimo si allentasse questo dogmatismo che vi contraddistingue.», potresti cominciare a imparare qualcosa dai pesci, guardandoli mentre li catturi. Quando ti confronti con «i vegani», dimentichi che il confronto dovrebbe essere tra te, «i vegani» e i pesci ma tu i pesci non i consideri proprio: per te sono oggetto della discussione, non soggetto.
    Anche se non siamo in grado di udire le urla di dolore dei pesci, vediamo come si dibattono e cercano di respirare quando vengono catturati. Sembra ci sia una tendenza generale a sottovalutare la sofferenza dei pesci, eppure la loro morte è tra le più atroci. Essa avviene in tanti modi: vengono uccisi per soffocamento semplicemente lasciandoli all’aria senza possibilità di respirare; vengono messi sul ghiaccio e dissanguati; vengono uccisi con una fiocina nel cranio; vengono storditi con l’elettricità o con un colpo in testa; vengono immersi in acqua e sale ad agonizzare prima di venire spellati e fatti a pezzi; vengono immersi in acqua in cui viene fatta passare la corrente elettrica; vengono immersi in una miscela di acqua e ghiaccio fino alla morte lenta. Molti pesci vengono venduti ancora vivi ed è quindi il consumatore finale a ucciderli come vuole. Solo perché non possono urlare, la sofferenza dei pesci non viene considerata e si fatica ad ammettere che i pesci siano senzienti come tutti gli altri animali. Siamo noi che non li conosciamo e non li sappiamo capire, non loro che valgono meno degli altri.
    http://laverabestia.org/play.php?vid=5972
    http://laverabestia.org/play.php?vid=3474
    http://laverabestia.org/play.php?vid=2206
    La sola cosa meritevole di riflessione che hai scritto è «non avrete mai un mondo senza pesca, per lo meno apprezzate chi la pratica ad impatto quasi zero». Nella vita che mi resterà da vivere non vedrò sicuramente un mondo senza pesca e neppure senza caccia ma ciò non mi fa scendere a compromessi accettando pescatori e cacciatori “sostenibili”, “consapevoli”, ” ad impatto quasi zero” o altre sciocchezze simili. Dovresti fare questi discorsi ad associazioni speciste come Legambiente, WWF, Greenpeace e compagnia bella che sono della tua idea, “tutelano” la biodiversità ammazzando un po’ qua un po’ là, così si mantiene “l’equilibrio”, col benestare delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione. Io non sono riformista ma liberazionista.
    Il tuo elenco delle buone azioni dei pescatori è falotico. Incommentabile.
    Insisto, Filippo, dedicati ad altro nel tuo tempo libero e lascia vivere serenamente gli animali.

    2 settembre, 2018
    Rispondi
    • Filippo ha scritto:

      Cara Paola,
      Io rispondo per me e per chi pratica la pesca con me, rilascio tutti i pesci, tutti, e si tratta di centinaia di individui l’anno, riducendo al minimo l’impatto sugli animali e sull’ambiente che mi ospita. Per quanto riguarda la cosiddetta pesca industriale e gli allevamenti ittici, mi trovi d’accordo su diverse considerazioni.
      I pesci sono per me un soggetto molto importante perché mi hanno regalato alcune delle giornate più belle della mia vita.
      Tranquilli, ci sarà sempre un bambino che avrà la curiosità di conoscere chi abita nella corrente fiume, sul fondo lago o tra le onde del mare e sceglierà come strumento una bacchetta da pesca. E’ il mio impegno che pratichi quest’attività in contatto e non in contrasto con la Natura.

      L’animalismo prêt-à-porter lo lascio a chi la Natura non l’ha mai vissuta e neanche si sforza di conoscerla,

      Passo e chiudo,

      Grazie mille di avermi ospitato nel vostro blog nonostante la distanza tra le nostri opinioni.

      2 settembre, 2018
      Rispondi
  9. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Filippo le tue considerazioni – a prescindere dalle distanze che ci dividono che sono siderali – non reggono in alcun modo. Tu elenchi una serie di pratiche corrette nei confronti dei Pesci in quanto esseri viventi, pratiche che chiunque può svolgere e che NULLA hanno a che fare con la pesca: non serve certo essere dei pescatori per cercare minimamente di proteggere degli esseri viventi (… chi chiama i Carabinieri quando ci sono i bracconieri sul fiume? chi taglia e rimuove le reti di frodo? chi reintroduce specie di pesce ormai quasi estinte a causa di un’alterazione ambientale ed inquinamento indiscriminati? e altro ancora).
    Tu cerchi di giustificare la tua “passione” che materialmente arreca danno, paura, sofferenza, dolore e a volte morte agli altri Animali, presentandola come propedeutica a un comportamento decente nei confronti dei viventi e della Natura. Il baco del tuo discorso è che questo collegamento non esiste se non nella tua testa. Rispettare la Natura e i viventi significa farlo a 360 gradi e non solo quando è conveniente o utile. Non nascondiamoci dietro a un dito: i pescatori introducono Pesci di tutti i tipi dagli esotici agli autoctoni solo per poi poterli pescare, così come i cacciatori introducono la “selvaggina” nei campi qualche tempo prima dell’apertura della caccia. Pescatori e cacciatori amano la Narura perché è il loro parco giochi sanguinario. Se tu fossi un vero amante della Natura ti dedicheresti alle attività positive che hai elencato evitando accuratamente di arrecare danno agli stessi viventi che con le prime hai favorito, ciò non accade perché il tuo discorso è palesemente ipocrita.
    Il tuo concetto del rispetto della Natura è a dir poco singolare, si spera che sia un concetto relegato solo all’ambito degli altri Animali (e questo sarebbe già molto grave), perché se lo stesso fosse applicato anche in ambito umano, allora è lecito pensare che tu ad esempio le donne le rispetti sfruttandole, usandole, abusando del loro corpo e poi liberandole dopo aver soddisfatto le tue necessità. Il paragone ti sembrerà azzardato, ma non esiste un doppio binario in fatto di rispetto e amore: chi si rispetta e si ama non lo si sfrutta, non lo si usa, ciò a prescindere dal soggetto in questione, questa è una considerazione del tutto basilare e scontata.
    Come tutti coloro che si dedicano alla pesca e alla caccia, fai appello alla conoscenza dei viventi e della Natura. Ci sono molti pescatori e cacciatori che conoscono benissimo gli Animali, questo è vero, ma li conoscono per poterli catturare e/o uccidere meglio: ne conoscono i gusti, i comportamenti, le abitudini, tutto per poterli predare nel modo più efficace. Traslando di nuovo la questione in ambito umano, si può dire che anche gli schiavisti statunitensi conoscevano a perfezione gli schiavi africani che compravano e vendevano, questo non certo per amore nei loro confronti, ma per svolgere al meglio il proprio business.
    La vostra conoscenza è strumentale alla vostra volontà di dominio e sfruttamento, non è rispetto degli altri, ma semplice rispetto delle vostre necessità.
    Ci sono persone umane che conoscono molto bene gli altri viventi e la Natura, che li studiano da anni, li osservano, li incontrano, ciò senza alcun secondo fine, questo ti sembrerà incredibile e inconcepibile, eppure è così.
    Cercare di giustificare mediante espedienti di varia natura l’attività della pesca è immorale, questo perché la pesca è e rimarrà sempre un’attività legata allo sfruttamento, al dominio e alla morte. Nello specifico tu che affermi “I pesci sono per me un soggetto molto importante perché mi hanno regalato alcune delle giornate più belle della mia vita” ammetti candidamente che sfruttare, arrecare danno, paura, sofferenza e in qualche caso provocare la morte di un essere senziente, sono attività che ti arrecano piacere. Qualsiasi persona umana dotata di un minimo di buonsenso ti potrebbe rispondere che si tratta della posizione di un sadico.
    La pesca “sportiva” – che tu promuovi con tanto fervore – è realmente un’attività sadica e la sua pericolosità è evidente, così come è evidente e molto preoccupante la volontà di indottrinare le giovani menti dei bambini, avviandoli alla pesca e insegnando loro che è giusto trarre piacere dall’agonia altrui.

    8 settembre, 2018
    Rispondi
  10. Filippo ha scritto:

    Ciao,
    rispondo solo per correggere due tue errori cara\o Cereal Killer che indicano che parli di cose che non conosci e la Natura non l’hai mai vissuta ne tanto meno ti sei sforzato di studiarla teoricamente
    1) dal 2003 c’è una legge nazionale che vieta di introdurre specie di pesci alloctone; questo purtroppo è stato fatto in passato,anche e soprattutto da pescatori irresponsabili; ma è attualmente VIETATO;
    2) sai come i biologi e i naturalisti (faccio parte della categoria e studio la Natura per mestiere) studiano e censiscono i pesci? Usando elettrostorditori e/o reti per prelevarli dall’acqua, determinarli ed effettuare censimenti. Perchè fanno questo? Perchè causano questo dolore e in qualche sparuto caso la morte? Perchè non c’è altro modo per determinare la specie di un pesce (e di conseguenza studiare lo stato di salute della specie e dell’ambiente) che prelevarlo dall’acqua e vederlo da vicino. Moltissime specie e persino generi si distinguono per caratteri morfologici minimi. Così si può distinguere il barbo europeo da quello padano o etrusco, le varie specie di ghiozzi ecc.ecc.
    Quindi non si può studiare, ne conoscere e riconoscere i pesci (soprattutto quelli di acqua dolce) senza pescarli….risolvimi tu il dilemma.
    Per non parlare di chi studia invertebrati che per riconoscere le proprie specie studio deve uccidere individui per fare dei vetrini o campioni da conservare.

    Se vuoi approfondire questi argomenti posso consigliarti ottimi manuali scientifici di ittiologia ed ecologia in generale,

    Glisso sugli abusi sulle donne, sullo schiavismo in Africa o sul sadismo, chi ha un po’ di buon senso sa giudicare le tue parole senza che io commenti .

    Studiate di più la Natura, studiatela sui libri e sul campo, meno dogmi e più STUDIO.

    Filippo

    15 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Non amo affatto sciorinare titoli accademici. Ma solo per far comprendere la tua arroganza e supponenza, ti comunico che mi sono laureato a pieni voti in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Padova e che pertanto conosco molto bene le pratiche seguite da molti “ricercatori” che non hanno alcun rispetto per i viventi che dicono di voler studiare. All’epoca mi sono avvalso del diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale per motivi etici, pertanto ho svolto e concluso con successo la mia carriera universitaria senza aver molestato, ferito, torturato o ucciso alcun Animale.
      Il fatto che tu “studi la Natura per mestiere” e che al contempo ti dedichi al passatempo sadico della pesca, non fa che aggravare la tua posizione rendendola ancor più vergognosa.

      15 settembre, 2018
      Rispondi
  11. Filippo ha scritto:

    Caro Cereal Killer,
    E prometto che qui chiudo il nostro scambio di opinioni,
    non era affatto mia intenzione “sciorinare titoli accademici” se questo è ciò che traspare dal mio commento mi scuso, sai, il paragone tra la pesca (no-kill integrale tra l’altro) e l’abuso di una donna o lo schiavismo nelle Americhe credo mi abbia un po’turbato. Sono ancora di quei vecchi e cattivi “specisti” che considerano pescare un barbo (ammirando la sua bellezza per due secondi, slamandolo in acqua dopo aver curato anche ferite precedenti e rilasciandolo immediatamente ) su un piano diverso da uno stupro.

    Hai perfettamente ragione, e non mi nascondo dietro un dito, nella pesca sportiva, parallelamente ad una dose di curiosità naturalistica, c’è e ci sarà sempre una sfumatura atavica di dominio e lotta “Uomo vs Natura”. Così come c’è in moltissime attività dalle più turpi come la corrida ad attività che non coinvolgono direttamente animali come lo scalare una montagna. Da parte mia sento il fascino di questa sfida e, in una minima percentuale, credo che sia anche per questo che pesco. Lo riconosco e non mi da alcun dilemma morale.

    Su un altro fronte, da parte mia, pur non essendo per lavoro zoologo, sono grato a chi usa metodi scientifici che sono anche parzialmente invasivi (come sai bisogna seguire dei protocolli etici che limitano il più possibile il sacrificio degli organismi modello), ma che sono gli unici al momento per lo studio di molti taxa; senza i quali non potremmo conoscere infinite specie ed usare questa conoscenza per proteggere al meglio la Natura nella sua complessità.

    Ma sto andando davvero fuori tema, per quanto mi riguarda, continuerò a pescare e ad essere innamorato delle nostre acque, rispettando la Natura e cercando di imparare, anche e soprattutto, da chi la pensa diversamente da me;

    Ultima intrusione,
    grazie per avermi concesso diritto di replica.

    Filippo

    15 settembre, 2018
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  12. Paola Re ha scritto:

    Filippo, non scrivo altro dal punto di vista scientifico perché sei già stato edotto da qualcuno che ha fatto i tuoi stessi studi. La prossima volta, prima di dare dell’ignorante a chi scrive su Veganzetta, rifletti.
    Riguardo il tuo invito accorato “Studiate di più la Natura, studiatela sui libri e sul campo, meno dogmi e più STUDIO.”, dato che ho una formazione umanistica e non scientifica, ti faccio lo stesso invito a studiare la Storia, la Filosofia, la Sociologia, l’Antropologia Culturale, la Letteratura di genere per capire che i riferimenti fatti a donne, schiavismo e sadismo non sono campati per aria.
    Forse tu preferisci “glissare” perché ignori queste importanti discipline. L’ignoranza è il male più diffuso ma è il più curabile: basta studiare. Questa mi pare la sola cosa su cui siamo d’accordo. Si possono chiudere gli occhi su donne, schiavismo e sadismo vivendo benissimo ma, se si tengono gli occhi chiusi, si tenga chiusa anche la bocca.

    15 settembre, 2018
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