I Delfini sanno cos’è la morte


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delfini massacro giappone - I Delfini sanno cos'è la morte

Da: http://www.corriere.it/animali/11_settembre_06/delfini-hanno-il-senso-della-morte_faf62e60-d897-11e0-b038-3e67ea432e86.shtml

Stanno vicino a chi non ce la fa e a volte gli rendono omaggio in una sorta di funerale
I DELFINI SANNO COS’E’ LA MORTE
Studio di un istituto di Milano pubblicato sul New Scientist: comprendono il concetto della vita che se ne va

MILANO – I cetacei comprendono il concetto di morte? Secondo uno studio pubblicato dal New Scientist, basato sull’osservazione di delfini dal naso a bottiglia (tursiopi) al largo della Grecia occidentale, la risposta è affermativa. Questi animali inoltre reagirebbero in maniera diversa a seconda del tipo di decesso, improvviso o conseguente una lunga malattia.
L’interpretazione del comportamento di un animale alla morte di un proprio simile, osservata di rado allo stato selvatico, è assai complicata, perché si possono attribuire erroneamente emozioni umane agli animali. Ciò nonostante, molte specie intelligenti e sociali, come gorilla, scimpanzé ed elefanti, hanno mostrato in queste circostanze comportamenti particolari: reazioni che alcuni scienziati hanno interpretato come simili a un lutto.
I TURSIOPI GRECI – Lo studio dei tursiopi greci, considerato assieme numerose segnalazioni di cetacei che interagiscono con animali morti, e aggiunto alla scoperta che sono dotati di neuroni specializzati connessi all’empatia e all’intuizione, porta a ipotizzare che questi animali potrebbero avere una reazione complessa, persino sofisticata, alla morte. Joan Gonzalvo, del Tethys Research Institute, un’organizzazione non-profit per lo studio e la tutela dell’ambiente marino con sede a Milano, ha cominciato a studiare la popolazione dei tursiopi del golfo di Amvrakikos, in Grecia, nel 2006. Nel 2007 ha osservato una madre che interagiva con il cucciolo appena morto: sollevava il corpo del piccolo per portarlo in superficie, apparentemente nel tentativo di farlo respirare (GUARDA l’immagine). «Durante i due giorni di osservazione – afferma Golzalvo – il gesto era ripetuto più e più volte, a volte in maniera frenetica». La madre non si separava mai dal proprio cucciolo, e mentre lo toccava sul muso e sulle pinne pettorali continuava a «chiamarlo». Il neonato aveva un largo livido sulla mandibola, causato forse da un altro delfino (l’infanticidio, in questa specie, è registrato).

PREPARATI AL DECESSO – Il comportamento della madre, ipotizza lo scienziato, potrebbe essere interpretato come il compianto per una morte improvvisa. Un anno più tardi, Gonzalvo ha osservato un branco che accerchiava un piccolo tursiope di 2 o 3 mesi con palesi difficoltà  natatorie. L’animale recava segni di decolorante, derivati probabilmente dall’esposizione a pesticidi o dall’inquinamento da metalli pesanti. Questa volta, riporta, «il gruppo appariva stressato e nuotava in maniera confusa. Gli adulti cercavano di aiutare il compagno morente a restare a galla, ma questo continuava ad affondare» Un’ora dopo era morto. Visto l’episodio precedente, Gonzalvo si aspettava che la madre rimanesse accanto al corpo del piccolo. Invece, una volta affondato, il gruppo abbandonò subito l’area. «La mia ipotesi è che all’animale malato siano stati forniti compagnia e supporto. Una volta morto il piccolo, gli altri se ne siano andati perché avevano fatto il loro lavoro. Erano preparati al suo decesso».

I «FUNERALI» DELLE ORCHE – Ingrid Visser, dell’ Orca Research Trust in Tutukaka, in Nuova Zelanda, ha segnalato tursiopi e orche che trasportavano i loro cuccioli morti in ciò che potrebbe essere interpretato come tombe. Secondo la scienziata, potrebbe trattarsi semplicemente di un comportamento male interpretato, e gli animali osservati potrebbero ignorare il fatto che il loro cucciolo è morto. «Ma va detto che oggi sappiamo che i cetacei sono dotati di “neuroni di von Economo”, associati, negli umani, con il dolore». L’ipotesi è quindi che queste interazioni siano l’espressione di una manifestazione di dolore. Karen McComb, dell’Università  del Sussex, in Inghilterra, ha studiato a lungo il modo in cui gli elefanti reagiscono quando trovano ossa di loro simili. Secondo la ricercatrice, le osservazioni di Gonzalvo fanno pensare ad altri mammiferi intelligenti e sociali, ma per forza di cose «ogni ipotesi è speculativa. Certo è fondamentale raccogliere dati al riguardo. Ma capire cosa succede nella mente degli animali è ancora fuori dalla portata di noi scienziati».

Elisabetta Curzel
06 settembre 2011 18:52

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