Ho deciso, sarò vegan fino alle 18! Del “veg lifestyle” e del suo contributo al sistema di sfruttamento


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3 minuti

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Un articolo interessante e assolutamente condivisibile

Fonte Laboratorio antispecista

Una nostra lettrice ci ha segnalato un articolo pubblicato dal settimanale “Donna Moderna” del mese di aprile che pensiamo valga la pena di essere citato ad esempio di una crescente tendenza della quale abbiamo più volte parlato, quella di considerare l’essere vegani come una mera scelta alimentare finalizzata al raggiungimento del benessere umano.

Partiamo dalla copertina del settimanale, che rimanda all’articolo con una domanda che lo anticipa: “VEGETARIANI PART-TIME, VALE LO STESSO?“. Sicuramente la scelta è efficace, dal punto di vista dell’efficacia comunicativa, considerando che l’utenza del settimanale, prevalentemente costituita da donne interessate a benessere, moda e bellezza, è quella che ultimamente risulta maggiormente coinvolta nelle attività connesse alla cosiddetta “cucina sana”. 

A nostro avviso è già questa un biglietto da visita esplicito che testimonia appieno la dinamica alla quale accennavamo prima, ovvero quella di descrivere l’essere vegani come una condotta alimentare e non come una posizione etica correlata ad una critica profonda dell’esistente, del sistema di sfruttamento e ad una prospettiva totalmente sganciata dall’idea di liberazione animale.

All’interno del settimanale, poi, giunti alla pagina interessata, la cosa diventa ancor più esplicita: “SI PUO’ ESSERE VEG PART TIME?“, è la domanda posta dal titolo; e il sottotitolo dà la risposta:

“Sì, e con questa formula non elimini le proteine animali (ma le riduci) e alimenti la quota di frutta e verdura (fino alle ore 18). Scopri una dieta facile che ti spinge a fare scelte green”.

Tutto il resto è, comprese citazioni di personaggi famosi che hanno deciso di seguirla, una lode a questa scelta alimentare con tanto di orari e “dritte” varie.

Per quanto chiaramente non riteniamo questo settimanale una voce di peso dal punto di vista della divulgazione di contenuti, il fatto di leggere frasi del tipo “Smettere di essere vegani dopo le 18 è comodo perché permette di uscire fuori a cena con gli amici senza problemi” e sapere che un numero considerevole di persone la leggeranno e magari ci penseranno su, ci fa sentire una stretta allo stomaco non indifferente ed è per questo che raccogliamo la segnalazione della nostra lettrice.

Siamo vegan da anni e ci occupiamo da altrettanto tempo di attivismo e divulgazione di contenuti antispecisti.
Per questo motivo viviamo oggi con sempre crescente preoccupazione la diffusione capillare del veganismo come “lifestyle“, come “dieta“, come trovata geniale per perdere qualche chilo, mettersi a posto la coscienza e sentirsi sereni con se stessi con una prospettiva talmente ristretta da essere aureferenziale, antropocentrica e specista.
Non mangiamo animali e prodotti che derivino dal loro sfruttamento non per trarne un vantaggio personale ma come un colpo indirizzato al sistema che lo produce finalizzato a criticizzarlo dalla sua base fino al suo culmine, dalle cantine fino al suo apice, per la liberazione animale, umana e della terra.
Viviamo oggi quasi con la paura di dire “sono vegan” perché quella che era ieri un’affermazione di libertà  risulta oggi quasi una strizzatina d’occhio amicale di una cricca di “green” trasversale, apolitica e consumista che ha dimenticato – o peggio mai considerato – gran parte di quelle che sono invece per noi le primarie motivazioni che sfociano ANCHE in quello che mangiamo.

E’ grave.

E’ tanto grave sentire ogni momento questo peso quanto è urgente invece riaffermare continuamente quello che noi riteniamo fondamentale e quanto è pressante la necessità di riaffermare la nostra posizione, ripetere che siamo antispecisti e spiegare cosa questo significhi. 

Il nostro non vuole essere un piagnisteo o una lamentela fine a se stessa.

E’ un appello che sappiamo verrà condiviso da quanti – e fortunatamente ci sono ancora – si spaccano ogni giorno e vanno davvero nella nostra direzione, usano ancora parole come liberazione, sentono ogni giorno le urla degli animali e il rantolo della terra e vanno avanti in un percorso impervio dove gli ostacoli erano prima riconoscibili, riconosciuti e espliciti e lungo il quale rischiano oggi di ricevere tante pacche sulle spalle dai tanti nuovi “green friends” che invece, consapevoli o meno, stanno solo prestando il fianco a un fenomeno che è tipico di questo sistema di sfruttamento rischiando che questo definitivamente fagociti, mastichi e risputi omologato e gretto, quello che è un respiro di liberazione. 

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/hsyLj

3 Commenti

  1. Laura Falco ha scritto:

    E’ importante specificare e insistere che noi vegani vogliamo soprattutto il benessere degli animali che comporta non solo non mangiarli, ma nemmeno ipotizzare qualsiasi forma di sfruttamento volto a soddisfare desideri camuffati da “bisogni” contorti e distorti degli umani.

    6 maggio, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Laura, purtroppo questa spinta etica e altruistica pare sia sempre meno recepita a tutto favore di argomentazioni egoistiche e antropocentriche.

      6 maggio, 2014
      Rispondi
  2. Roger ha scritto:

    Cominciamo con il cambiare i termini: non usare più la parola “vegan” ma dire: “sono anti-specista”

    6 maggio, 2014
    Rispondi

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