Helen Barker

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

 Helen Barker: I Am A Chicken

Helen Barker è un’artista inglese attiva per i diritti degli Animali sia come artivista attraverso le sue opere, sia come attivista nel gruppo EssexPig Save. Utilizza diversi media come l’illustrazione, la pittura, la scultura e la scrittura per far riflettere le persone umane sul loro rapporto con gli altri Animali e su come si venga indottrinati fin da subito allo specismo nei loro confronti. L’arte nelle sue diverse sfaccettature, diventa così un mezzo potente e prezioso per comunicare su più livelli e creare un contatto profondo con lo spettatore.

1. Quando sei diventata vegana? Ti è successo qualcosa in particolare che ha cambiato le tue idee e il tuo modo di considerare gli Animali?

Ho scelto di vivere in modo vegano nel 1996. Ero vegetariana da quando avevo 14 anni e, anche se ero attiva contro l’uso degli Animali in pratiche come la vivisezione, non avevo afferrato il concetto completo di specismo. Nel mio lavoro in uno studio veterinario, ho assistito ogni giorno alla disparità tra coloro che amavano e si prendevano cura degli Animali che consideravano i loro ‘animali domestici’ e quelli che tenevano gli Animali per scopi commerciali. Mi sentivo a disagio con i miei colleghi e con clienti come agricoltori, allevatori, chi praticava sport con l’uso di Animali, persino cacciatori, tutte persone umane che si professavano amanti degli Animali mentre li usavano e violavano i loro diritti. Fu come un risveglio dopo il quale mi resi conto che ero proprio come loro, a meno che non avessi scelto un percorso diverso.

2. Potresti dirci di più sul tuo artivismo a favore del veganismo e dei diritti degli Animali?

Mi sono cimentata nell’arte e nell’artigianato sin dall’infanzia, anche se sempre per il mio divertimento. Alcune delle mie prime opere sono frutto della frustrazione che provavo per le ingiustizie che gli Animali subiscono. Non fui consapevole del potenziale come “artivismo” delle mie opere fino al 2016, quando iniziai a dare la mia prima testimonianza del destino degli Animali mandati al macello. Quel primo pezzo si intitola “Pura gioia” ed è una rappresentazione di come dei Maiali volessero davvero vivere, quei Maiali di cui avevo incrociato lo sguardo spaventato nel loro ultimo viaggio.

Sono sempre stata un’artista poco produttiva, ma da quel giorno ho trovato l’urgenza di parlare dei diritti degli Animali in tutto ciò che faccio e focalizzare la mia creatività in questo grande scopo. Ho deciso di fare parte del The Art Of Compassion Project nel 2017 e sento di avervi trovato la mia casa, sento che mi permette di riuscire al meglio nel mio scopo di artista attivista.

3. C’è un pezzo che è più significativo per te e qual è la sua storia?

Questa è una domanda stimolante! Tutti hanno un significato, anche se la mia illustrazione “I Am A Chicken!”, mi è cara come lo è stata la Gallina che ha fatto da modella, la mia amica Scarlett, morta poco dopo che il pezzo fu completato. L’illustrazione è parte di una serie intitolata “Tagli”, che in questo caso vuole mostrare la vera natura di uno degli Animali più maltrattati del pianeta. Sono lieta che grazie a The Art of Compassion Project, Scarlett e la sua bellezza siano state esposte in tre continenti e che le parole che la descrivono, stiano raggiungendo l’obiettivo di educare coloro che non hanno ancora visto l’individualità di ogni essere vivente.

4. Qual è la tua opinione sullo specismo e come questa influenza la tua vita e la tua arte?

È incomprensibile quanto profondamente l’ingiustizia sociale risieda nella psiche umana, lo specismo ne è una parte molto complessa e discussa relativamente solo di recente. Nelle mie opere, spesso cerco di citare alcune delle grandi menti filosofiche che hanno parlato di diritti degli Animali. Sono costantemente alla ricerca di materiale per espandere la mia conoscenza, nella speranza di poter trasmettere agli altri l’importanza di comprendere veramente lo specismo, sia nella sua specificità, sia nel quadro più ampio di un generale sistema di oppressione. È un grande salto in avanti, anche per alcuni vegani impegnati: vedere ogni altra vita come pari, con gli stessi diritti della propria. Io stessa mi assicuro di tenere questo concetto sempre a mente, in ogni aspetto della mia esistenza. A volte può sembrare che le mie opere parlino di singoli problemi o di “benessere animale”, ma lo scopo del mio lavoro è quello di informare le persone e far loro comprendere che ciò che è di fondamentale importanza è l’abolizione delle ingiustizie nei confronti di tutti gli Animali.

5. Come reagiscono le persone alla tua arte?

Ci sono state diverse reazioni. Le persone umane non vegane reagiscono, prevedibilmente, in modo diverso rispetto a quelle vegane. Se riesco a provocare una reazione che causa un cambiamento la reputo una buona cosa, e sono lieta di poter dire di aver avuto qualche riscontro in tal senso. Spesso sono le persone più vicine a resistere ed esprimono il loro disgusto accusandomi di aver in qualche modo “contaminato” la mia arte con i messaggi che ora contiene. A loro dico che è questa la mia arte ora e che ne sono più che mai orgogliosa.

6. Cosa ne pensi dell’arte e del suo ruolo e importanza per focalizzare l’attenzione sullo sfruttamento animale?

L’arte come attivismo è stata usata per influenzare a livello sociale e politico per generazioni. Lo spazio inquieto che gli artisti creano è necessario. Attraverso l’arte, vengono sondati temi che per lo spettatore possono essere sconosciuti o invisibili, cercando suscitare in loro qualcosa. Nell’attivismo per i diritti degli Animali, siamo consapevoli che attraversare questa fase di disagio è un requisito assolutamente necessario se vogliamo porre fine allo specismo. L’attivismo artistico sta spingendo per arrivare a tale fine, per molti scomodo, e non possiamo sottovalutare il nostro potere all’interno di questo movimento, avendo la possibilità di cambiare il cuore e la mente della gente.

7. Desideri dirci qualcosa in più?

Mi piacerebbe condividere una citazione del compianto Tom Regan:

Essere ‘per gli animali’ non significa essere ‘contro l’umanità’. Esigere che gli altri trattino giustamente gli animali significa chiedere per essi né più né meno di quel che si chiede per qualsiasi essere umano: che siano trattati con giustizia. Il movimento per i diritti degli animali non solo non si oppone al movimento per i diritti umani, ma ne fa parte. Cercare di liquidarlo come antiumano significa fare della vuota retorica.
(Tom Regan, I diritti animali, Garzanti, 1990, p. 20).

Intervista e traduzione a cura di Jade Monica Bello

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Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/58II1

Un commento

  1. Avatar Paola Re ha scritto:

    Quando su Veganzetta esce un articolo di artisti e artiste che si dedicano alla causa è una festa.

    1 Ottobre, 2019
    Rispondi

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