Genuino clandestino: non è tutt’oro quel che luce


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genuino clandestino - Genuino clandestino: non è tutt’oro quel che luce

Esiste un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna.

Questo testo è l’introduzione su un social network del movimento Genuino ClandestinoSi direbbe davvero un ottimo inizio, ricco di spunti e di buone intenzioni. Del resto il Manifesto di Genuino Clandestino propone una serie di punti condivisibili e ben posti per “proporre alternative concrete al sistema capitalista vigente”, e delle prese di posizione esplicite e importanti: “Genuino Clandestino è un movimento antirazzista, antifascista e antisessista”, ma come recita un vecchio adagio: non è tutt’oro quel che luce.
Infatti tra i diritti rivendicati dal movimento ed elencati nella descrizione della pagina ufficiale, al punto D si legge:

ABBIANO DIRITTO DI macellare direttamente nel proprio fondo il bestiame nato e allevato nel podere, limitatamente a un numero di capi proporzionati ai membri della famiglia e ai propri ospiti, e seppellirne i resti secondo le consuetudini locali, fatti salvi gravi motivi sanitari o la non idoneità dei terreni;

Ancora una volta ci si ritrova di fronte a un movimento che propone un cambiamento culturale radicale basato su un impianto teorico del tutto incompleto e insufficiente, sbandierando posizioni anticapitaliste, antirazziste, antifasciste e antisessiste, salvo poi rivendicare il diritto di assumere comportamenti specisti, sfruttare e dominare gli esseri senzienti non umani.  Il diritto che esige Genuino Clandestino è il diritto del più forte, è il medesimo diritto che rivendica la società del dominio che intende combattere. Non c’è alcuna differenza, nessun passo avanti e, anzi, persiste una preoccupante cecità culturale di chi (come Genuino Clandestino, ma anche come molte altre realtà) proponendo il ricorso a pratiche di sussistenza, giustizia, equità e solidarietà e rifiutando discriminazioni intraumane, continua spudoratamente a sfruttare gli Animali non umani in nome di una presunta superiorità di matrice squisitamente antropocentrica che di giusto, equo, solidale non ha assolutamente nulla.
Il simbolo del movimento è un Maiale con una benda (già su questo ci sarebbe da ridire), ma chi davvero non riesce a vedere che le logiche di dominio non conoscono barriere di specie e che non esistono eccezioni, non è evidentemente il povero Maiale. Di genuini clandestini così ne facciamo volentieri a meno. 

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/z5tBh

38 Commenti

  1. Good Bear ha scritto:

    Grazie per la lezioncina: prima di mettere il banale “mi piace” su una qualsiasi pagina di facebook meglio controllare prima la descrizione :)
    Infatti ci sono tra i fans della pagina molti miei amici antispecisti …magari li avverto eh!
    ciao e …grazie ancora!

    5 dicembre, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Good Bear e grazie a te.
      Nessuna lezioncina, ci mancherebbe, sono solo delle semplici considerazioni.

      5 dicembre, 2014
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  2. wilma ha scritto:

    Pare che il passo oltre la specie sia davvero ostico per il poveruomo rivoluzionario….
    sarà perchè gli altri animali non parlano la nostra lingua….. per chi è abituato ad ascoltare solo parole senza guardarti negli occhi e senza captare emozioni esiste ed ha valore solo il ragionare e, di conseguenza, chi sa e può ragionare e trasmettere con le stesse parole.
    Un ragionamento a volte anche colto e non banale, ma comunque privo di empatia che, proprio per questo, casca nell’errore che pretende di combattere.

    5 dicembre, 2014
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  3. roberto ha scritto:

    le vostre considerazioni sono tipicamente da piccolo-borghesi metropolitani che dichiarano di non volere supermercati e non riesco a comprendere la vita dura e resistente di chi vive la campagna

    5 dicembre, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Roberto invece la tua considerazione è superficiale e supponente perché non conoscendo chi scrive non sai dove e come vive.
      Se sei interessato a discutere in merito al testo sei il benvenuto, altrimenti evita altri commenti come quello appena pubblicato, perché sono del tutto inutili.

      5 dicembre, 2014
      Rispondi
  4. roberto ha scritto:

    hai ragione, la superficialità è dovuta al poco spazio a disposizione, però mi posso impegnare ed essere più puntuale, a partire dalla capacità inclusiva che avete, anche fascisti purchè antispecisti ! oppure sulle vostre posizioni riguardo l’aborto .. mi scuso per la mia supponenza, però le considerazioni sul simbolo (il famoso maiale con la benda) vi lascia supporre considerazioni assolutamente fuori luogo

    5 dicembre, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      La superficialità nel tuo caso è dovuta solo ed esclusivamente al pregiudizio.

      Sulle nostre capacità inclusive, è meglio che leggi il link di seguito, solo per farti capire quanto la tua superficialità (pregiudizio) sia dannosa:
      http://www.veganzetta.org/antispecisti-di-destra

      Sulla questione dell’aborto non si capisce a cosa tu ti riferisca.
      In ogni caso forse è utile che tu dia uno sguardo alla sezione dedicata al femminismo antispecista:
      http://www.veganzetta.org/category/femminismo-antispecista

      Per quanto riguarda il Maiale la considerazione è del tutto pertinente, visto e considerato che Genuino Clandestino rivendica il diritto di macellare in proprio gli Animali allevati, tra questi spicca da sempre il Maiale, che – in questo caso – prima viene deriso, poi ammazzato.

      5 dicembre, 2014
      Rispondi
  5. Prepariamoci sempre più a confronti (anche inutili spesso) come quelli col mio omonimo, perché siamo sempre in più e diamo sempre più fastidio a chi nel continuare a perpetrare violenza sugli Animali non ci trova nulla di sbagliato.
    In fondo io nutro poche speranze nella diffusione massiccia del Veganismo; trovo più plausibile una regolazione Naturale della questione Umana, attraverso una catastrofe o un’estinzione. Tuttavia io, e molti altri come me, non posso esimermi, e non voglio esimermi, dal combattere la piaga rappresentata dalla mia stessa specie, e che purtroppo risulta incredibilmente invisibile agli occhi dei più.
    (Ho modificato il mio nome per ovvi motivi).

    5 dicembre, 2014
    Rispondi
  6. leo ha scritto:

    E’ infatti la gran contraddizione che si evidenzia anche nella custodia di Mondeggi, che il comitato terra bene comune di firenze sta portando avanti. pur essendoci sulla carta molte intenzioni condivisibili poi si manifestano intenti e volontà che descrivono uno specismo radicato che si vuol imporre nonostante si nasconda dietro etichette di anarchismo, liberalismo e attitudini pseudodemocratiche, utili solo a mettere fumo negli occhi a chi evidenzia (o vorrebbe eviedenziare) le forti violenze che alcuni al suo interno costantemente praticano verso chi cerca una visione realmente paritaria e antifascista.

    6 dicembre, 2014
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  7. Paola Re ha scritto:

    Gentile Roberto, sono una “piccolo borghese metropolitana” che però ha vissuto in campagna dalla nascita fino a 19 anni quindi ha un quadro dei due mondi. La vita di campagna è “dura e resistente” quanto quella della città. Non si dimentichi che in città ci sono traffico, smog, treni e metropolitane da prendere, cartellini da timbrare in orario… Se poi in famiglia ci sono figl* bisogna portarli qua e là in svariati posti. Se nella famiglia ci sono animali, per esempio cani, bisogna trovare il tempo di portarli a spasso eccetera…
    Spesso tutto ciò deve filare a meraviglia con uno stipendio da mille euro al mese o anche meno.
    In città ci sono pure gli artigiani e negozianti che fanno miracoli quotidiani per tenere alzata la saracinesca.
    Non capisco perché si spaccia la vita in campagna come la sola “dura e resistente”. E poi, questa vita dura e resistente deve legittimare a macellare? Vivere in campagna comporta l’adesione a questo rito macabro? Se lei pensa che per nutrirsi sia necessario macellare e mangiare animali, a parte avere sbagliato luogo virtuale, credo che abbia sbagliato mondo perché nel nostro mondo si vive benissimo senza mangiare animali. La natura, coltivandola, ci offre ciò che abbiamo bisogno. Bisogna finirla con la storia del povero contadino che uccide la sua mucca, magari a malincuore perché si è pure “affezionato” (ne ho sentiti tanti parlare così!), ma lo deve fare per la sua economia di sussistenza.
    A me questo Genuino Clandestino fa rivoltare stomaco e anima e lo metto i fila dietro Coop, Slow Food, Eataly, CIWF: sono il volto buono e mistificatorio dello sfruttamento. E sono i più pericolosi perché si battono per trattare bene gli schiavi, mica per liberarli.

    7 dicembre, 2014
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  8. Cinzia Porrazzini ha scritto:

    Sono d’accordo con Paola Re.
    Non sono una piccolo/borghese, mi definisco una figlia del proletariato, con origini contadine e quando in inverno uccidevano il maiale e per gli altri era una festa per me, allora bambina, era un omicidio, una cosa che non riuscivo a sopportare.
    Piangevo e non mi facevo una ragione di quelle azioni.
    Non c’è’ un modo felice di uccidere, non c’è’ un modo ragionevole per accettarlo.
    Se poi volete continuare a dare etichette di borghesi elitari che “possono permettersi di essere antispecisti” continuate pure a farlo. Ma io sono una figlia del proletariato, sono anarchica e il maiale ucciso dal vostro modo semplicistico di vedere la vita degli altri, non lo mangio.
    Partiamo dalla base e cominciamo a vedere tutti gli esseri come aventi i nostri stessi diritti. E poi ne riparliamo.

    9 dicembre, 2014
    Rispondi
  9. Paola Re ha scritto:

    Cara Cinzia, in campagna ho visto il meglio del peggio dello specismo: animali macellati sull’aia tra sangue, ossa, viscere e soprattutto urla insopportabili. I miei zii seppellivano cani e gatti con lapide, croce e fiori, manifestando una sorta di lutto, mentre massacravanogli animali “da mangiare” tutto l’anno. E c’è chi la chiama “vita dura e resistente”: gli unici a resistere ai loro aguzzini sono gli animali. L’idea che la morte degli animali sia indispensabile alla nostra vita è un pensiero radicato come un cancro in certe menti. Si giustifica tutto con l’economia, la crisi, la disoccupazione senza tenere conto dell’orrore che c’è dietro allevamento e macellazione.

    9 dicembre, 2014
    Rispondi
  10. michela angelini ha scritto:

    mi spiace leggere un attacco così diretto verso una realtà, non certo antispecista, ma sicuramente contro il sistema di sfruttamento umano, ambientale e contro il capitalismo. Bisognerebbe imparare a contaminarsi a vicenda con chi compie lotte simili alle nostre, trovare i punti in comune ed aprire riflessioni utili. Le critiche possono essere costruttive o distruttive, qui mi sembra si punti solo sulle seconde. Genuino Clandestino è un ottimo progetto, che contiene al suo interno anche aziende vegan, che come tutti i progetti antagonisti è aperto al confronto e alla crescita. A me sembra che si pecchi di saccenza, che ci si creda arrivati e liberi di giudicare qualsiasi progetto come negativo perché non antispecista. Far conoscere la filosofia antispecista è un lavoro importante quanto difficile se ci si confronta con chi trae reddito dallo sfruttamento animale ma solo il confronto porta alla crescita, solo parlandosi si evidenziano i sistemi di oppressione comuni ad umani, non umani e alla terra e solo così si possono unire tutte le lotte.

    10 dicembre, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      L’articolo è una critica. Come tale va inteso, ma non è una critica distruttiva.
      Tu stessa dici che GC è contro il capitalismo, ma in effetti assecondandone le pratiche non lo dimostra affatto.
      Le contaminazioni sono importanti, sempre che tutte le parti in causa abbiano voglia di contaminarsi.
      GC ha al suo interno aziende vegan? Molto bene, peccato che tali aziende sottoscrivano un progetto che preveda a chiare lettere l’uso, lo sfruttamento e l’uccisione di Animali, si potrebbe quindi dire che il problema non è di GC, ma delle aziende vegan che vi aderiscono perché non si capisce su che base possano farlo.
      Non si tratta di saccenza, ma di evidenziare i problemi che esistono e che sussistono. Se ogni volta che qualcuno si permette di avanzare una critica lo o la si accusa di saccenza, allora non è possibile alcun confronto. Il veganismo etico antispecista non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
      “solo parlandosi si evidenziano i sistemi di oppressione comuni ad umani, non umani e alla terra e solo così si possono unire tutte le lotte” ottima frase, l’antispecismo lo fa da tempo e su molti fronti, è per questo che è stato scritto l’articolo in questione.

      10 dicembre, 2014
      Rispondi
      • michela angelini ha scritto:

        il manifesto di genuino clandestino è a questo indirizzo http://genuinoclandestino.noblogs.org/il-manifesto/ potete leggerlo, ammirare la forca e la vanga incrociate (il simbolo del movimento) e chiedervi perché un’azienda vegan dovrebbe astenersi dal partecipare a questo progetto. Le assemblee di genuino clandestino sono aperte a tutt* e potete andare a verificare se hanno o meno voglia di lasciarsi contaminare. L’antispecismo etico non ha molto a che fare con l’anticapitalismo, le società di raccoglitori cacciatori non erano antispeciste ma nemmeno anticapitaliste e tutto il filone dell’ecosocialismo prende le distanze dal capitalismo ma non dallo specismo. L’antispecismo è solo una delle lotte di liberazione e può essere portata a termine solo se va di pari passo con quelle di liberazione umana (cosa che i militanti antispecisti dovrebbero sempre aver chiara). Il soggetto di qualsiasi oppressione è l’umano, ma meglio sarebbe dire uomo, adulto, non anziano, bianco, eterosessuale, cisgender, di classe sociale medio alta, abile, specista. Genuino clandestino lotta contro alcune di queste caratteristiche dell’oppressore, deve solo identificarlo meglio e schierarsi dalla parte degli oppressi che identifica.

        10 dicembre, 2014
        Rispondi
        • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

          Di seguito il testo di descrizione lunga pubblicato dalla pagina ufficiale di Genuino Clandestino:

          https://www.facebook.com/GenuinoClandestino/info?tab=page_info

          ESISTE un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna.
          Per quest’agricoltura che rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare e di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose, per ottenere un riconoscimento che la distingua dall’agricoltura imprenditoriale e industriale, per ottenere la rimozione degli ostacoli burocratici e dei pesi fiscali che ostacolano il lavoro dei contadini e la loro permanenza sulla terra,

          CHIEDIAMO CHE

          1. Chi coltiva un appezzamento di terra, qualunque sia la sua dimensione, per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediari, possa liberamente:
          a. trasformare e confezionare i propri prodotti nell’abitazione o nei suoi annessi, attraverso le attrezzature e gli utensili usati nella consueta gestione domestica;
          b. vendere i propri prodotti agricoli (comprese le sementi autoriprodotte), alimentari e di artigianato manuale ai consumatori finali, senza che ciò sia considerato atto di commercio.
          2. I contadini che, come occupazione prevalente, praticano la coltivazione del fondo e del bosco o l’allevamento o la raccolta di erbe e frutti spontanei, esclusivamente per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta ai consumatori finali e agli esercenti locali di vendita al dettaglio e ristorazione, e che non siano anche lavoratori dipendenti o liberi professionisti né abbiano dipendenti, salvo eventuali avventizi impiegati in attività di raccolta

          SIANO ESONERATI DA

          a. il regime Iva, la tenuta di registri contabili, l’obbligo di iscrizione alla camera di commercio; ogni imposta o tassa relativa all’occupazione prevalente, alla propria abitazione e al fondo, comprese quelle di registrazione e proprietà relativa all’acquisto di terreni confinanti con i propri e confinanti tra loro;
          b. l’applicazione del sistema HACCP e, più in generale, le norme vigenti in materia di igiene e sicurezza degli alimenti;
          c. i vincoli progettuali e urbanistici per:
          – la costruzione di stalle, serre e altri annessi sui propri terreni e per l’esclusiva occupazione prevalente, purché realizzati con una dimensione massima di 30 mq e a un piano fuori terra, secondo tipologie bene inserite nel contesto ambientale, con strutture solo rimovibili e senza possibilità di cambio della destinazione d’uso;
          – la ricostruzione di manufatti preesistenti in terra, in legno o in pietra a secco;

          ABBIANO DIRITTO DI

          d. macellare direttamente nel proprio fondo il bestiame nato e allevato nel podere, limitatamente a un numero di capi proporzionati ai membri della famiglia e ai propri ospiti, e seppellirne i resti secondo le consuetudini locali, fatti salvi gravi motivi sanitari o la non idoneità dei terreni;
          e. esercitare nella propria abitazione e sul proprio fondo attività di ospitalità rurale, fino a un massimo di dieci coperti e posti letto, senza necessità di autorizzazioni e senza essere soggetti a regole fiscali e sanitarie;
          f. pagare i minimi contributi assistenziali e previdenziali;
          g. ricevere, attraverso le regioni, servizi gratuiti a domicilio di:
          – assistenza veterinaria e agronomica;
          – assistenza burocratica e ricezione per qualunque domanda, dichiarazione, denuncia o modulistica di altro genere a qualunque titolo richiesta dall’amministrazione pubblica o comunque dovuta per legge.
          3. I contadini definiti nel punto 2 siano registrati in uno specifico albo del comune di residenza e possano attestarsi con autocertificazione, vera fino a prova di falso.
          4. Il lavoro prestato ai contadini definiti nel punto 2, nel loro fondo, gratuitamente o come apprendistato o come scambio di opere, sia assimilato al volontariato e – salvo l’uso di scale o di macchine e attrezzature elettriche o a motore- non sia assoggettato a obblighi contributivi e previdenziali.
          5. Siano abolite le limitazioni sui contratti agrari in natura, purché favorevoli ai conduttori per una misura non inferiore al 70% del raccolto.

          10 dicembre, 2014
          Rispondi
        • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

          “L’antispecismo etico non ha molto a che fare con l’anticapitalismo, le società di raccoglitori cacciatori non erano antispeciste ma nemmeno anticapitaliste e tutto il filone dell’ecosocialismo prende le distanze dal capitalismo ma non dallo specismo. L’antispecismo è solo una delle lotte di liberazione e può essere portata a termine solo se va di pari passo con quelle di liberazione umana (cosa che i militanti antispecisti dovrebbero sempre aver chiara).”

          L’antispecismo etico non esiste, esiste l’antispecismo che ha una sua etica. L’antispecismo ha molto a che fare con l’anticapitalismo, per una maggiore comprensione della questione (l’antispecismo è anche anticapitalistmo, ma non è vero in contrario), leggi per favore i principi di Veganzetta mutuati da “Proposte per un Manifesto antispecista”: http://www.veganzetta.org/9-precisazioni-sul-linguaggio

          10 dicembre, 2014
          Rispondi
  11. Paola Re ha scritto:

    Michela, anche a me dispiace che non si capisca che macellare gli animali è terrificante. Che questa azienda sia anticapitalista ho qualche dubbio. Il capitalismo è proprio partito dal “caput”, il capo di bestiame. Non importa se Genuino Clandestino non basa il suo profitto sugli allevamenti intensivi. Importa che si basa anche sulla macellazione. Questo per me è inaccettabile. Che cosa significa “contaminarsi”? Comprendere la macellazione? Chi macella non compie affatto una lotta simile alla mia e con me non ha alcun punto in cumune. “Genuino Clandestino è un ottimo progetto”? A me pare che gli ottimi progetti abbiano ben altro profilo. Non riesco davvero a comprendere come non si riesca ad aprire gli occhi su questa iniziativa.

    10 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      Se gente che non ha mai preso in considerazione istanze non umane, che ha sempre vissuto nella cultura contadina italiana crea un progetto antagonista è normale che questo non può nascere e svilupparsi come antispecista, a meno che qualcuno non si sforzi di far capire che ci sono sistemi di oppressione comuni ad umani, non umani e alla terra. Voi campate di autoproduzioni o fate riferimento al mercato capitalista per nutrirvi? E se, come immagino, acquistate beni prodotti in sinergia con lo sfruttamento animale, è più sensato cercare di far crescere (nel senso di un’apertura all’antispecismo) un movimento come quello di genuino clandestino o continuare ad attingere dal mercato tradizionale, con il quale è impossibile dialogare? Genuino Clandestino è un ottimo progetto, non vegan, ma comunque ottimo. E’ compito nostro far capire che manca l’istanza antispecista e spiegare perché è importante venga inclusa. Diversamente siete liber* di boicottarlo, ma per coerenza dovreste boicottare qualsiasi azienda non vegan e sappiamo bene che non è una cosa che tutt* possono permettersi.

      10 dicembre, 2014
      Rispondi
  12. Paola Re ha scritto:

    Michela, io non campo di autoproduzioni e non sono immacolata al punto tale da non essere mai entrata al supermercato. Ci entro e compro, ovviamente prodotti vegan, ma ovviamente non mi sogno di dire che Carrefour, Coop, Lidl, Gulliver, Iper, Conad e via elencando sono “ottimi progetti”, anzi, al contrario. E penso la stessa cosa di Genuino clandestino. “Genuino Clandestino è un ottimo progetto, non vegan, ma comunque ottimo.” è un’affermazione priva di fondamento nel mio ordine di idee. Se un progetto non è vegan, non è ottimo. Ritengo anche che essere vegan non sia la condizione sufficiente affinché un progetto sia ottima ma è certamente la condizione necessaria. Il punto non è se boicottarlo o non boicottarlo. Il punto è fare capire che così com’è non va bene.

    10 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      e allora sei libera di equipararlo alla coop o alla monsanto. Io ragiono diversamente.

      10 dicembre, 2014
      Rispondi
  13. Paola Re ha scritto:

    Michela, è troppo invadente chiederti che cosa pensi del “diritto di macellare”, cioè quel diritto rivendicato da Genuino clandestino? E se tu hai mai visto macellare un animale?

    10 dicembre, 2014
    Rispondi
  14. wilma ha scritto:

    “A me sembra che si pecchi di saccenza, che ci si creda arrivati e liberi di giudicare qualsiasi progetto come negativo perché non antispecista.”
    ma tu ti sentiresti di giudicare positivo un progetto razzista?

    “L’antispecismo è solo una delle lotte di liberazione e può essere portata a termine solo se va di pari passo con quelle di liberazione umana”
    la liberazione umana può essere portata a termine solo di pari passo con quella animale

    “….per coerenza dovreste boicottare qualsiasi azienda non vegan e sappiamo bene che non è una cosa che tutti possono permettersi”
    è come dire (e ce lo dicono in tanti purtroppo) che camminando non dovremmo calpestare le formiche….. dovremmo volare?
    ecco, appunto, non tutti possono permetterselo (anche se si cerca di farlo tutte le volte che si può), ma questo non cambia il nostro giudizio, nè sui supermercati, nè su genuino

    11 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      Il mondo è pieno di razzismo e visto che noi umani bianchi del primo mondo campiamo con lo sfruttamento di paesi oppressi sicuramente appoggiamo “progetti razzisti” anche comprando prodotti vegan. Il problema è che non volete riconoscere importanza politica alle istanze di genuino clandestino e così facendo disconoscete anche tutte le lotte non vegan del passato. Esisterebbe oggi il movimento antispecista se non ci fosse stato quello antirazzista o quello ambientalista? I movimenti di liberazione sono un cammino che solo di recente hanno abbracciato anche quello verso gli altro da umani. Non puoi aver giudizi senza considerare da quale cultura parti: giudico positivo genuino clandestino come progetto politico di un paese non antispecista come giudico positive le lotte portate avanti da che guevara, anche se era omofobo, sankara, anche se era specista. Al contrario, invece, proprio perché l’Italia conosce già antirazzismo, antifascismo, antiomotransfobia e femminismo, considero male i movimenti antispecisti che non si fanno carico di portare avanti anche una critica ad atteggiamenti razzisti, autoritari e fascisti, omotransnegativi e machisti. Non condivido l’idea che la liberazione animale sia indispensabile per la liberazione umana. Gli umani possono benissimo amarsi e rispettarsi continuando a sfruttare gli animali e la terra.
      Io le lotte di liberazione le vedo come un cammino, che può essere arricchito grazie al contributo di tutt*. Personalmente partecipo a più progetti, alcuni non antispecisti, ma sempre portando contenuti antispecisti. Diverse mie istanze sono state prese in considerazione e nei progetti che frequento più assiduamente c’è rispetto anche per gli animali non umani, pur essendo progetti che si dedicano ad altro. Qualsiasi realtà antagonista può abbracciare le idee antispeciste se vengono spiegate e se si lascia il tempo necessario perché vengano comprese.
      Vi invito, quindi, ad avere un atteggiamento positivo e di confronto con tutte le realtà antagoniste speciste, perché potete essere un ponte tra diverse lotte e potete far si che l’antispecismo venga conosciuto e capito da sempre più persone. Quello antispecista è un movimento politico e antagonista, cerchiamo di distinguere i nemici dai fratelli con cui non parliamo e che per questo non possono essere contaminati dalle nostre idee.

      11 dicembre, 2014
      Rispondi
  15. michela angelini ha scritto:

    Non difendo il diritto a macellare, ovviamente. Ma faccio differenza tra una realtà come genuino clandestino e altre realtà che comunque macellano, ma che al contrario di genuino clandestino non possono confrontarsi con antispecisti che possono spiegargli il loro punto di vista. Genuino Clandestino ha un manifesto che può cambiare, la grande distribuzione risponde solo alla regola del profitto. Ora se noi ci rifiutiamo di provare a confrontarci con una realtà come questa perdiamo in partenza la possibilità di contribuire alla “veganizzazione” di una realtà antagonista importante e perdiamo due volte se appiattiamo questa realtà a quella della grande distribuzione e ci tappiamo il naso facendo la spesa al supermercato. La liberazione si ottiene con la lotta e la costanza

    11 dicembre, 2014
    Rispondi
  16. Leo ha scritto:

    Praticare un autentico antifascismo include NECESSARIAMENTE il praticare un convinto e sincero antispecismo. finchè ci saranno ‘rivoluzionari’ che etichettano l’antispecismo come un ‘capriccio’ di una classe che si può permettere di praticarlo, questi ‘rivoluzionari’ saranno solo altri neocapitalisti – consapevoli o meno di questo ma di fatto complici del sistema che dichiarano di combattere – che cercano vie politicamente correct per praticare il proprio fascismo, apparentemente dalla parte dell’uomo ma di fatto ne per l’uomo ne tantomeno per gli animali di cui l’uomo è solo una rappresentante troppo spesso arrogante e inconsapevole.
    Benvenga il dialogo tra le parti ma non mi risulta che gli onnivori siano di solito disposti a confrontarsi e mettere in discussione la propria scelta di allevare, macellare e mangiare animali, sia fuori che dentro GC. Magari sarebbe il caso che chi pratica pensieri e azioni speciste in GC cominci a mettersi in discussione da adesso in modo chiaro e concreto, benvenga..

    11 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      non è chi pratica azioni speciste che deve cambiare, è chi pratica azioni antispeciste che deve diffondere le proprie prassi a chi non le pratica. Comunque liber* di pensare quel che volete e di applicare le prassi che ritenete più utili e corrette.

      12 dicembre, 2014
      Rispondi
      • leo ha scritto:

        “non è chi pratica azioni speciste che deve cambiare, è chi pratica azioni antispeciste che deve diffondere le proprie prassi a chi non le pratica…”

        Michela per quanto mi riguarda sono stato disponibile a confronti fuori e dentro GC fino al punto in cui non si incomincia col deridere l’altro ed emarginarlo pensando che non valga la pena di confrontarsi (atteggiamento di tutti o quasi gli specisti) per poi continuare a imporre la propria visione arrogante del mondo.
        Ma sono abbastanza stanco di dare perle agli specisti (dobbiamo cambiare anche il linguaggio..) quando questi se ne sbattono di confrontarsi onestamente.
        Ma come vedi sono sempre qui a dialogare comunque illudendomi che magari qualcuno sia sufficientemente onesto e umile da ammettere di dover cambiare modo di vedere e di SENTIRE e che lo deve fare assumendosi le proprie responsabilità in merito senza aspettarsi che siano gli altri a ‘educarci’..

        Mi sembra molto ipocrita e arrogante parlare di Beni Comuni considerando beni e diritti comuni l’allevare e macellare animali. Sarebbe il caso definire meglio quali sono beni comuni e i diritti all’interno di questi beni in un movimento che si pone come alternativa al sistema capitalista ma che di fatto ne ripropone alcune logiche dietro le quali si nascondono le proprie complicità col sistema.
        Per quanto mi riguarda – e riguarda una buona parte di persone realmente alternative al sistema attuale – non considero un bene comune allevare, macellare animali e rivendicare il diritto di farlo.

        “Comunque liber* di pensare quel che volete e di applicare le prassi che ritenete più utili e corrette.”

        Ci mancherebbe poi di non essere nemmeno liberi di pensare quello che vogliamo.. vorresti obbligarci oltre che a macellare animali o a tollerarlo anche a pensarla come te? Il mio pensiero non uccide alcun essere vivente, il tuo e quello di molti all’interno di GC uccide e molto più ipocritamente di chi uccide e non si dichiara alternativo al sistema o lo appoggia dichiaratamente..
        e poi di quali ‘prassi’ stai parlando? io parlo di cio in cui CREDO e SENTO fermamente, le consuetudini le lascio a chi non ha riflettuto abbastanza e non ha sufficiente indipendenza di pensiero e azione, cercando poi di giustificare il proprio fascismo, la propria arroganza come un diritto.

        14 dicembre, 2014
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  17. wilma ha scritto:

    “Esisterebbe oggi il movimento antispecista se non ci fosse stato quello antirazzista o quello ambientalista?”
    Penso che la lotta contro il razzismo e contro la distruzione ambientale non sia ancora finita proprio perchè non è stata affrontata in modo “olistico” cioè includendo anche la lotta allo specismo, per questo è fondamentale che si comincino a considerare tutte le lotte di liberazione come una unica.

    “….i movimenti antispecisti che non si fanno carico di portare avanti anche una critica ad atteggiamenti razzisti, autoritari e fascisti, omotransnegativi e machisti”
    Mi sà che non conosci molto bene il significato di “antispecista”,
    se un movimento non considera allo stesso modo tutti i viventi non è antispecista.

    “Gli umani possono benissimo amarsi e rispettarsi continuando a sfruttare gli animali e la terra.”
    Dubito fortemente di questo…… ci sarà sempre qualcuno considerato più “bestia” degli altri, del quale ci si sentirà in diritto di approfittare….e la terra prima o poi “finirà”.

    “Quello antispecista è un movimento politico e antagonista, cerchiamo di distinguere i nemici dai fratelli con cui non parliamo e che per questo non possono essere contaminati dalle nostre idee.”
    A me sembra che invece stiamo parlando (anche se siamo su un pianeta diverso).
    Dialogare però non significa abbozzare e rinnegare i propri principi, se qualcuno vuole essere contaminato ne siamo ben lieti.

    11 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      ognun* impronta le prassi che ritiene più corrette e più funzionali.

      12 dicembre, 2014
      Rispondi
  18. Paola Re ha scritto:

    Michela, ho chiesto che cosa pensassi del diritto di macellare e ho ottenuto la risposta fumosa. “Non difendo il diritto a macellare, ovviamente. Ma faccio differenza tra una realtà come genuino clandestino e altre realtà che comunque macellano, ma che al contrario di genuino clandestino non possono confrontarsi con antispecisti che possono spiegargli il loro punto di vista.”
    E’ cosa nota che la verità venga dopo il MA e proprio dopo il MA viene il vero senso della frase, quindi è chiaro che tu difendi in maniera celata (ma neanche tanto…) il diritto a macellare. Se così non fosse, non saresti così schierata con Genuino Clandestino.
    Non ho capito se hai già assistito a una macellazione ma a questo punto è irrilevante perché getto la spugna, soprattutto dopo avere letto: “Gli umani possono benissimo amarsi e rispettarsi continuando a sfruttare gli animali e la terra.” La tua concezione della vita animale è talmente lontana dalla mia da convincermi che non ne vale la pena discutere, anzi, “contaminarsi”, per usare una parolina che ti piace tanto.

    11 dicembre, 2014
    Rispondi
    • michela angelini ha scritto:

      Liberissima di pensare quel che vuoi. Io penso che non puoi prendere una persona che ha una cultura di un certo tipo e imporgli da un giorno all’altro quelle che sembrano tue idee. C’è necessità di cambiare la cultura prima che l’idea antispecista possa attecchire. Come dicevo sopra ognuno impronta le prassi che ritiene più corrette e funzionali. Io non divido il mondo in buoni o cattivi. La liberazione animale non avverrà certo durante i nostri anni di permanenza su questa terra, quello che possiamo fare è creare il substrato che la renda possibile nelle prossime generazioni, per questo mi confronto e diffondo idee piuttosto che condannare qualsiasi progetto che non sia antispecista.

      12 dicembre, 2014
      Rispondi
      • O meglio (chiedo), forse lo condanni ma abbozzi cercando di creare quel substrato di cui parli?
        Anche io, come tutti penso, ho a che fare con persone, amici, che non ne vogliono sapere di cambiare filosofia di vita; non gli butto certo il piatto con il panino al prosciutto per terra, ma non esiste che stia zitto, e che non spenda almeno due parole per spiegare, una volta ancora, che si nutrono di sofferenza e di morte, e che questo si ritorce contro ognuno di noi.
        Il legame che ci imprigiona, attimo per attimo, alla sofferenza che causiamo col nostro comportamento, è innegabile ed ineluttabile, e coinvolge ogni aspetto della vita del pianeta, per questo trovo la tua affermazione “gli umani possono benissimo amarsi e rispettarsi continuando a sfruttare gli animali e la terra” anacronistica e ingenua per una persona intelligente e sensibile come mi sei sembrata tu.

        13 dicembre, 2014
        Rispondi
  19. pusterla ha scritto:

    Giusto per la precisione, il maiale NON è il simbolo di Genuino Clandestino. E paragonare quest’ultimo alle coop o slow food, vuol dire non aver capito una mazza di quel che è questo movimento. Sia mai che un giorno vedo la verve degli antispecisti combattere le ingiustizie contro l’umanità, come lo fanno verso gli animali. Ma si vede la specie umana è bene che soffra senza alzare la testa… Certo, alcuni lo fanno, ma sicuramente interessa piu’ il povero maialino di un palestinese, di uno sfrattato o di un precario manganellato in un corteo. Saluti

    13 dicembre, 2014
    Rispondi
  20. Paola Re ha scritto:

    Roby Bulgaro, sei molto delicato a definire “persona intelligente e sensibile” chi fa una simile affermazione. E sei diplomatico a definire l’affermazione “anacronistica e ingenua”. Secondo me è mostruosa. A questo punto dovremmo definire intelligenti e sensibili la Coop che ha eliminato le uova di galline in gabbia, CIWF che vuole allargare le gabbie e migliorare i trasporti di animali, Slow food che condanna l’allevamento intensivo e ci vuole tutti mangiatori del bue da cortile…. e via dicendo. Io sono schifata da chi ragiona in questo modo. Secondo me le persone intelligenti e sensibili sono altre e considero una simile frase oltraggiosa della dignità di un animale.

    13 dicembre, 2014
    Rispondi

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