Ero un vivisettore


Tempo di lettura stimato:
4 minuti

topo

Le parole di rimorso di un ex vivisettore sono preziose: lo sono state quelle di Pietro Croce che con il suo famoso libro “Vivisezione o Scienza” ha squarciato il vergognoso velo di omertà che ammantava la pratica della vivisezione; parlandone, raccontandola e raccontandosi dato che lui stesso fu un vivisettore per molti anni, divenendo poi un fervente antivivisezionista. Lo sono quelle di questa persona che in un articolo su The Guardian confida ciò che ha vissuto, che ha visto, e che fortunatamente non è riuscita ad accettare. Queste testimonianze ci permettono di capire qualcosa di fondamentale: non è chi viviseziona che dobbiamo combattere (con le dovute eccezioni), ma l’idea che la vivisezione sia possibile, solo così la si potrà sconfiggere.

Fonte: www.theguardian.com/theguardian/2007/mar/31/weekend7.weekend2

The Guardian, sabato 31 marzo 2007

Iniziò tutto quando ero uno studente universitario di medicina. Venimmo abituati gentilmente; iniziammo guardando video di esperimenti su conigli anestetizzati e prendendo nota dei risultati. In seguito effettuammo esperimenti sulle zampe delle rane e poi sui cuori. Prendevamo la cosa seriamente e 15 anni dopo ricordo ancora i principi fisiologici che imparavamo in quegli esperimenti.
Così sembrava ne valesse la pena. Quando iniziai il dottorato, dovetti frequentare un corso che insegnava a occuparsi degli animali sotto anestesia e ucciderli con umanità.
Gli esperimenti sugli animali sono rigidamente normati in Gran Bretagna; è necessaria una licenza dal Ministero degli Interni e si devono fare esami e test pratici per dimostrare la propria competenza. Il corso fu spaventoso. Guardavamo un video su come uccidere gli animali – gente con maschere e camici da laboratorio che sbattevano gli animali sul lato di un tavolo o gli spezzavano il collo – e poi discutevamo tranquillamente di etica, come se tutto avesse senso. Il problema è che non ce l’aveva – ma devo essermi perso il pezzo in cui ci incoraggiarono a metterlo in dubbio.
Quando iniziai a lavorare nel laboratorio di ricerca, venne il mio turno. Eravamo attentamente supervisionati e non ci veniva fatta fretta di uccidere animali prima che fossimo sicuri di poterlo fare in modo appropriato.
Ma non mi sembrava giusto fare gli esperimenti senza compiere anche l’uccisione. Riuscivo a sentire il battito frenetico del cuore della cavia quando la presi in mano; non era l’unica ad essere nervosa. E poi lo feci. Le sbattei la testa sul lato del tavolo per tramortirla, poi le tagliai la gola e morì dissanguata. Il rumore del cranio che sbatte contro il tavolo non mi lascerà mai; 10 anni dopo sobbalzo ancora quando sento un suono simile.
In alcuni laboratori, il danno psicologico che questa tecnica infligge sullo staff è ben noto e agli animali viene perciò iniettata una dose mortale di anestetico. Ma questo è molto più doloroso per l’animale e può danneggiare il tessuto sul quale si vuole sperimentare. Così li colpivamo sulla testa e vivevamo con il suono di crani rotti.
Presto divenne più facile. Ciò che all’inizio mi aveva scioccato fu all’improvviso molto normale e banale.
Sbattere la nuca delle cavie e poi tagliare loro la gola non mi faceva davvero più effetto. E sembrava non fare alcun effetto a nessun altro. I colleghi mi dissero che era una strategia del tutto naturale per farcela, che semplicemente non lo avresti potuto fare senza razionalizzarlo nella tua testa. Gli amici immaginavano che stavo facendo sicuramente della ricerca medica che valeva disperatamente la pena per giustificare un tale comportamento, che stavo per scoprire la cura per l’AIDS o per le malattie cardiache. La verità è che il lavoro di ricerca procede spesso per tentativi ed è solo il senno di poi che ci permette di giudicare quali erano le scoperte utili.
Nel frattempo il palazzo nel quale lavoravo era sotto assedio da parte degli antivivisezionisti. Un importante leader per i diritti degli animali stava facendo lo sciopero della fame in prigione. I suoi sostenitori avevano fatto circolare una lista di accademici che avrebbero ucciso per vendetta se il leader fosse morto.
Eravamo circondati da barriere di acciaio e da poliziotti a cavallo dalle facce severe. L’auto del dipartimento aveva uno specchietto su un’asta, così da poter controllare se sotto c’erano bombe. Ma a volte avere un nemico contro il quale unirsi rende più facile non mettere in dubbio ciò che si sta facendo. E una volta che ci sei dentro è difficile uscirne.
Quando ebbi terminato il mio dottorato triennale, me ne andai. Ero diventato un uomo che pensava fosse normale uccidere animali quotidianamente e non soffrirne, il che non era esattamente ciò che volevo essere.
Un anno dopo presi in mano di nuovo una cavia. Era una di quelle molto pelose, la cui testa e coda erano difficilmente distinguibili. Non dissi al suo proprietario cosa facevo una volta. Avevo un irrazionale timore di andare fuori di testa all’improvviso e colpire il povero animale. Non lo feci, ma dovetti nascondermi le mani, che tremavano quando lo rimisi giù.
Ora mi considero riabilitato. Ho ucciso solo due animali da allora: un uccello selvatico senza una zampa e brulicante di vermi e un coniglio mezzo morto con una mixomatosi. Entrambe le volte poi ho vomitato di puro orrore. Ma questa è una reazione naturale e ne sono felice.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/5DwD9

27 Commenti

  1. Roberto ha scritto:

    Inorridisco al pensiero di cosa potrebbe dire un vivisettore convinto, o una persona che sia pro-vivisezione, per continuare a giustificarne la pratica, anche dopo questa testimonianza che definire da “film dell’orrore” in alcuni passaggi sarebbe eufemistico.

    10 novembre, 2014
    Rispondi
  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    “Obbedivo a un’ammuffita logica positivistica che m’era stata imposta durante gli studi universitari”
    Questo diceva Pietro Croce, e questo è ciò che pensano e fanno molte persone che si occupano di ricerca anche oggi.

    10 novembre, 2014
    Rispondi
  3. wilma ha scritto:

    “non è chi viviseziona che dobbiamo combattere (con le dovute eccezioni), ma l’idea che la vivisezione sia possibile, solo così la si potrà sconfiggere.”

    Certo, forse la strategia più corretta ed efficace da usare per vincere la vivisezione è questa, sconfiggere l’idea è sconfiggere anche i carnefici tutti assieme.

    Però non riesco ad accettare che una persona, dotata di cervello e di tutto ciò che dovrebbe avere per essere considerata tale, possa ritenersi innocente o in qualche modo scusata se compie scelte del genere.
    Ogni giorno siamo innocenti o colpevoli a seconda di tutto ciò che scegliamo di fare o di non fare, non ci sono scuse…..o perlomeno ce ne sono molto poche.

    11 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Nessuno è innocente se non un bambino che è ancora all’oscuro di come funzioni la nostra società, o un Animale che con la nostra società non centra nulla.
      Altra questione è la certezza di essere nel giusto, ed è questo che ci fa compiere anche degli atti orrendi, credendo che sia necessario e, appunto, giusto lavandocene la coscienza.
      Ciò non toglie che vi siano persone particolarmente sadiche e violente che non hanno nemmeno bisogno di una qualsivoglia giustificazione morale per agire contro gli altri.
      Per tali questioni più si è dotati di intelletto, cultura e potere (nella società umana verticale funziona così) , e più si è responsabili della forma e sostanza stessa della società.

      11 novembre, 2014
      Rispondi
    • Fred ha scritto:

      Di fronte ad un’azione l’uomo non sempre si chiede se sia giusta o sbagliata, saggiandone realmente le motivazioni e mettendola seriamente in dubbio, perchè ha a disposizione la scelta preconfezionata che arriva dalla società in cui vive. Succede nell’alimentazione con i prodotti animali, succede con la vivisezione. E’ sciocco? sì, però prima di diventare vegan subivo lo stesso meccanismo. E temo di subirlo anche adesso, ovviamente su altre tematiche. Interpreto così il “combattere l’idea di vivisezione, non i vivisettori”.

      11 novembre, 2014
      Rispondi
      • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

        Non è sempre facile agire ponderando le conseguenze dell’azione e assumendosene la responsabilità, se un sistema sociale offre al singolo l’opportunità di deresponsabilizzarsi, e di agire senza occuparsi delle conseguenze in cambio di un’adesione supina a un modello precostituito, è chiaro che molti individui vi aderiranno per semplice comodità o conformismo. Non è affatto sciocco, è del tutto normale, ma ciò non significa che sia accettabile e condivisibile. La società dei consumi ci tratta come dei bambini viziati, in cambio ci chiede una fede assoluta al modello che popone, ribellarsi a questa situazione significa andare contro corrente, ma solo in questo modo si riuscirà ad agire secondo coscienza e a contribuire a una società umana realmente giusta e libera anche nei confronti delle altre società animali.

        11 novembre, 2014
        Rispondi
  4. wilma ha scritto:

    Non trovate che questa certezza di essere nel giusto sia anche frutto del considerare l’individuo non come supremo valore (come secondo me dovrebbe essere) ma come semplice componente di un gruppo, di una popolazione, di una società o di una specie?
    Un qualcosa di sacrificabile per il “bene comune” anche dello stesso gruppo di appartenenza (l’idea purtroppo ancora attualissima dell’eroe o del martire).
    Così, allo stesso modo e anzi a maggior ragione, una specie può essere sacrificata per il bene comune di un’altra o di altre specie……….

    A dire il vero questa sarebbe proprio la cosiddetta legge di natura…ma io non la posso condividere, in questo senso non amo la natura.

    11 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Non è solo questo, infatti basti pensare ai dogmi delle principali religioni monoteiste che fondano la loro base teorica sull’individuo eppure sono le maggiori responsabili delle più diffuse discriminazioni nei confronti di chi non aderisce al loro modello, o non è degno di appartenervi.

      11 novembre, 2014
      Rispondi
  5. wilma ha scritto:

    Fondano la loro base teorica sull’individuo ?
    Non sono esperta di religioni e nemmeno lo voglio essere perchè il dogma e il fanatismo religioso (di qualsiasi tipo) sono ciò che più detesto e che più di ogni altra cosa mi fa veramente paura.
    Le religioni discriminano in base all’adesione o meno al loro modello, quindi secondo me non danno valore all’individuo in quanto tale, ma giudicano sempre col metro dell’appartenenza o meno ad un gruppo chiuso e ritengono doverosamente sacrificabile chi sta al difuori.

    11 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Wilma prova a parlare con un cattolico credente e chiedigli quanto può valere una persona (umana ovviamente) o anche solo un feto (umano ovviamente), poi ne riparliamo :=)

      11 novembre, 2014
      Rispondi
  6. wilma ha scritto:

    AAAAAAAHHHHH !!! ma non è certo in quel senso che io intendo
    “valorizzare l’individuo” :))))))))))

    pretendere di usare/sacrificare il corpo della madre (sebbene individuo anch’essa) CONTRO LA SUA STESSA VOLONTA’ per il falso/feticistico (in quanto riconosciuto portatore di anima) valore del feto …… meglio parlare d’altro, ho già il mal di pancia.

    11 novembre, 2014
    Rispondi
  7. Roberto Contestabile ha scritto:

    Oggi essere Vegan è una scelta molto importate! Essere Vegan oggi non è solo una dieta alimentare molto più radicale del vegetarianismo.
    Essere Vegan oggi è un cambiamento dettato da una presa di coscienza!
    Essere Vegan oggi significa libertà, pace, sostenibilità, salvezza e tante altre belle parole che non basterebbe una pagina intera per elencarle tutte. Esserlo con la consapevolezza e non con la violenza di imporlo è altrettanto giusto. 
    Essere Vegan oggi significa essere consapevole che il mondo per vivere ha bisogno di vita, una vita giusta, pacifica non violenta! Anche se schiaccio le formiche mentre cammino è inevitabile…naturale, non posso mica volare, se sono nato con le gambe è normale che devo camminare…ma è invece “evitabile” nutrirmi di altri esseri come me, fatti di carne, occhi, orecchie, pelle…!
    Uccidere sapendo di farlo! Questo, è evitabile!
    La legge vieta e punisce chi commette omicidi. Perchè non punisce anche chi uccide animali per la sopravvivenza umana non necessaria? Se non ci fosse un interesse lucroso capitalista estremo il mondo sarebbe diverso? 
    Io credo di sì!!
    Io per primo mi sto rendendo conto che non si può imporre le proprie scelte con la violenza e l’indottrinamento forzato. Almeno non da chi ha pochi mezzi a disposizione…
    Il Veganismo racchiude in un solo gesto tante azioni quasi inconsapevoli ma dirette e geniali! Una sorta di nuovo pacifismo globale, altro che..”Fate l’amore non fate la guerra!”. “Siate Vegan!” 
    Mi viene in mente il movimento pacifista anni ’60/’70 de “i Figli dei fiori”, il pacifismo assoluto, le manifestazioni che vedevo da piccolo in tv su “No alla guerra!”. Tante azioni fatte in passato..ora sembrano perse in un contesto socio-politico devastante quasi psicotico!
    Dove siamo arrivati? Che società viviamo?
    So da dove provengo e conosco le mie origini, e sono anche consapevole di essere figlio di tutto questo..ma sono altrettanto cosciente che esiste un problema, serio, importate che la maggior parte delle persone non conosce perchè ignara e perchè c’è qualcuno che non vuole che si sappia! 
    Allora, cosa fare? Quale l’azione primaria?
    Presa di coscienza! Consapevolezza che non siamo gli unici esseri viventi sul pianeta! Decisione, fermezza, forza! Porsi un obiettivo! Esseri sicuri! Sicurezza in noi stessi! 
    L’uomo è onnivoro? 
    No, non lo è! 
    Lo è diventato, nei secoli, durante la sua storia ha imparato a sfruttare ogni fonte vitale e naturale per il suo fabbisogno, traducendo tutto questo in un progresso finto, illusorio e psicotico! 

    Per concludere voglio citare le parole del Professor Umberto Veronesi che meglio di me può racchiudere in poche frasi quanto detto fin ora: 

    “La mia famiglia era di origine contadina e io ho trascorso la mia infanzia in campagna, circondato da vitelli, agnelli, puledri, e tanti animali che consideravo i miei amici. Crescendo, il solo pensiero del loro sacrificio è diventato per me inaccettabile. La mia scelta vegetariana è perciò una scelta etico-filosofica. Ho il massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando non può far valere le proprie ragioni. Il cibo per me è una forma di celebrazione della vita, un premio dopo la fatica e un momento di gioia autentica, come lo era appunto da bambino. Per questo non mi piace celebrare la vita negando la vita stessa ad altri esseri viventi. Sono contrario ad ogni forma di violenza, anche quella esercitata nei confronti degli animali da allevamento quando vengono torturati: immobilizzati per impedire il movimento, ingozzati di cibo e anche percossi crudelmente (come succede in Giappone) perché la loro carne sia più grassa e bianca al momento del macello. L’uomo è davvero l’animale più crudele.”

    11 novembre, 2014
    Rispondi
  8. MissPurple ha scritto:

    Vi evidenzio che I CARE Italia ha organizzato il primo corso teorico pratico sui metodi tecnologicamente avanzati nel mese di Settembre 2014 ed è stato condotto da una ricercatrice malata di sclerosi multipla contraria in toto alla sperimentazione animale per motivi scientifici. Lei è Susanna Penco. Sosteniamo I Care,firmando la petizione per chiedere al Governo di finanziare metodi di ricerca avanzati e di rilevanza umana e donando anche un solo euro per organizzare altri corsi universitari. Grazie a tutti,ne va della nostra salute.

    11 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie MissPurple per la notizia ma Veganzetta veicola solo informazioni sull’antivivisezionismo etico e non scientifico. Tanto di cappello per quello che sta facendo Susanna Penco e per il suo straordinario coraggio, ma fare petizioni e raccogliere firme per chiedere a un Governo, che è il responsabile della tortura quotidiana di milioni di Animali, di finanziare metodi non crudeli, è semplicemente assurdo, perché singifica legittimarne l’operato e riconoscerne l’autorità anche morale. La fine delle torture non si chiede, si esige in nome di chi soffre, partendo dal basso e boicottando tutto ciò che causa sofferenze.

      12 novembre, 2014
      Rispondi
      • MissPurple ha scritto:

        Non concordo assolutamente. I Care ha salvato migliaia di cavie negli ultimi anni e ha costruito per esse rifugi per il recupero.
        La sperimentazione animale resta in piedi per ragioni non scientifiche,ma legislative.
        Quindi,spostare i finanziamenti è di vitale importanza come è fondamentale organizzare corsi per portare in Italia le nuove tecnologie,proporre una alternativa. Altrimenti,è sterile protesta. L’antivivisezionismo etico e scientifico si integrano insieme in tale direzione. Spero vorrete sostenere I Care,per tutte queste ragioni.

        12 novembre, 2014
        Rispondi
        • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

          Nessuno sta criticando l’operato di I-Care, ma il concetto di antivivisezionismo scientifico.
          La sperimentazione animale resta in piedi perché la gente crede che sia utile per salvare vite umane, se così non fosse sarebbe molto più facile eliminarla, si tratta quindi di una mera visione antropocentrica, come lo è mangiare la carne. In ogni caso a prescindere da validità metodologiche o meno, il punto è che non è giusto torturare degli esseri senzienti per un tornaconto individuale o di specie, questo anche se vi fossero dei benefici. L’antispecismo non è progressista, ma rivoluzionario, non si raccolgono firme, non si chiedono leggi o regolamenti, ma si lavora sulla coscienza delle persone, sull’informazione e sulla responsabilizzazione individuale e collettiva. Che I-Care continui il suo lavoro, indubbiamente utile, ma si tratta di un approccio diverso: a ciascuno il suo.

          12 novembre, 2014
          Rispondi
          • MissPurple ha scritto:

            No,sbagli in toto l’approccio. Tutto va nella stessa direzione e l’importante è salvare vite,animali e umane.
            Intanto.I Care è l’unica ad avere portato fuori dai laboratori migliaia di cavie,ad avere rifugi al contrario di associazioni milionarie blasonate che in concreto poco fanno.
            Bisogna essere pragmatici,vanno cambiate le leggi e organizzati corsi come quello di Genova per la diffusione delle alternative e chiunque contrario dovrebbe sostenere I Care.

            12 novembre, 2014
            Rispondi
            • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

              Per prima cosa I-Care non è l’unica associazione che ha salvato Animali dai laboratori, affermare una cosa del genere è presuntuoso.
              Ci sono molte realtà che lavorano in questo senso.
              A forza di essere “pragmatici” si finisce per fare dei danni enormi. Cambiare le leggi è solo una toppa temporanea, basti vedere quante e quali leggi ci sono ad oggi sugli Animali, e quante siano davvero utili. Lo stesso pragmatismo ce l’aveva chi ha insistito per la legge sul maltrattamento degli Animali che si è rivelata un fiasco enorme, non parliamo poi delle leggi sulla vivisezione. Il cambiamento deve essere culturale. In ogni caso tanti auguri a I-Care e alle sue attività, ma il cammino NON è comune, e le visioni sono diverse. Non si chiede a I-Care di aderire a posizioni antispeciste, altrettanto I-Care dovrebbe fare con gli altri.

              12 novembre, 2014
              Rispondi
      • Fred ha scritto:

        Cereal killer, mi sfugge il piano in cui stai ponendo la questione. “fare petizioni e raccogliere firme per chiedere a un Governo, che è il responsabile della tortura quotidiana di milioni di Animali, di finanziare metodi non crudeli, è semplicemente assurdo, perché significa legittimarne l’operato e riconoscerne l’autorità anche morale”. Trascurando l’esempio specifico di ICARE, che non conosco a sufficienza, perchè va contro l’etica antispecista utilizzare gli odiosi e disprezzabili meccanismi dell’attuale società per ottenere condizioni migliori per gli animali?

        Faccio un esempio: di fronte ad un maltrattamento animale, riconosciuto come tale anche dalle attuali leggi italiane, è “assurdo” chiedere l’intervento dei poco-antispecisti tutori dell’ordine? davvero se ne sta legittimando l’operato e se ne sta riconoscendo l’autorità anche morale?

        12 novembre, 2014
        Rispondi
        • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

          Ciao Fred,
          Come già specificato ottenere una legge, un regolamento o un provvedimento che favorisca gli Animali, nell’immediato può essere utile e per salvare degli Animali è giusto che si tenti, ma non risolve il problema. La questione animale è una questione morale e non giuridica, legge e morale sono due cose diverse: se togliessimo le leggi penali contro il furto o l’omicidio ci sarebbe probabilmente un bagno di sangue.
          L’antispecismo è una filosofia antisistema, combatte la società specista, discriminatoria e verticale per crearne una orizzontale e egualitaria. La società specista sta all’antispecismo come una società razzista sta all’antirazzismo. Sarebbe difficile immaginare un antirazzista che chiede a un governo razzista (ad esempio quello degli anni dell’apartheid in Sudafrica) una legge per migliorare le condizioni delle persone discriminate, non credi?
          E quindi perché chiedere all’antispecismo di assumere metodi e visioni tipiche dell’animalismo? Ci sono già gli animalisti che lo fanno, nessuno attacca i loro metodi, non si capisce perché invece l’antispecismo non possa avere i suoi. Una persona antispecista può anche tranquillamente aderire come singolo a una raccolta firme per motivi animalisti, ma un gruppo o una sigla antispecista ha una linea da seguire e un progetto a lungo termine che senza una linea coerente non si potrebbe mai realizzare, ciò non impedisce quindi al singolo di agire su più fronti e risolvere situazioni di emergenza in un modo, e questioni più a lungo termine in un altro.

          Maltrattamenti: se tu vedessi un bambino che sta morendo chiuso in auto sotto il sole d’agosto, chiameresti la polizia attendendo il loro intervento o romperesti il vetro dell’auto per salvarlo?
          Per un Animale non umano vale lo stesso criterio.

          12 novembre, 2014
          Rispondi
          • Fred ha scritto:

            “Sarebbe difficile immaginare un antirazzista che chiede a un governo razzista (ad esempio quello degli anni dell’apartheid in Sudafrica) una legge per migliorare le condizioni delle persone discriminate, non credi?”

            Sì, il punto è proprio questo, ho dei dubbi a riguardo, ma forse sono troppo immerso in contesto progressista: le conquiste dei movimenti che spesso vengono associati all’antispecismo, quali appunto antirazzismo, antisessismo,… purtroppo mi sembrano essere state contuiste progressiste e non rivoluzionarie. Non ho altro da aggiungere, ho capito il tuo punto di vista. Solo una precisazione sull’esempio del maltrattamento: non intendevo che delego alla polizia ogni mia azione, semplicemente in alcuni casi la polizia, e le istituzioni in generale, possono avere strumenti molto più efficaci dei miei, anche se questi strumenti non appartengono al mio ideale di società.

            12 novembre, 2014
            Rispondi
            • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

              L’antispecismo è continuo a lotte per i diritti civili come l’antirazzismo, l’antisessismo, antifascismo ecc… ma non è una loro diretta derivazione, semmai una lotta che li comprende, infatti la lotta antispecista non prevede che vi siano delle minoranze che lottano per i propri diritti, ma c’è una minoranza umana che lotta per la liberazione di un numero esorbitante di esseri senzienti non umani che non hanno la capacità di ribellarsi al nostro potere, le cose quindi sono ben diverse, è come se una parte degli aguzzini avesse deciso di lottare per la libertà dei prigionieri di un campo di concentramento che non riesce nemmeno a capire perché appartenenti addirittura a un’altra specie. La tuia considerazione è giusta, infatti gli antirazzisti si battevano perché anche le persone appartenenti a presunte altre razze potessero entrare a pieno titolo nella società civile, l’antispecismo si batte perché delle persone non umane possano vivere la loro vita al di fiori della società umana a cui non appartengono e da cui sono solo sfruttati.
              Sul caso del maltrattamento ciò che dici può essere vero, dipende dalla situazione, in ogni caso le leggi sono fatte da Umani, e nella quasi totalità dei casi da Umani specisti e anche carnivori, quali provvedimenti seri si potranno mai prendere nei confronti di chi è visto ancora come un essere inferiore?

              12 novembre, 2014
              Rispondi
  9. wilma ha scritto:

    Sono daccordo che il cambiamnento deve essere culturale e ritengo giusto adoperarsi soprattutto in tal senso, esigere un cambiamento rivoluzionario dal basso non è certo da considerarsi sterile protesta.
    Tuttavia, come ho già detto altrove, ritengo sia anche importante essere un pò pragmatici, perchè teoria e pratica stanno bene insieme e si completano a vicenda.
    Anche se in passato si sono fatti molti errori, cercare di cambiare le leggi può comunque aiutare il cambiamento e trascinare il modo di pensare di quelle persone che non si pongono troppe domande.
    Per dirla con le parole di Marco Reggio: “Occorre precisare che “chiedere” l’abolizione di una pratica alle istituzioni non significa automaticamente nè riconoscerle come nostro punto di riferimento nè legittimarle, nè “mendicare” qualcosa. Si tratta appunto di una rivendicazione.”

    Cambiare le leggi e spostare i finanziamenti che ancora permettono la vivisezione dei grandi interessi farmaceutici in barba alla volontà stessa della maggioranza della gente (che è già eticamente contro la vivisezione) è di vitale importanza, come è fondamentale organizzare corsi per portare in Italia le nuove tecnologie e scardinare le baronie.
    Non si tratta di una rivendicazione antropocentrica/salutistica, ma etica e antispecista.

    12 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Wilma,

      Ma secondo te la pratica è solo quella relativa alle richieste avanzate alle istituzioni?
      Quando si parla di cambiamento dal basso si comprende una pratica giornaliera di divulgazione di notizie, di cultura e di controinformazione, anche per le strade, “sul campo” in mille modi.
      Una legge non cambia la mentalità e può essere cambiata a sua volta, cosa che è ampiamente accaduta in passato.
      Una legge obbliga chi la deve rispettare ad agire – o non agire – in un determinato modo, questo non è un cambio culturale. Che nell’immediato possa essere utile è indubbio, ma non risolve i problemi. Ci sono molte associazioni e realtà legaliste e welfariste nel settore animalista: che si occupino loro di queste cose, l’antispecismo non riconosce la struttura di potere verticale della nostra società.
      Marco Reggio può dire quello che vuole, ma è indubbio che c’è una grossa differenza tra il “chiedere” e il “rivendicare”, non si possono trattare come sinonimi, e inoltre a prescindere dal termine, chiedere qualcosa a qualcuno, o rivendicare qualcosa nei confronti di qualcuno, automaticamente significa ammettere che questo qualcuno è un referente. Sono questioni di semplice logica.

      L’etica antispecista è un’altra cosa e non comprende certo trattati con le istituzioni sullo spostamento di finanziamenti pubblici.

      12 novembre, 2014
      Rispondi
  10. wilma ha scritto:

    Ma cavolo i finanziamenti pubblici li paghiamo tutti però, volenti o nolenti, e non ti pare giusto chiedere/rivendicare che siano usati nella maniera migliore?

    Mai detto che la pratica sia solo rapportarsi con le istituzioni e non anche la divulgazione culturale.
    Ma una legge, come dici anche tu, può essere utile nell’immediato.
    Per me inoltre non c’è altro futuro nel destino dei viventi che (PURTROPPO) quello delle regole imposte, possibilmente sempre meno imposte, salvo regressi a caduta libera che in passato e non solo, vedi carne halal, sono anche accaduti.
    Il ns dover rapportarsi con le istituzioni non finirà mai, perchè non potrà mai esserci un tale cambiamento culturale che possa far si che non servano più le regole.
    Anche perchè la cultura non può sopperire totalmente alla congenita carenza di capacità intellettiva e ci sarà sempre chi non ce la fa a capire.
    Non che questo mi faccia felice, anzi, ma credo che occorra scendere da questo piedistallo di perfezione ……. direi molto antropocentrico.
    Tutto quello che ottimisticamente potremo raggiungere è uno schema di società meno verticistica, se smetteremo di delegare, come facciamo ora, a fantomatici rappresentanti.

    Quello che non riesco a capire è la tua fiducia incondizionata nell’animale uomo, che, antispecismo o no, rimane comunque purtroppo sempre l’artefice primo di qualsiasi società presente e futura, perchè gli altri animali non interagiscono così pesantemente col mondo come facciamo noi.
    Io non ho questa considerazione dell’animale uomo e non credo che riuscirà mai ad evolversi completamente.
    Quanti millenni di storia abbiamo alle spalle? Quanti altri ne serviranno?

    12 novembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Tu invece Wilma hai molta più fiducia negli Umani di quello che credi, visto e considerato che concepisci il fatto di chiedere alle istituzioni (ideate e gestite da Umani) di emanare leggi (fatte rispettare da Umani) per controllare le azioni di altri Umani.
      Il meccanismo della delega non verrà mai meno se continuiamo a usarlo chiedendo a chi ci rappresenta (?) di provvedere a sanare delle ingiustizie che questo sistema stesso ha generato.
      Ogni volta che qualcuno intende cambiare la realtà della società umana proponendo una visione morale diversa da quella universalmente accettata, pare salga “sul piedistallo”. Il piedistallo ce lo siamo costruiti noi credendo stupidamente di essere un’eccezione tra gli Animali, l’antispecismo intende togliere i piedistalli che esistono già, non metterne di nuovi.
      Su questo sito si parla di antispecismo, non di altro, per gli altri argomenti ci sono migliaia di luoghi (fisici e virtuali) diversi: a ciascuno il suo.

      12 novembre, 2014
      Rispondi
  11. Roberto Contestabile ha scritto:

    Non siamo noi che dobbiamo rapportarci alle istituzioni. Non siamo noi che dobbiamo chiedere leggi o regolamenti o finaziamenti giusti ed etici. Ma siamo noi stessi che con il nostro contributo popolare, dal basso a copertura di ogni strato sociale, possiamo contribuire a cambiare lo stile della vita umana in uno stato più etico e responsabile. Una volta raggiunto questo (ed è un traguardo utopistico ma non impossibile), tutto il resto vien da sè, tutto il sistema di potere crolla sotto una spinta popolare immensa. Sostenere associazioni che ogni giorno lottano giustamente per salvare vite umane ed animali è giusto…ma è un altra cosa rispetto all’antispecismo…questo è indubbio. Per dirla in termini diversi è come paragonare la sterilizzazione degli animali d’affezione come unico strumento animalista a favore del loro benessere.
    I grandi cambiamenti sono quelli scaturiti da azioni semplici ma efficaci. Entrare nella testa delle persone per farsì che cambino idea su chi e cosa siamo e soprattutto su quello che facciamo…è l’unica autentica soluzione.
    Del resto le grandi rivoluzioni storiche sono iniziate proprio così.

    12 novembre, 2014
    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *