Economia del dono e antispecismo?


Tempo di lettura stimato:
5 minuti

10390996 10203808759920734 2975812108415148049 n e1434716631879 - Economia del dono e antispecismo?

Ilaria e Alfredo inviano questa entusiastica lettera a Veganzetta che ci parla di un possibile connubio tra economia del dono e antispecismo, un punto di vista inedito, stimolante e molto interessante.

E’ di poche settimane fa la nostra partecipazione al primo Giftival italiano, a Roma. Un gruppo di lavoro sulla cultura e l’economia del dono, composto da una cinquantina di esperte/i provenienti dai cinque continenti. Dopo tanto parlare, studiare, confrontarci (e dopo averci scritto un libro pubblicato dalle Edizioni Terra Nuova) facciamo ancora fatica a definirla, questa “gift economy”. E ancor più arduo è cercare di capire se può esistere un positivo incontro fra economia del dono e antispecismo.
Non siamo le persone giuste per avviare questa indagine su un piano teorico, mentre forse possiamo contribuire ad introdurre la questione su un piano più emotivo ed esperenziale. Siamo infatti raccontastorie, o storytellers come si usa oggi e quindi quello che adesso vi proponiamo è un viaggio “come se” nel mondo dell’economia del dono, raccontandovi esperienze già esistenti ma “come se” fossero dipinte con i colori dell’antispecismo.

Pronte/i?

Allora immaginate un S.A.M.E., un piccolo tempio della cucina vegan, accogliente, allegro, gestito da persone vegane etiche esperte ed appassionate di cucina. Un posto dove “ognuna/o possa nutrirsi” (in inglese same, lettera per lettera ha questo significato “so all may eat”), senza problemi di portafoglio. Perché nonostante la qualità del cibo, della cucina, del servizio, alla fine del pasto nessuna/o vi chiederà il conto. Com’è possibile? Semplice, sarete voi a decidere il giusto prezzo per quel che avete mangiato, sul menù infatti i prezzi non ci sono! E sarete voi a decidere se pagare quel prezzo, o pagarne un po’ di più per sostenere il progetto, o pagarne un po’ meno perché pur avendolo scelto voi, non avete abbastanza denaro. O non pagare proprio niente, perché in questo momento della vostra vita di contanti non ce ne sono… Qualsiasi sia la vostra decisione nessuna/o la sindacherà, all’uscita di S.A.M.E. c’è una scatola dove depositare la somma che avete deciso di pagare, a voi la scelta. C’è anche una lavagna di desideri e necessità, materiali ed immateriali per permettere a chi non può pagare con la vil pecunia, di contribuire comunque in qualche modo, dal dare una mano nell’orto del ristorante al servire ai tavoli, al portare la spesa a casa ad un’anziana signora, a…quello che volete voi!

Immaginare “come se”, certo, ma senza dimenticare che di “ristoranti” come questo seppur ahinoi non vegan, nel mondo ce ne sono tantissimi e sono in continua crescita, quindi…

E adesso immaginate di essere voi “El Ambulante”, un regista argentino che basa la propria arte cinematografica interamente sull’economia del dono. Arriva in paesini sperduti e si offre di girare, scrivere, dirigere, produrre un film dalla A alla Z coinvolgendo nella recitazione e nella realizzazione la popolazione.

In dono riceverà vitto e alloggio per un mese. Alla fine dei 30 giorni donerà a sua volta un piccolo capolavoro per il piacere di tutta la comunità.

“El Ambulante”, al secolo Daniel Burmeister, ha realizzato in questo modo 80 film! E’ diventato così famoso che adesso stanno facendo un film su di lui. Neanche un film sull’antispecismo, purtroppo, ma se diventaste voi il/la primo/a regista dell’economia del dono in Italia allora…

Continuiamo?

Allora immaginate di “andare a pedali per gli Animali!”. Un bike taxi non è molto diverso da un risciò indiano. Ed è bello sapere che in India esiste un risciò “alimentato ad amore” (moved by love). Come funziona? Semplice, Uday-bhai, il proprietario e conducente, vi accompagnerà ovunque abbiate necessità di andare, senza se e senza ma. E, basandosi esclusivamente sul dono, il suo taxi non ha un tassametro! A voi la libertà di scegliere se e quanto pagare, o meglio ripagare la sua generosità e permettergli di continuare con questo servizio. Di nuovo, non è qualcosa di naif, Uday-bhai non è ricco ed ha una numerosa famiglia da mantenere, ma il progetto funziona benissimo e lui sta ampliando la flotta. E allora, un bike taxi, in sintonia con i molti delle principali capitali europee, ma alimentato ad amore, per gli Animali, umani e non e per il Pianeta, non vi sembra un gran bel lavoro? Non vi sembra un altro bell’esempio di economia del dono?

E a proposito di economia e di doni, cosa c’è di più bello del dono della salute? E di una “Karma Clinic”?

Immaginatevi quindi adesso una clinica dove poter ricevere trattamenti, consulenze, eventuali farmaci in linea con il nostro cuore antispecista. Un luogo dove medici allopatici e “alternativi” lavorino fianco a fianco e dove a nessuna/o venga presentata una parcella. Anche in questo caso, starà a voi decidere come ricompensare il dono ricevuto e come sostenere la “Karma Clinic” nel suo operato. Esiste? Certo. Non con un orientamento antispecista, ma esiste anzi, esistono, perché sono più di una e godono tutte di “ottima salute”…

Aspiranti dottoresse, dottori, ma anche veterinarie/i,fatevi avanti, l’Italia antispecista vi aspetta!

Sapete che le/i raccontastorie una volta partite/i son difficili da fermare… Ma abbiamo scritto un libro sull’economia del dono e non vorremmo riscriverlo qui.

Sicuramente sono tante le testimonianze, i progetti, le suggestioni che la gift economy o la sharing economy (economia della condivisione) o la collaboration economy e così via con l’inglese, possono offrire anche in un’ottica antispecista.

Un’altra rapida, rapidissima carrellata, poi smettiamo, promesso. Ecco dunque a voi Giuseppe Spadafora ed il suo Free Tea Bus, con migliaia di tazze di tè donate e Sullie Kovac ed il suo Pie it Forward, con le migliaia di torte offerte nello spirito dell’economia del dono.Vogliamo sognarle vegan?

E che dire del Free Help Guy, l’aiutante mascherato che molte/i antispecisti sognerebbero…

O dell’ Happy Pig di Galway, un pub-centro artistico-educativo dove davvero anche il Maiale possa esser felice…

O dei Giftivist di Nipun Metha con i loro atti casuali di gentilezza e le loro smile cards, che bello ripensarle con la priorità della liberazione animale ben chiara…

E poi l’esperienza di una banda come quella della “Landfill Harmonic” che suoni però note antispeciste…

O il sogno di una nomad base e di un’accoglienza gratuita per tutte e tutti noi. E magari un Tamera Healing Biotope (anche loro vegan!) all’italiana…

Ma anche lasciarsi ispirare “professionalmente” dalle testimonianze e dalle prassi di/delle professionisti/e come Adrian Hoppel o degli studi legali “Valorem” e “Summitlaw”. Ed ispirarsi altrettanto dalle vite dei/delle “non professioniste/i”, come Elf Pavlik (vegano etico anche lui, finalmente!), Heidemarie Schwermer, Mr Happy Man, Mark Boyle, Tomi Astikainen, Sonja Kruse, la famiglia Palmer-Fellmer. Pensandoci come loro sì, ma anche come ambasciatrici e ambasciatori dell’antispecismo.

E poi il grande mondo del Pay it Forward, dove l’unico limite è la nostra creatività, e quello del car sharing, dellle street bank, del couchsurfing, delle “botteghe per nulla”, dei “Really realy free market”, degli orti gratuiti di Pam Warhust, delle Creative Commons… Potremmo scriverne e parlarne per giorni…

Ma, come promesso adesso ci fermiamo. Vogliamo però lasciarvi con un dono, il link per scaricare gratuitamente il nostro libro sulla gift economy o meglio sull’economia che fa cantare di gioia. Per leggerlo con calma, continuare a farvi ispirare e magari per riscriverlo insieme all’insegna dell’antispecismo.

E per tutte/i quelle/i di voi che vorranno passare dalla nostre parti, in Sardegna, a Bosa troverete una panchina del tè gratuito dove riposarvi, sorseggiare un infuso rinfrescante e gustare dei biscotti casalinghi vegan insieme a chi passa di lì e continuare il confronto…

Grazie, Ilaria e Alfredo

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/G6Wpa

6 Commenti

  1. Matteo ha scritto:

    so all may eat= così tutti possono /hanno la possilità di mangiare

    Hai dimenticato di citare il famoso Lentil as Anything di Melbourne, città in cui vivo.
    ciao!

    27 giugno, 2015
    Rispondi
    • Alfredo ha scritto:

      Grazie Matteo, “Lentil as Anything” è una gran bella esperienza, ne abbiamo parlato all’interno dell’ebook “33!”. Adesso è il momento di simili realtà italiane e vegane etiche! Anche se “Polpetta” a Livorno sta già andando nella giusta direzione… Ciao, Alfredo

      30 giugno, 2015
      Rispondi
  2. Elisa ha scritto:

    Ho appena finito di leggere il libro… grazie per il dono, I will pay it forward

    17 giugno, 2016
    Rispondi
    • Alfredo Meschi ha scritto:

      Grazie a te Elisa, il tuo ,è proprio lo spirito giusto!

      8 luglio, 2016
      Rispondi
  3. Arianna ha scritto:

    Si può scaricare su un normale pc?

    7 agosto, 2016
    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *