Dizionario animalista: lettera H


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dizionario - Dizionario animalista: lettera H

Testo tradotto e liberamente interpretato dall’originale pubblicato su www.humanemyth.org
Traduzione e adattamento a cura di Costanza Troini

Carne felice – Happy Meat

Secondo l’industria che usa gli Animali e secondo una certa opinione pubblica male informata, questo termine si riferisce a corpi di varia origine, trasformati da Animali “felici” in prodotti, come comunemente rappresentato nella pubblicità con cartoni animati o immagini computerizzate. Questi quadretti di fantasia implicano che gli Animali sfruttati industrialmente vivano una vita idilliaca, su verdi pascoli sotto un cielo blu.
Nell’ambito dell’attivismo animalista, vengono considerati ironici termini come “Umano”, “Compassionevole”, “Cruelty-free”, “Non in gabbia”, “Non in batteria”, “Allevato al pascolo”, “Biologico”, o “Animal-friendly”, applicati a prodotti d’origine animale promossi dalla stessa industria di sfruttamento e da alcune organizzazioni per il benessere animale. L’ironia deriva deriva dal fatto che tali etichette creano un’impressione falsa e deviante nella mente del pubblico, il quale sarebbe inorridito e disgustato se vedesse tutto ciò che accade agli Animali la cui vita è sfruttata e accorciata per ottenere tali prodotti. Per approfondire vedere Compassion for Sale: Doublethink Meets Doublefeel as “Happy Meat” Comes of Age.

Risciacquatura – Hogwashing (letteralmente “lavaggio del Maiale”, un termine usato gergalmente per indicare un mucchio di sciocchezze cui si tenta di far credere agli altri)

Greenwashing, il lavaggio verde, si riferisce alla pratica dei grandi marchi aziendali di far apparire i propri prodotti falsamente più ecologici, presentandoli in una confezione adattata appositamente o usando un linguaggio deviante. Similmente, questo tipo di “lavaggio” può essere definito come la pratica di generare l’impressione pubblica di avere compassione e interesse per il benessere degli Animale, mentre si continua a ucciderne a milioni, per profitto. E’ giusto affermare che la “risciacquatura” è uno dei mezzi principali di propagare nella società del mito della “carne felice” (humane myth).

Mito della compassione – Humane myth

L’idea diffusa dall’industria che usa gli Animali e anche da alcune associazioni per la difesa degli stessi, che sia possibile trattarli e ucciderli in una maniera che possa facilmente essere descritta come rispettosa o compassionevole o umana. Per maggiori informazioni http://www.humanemyth.org/about.htm

Macellazione umana – Humane slaughter

La pratica della macellazione implica togliere la vita a un Animale, generalmente tagliando ogni singola gola tenendo forzatamente una posizione rovesciata, per facilitare la fuoriuscita del sangue, prima dello scuoiamento e dello smembramento. Secondo l’American Heritage Dictionary, la definizione di “Humane” – “Umano” include significati come compassionevole e misericordioso. Avere la gola tagliata senza volerlo può essere chiamato in molti modi, ma poche volte potrebbe essere misericordioso, o compassionevole, nei confronti di chi subisce tale trattamento. Da qui, macellazione umana è un ossimoro.

Cattivo uso (Abuso) comune: Sia l’industria che usa gli Animali, sia alcuni animalisti si servono di questo termine per indicare metodi d’uccisione rivendicati in qualche modo come migliori di altri, così come quelli che tentano di rendere gli Animali non coscienti prima di ucciderli, il che in teoria minimizza il dolore provato quando sono ancora vivi con il cuore che batte per far refluire il sangue, forzatamente. Mentre l’uso di tali metodi chiaramente migliora l’efficienza e la rapidità delle operazioni di mattatoio, non è possibile rivendicare che né pietà né compassione vengano praticate durante l’atto di togliere la vita all’altro con finalità di profitto.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/jxKOJ

14 Commenti

  1. Marco ha scritto:

    Segnalo il blog del Progetto BioViolenza, che ha portato in Italia il tema della “carne felice”, e che ad oggi costituisce ancora il principale osservatorio critico sulla questione (sebbene, per fortuna, nel frattempo diversi collettivi e individualità antispeciste abbiano iniziato a denunciare il fenomeno e a discuterlo): http://www.bioviolenza.blogspot.it. Nella sezione “letture consigliate” sono disponibili diversi approfondimenti.

    Marco

    5 maggio, 2016
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  2. Paola Re ha scritto:

    Questa della carne felice è l’idea del momento. Se ne parla sempre di più perché la terra sotto i piedi trema sempre di più alle aziende di allevamento. Non sanno più come fare per mantenere le vendite a livelli accettabili quindi trattano bene (si fa per dire) gli animali. Le pubblictà televisive sono un vero spettacolo: prati verdi, sole, animali che razzolano e pascolano…. Fin qui tutto normale perché gli affari sono affari, non importa sulla pelle di chi: è la gente che crede a queste frottole a fare rabbrividire.

    7 maggio, 2016
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  3. Rob Benatti ha scritto:

    E’ delle ultime settimane la notizia del calo drastico del consumo della carne. A questo si aggiunge la carnevalata fatta da Coldiretti a Torino, ovvero “braciole alla riscossa”. Credo molto nel potere dell’informazione. Perché appena la gente capisce cosa c’è dietro il mercato si sconvolge e prende coscienza. L’oscuramento si supera con l’educazione, per illuminare la cecità utilitaristica. Il lavorare sul dizionario animalista è fondamentale, e lo dico da linguista e traduttore. Il vostro è un contributo non prezioso, ma preziosissimo. La “carne felice” è una gran stronzata. Mi scuso per il francesismo.

    8 maggio, 2016
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  4. Paola Re ha scritto:

    La performance di Coldiretti con le braciole alla riscossa è la gemella della mungitura in piazza nel Febbraio 2015. Coldiretti sta diventando un’icona del piagnisteo. Continua a sfornare comunicati emergenziali e catastrofici, piange nei salotti televisivi ma si capisce benissimo che non gliene importa un tubo di risolvere il problema lavoro per le stalle che chiudono e il mercato che cala: vuole soltanto i finanziamenti da Stato e Regioni per investirli ossessivamente in una cosa che continua ad andare male. E’ autolesionista! E’ la peggiore associazione di categoria che abbiamo in Italia.

    8 maggio, 2016
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  5. Raffaella Scola ha scritto:

    Quando la gente la smetterà di mangiare i nostri fratelli animali?!? Adesso hanno inventato anche la giornata della carne, che schifo!!!

    11 maggio, 2016
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  6. Paola Re ha scritto:

    Cara Raffaella, lascia perdere lo schifo, altrimenti c’è da spararsi. Guarda le cose da un’altra angolazione: se hanno inventato la giornata della carne, un motivo ci sarà: la mangia sempre meno gente. Certo che finché ci sarà un animale mangiato non potremo dirci felici ma bisogna guardare avanti con ottimismo. Non passa giorno che in TV o sui giornali non si parli di carne: più se ne parla, meno se ne mangia. Inoltre le immagini fanno il loro effetto: guardare gli animali allevati e macellati cambia davvero la vita delle persone, sempre troppo poche, ma in aumento.

    11 maggio, 2016
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    • Cristina ha scritto:

      Purtroppo il consumo di carne e derivati è in continuo aumento a livello globale e il trend pare inarrestabile in considerazione della crescita della popolazione umana e dei paesi in via di sviluppo che stanno cambiando la propria alimentazione da prevalentemente vegetale a onnivora. Spero che la diffusione della sensibilità e compassione per gli animali dei paesi più sviluppati riesca ad arginare questa tendenza…

      31 maggio, 2016
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      • wilma ha scritto:

        condivido la tua riflessione e preoccupazione.
        con la globalizzazione i colossi della carne hanno purtroppo a disposizione sempre più vasti mercati, sempre più culture da demolire e assoggettare.
        da qui la necessità che la nostra battaglia sia anch’essa globale (come dice Costanza), su tutti i fronti e soprattutto chiara e coerente, senza devianze e scorciatoie solo apparenti.

        1 giugno, 2016
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  7. wilma ha scritto:

    “Perché appena la gente capisce cosa c’è dietro il mercato si sconvolge e prende coscienza. ”

    da qui, dico io, l’importanza che l’informazione sia corretta, e che il messaggio non venga distorto e manipolato.
    l’altra sera a piazza pulita su la7 è andata in onda l’ennesima rigirata della frittella: le tragiche immagini girate da essereAnimali all’interno degli allevamenti intensivi sono state minimizzate e la normalità è stata presentata come l’eccezione dal pesantissimo contraddittorio (conduttore compreso) che alla fine sono riusciti a far passare il concetto della carne felice.

    Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione:
    trovate giusto prestarsi ai media governativi e quindi esporsi a questi rischi, per poter presentare quelle immagini ad una grossa fetta di pubblico che altrimenti non le avrebbe mai viste ?

    12 maggio, 2016
    Rispondi
  8. wilma ha scritto:

    Pare proprio che nessuno voglia dire la sua…….. neppure Veganzetta ?
    La mia non vuol essere una provocazione, è solo un desiderio di scambio di opinioni su una cosa che mi sembra fondamentale

    15 maggio, 2016
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara wilma,

      E’ probabile che nessuna/o abbia potuto risponderti ad ora e non che non abbia voluto.
      Per quanto riguarda Veganzetta devi avere pazienza: il sito web – per fortuna – è molto seguito e partecipato e non sempre è possibile rispondere in breve tempo.
      Le energie sono poche e vanno amministrate al meglio.
      Riceverai una risposta alla tua domanda.

      15 maggio, 2016
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  9. costanza ha scritto:

    scusa il ritardo, Wilma. La domanda è importante. E potrebbe avere una risposta salomonica – bene o male purché se ne parli. Invece no, qui su Veganzetta mi permetto di dire la mia. Tali programmi sono inutili e quasi nocivi. Dei tanti motivi ne elencherò solo alcuni – a parte quello dell’informazione che deve essere corretta già accennato da te: il mezzo televisivo per sua natura non comunica impartisce, quindi dagli ospiti ai dati alle immagini stesse possono essere manipolati senza possibilità di difesa da parte di chi fruisce (che non a caso è un fruitore non un interlocutore); non è credibile un programma sui macelli o gli allevamenti intervallato da pubblicità di carne formaggi latte etc,,,,, sempre schiaccianti rispetto a tutti gli altri settori; soprattutto la Tv banalizza qualsiasi problema e anestetizza lo sguardo, creando distanza e passività tra il telespettatore e le immagini – che siano bambini affamati o animali in attesa d’esecuzione rimangono appunto immagini – cosa meno probabile con i contenuti Internet verso i quali si tende a essere attivi e più selettivi. Insomma per me dovremmo sostenere e allargare il più possibile la diffusione della controinformazione, anche internazionale ad es. Earthlings, piuttosto che perdere risorse ed energie con i media mainstream, almeno in questa fase storica.

    20 maggio, 2016
    Rispondi
  10. wilma ha scritto:

    Infatti penso anch’io che qui su Veganzetta ognuno debba /possa dire la propria senza timori reverenziali.
    Anche a me la domanda pare di fondamentale importanza, quindi grazie Costanza per la tua risposta che mi trova perfettamente daccordo.
    Televisioni e media in genere = banalizzazione e stravolgimento dei contenuti a favore del sistema, del resto non può che essere così dal momento che questi media sono totalmente in mano al sistema.
    Media = passività, indifferenza, anzi direi accettazione del tragico proprio perchè disinnescato e banalizzato.
    Il purchè se ne parli non mi convince affatto, troppe volte il pensiero unico è stato pilotato in questo modo.
    Una tale distorsione dell’informazione non può che allontanare la meta già di per sè così lontana.

    20 maggio, 2016
    Rispondi
  11. wilma ha scritto:

    Infatti penso anch’io che qui su Veganzetta ognuno debba /possa dire la propria senza timori di nessun genere.
    il dialogo serve per capire e approfondire, non certo per fare polemiche.
    Anche a me la domanda pare di fondamentale importanza, quindi grazie Costanza per la tua risposta che mi trova perfettamente daccordo.
    Televisioni e media in genere = banalizzazione e stravolgimento dei contenuti a favore del sistema, del resto non può che essere così dal momento che questi media sono totalmente in mano al sistema.
    Media = passività, indifferenza, anzi direi accettazione del tragico proprio perchè disinnescato e banalizzato.
    Il “purchè se ne parli” non mi convince affatto, troppe volte il pensiero unico è stato pilotato in questo modo.
    Una tale distorsione dell’informazione non può che allontanare la meta già di per sè così lontana.

    21 maggio, 2016
    Rispondi

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